di Francesco Iacotucci

Per un secondo facciamo finta che non ci siano più sacchetti in strada a Napoli e provincia, ipotesi più che ragionevole visto che per il 15 dicono che sarà tutto pulito, e valutiamo sotto questa ipotesi i risultati della riunione sulla crisi rifiuti di martedì 4.

In questa riunione si è deciso che per un anno ben 500 tonnellate al giorno di rifiuti napoletani andranno tra Avellino e Benevento, si è deciso di riaprire la discarica di Serre usando al sua capienza residua e poi si è deciso che Napoli deve avere la sua discarica.

Qui sorge il primo intoppo, perché Cesaro ha promesso una discarica ma non sa ancora dove sorgerà, ha deciso che deve essere grande, ben 800.000 tonnellate, ma lui stesso nega di sapere anche la zona dove poterla posizionare, quindi per ora rimane una impegnativa promessa.

L’unica vera nota positiva di questa riunione è l’affermazione del principio della “provincializzazione solidale” cioè della possibilità di uscire, in caso di emergenza, dal rigido schema per cui ogni provincia deve sversare in una discarica sita nel proprio territorio.

Per il resto però la situazione non si sposta di una virgola da quella attuale, difatti continua a non vedersi un disegno del piano regionale e provinciale per i prossimi anni. La vera partita è tutta da giocare, si devono decidere la ripartizione dei 150 milioni di fondo Fas per gli impianti e per la differenziata , c’è da discutere la partita dei debiti delle gestioni passate, i lavoratori dei consorzi, le balle accatastate, le priorità in termini di impianti..

Insomma servono delle linee guida precise, invece si parte sempre dalla coda, dalle discariche e dagli inceneritori che “si devono fare il più presto possibile”, tutto perché ci sono i sacchetti per strada.
Ma ci sono soluzioni semplici da realizzare subito?

La prima soluzione è che gli impianti di trattamento rifiuti (Stir) devono essere perfettamente funzionanti, liberi dai rifiuti e devono essere dotati di un impianto di stabilizzazione per la frazione umida. Pensate che solo mettendo in funzione un impianto di stabilizzazione (ad oggi è in funzione solo a Tufino) il peso dei rifiuti si può ridurre del 18%. Questa piccolo intervento permetterebbe di portare in discarica meno rifiuti, da 1800 a 1150 tonnellate con l’ulteriore vantaggio di non avere minimamente le stesse problematiche di odori sgradevoli. In realtà il piano provinciale prevede di portare ben 2300 tonnellate in discarica ogni giorno, questo perché prevede di buttare 1350 tonnellate di rifiuti non trattati in discarica.

Un piccolo intervento dal risultato eclatante, e pensato con le percentuali di raccolta differenziata bassissime che si hanno ancora in provincia di Napoli, pensate cosa potrebbe succedere se si decidesse di fare sul serio la raccolta differenziata anche a Napoli e di realizzare impianti di trattamento della frazione secca residua che permettono il riciclo del 95% di materia…

Quando vedete i sacchetti per strada, chiedetevi cosa stanno facendo per: ridurli, intercettare i materiali utili,ridurre gli scarti, realizzare impianti di trattamento per tutte le frazioni raccolte, rendere il servizio economico, migliorare la qualità e la vicinanza delle aree di conferimento.

Se ai sacchetti per strada vi si risponde con un inceneritore che vedrà la luce tra 4 anni ed una discarica fantasma, non fatevi illudere, non è la risposta che vi devono dare.

Fonte: terranews.it

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