L’inchiesta della procura allarma la ministra. Il sindaco Cornetta: le ho inviato i dati sull’inquinamento.

SALERNO — Il Ministero dell’Ambiente frena sulla riapertura della discarica di Macchia Soprana. Contrariamente quanto annunciato martedì scorso dal governatore della Campania, Stefano Caldoro, su una ripresa dell’attività del sito entro il 30 gennaio prossimo, la ministra Stefania Prestigiacomo ora, prima di autorizzare qualsiasi riapertura, attende anche gli esiti dell’inchiesta avviata da qualche mese dalla Procura di Salerno. C’è bisogno di un esame analitico, avrebbe detto la ministra dopo aver saputo dell’interesse dei magistrati su un pericolo di inquinamento che si registrerebbe nella discarica. Perciò, all’una e un quarto di mercoledì, un funzionario del ministero dell’Ambiente ha contattato telefonicamente Cornetta per tranquillizzarlo sui tempi di apertura di Macchia Soprana. La discarica non si aprirà fino che anche l’inchiesta giudiziaria non darà i primi risultati a favore dello stato di sicurezza di quella che fino a due anni fa è stata l’unica discarica in provincia di Salerno adibita a risollevare le sorti della provincia di Napoli dall’emergenza.

DIETROFRONT CALDORO – Rivoluzionando così i piani di Stefano Caldoro, che aveva parlato di un accordo con il sindaco Cornetta. «Non c’è alcun accordo per la riapertura della discarica — precisa primo cittadino — il presidente Caldoro, a differenza del presidente Berlusconi e della ministra Prestigiacomo, non ha avuto il rispetto istituzionale di interloquire con me prima lanciarsi in annunci onirici. Anzi, gli ricordo che il sito di stoccaggio è ancora sotto sequestro, che ci sono sempre le ecoballe da togliere a Persano e, quindi, chiedo al presidente Caldoro che prima di annunciare accordi onirici abbia la compiacenza di documentarsi sull’argomento». Martedì prossimo sindaco di Serre sarà a Roma, dove la ministra ha già convocato un tavolo per affrontare la questione Macchia Soprana e per fornire al primo cittadino i documenti necessari e richiesti da Cornetta stesso per garantire la totale idoneità del sito.

LE COMPLICAZIONI – L’indagine della magistratura salernitana adesso, però, complica la situazione. Dal momento che non sono più sufficienti i moniti arrivati da Roma per la messa in sicurezza del sito. Ma è necessario che sia sgombrato ogni dubbio sulla presenza di percolato nel canale di scolo delle acque reflue che conduce fino a valle e fino alle sponde del fiume Sele. Plaude alla ministra, Palmiro Cornetta: «Aveva visto bene» dice. E si aggrappa con tutte le speranze al lavoro della magistratura pur di scongiurare la riapertura della discarica chiusa da due anni. Martedì prossimo a Roma, il sindaco di Serre consegnerà anche la relazione redatta dal geologo Giuseppe Parlato, componente della commissione comunale istituita ad hoc per confrontarsi con gli esperti del ministero.

METALLI PESANTI NEL SELE – I primi dati forniti dal perito parlano di una presenza di elementi pesanti, come ferro, zinco e mercurio, al di sopra della norma, nonostante la notevole diluizione delle acque meteoriche. Cornetta incassa anche il pieno sostegno del Pd. E’ il segretario provinciale democratico, Nicola Landolfi, ad assicurare l’appoggio alla battaglia che il sindaco di Serre sta combattendo da mesi contro la riapertura del sito di Macchia Soprana. «Non siamo il partito del no — spiega Landolfi— ma siamo per la chiarezza sull’impatto ambientale sullo sversamente del percolato e siamo per il rispetto delle promesse. L’intera area a sud di Salerno sta subendo vessazioni continue senza che nessun esponente salernitano di questo governo di centro destra dica o faccia qualcosa per la propria terra».

Angela Cappetta

Fonte: corriere del mezzogiorno

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