di Mariolina lossa in collaborazione Biagio Coscia

Stanno tutti nelle case all’ora di pranzo di Capodanno. Anche il presidente Giorgio Napolitano che le sue vacanze è venuto a farle qui, come da tradizione, a villa Rosebery, la residenza di Posillipo dove rimarrà fino all’Epifania. Nel discorso di Capodanno due parole le ha dette su Napoli, la sua città stritolata dai rifiuti, esortando tutti fare la propria parte. Da Posillipo al centro ieri le strade semideserte e finalmente libere dai cumuli della spazzatura, sembravano nuove di zecca, anche lì dove non sono state spazzate proprio a regola d’arte. Passeggiare senza fare lo slalom tra i rifiuti pare davvero un miracolo per una città costretta a stare tutti i giorni in trincea. E la prima volta da oltre due mesi che almeno il centro storico appare finalmente lontano dall’emergenza: lo sforzo straordinario di raccolta delle ultime 48 ore ha avuto buon esito e nonostante ci siano ancora qua e là alcuni gruppi di sacchetti, come quello piuttosto vistoso e appena più piccolo rispetto a due giorni fa proprio sotto il palazzo della Provincia a due passi da piazza Carità, il peggio è passato.
Non è stata una passeggiata però: nella notte dei brindisi e dei botti, si sono contate decine di roghi in diverse zone della città. Molti dovuti a incidenti dei fuochi d’artificio, qualcuno doloso. I pompieri, che sono dovuti intervenire 140 volte tra Napoli e provincia, hanno domato l’incendio di un enorme cumulo di spazzatura che non veniva ritirata da giorni non molto lontano dal museo Archeologico Nazionale, in via Salvator Rosa. Adesso qui ci sono i resti dei sacchetti bruciati, un tappeto nero e maleodorante. Ce n’è uno pure in via Marina, tra il parcheggio multi-piano di via Brin e piazza Mercato, e accanto un nuovo cumulo, fresco fresco, non ancora raccolto. E così nella zona del Cavone, lì vicino a piazza Dante. Ma quegli immensi ammassi di via Medina, via Monteoliveto, via Maddaloni non ci sono più. Solo cassonetti vuoti. Fuorigrotta e l’hinterland nord, Scampia e Secondigliano, hanno sofferto fino all’ultimo. Lì permangono rifiuti abbandonati, anche se in minore quantità. Due gli incendi importanti a Fuorigrotta: uno in via Leopardi e l’altro in via Cumana. Carcasse di auto andate a fuoco stanno abbandonate accanto ai sacchetti inceneriti. L’esercito, i 160 uomini e donne che sono intervenuti ieri in via Terracina (sempre Fuorigrotta) e che con i loro oltre 80 mezzi continueranno la raccolta straordinaria in periferia, oggi riceveranno la visita di ringraziamento del ministro Ignazio La Russa, mentre i mezzi dell’Asia, l’azienda a partecipazione totale del Comune che gestisce il servizio, ha lavorato senza sosta dalle 3 di notte così come era stato promesso, tirando via dalle strade oltre 1500 tonnellate di rifiuti: le stime ufficiali parlano adesso di poche tonnellate ancora a terra, forse l’occhio umano ne percepisce qualcuna di più, ma comunque poco rispetto ai giorni della grande emergenza. E adesso? «Obiettivo raggiunto, ora bisogna continuare con l’impegno degli ultimi giorni e pensare alla provincia, come promesso», ha detto il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro. «I dispositivi per gli impianti hanno funzionato e la città è ormai sgombra dai rifiuti — ha aggiunto l’assessore all’Ambiente della Regione Giovanni Romano —. Occorrerà ora uno sforzo per potenziare lo spazzamento a Napoli e proseguire nella rimozione dei rifiuti nei comuni della provincia dove si deve completare entro dieci, dodici giorni, come stabilito». I napoletani però adesso tremano. Questa libertà dalla monnezza sarà vera e duratura o è solo un miraggio destinato a sparire in poche ore? L’amministratore delegato di Asia, Daniele Fortini, assicura che «la raccolta per Napoli proseguirà normalmente», in attesa del nuovo vertice fissato a Roma per martedì durante il quale si dovrà finalmente andare oltre l’emergenza. La discarica di Chiaiano tra ioo giorni sarà satura. E dovrà chiudere. Bisognerà fare in fretta, ancora una volta.

Fonte: corriere della sera

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