Isolato nel più lontano terminal del porto di Prà Voltri. Entro febbraio sarà esaminato da robot telecomandato.

Dal 14 luglio scorso un container emette radioattività al porto di Genova. Il 20 luglio, dopo aver riscontrato un’emissione di radioattività di molto superiore al limite di sicurezza, il container è stato isolato al sesto e più lontano terminal 6 di Prà Voltri. L’area è da allora off-limits e il container incriminato è stato circondato da una serie di barriere per abbattere il livello di radioattività circostante in attesa del definitivo smaltimento, che dovrebbe avvenire entro febbraio. La storia è stata ricostruita dal quotidiano genovese Il Secolo XIX.
COBALTO 60 – La sostanza che emette radioattività è il cobalto 60, in passato utililzzato anche per scopi medici, ma ora non più impiegato a causa anche dell’alta tossicità della sostanza. Il cobalto si trova all’interno di un container che contiene materiali ferrosi e 19 tonnellate di rame e già questo fatto serve a contenere la radioattività che fuoriesce. Inoltre sono stati adottati accorgimenti per evitare la contaminazione: oltre l’isolamento nel molo più lontano, l’accerchiamento con altri container pieni d’acqua (tra le migliori sostanze isolanti delle radiazioni) e altri riempiti di cemento. Secondo gli esperti la popolazione del Ponente ligure non è stata interessata a dosi di radioattività superiori al normale, a parte i pescatori che, nonostante i divieti, vanno a pescare sugli scogli del terminal 6.

PROCEDURA – L’esistenza della sorgente radioattiva è nota sin da luglio, e ci sono state diverse interrogazioni e interpellanze nei consigli comunali dei Paesi interessati. Nelle settimane successive alla scoperta scattarono però proteste e scioperi – perché nei primi sei giorni nessun lavoratore era stato avvertito del rischio – con la richiesta di rimuovere il container al più presto, anche per poter utilizzare l’area che è isolata da cinque mesi e mezzo. Il cobalto 60 decade dopo poco più di cinque anni, ma è molto complicato e costoso smaltirlo. Il container entro febbraio sarà aperto da un robot comandato a distanza e dotato di telecamere per poter ispezionare meglio il contenuto. Prima però, per evitare contaminazioni, è stato realizzato un bunker che, se non sorgono complicazioni burocratiche, dovrebbe essere terminato a breve. Dopo la denuncia alla magistratura del carico illegale, la procura di Genova ha avviato una procedure di emergenza definita dagli stessi esperti, come riporta il quotidiano ligure, «inedita nella storia marittima italiana», alla quale sta lavorando una squadra specializzata della direzione centrale della difesa civile del ministero dell’Interno.

LA STORIA – La prefettura di Genova ha ricostruito il percorso del container. Il rame è stato acquistato dalla Sigimet Surl di Pozzolo Formigaro, in provincia di Genova, tramite uno spedizioniere genovese già finito in un’inchiesta anni fa per sostenze contaminanti (ma non radioattive). Il carico partì dal porto saudita di Gedda a luglio a bordo di una nave della compagnia Msc, spedito dalla Sunmeal Casting Ilc di Ajman (Emirati Arabi), specializzata nel recupero di materiali di siti industriali dismessi. Prima di giungere a Genova, il container venne sbarcato per qualche ora sulla banchina del porto di Gioia Tauro, dove nessuno si accorse della radioattività.

PRECEDENTI – Non è la prima volta però che al porto di Genova viene sequestata una spedizione di materiali metallici contaminati dal cobalto 60. Il 1° marzo 2008 ne vennero sequestrate 30 tonnellate,

Fonte: corriere.it

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