di Francesco Iacotucci

Si avvicina la data dell’approvazione la senato dell’ennesimo decreto di fine emergenza per la crisi rifiuti campana.

Dal punto di vista finanziario si attendono risposte sia sui debiti pregressi dei comuni verso consorzi e commissariato, sia risposte sul possibile utilizzo di nuovi fondi per il “nuovo” ciclo rifiuti. Dal punto di vista del lavoro si attendono risposte per i lavoratori dei consorzi mentre continuano a chiedere lavoro i molti corsisti ex-Isola attualmente Bros.

Dal punto di vista finanziario la situazione dei comuni campana per quanto riguarda i conti dell’emergenza rifiuti è drammatica, i comuni hanno contratto debiti per oltre 600 milioni di euro con i consorzi ed altri con il commissariato.

A questi soldi si aggiungono le spese esorbitanti dell’emergenza ed un costo della gestione ordinaria che è fuori controllo vista l’indecisione sulle competenze. Il decreto sarà uno spartiacque, ma risulterà più dannoso che utile se non chiarirà come gestire la parte economica.

Per poter avviare una gestione ordinaria serve tranquillità economica, la giusta copertura finanziaria, garanzie sugli investimenti necessari, non si può dire che in Campania senza impianti si rischia una nuova emergenza a breve e poi non mettere le nuove società provinciali in grado di farlo.

Strettamente legato al tema economico è il tema legato ai lavoratori, il passaggio dall’emergenza alla “normalità” porta con sé una prima semplice conseguenza, cioè che tutti i costi legati al ciclo rifiuti andranno in capo alle amministrazioni locali.

Questa affermazione sembra ovvia, ma vale la pena ricordare che in questi 15 anni di emergenza si è assistito ad un moltiplicarsi di costi ed assunzioni, con molteplici sovrapposizioni di mansioni, esemplare l’esempio dei consorzi di bacino creati per fare la raccolta differenziata, ma quasi mai utilizzati dai comuni che hanno preferito spesso fare ulteriori assunzioni.
Questa gestione ha portato ad un sostanziale raddoppio dei costi di cui i comuni non si sono preoccupati ma che oggi ha portato da una parte ad una situazione debitoria catastrofica e dall’altra per le società provinciali ad un problema di sovraffollamento di personale che mal si concilia con la volontà di mantenere bassi i costi del servizio e della tarsu.

Il progetto I.So.La (inserimento sociale attraverso il lavoro) attualmente Bros (budget per il reinserimento occupazionale e sociale.) è iniziato nel 2006 conta 3.500 persone , fino ad oggi sono stati investiti circa 40 milioni di euro.

Il corso doveva durare 12 mesi,alla fine di questo periodo solo il 10% dei partecipanti ha trovato un impiego, eppure il corso/progetto è proseguito per gli altri corsisti sotto varie forme fino ad oggi.

Chi si è preso la responsabilità di alimentare le speranze di queste persone o non sa fare i conti o è in malafede, il settore ambiente come abbiamo visto è saturo, anzi vi dovrebbero essere vari esuberi già del personale esistente, come si è potuto pensare di aggiungere altro personale?

Se oggi assistiamo alle deprecabili e condannabili manifestazioni anche violente di alcuni di questi lavoratori è anche grazie a persone che hanno venduto sulla loro pelle promesse che sapevano di non poter mantenere.

Fonte: terranews.it

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