L’ex assessore Ganapini: «Minacciato e intimidito, ho visto qualcosa che non dovevo».

di Rosaria Capacchione

Lo avevano battezzato «il mistero della Repubblica», è il grande buco nero nel quale sono finiti segreti di Stato e trattative riservate sull’affare dei rifiuti. È un miscuglio di indiscrezioni, di denunce fatte e ritrattate, di resoconti di riunioni imbarazzanti alle quali avrebbero partecipato anche uomini degli apparati di sicurezza, di attentati mancati. Era finito, il miscuglio, sul sito Wikileaks sotto forma di registrazione, la versione integrale di tre ore di conversazione tra l’allora assessore regionale all’Ambiente, Walter Ganapiai, e i rappresentanti di alcune associazioni ambientaliste. Il testo audio sarà acquisito nelle prossime ore dalla Procura della Repubblica di Napoli, che si sta già occupando delle coperture «istituzionali» di cui godrebbe Michele Zagaria, capo dei Casalesi e latitante da oltre quindici anni. Ganapini quasi certamente sarà interrogato nella veste di persona informata sui fatti, a chiarimento di quanto accadde subito dopo l’approvazione del decreto sull’emergenza e la nomina di Gianni De Gennaro, attuale direttore dell’Asi (l’agenzia di coordinamento dei servizi segreti) a commissario straordinario. All’ordine del giorno, la gestione dell’emergenza, il progetto di costruzione del termovalorizzatore di Santa Maria la Fossa e di gestione del polo di riconversione dell’immondizia da realizzare nel sito di Parco Saurino. La riunione è del luglio dei 2008, il contenuto è stato ripreso l’anno successivo da Stefania Maurizi, giornalista dell’Espresso, in un servizio pubblicato il 6 agosto del 2009 dopo l’ascolto dalla fonte diretta, cioè dall’audio pubblicato sul sito di JulianAssange, che a quel tempo aveva già reso noto il regolamento interno di Guantanamo. Ganapini si chiedeva: perché, alle prime avvisaglie dell’emergenza del 2008, non si utilizzò Parco Saurino, discarica completamente inutilizzata che poteva accogliere i rifiuti della Campania per sei mesi? La voce dell’ ex leader di Greanpeace diceva: «Su Parco Saurino io ho negoziato un giorno con l’attuale capo dei servizi segreti, che è una cosa seria essere il capo dei servizi segreti… Certamente, quell’oggetto è un mistero della Repubblica e ce lo siamo detto, perché Prodi si sia assunto le responsabilità che si è assunto, ancora non è chiaro, ma quando il coordinatore dei servizi segreti ti dice per due volte, urlando: “Si è esposta due volte la presidenza della Repubblica”, se non sei ubriaco e se sei una persona, ti parametri un attimo e decidi cosa vuoi fare». Parlava dei servizi segreti quando affrontava il problema dello smaltimento dello ecoballe: «L’unica cosa possibile e seria è metterle in questa tecnologia Ansaldo caldaie, una tecnologia che costituisce oggetto di attenzione perfino dei servizi segreti… Ci lavorava il generale Giuseppe Cucchi… La cosa era già sotto il controllo dei servizi in epoca Prodi». Poi, la parte più inquietante e attuale, con il riferimento a un attentato mancato e a uno speronamento sull’ autostrada: «Gli avvertimenti li ho ricevuti, diciamo, rispetto al fatto che avevo visto qualcosa che non dovevo (…) a piazza del Gesù nel pieno centro di Napoli nel giugno 2008, una brutta cosa perché stavo da solo, contro due moto e quattro persone col casco integrale». È questo il contesto ambiguo e melmoso nel quale, secondo una fonte riservata, tra la fine del 2006 e il 2007 Michele Zagaria avrebbe incontrato, alla presenza di un uomo dei servizi segreti, un rappresentante della Regione (o del commissariato straordinario di governo) per concordare le modalità di affidamento di appalti e forniture per il termovalorizzatore e il ristoro per le aziende zootecniche destinate a una inevitabile chiusura. Ed è questo il contesto che la Procura antimafia vuole approfondire, ricollocando vicende già note e documentate ma spostando il baricentro in avanti, in direzione di una cabina di regia più ampia di quella riferibile alla camorra che spara. Una lettura che potrebbe fornire anche indicazioni più complesse all’omicidio di Michele Orsi, imprenditore dei rifiuti e uomo-chiave nella gestione della società Ecoquattro e del consorzio di bacino Ce4, ucciso durante l’epoca della strategia stragista setoliana quando aveva iniziato una sorta di collaborazione con la Dda. Omicidio che era stato annunciato da gravi intimidazioni – un attentato incendiario, alcuni spari contro la porta della sua abitazione di Casal di Principe – precedenti alla fuga di Giuseppe Setola dalla clinica dove si trovava agli arresti domiciliari e al pentimento di Gaetano Vassallo, altro imprenditore del settore legato a filo doppio al clan dei Casalesi.

Fonte: il mattino

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