Con la fine dell’emergenza rifiuti in Campania, sancita un anno fa dal tanto contestato decreto legge “Bertolaso”, poi convertito nella legge 26 del 2010, sono in pratica cessate dal vigore le norme penali che prevedevano l’arresto in flagranza per qualsiasi cittadino fosse stato sorpreso a sversare qualunque tipologia di rifiuto, ma in particolare quello ingombrante, in luoghi non adibiti alla raccolta. Un sistema drastico, ma dai più (governo e comuni in primis) ritenuto opportuno per arginare il fenomeno più grave e manifesto dell’emergenza: la presenza costante e scioccante di rifiuti e “monnezza” lungo le strade.

Oggi, sempre il governo ed in parte anche numerosi enti locali, del Napoletano e del Casertano, stanno pensando e proponendo di ritornare al sistema dell’arresto in flagranza, riattivando quelle stesse norme penali che erano decadute con la fine dell’emergenza. Ritornare quindi a quelle misure drastiche, a quelle previsioni che, in quanto penali, rappresentano una potenziale bomba per le comunità, per la società che deve vederle applicare, per i cittadini tutti e per le stesse istituzioni.
Senza voler entrare nel merito della scienza giuridica, ed in particolare della branca penalistica, in buona sostanza la legge penale non può essere prevista, applicata, varata se non come “extrema ratio”, come ultimo step quando tutte le altre norme del nostro sistema, tutte le altre branche del diritto, non sono riuscite nell’opera di far rispettare le regole, di regolare la società, di impedire e prevenire illeciti e ingiustizie. La legge penale arriva alla fine, dunque quando si è alla frutta. E non perchè di frutta e verdure nei sacchetti ammucchiati per le strade ce n’è veramente tanta, ma alla frutta in Campania, sul fronte rifiuti in particolare, ci siamo per davvero.

Di nuovo. Infatti, c’è da osservare che se le istituzioni nazionali e locali vorrebbero che si ritornasse ad applicare l’arresto a tutti coloro che sversano in modo irregolare i propri rifiuti, anche ai cittadini “perbene”, forse le istituzioni stesse sanno bene che l’emergenza è tornata. Questo significa che non è vero che in una settimana sarebbe stato tutto pulito, come aveva detto Berlusconi mesi fa. Non è vero che Provincia e Comune di Napoli stanno ponendo in essere ogni sforzo per ripulire le strade e arginare il grosso del problema. Non erano solo scoop da fotoreporter dell’ultima ora quelle immagini dei roghi di rifiuti anche la notte di Capodanno, dei cumuli di monnezza anche la mattina di Natale, in tutta la città e l’hinterland napoletano.
Ma la cosa più importante da notare, forse, è che se i siti di stoccaggio e le discariche sono stracolme e non vanno a regime, i cittadini si trovano a doversi trattenere i rifiuti in casa propria per non rischiare l’arresto. Eh sì, perchè se questo clima da far west e tolleranza zero dell’ultimissima ora (come se questi rappresentanti politici finora fossero stati chissà dove) sarà incanalato male in una normativa discriminatoria anche per chi getta un sacchetto non nel cassonetto sommerso dai rifiuti ma appunto a margine di quei numerosi cumuli formati nelle strade, allora se ne vedranno davvero delle belle. Già oggi, normalmente, se un cittadino in qualsiasi parte d’Italia lascia un sacchetto fuori dalle isole ecologiche, si becca una multa dai vigili urbani. Già oggi, in Campania, se la multa venisse davvero comminata a chi non trova alcun posto dove lasciare il sacchetto perchè ovunque i cassonetti sono sommersi dai rifiuti e lo lascia quindi tra gli altri sacchetti che invadono le strade, saremmo all’assurdo per il cittadino che, nonostante paghi con una tassa salata un servizio che non viene garantito a dovere, dovrebbe pure pagare la multa.

Ecco, se questo è il quadro, figuriamoci che danni può fare l’arresto che si sostituisca alla semplice (e già iniqua) multa per il cittadino che contribuisce alle discariche a cielo aperto che, per colpa della politica, invadono il Napoletano e non solo. E la politica, invece, quando comincerà a pagare per tutto questo?

Una soluzione sta nelle iniziative libere dei progetti partiti dalla gente comune, dai cittadini che non ce la fanno più e vogliono costruire un’alternativa. La Terra dei Fuochi è il sito Internet (oggi attivo soprattutto come pagina Facebook) fondato da Angelo Ferrillo e definito “spazio di cittadinanza attiva, libero, autonomo e indipendente”. E’ un progetto che non necessita di presentazioni perchè ormai molto noto: lo scopo è quello di denunciare e raccogliere le denunce anche dei cittadini circa i numerosissimi roghi quotidiani di rifiuti che attanagliano Casertano e Napoletano. La “terra dei fuochi”, appunto. Da alcune settimane è partita l’iniziativa “Il Grande Fratello nella Terra dei Fuochi”, che vuole raccogliere fondi da privati e cittadini, escludendo istituzioni ed enti locali che spesso si sono dimostrati collusi o non trasparenti nei loro rapporti con la malavita locale, per acquistare un certo numero di webcam da poter installare presso i siti maggiormente soggetti al rogo di rifiuti. Un’iniziativa ancora in corso, cui ognuno può contribuire con una donazione anche piccola, e che vuole sostituirsi alle inadempienze degli enti locali che spesso, pur spendendo centinaia di migliaia di Euro per la videosorveglianza, non sono stati in grado di arginare il fenomeno e non sono trasparenti nel mettere a disposizione i dati del monitoraggio.

Arresto o non arresto, quando la politica fallisce i cittadini attivi ci sono sempre, pronti a fare la loro parte.

Simone Aversano
Fonte: caffè news

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