di Manlio Segui

I costi della gestione dei rifiuti in Campania stanno soffocando le autonomie locali, che già a fine mese potranno avere grandi problemi per pagare gli stipendi agli addetti: l’allarme lo ha lanciato ieri sera l’assessore all’Ambiente della Regione Campania, Giovanni Romano, al termine di un tavolo tecnico tenutosi a Palazzo Chigi per affrontare i temi finanziari dell’emergenza rifiuti in Campania, a cui hanno preso parte rappresentanti dei ministeri degli Interni, dell’Economia e dell’Ambiente, la Protezione Civile e le autonomie locali. Dal 2010 Comuni e Province, ha spiegato l’assessore Romano, «sono soffocati dai debiti realizzati per cercare di far fronte all’emergenza rifiuti, soprattutto nei confronti dei Consorzi di bacino, delle aziende municipalizzate e delle ex strutture commissariali». Nel corso del 2009, ha aggiunto, «i Comuni hanno fatto di tutto per sostenere i costi, nonostante il fatto che le entrate finanziarie prodotte dalla Tarsu fossero insufficienti a coprire le spese». L’incontro è stato aggiornato a domani «perché i tecnici del ministero dell’Economia hanno sollecitato il sistema delle autonomie a dare più informazioni per quantificare la somma dei finanziamenti da erogare». Nel frattempo l’assessore ha invitato il Governo a dare risposte adeguate su quattro temi specifici: concedere la possibilità ai Comuni di chiedere prestiti alla Cassa deposito e prestiti e alle banche in deroga al patto di stabilità; far si che tutte le spese legate al ciclo integrato dei rifiuti possano essere “scomputate” dal patto di stabilità; avviare un intervento di Equitalia per smobilizzare le morosità dei cittadini; azzerare il debito dei Comuni nei confronti delle strutture commissariali. I temi legati alla presenza dell’Esercito in Campania per sostenere la raccolta dei rifiuti, ha ricordato l’assessore, «non è stato affrontato perché non era all’ordine del giorno. C’è, com’è noto, la richiesta al Governo di Iervolino («siamo in un momento delicatissimo, nel quale il sistema rifiuti è ancora molto fragile» ha detto nei giorni scorsi) di prorogare di almeno per altri sei mesi l’operatività della task force guidata dal generale Mario Morelli. Stessa posizione di Luigi Cesaro. La Iervolino commenta il “patto” Comune-Provincia: «Non ho ancora ricevuto alcuna risposta. Ma mi fa molto piacere – ha affermato – che Cesaro abbia fatto la stessa richiesta. Con il senso della concretezza che lo contraddistingue lui ha capito lo spirito che non è di non attuare il piano di Palazzo Chigi, ma di creare le condizioni migliori per la sua attuazione». Ma dalla Regione si registra una posizione diversa: «Ringraziamo i militari per il lavoro svolto finora ma non vorremmo che divenissero gli spazzini di un Comune incapace sostituendosi ad oltranza a chi è pagato per questo e non lo fa». Chiaro il riferimento all’Asia, inequivocabili le parole di Romano. Iervolino torna poi a ribadire nuovamente il timore più volte espresso, ora che la provincia di Caserta non accoglierà più rifiuti: «Non lo so dove andremo a sversare. Speriamo – ha affermato – di non tornare alla situazione dei giorni e delle settimane scorse, ma ho il timore che possa accadere». Quindi il battibecco con Romano che ha chiesto di staccare l’elettricità a chi non la paga la Tarsu. «In questo momento l’assessore dovrebbe occuparsi della raccolta – accusa Iervolino – Prima di tagliare l’elettricità, bisogna pensarci 30 volte. Potrebbe anche essere un modo per trovare qualche povero disgraziato bruciato in qualche casa». «È sorprendente la perseveranza e la tenacia con cui il Comune di Napoli – questa la controreplica – continua il pianto greco ad oltranza su questioni che non esistono per nascondere le proprie incapacità. Stiamo lavorando – ha detto Romano – per risolvere un problema che non è di competenza della Regione Campania, ma di Palazzo San Giacomo. Si diano da fare: il ministero dell’Ambiente attende da settimane il piano operativo per la raccolta differenziata; ugualmente non è arrivata una migliore organizzazione del sistema; i dispositivi che l’Ufficio flussi ha garantito al Comune non sono stati sfruttati a causa di problemi con gli autocarri, spesso non sufficienti nel numero. I militari? Non sono spazzini. Quanto alla eventualità di legare il pagamento della Tarsu alla fornitura di servizi – ha aggiunto Romano – è solo una proposta formulata, ancora una volta, nel tentativo di sostituirsi o di aiutare chi non fa il proprio dovere: stiamo aspettando le proposte degli altri soggetti interessati». Intanto, sul decreto legge rifiuti in Campania si riparte domani con la convocazione in commissione Ambiente di Palazzo Madama della prima seduta dell’anno dedicata alla conversione del provvedimento già licenziato dalla Camera. Discussione generale affidata al relatore, il presidente della commissione Antonio D’Ali, poi altre due sedute nel pomeriggio e in serata. Giovedì, sempre in sede referente, previsti altri due appuntamenti. Intanto le assenze per malattia dei dipendenti della “Lavajet”, la ditta di Varazze (in provincia di Savona) che si è aggiudicata l’appalto per la raccolta dei rifiuti solidi urbani di Napoli per un anno, è al centro di un’indagine della Digos della Questura di Napoli. Lo conferma Franco Vedeo, presidente dell’azienda ligure. «La situazione era regolare per i primi giorni poi per delle rivendicazioni avanzate da 24 dipendenti che abbiamo rilevato da una precedente azienda ci sono state delle complicazioni, prima lo sciopero, perché vantavano stipendi non pagati poi questa epidemia tutta da verificare. Ma noi siamo intenzionati ad andare avanti», conclude Vedeo. Per oggi è fissato un incontro con i rappresentanti del Comune di Napoli e dell’Asia per cercare di ricostruire la vicenda e dare un significato al boom di assenze per malattia registrato tra i dipendenti della “Lavajet” durante le festività natalizie, quando i rifiuti per quel periodo, naturalmente, raddoppiano. Se le cose dovessero prendere una certa piega, il capitone mangiato in quei giorni – scherzano da Palazzo San Giacomo – sarebbe davvero indigesto per molti. Ipotizzabile anche una sorta di ricatto dei dipendenti per ottenere quanto non è stato pagato da un’azienda veneziana, la Enerambiente, presso la quale i lavoratori “Lavajet” prestavano servizio prima del passaggio di consegne avvenuto il primo gennaio. Prima della loro uscita, l’azienda precedente si sarebbe “dimenticata” di saldare due mensilità, una tredicesima e la liquidazione ai 240 dipendenti ora in carico alla ditta di Varazze che ha anticipato 500 euro (per un totale di 120mila euro) a ciascun netturbino.

Fonte: il roma

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