La governatrice: “Potenziare le tecnologie per ridurre gli scarti”. Legambiente: “È surreale non chiudere il sito”
di CECILIA GENTILE

“Non ci sarà una Malagrotta bis”. La presidente della Regione Renata Polverini si sente di assicurarlo dopo la sua prima visita agli impianti di Manlio Cerroni tra la Pisana e Ponte Galeria.

“L’avvocato Cerroni – scandisce bene – ci garantisce che si atterrà alle nostre prescrizioni nei tempi indicati dall’ordinanza. Dunque ci sono le condizioni per evitare la realizzazione di una seconda discarica”. Le condizioni sono quelle che la stessa presidente ha posto nel firmare la proroga di sei mesi per Malagrotta lo scorso 31 dicembre. E cioè la realizzazione di un impianto di tritovagliatura per ridurre la quantità dei rifiuti che finisce in discarica, lo sfruttamento dei due stabilimenti di produzione del cdr al massimo delle loro capacità, l’attivazione delle altre due linee di gassificazione già previste a Malagrotta.

Un pacchetto di interventi molto impegnativo, che verosimilmente non sarà possibile realizzare in sei mesi e che fa presupporre altre proroghe per Malagrotta. “Se c’è la volontà si può fare tutto – ribatte la presidente Polverini – Altre proroghe? Dipende dai tempi di realizzazione degli interventi. Adesso stiamo lavorando. E su questa partita siamo tutti d’accordo. Se trattiamo quanti più rifiuti possibile, riusciremo ad evitare una Malagrotta bis”. Una richiesta simile, in verità, era stata avanzata anche nella precedente ordinanza di proroga firmata dalla Polverini il 5 luglio 2010, ma i risultati erano stati nulli. “A luglio non c’era il piano rifiuti – risponde la presidente – Adesso abbiamo tutti gli elementi che prima non avevamo”.

Un primo punto fermo, dunque, niente Malagrotta bis e sfruttamento di tutti gli impianti esistenti, condiviso dal presidente della Provincia Nicola Zingaretti e anche dal Pd di Roma e del Lazio, che sempre ieri ha convocato una conferenza stampa sull’emergenza rifiuti. “No a nuove gestioni commissariali, utilizzare a pieno regime gli impianti già esistenti, chiudere la discarica di Malagrotta senza però realizzarne un’altra simile”, sono state le richieste presentate in conferenza.

“Non ci saranno più discariche come Malagrotta – ripete la governatrice del Lazio – ma altre più piccole, di minore impatto, che localizzeremo nei siti che rispondono al meglio alle esigenze di tutti. Voglio tranquillizzare i sindaci dei vari comuni: non decideremo nulla sopra le loro teste”. E sul gassificatore di Albano bloccato dal Tar: “Aspettiamo che si pronunci il Consiglio di Stato”. L’assessore regionale i Rifiuti Pietro Di Paolo conferma la necessità di un quinto gassificatore nel Lazio se la percentuale di raccolta differenziata non arriverà al 60% alla fine del 2011 e annuncia per febbraio un programma di riduzione rifiuti insieme ad un disciplinare con le provincie che uniformi le modalità di raccolta differenziata. “La Regione ha dato 140 milioni di euro da qui al 2012, ci aspettiamo risultati importanti”, dice.

“Altro che innovativa – protesta il presidente di Legambiente Lazio Lorenzo Parlati – la scelta di protrarre per altri anni la vita di Malagrotta sarebbe surreale. La Polverini dovrebbe dar seguito a quanto detto nel sopralluogo di marzo scorso in campagna elettorale, quando aveva definito la discarica “abusiva” e “fuori norma”, affermando che doveva chiudere”. Ancora Parlati: “Anche le prescrizioni dell’ordinanza del 31 dicembre rischiano di essere una barzelletta, sono le stesse della precedente ordinanza del luglio del 2010. E poi, seppure gli impianti funzionassero, forse sarebbe bene ricordare che due terzi di quanto entra in quegli impianti continuerà comunque ad andare a finire in discarica, visto che un terzo è cdr e il resto frazioni non riutilizzabili. Quindi la vera unica soluzione è la raccolta differenziata porta a porta”.

“Bene ciò che ha detto Polverini, non bisogna fare una Malagrotta bis”, commenta il sindaco Gianni Alemanno. Ma Sinistra ecologia e libertà: “L’incapacità del sindaco di gestire la questione dei rifiuti e di Malagrotta si aggiunge ai tanti motivi che dovrebbero spingerlo a rassegnare le sue dimissioni”, dice il consigliere provinciale Gianluca Peciola.

Fonte: repubblica.it

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