L’eterna questione dell’attendibilità delle statistiche trova nella città di Napoli la sua situazione forse più paradossale. Il capoluogo campano, in questi giorni di shopping natalizio, vede abitanti e turisti farsi largo a fatica nelle strade rese impervie dalle montagne di rifiuti che fanno da cornice a questo Natale da dimenticare. Nel frattempo, però, quasi a risuonare come una nuova presa in giro per una popolazione ferita arrivano gli attendibili dati del <> sulla raccolta differenziata: il nuovo corso da cui partire per riportare Napoli sulla strada della vivibilità.
Ebbene i risultati, messi a confronto con la situazione attuale, sono davvero sconvolgenti: in 7 quartieri di Napoli la raccolta differenziata ha raggiunto picchi del 66% di rifiuti prodotti sottratti alle discariche, dati che mettono il capoluogo campano sullo stesso piano delle città del Nord Europa. Il sistema di raccolta <> messo in atto dall’Amministrazione comunale si è dunque rivelato un provvedimento vincente in un ambiente ed una situazione civile ed ecologica che di vincente hanno ben poco. I <> sono: Bagnoli, Ponticelli, Centro Direzionale, Chiaiano, Colli Aminei, San Giovanni a Teduccio e Rione Alto. Parliamo dunque di zone che coinvolgono in media 130mila abitanti, ossia circa il 15% della popolazione totale del capoluogo campano. L’ottimo rendimento di questi quartieri ha dato una spinta importante alla media complessiva dell’attuazione della raccolta differenziata nell’intera città: si è passati dal 14,45% del 2008 al 18,90% del 2010. Napoli, stando a questi dati, dovrebbe dunque presentarsi come le tanto decantate <> dalle quali la popolazione campana è spesso additata come incivile.
Il quartiere di Bagnoli rappresenta una vera eccellenza in Europa: il 91% della popolazione, circa 19mila residenti, pratica la differenziata procurando grandi benefici alla situazione ecologica della zona. Anche i dati degli altri quartieri sono degni di rispetto: al Centro direzionale si è raggiunta un quota dell’ 84,25 %, a Chiaiano il 72,63 %, ai Colli Aminei il 68,43 %, a Ponticelli il 65,43 %, nel Rione Alto il 64,68 % e a San Giovanni a Teduccio il 50,15 %. Questi freddi, ma di per sé già significativi, dati numerici acquistano senso ancora più profondo grazie alle parole di Stefano Leoni, presidente del <>: <<Le istituzioni non devono ignorare la disponibilità e il senso civico dei napoletani che vogliono essere messi nella condizione effettiva di partecipare alla soluzione del problema rifiuti. La politica non può scommettere esclusivamente sul mero smaltimento: è un approccio obsoleto. Su 1500 tonnellate quotidiane, 400 andrebbero avviate al riciclaggio. Queste misure produrrebbero un risparmio per le discariche di dodicimila tonnellate al mese, un abbattimento del 40%. Risulta quasi paradossale che il cittadino campano produca 500 chili di rifiuti annui, meno rispetto, ad esempio, ai toscani che ne producono 650 chili».

La soluzione proposta dal Wwf è dunque quella che da anni si professa in tutti gli ambienti della politica e della società campana: puntare sull'accrescimento della raccolta differenziata con la conseguente riduzione degli imballaggi e la realizzazione di nuovi impianti di compostaggio, senza trascurare la possibilità di rendere operativi i 9 siti dichiarati non idonei.

Questi dati , con le possibilità che prospettano, sembrano però essere leggermente sottovalutati dal decreto-rifiuti approvato ieri alla Camera con 334 voti favorevoli e 213 contrari: il governo punta ad accelerare la realizzazione di impianti di termovalorizzazione dei rifiuti e favorire il subentro delle Province, nelle attività di gestione del ciclo integrato dei rifiuti. A tal proposito Gaetano Benedetto, direttore delle politiche ambientali del Wwf Italia ha affermato che: <>. Dopo il via libera ricevuto dalla Camera, il decreto passerà ora all’esame del Senato.

In questa situazione di incertezza sui correttivi da apportare per pulire la Campania, il quadro è reso ancora più scuro dalle dichiarazioni rassegnate del sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, che prospetta per la città festività natalizie da trascorrere in piena emergenza rifiuti. Il primo cittadino, parlando della situazione attuale di crisi come la più lunga dall’inizio dell’emergenza, sostiene che i poteri del Comune di Napoli si fermino alla garanzia della raccolta differenziata, scaricando dunque la responsabilità su Regione e Provincia le quali non obbligherebbero tutte le province ad accogliere i rifiuti di Napoli in via eccezionale per 2 motivi politici: non inimicarsi le popolazioni e screditare il centrosinistra alle elezioni amministrative della prossima primavera.

Fonte: levanteonline.net

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