di Adriana Pollice

RIFIUTI Due termovalorizzatori, a Salerno e Napoli est. E differenziata non oltre il 50%
Anticipiamo la nuova legge: impianti ad Afragola, Tufino e nel vesuviano

Da Boscoreale a Capannori, in provincia di Lucca, a studiare lo smaltimento dell’immondizia a Rifiuti zero. La provincia di Benevento ha già preso accordi con il Centro di smaltimenti di Vedelago, nel Veneto. Il governo, invece, prepara l’ennesimo piano indietro di cinquant’anni. Circola, infatti, la bozza della legge 196, che dovrebbe essere approvata entro il 15 gennaio con i voti anche del Pd. Si tratta del ciclo che dovrebbe risolvere in via definitiva l’emergenza rifiuti campana, a cominciare dalle prime settimane di gennaio.
Punto di partenza reperire altre discariche, funzionali all’anello finale, i termovalorizzatori. Per ora sul tavolo ci sono quello di Salerno e quello di Napoli est, ma la porta resta aperta ad altri impianti se ci saranno i giusti input. Ma per arrivare a questo servono sversatoi in grado di assicurare almeno due anni di tranquillità. Tre i siti individuati: Afragola, retta dal sindaco Pdl Vincenzo Nespoli (indagato per bancarotta fraudolenta e reimpiego di denaro illecito), dove la popolazione sta già costituendo comitati anti discarica; Tufino, non lontano dall’impianto Stir di tritovagliatura; nel vesuviano, fuori dal perimetro del Parco Nazionale ma dentro la zona rossa, ad elevato rischio sismico. Le leggi vietano la costruzione dell’invaso ma il governo è pronto a far valere una nuova deroga. Un accanirsi sul vesuviano che risulta sospetto e fa supporre un accordo con il locale clan egemone dei Fabbrocino. Sul tavolo anche un sito di trasferenza, probabilmente nel quartiere napoletano di Barra, da allestire ma utilizzare solo nel caso di una nuova crisi.
Capitolo Stir. Le strutture di Giugliano e Tufino passano alla provincia di Napoli, che li gestirà attraverso le Sapna. I comitati antidiscarica, da Chiaiano a Terzigno, come Legambiente, chiedono la loro trasformazione in impianti Tmm per il trattamento meccanico manuale dei rifiuti. Nella bozza invece ci sarebbe la loro conversione in impianti per la produzione di Fut – frazione umida tritovagliata stabilizzata, qualcosa di appena migliore del tal quale ma molto lontano dal compost, molto maleodorante, da mandare in discarica con il secco indifferenziato che, non subendo più il trattamento che avviene ora negli Stir, occuperà molto volume. Cosa che provocherà una rapida saturazione anche delle future discariche. Per smaltire il Fut sarà inserito un nuovo codice cern, il 190503, che ne autorizza l’uso in cave abbandonate, in discariche esaurite e per la copertura in quelle in esercizio. Un punto fondamentale perché, fino all’entrata in funzione a pieno regime della legge, si dovrà continuare con i conferimenti a Chiaiano e Terzigno, in via di esaurimento, e probabilmente a Macchia Soprana, a Serre, già esaurita. Lo Stir di Caivano resta in gestione alla A2A, che libererà la struttura inviando il materiale accumulato nei suoi impianti in Spagna.
In nome della pace sociale, la bozza prevede persino la costruzione di dieci impianti di compostaggio e un solo impianto Tmm, funzionale a dare il contentino ai comitati ma anche a gettare un po’ di fumo negli occhi alla Comunità europea in modo da sbloccare i 500milioni di euro fermi a Bruxelles per la procedura di infrazione. Se la costruzione dei termovalorizzatori non dovesse avvenire in tempi certi (a Salerno continua il braccio di ferro tra sindaco e presidente di provincia mentre a Napoli il progetto è tutto da delineare), allora si attiva la Conferenza stato regioni, queste ultime obbligate per legge ad accogliere i rifiuti campani. A oggi i trasferimenti sono già in corso con Calabria e Puglia, dovrebbero subentrare anche Toscana, Emilia Romagna e Lazio.
Capitolo fondi. Le province campane da settimane trattano l’autorizzazione allo sforamento del patto di stabilità ma la Campania non è il Veneto e quindi la porta sembra assolutamente sbarrata. Tuttavia qualcosa otterranno: lo sblocco dei 282 milioni di euro, fondi Fas già stanziati per le compensazioni e mai arrivati; 150 milioni ancora di fondi Fas per adeguamento Stir, isole ecologiche e raccolta differenziata. Quello che non scrivono, ma tutti sanno, è che il sistema verrà organizzato in modo da non superare mai il 50% di differenziata per non bloccare i tre inceneritori. Quello che resta da sapere è chi gestirà gli inceneritori di Salerno e Napoli. L’Asìa spa, 100% del comune di Napoli, è fuori dai giochi. Per sapere i nomi dei nuovi signori dei rifiuti converrà chiedere a Nicola Cosentino.

Fonte: il manifesto

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