di Rossella Anitori

RIFIUTI. Il vicegovernatore del Lazio Ciocchetti anticipa le decisioni del presidente Polverini: «Se gli impianti per il trattamento venissero potenziati, con gli inceneritori il problema si risolverebbe».
Se il territorio della Regione Lazio fosse coperto di inceneritori e ogni impianto potesse lavorare al massimo delle sue potenzialità, lo smaltimento dei rifiuti non rappresenterebbe più un problema. Non sarebbe neanche necessario realizzare una nuova discarica. E gli imprenditori che speculano nel ramo sarebbero senz’altro contenti. Certo le malattie, specie i tumori e le leucemie aumenterebbero – che l’incenerimento dei rifiuti rappresenti un pericolo per la salute è cosa nota – ma a qualcosa bisogna pur rinunciare. E pare che alla Regione Lazio abbiano già deciso. Per il vicepresidente Luciano Ciocchetti si tratta di potenziare gli impianti per il trattamento dei rifiuti, che attualmente lavorano al 30 per cento della loro capacità, da usare in abbinamento a inceneritori e termovalorizzatori.

Solo così, secondo Ciocchetti, si potrebbe evitare di costruire un’ulteriore discarica, alternativa a quella di Malagrotta, che nel frattempo però rimarrà aperta per altri tre anni. È questo il piano a cui starebbe lavorando il presidente della regione Lazio, Renata Polverini almeno secondo quanto riferito dal vice governatore. Ma nel frattempo l’ultimo atto in ordine di tempo della direzione rifiuti della regione Lazio datata 30 dicembre 2010 è quella volta al raddoppio della discarica di Guidonia Montecelio dove ad agosto scorso il consorzio Colari del patron di Malagrotta Manlio Cerroni è stato autorizzato a costruire un impianto di pretrattamento di rifiuti.

«Discariche e inceneritori non rappresentano una soluzione al passo con i tempi – critica il presidente regionale dei Verdi Nando Bonessio -. L’incenerimento dei rifiuti è una tecnologia obsoleta, e vista l’opposizione crescente che incontra da parte della popolazione, si rivela una scelta sbagliata anche dal punto di vista della tempistica. Il caso di Albano rappresenta l’esempio più eclatante».

Ma c’è dell’altro: «Se guardiamo ai rifiuti come ad una risorsa – aggiunge Bonessio -, ci rendiamo bene conto che la loro gestione non può essere lasciata nelle mani dei privati per cui rappresenta una ghiotta occasione di profitto. Basti pensare a Malagrotta. Il gestore guadagna al momento della consegna dei rifiuti da parte del Comune; quando li trasforma in cdr; lucra sui finanziamenti Cip6, perché l’impianto è ingiustamente assimilato alle fonti di energia rinnovabile; e quando vende all’Enel l’energia proveniente dalla combustione».

Lo smaltimento dei rifiuti è un vero business per i privati. «E quando le istituzioni lasciano loro carta bianca – sostiene Bonessio -, come avverrà per le 1.000 tonnellate di immondizia provenienti dalla Campania, viene il sospetto che tra i finanziatori delle campagne elettorali di queste forze politiche, ci siano gli stessi gestori degli impianti di incenerimento e delle discariche. Per come la vedo io – conclude Bonessio -, la vicenda dovrebbe essere seguita direttamente dalla Guardia di finanza».

Fonte: teranews.it

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