di Mauro Evangelisti
ROMA (2 gennaio) – Chi dovrà scegliere il sito dove realizzare la discarica che consentirà la chiusura di Malagrotta? Il sindaco Gianni Alemanno, che il 29 dicembre ha comunicato alla Regione la impossibilità di trovare nel territorio del Comune di Roma un’area adatta, ha spiegato: «È necessario accelerare tutte le procedure, anche attraverso la nomina di un commissario, per individuare immediatamente il sito alternativo alla discarica di Malagrotta nell’ambito del sub Ato che comprende non solo il territorio di Roma Capitale ma quello di tutta la provincia». In sintesi: la scelta potrebbe essere affidata a un commissario nominato dal Governo, in un territorio più vasto di quello del Comune di Roma, vale a dire il sub Ato (ambito territoriale ottimale) che in base al piano regionale dei rifiuti corrisponde all’intera provincia di Roma. Questa ipotesi ha causato la reazione del centro sinistra. In particolare, il capogruppo in Regione del Pd, Esterino Montino, sostiene: «Chiedere un commissario per individuare la discarica nei comuni della provincia di Roma, oltre a confermare l’inclinazione del sindaco alla fuga di responsabilità, significa anche gettare benzina sul fuoco, è quasi un invito a fare le barricate. Invocare un commissario vuole dire invocare una prova di forza. La strada della Polverini e di tutti è ancora più in salita».

La presidente della Regione, Renata Polverini, intanto ha accelerato i tempi dopo la comunicazione del sindaco del 29 dicembre. Il 31 dicembre ha firmato l’indispensabile proroga della discarica di Malagrotta, senza la quale i rifiuti di Roma sarebbero per strada. Nel testo della proroga ha posto alcuni paletti: alla società che gestisce l’impianto impone di «avviare, entro sei mesi, il sistema integrato per il trattamento totale dei rifiuti di Roma (sistema di trito-vagliatura e di preselezione e riduzione volumetrica dei rifiuti solidi urbani), al fine di garantire il corretto smaltimento degli stessi». Attualmente, gli impianti di pretrattamento dei rifiuti funzionano a rilento, una buona parte arriva non trattata a Malagrotta e questo velocizza i tempi di esaurimento. Intanto, nelle prossime ore tornerà a riunirsi il tavolo tecnico, mentre la presidente Polverini ha chiesto la collaborazione, visto la delicatezza della situazione, anche alla forze di minoranza. Questa settimana dovrebbe esserci un incontro. Ieri però i Verdi hanno attaccato. Nando Bonessio (presidente regionale dei Verdi) ha spiegato: «Dietro alle criptiche e ipertecniche parole della presidente Polverini con la quale annuncia di fatto una deroga di sei mesi per il conferimento dei rifiuti a Malagrotta si cela la volontà di continuare ad arricchire un monopolista dei rifiuti, sacrificando la salute dei cittadini con l’utilizzo massiccio degli inceneritori. In realtà con questa proroga non si vuole fare la differenziata, ma si desidera assegnare alla Giovi Srl, il lucroso business del combustibile da rifiuti (CDR) da conferire negli inceneritori di Cerroni o, peggio, nella Centrale Enel di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia». Dal Pdl la pensa diversamente Donato Robilotta: «La proroga di Malagrotta è una buona notizia perché se venisse chiusa, come vorrebbero i Komeinisti falsi ambientalisti, i rifiuti resterebbero per strada. Questa decisione allontana l’emergenza e dà tempo di poter trovare una soluzione all’indicazione del sito alternativo».

Fonte: il messaggero

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