di Rossella Cadeo

Nella riduzione dei rifiuti l’impegno del consumatore conta, ma conta anche l’efficienza del sistema di raccolta, gestione e smaltimento. Sistema al cui funzionamento i cittadini contribuiscono attraverso la corresponsione della Tarsu o della Tia. Non è detto tuttavia che dove si paga di più il servizio sia migliore: a fronte infatti di una media nazionale pari nel 2009 a 233 euro (+4,5% rispetto al 2008), i molisani se la cavano con un 131 euro mentre ai campani tocca sborsare ben 364 euro: una cifra che non ha evitato l’acuirsi dell’emergenza rifiuti degli ultimi mesi.

Sono questi i dati più significativi che emergono dalla quarta edizione del “Dossier rifiuti” realizzato da Cittadinanza attiva nell’ambito dell’Osservatorio prezzi e tariffe: l’indagine offre una panoramica dei costi sostenuti dalle famiglie per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani nel corso del 2009 (confrontandoli con quelli del 2008), prendendo come riferimento una famiglia tipo composta da tre persone, con un reddito lordo complessivo di 44.200 euro e una casa di proprietà di 100 metri quadrati.

Ebbene, suddividendo i dati per area geografica, si rileva che si spende di più al sud (254 euro), dove l’aumento rispetto al 2008 è stato del 6,3%, mentre nelle regioni centrali la media è di 240 euro (+3,5%) e nelle settentrionali di 214 euro (+2,4%).

L’indagine fa anche un bilancio dei comuni che sono già passati al regime della Tia (Tariffa di igiene ambientale) introdotta dal Dlgs 22/1997 (decreto Ronchi) e che avrebbe dovuto gradualmente sostituire la Tarsu (dal 2006 per i comuni con più di 5mila abitanti e dal 2008 per gli altri e per quelli in deficit di bilancio).

Per le famiglie – si ricorda in sintesi – la Tia è calcolata in base alla numerosità del nucleo e alla superficie dei locali, mentre la Tarsu è commisurata alla superficie dei locali detenuti dai soggetti obbligati al pagamento: «è quindi svincolata – sottolinea il rapporto – dall’effettiva produzione dei rifiuti, dai costi di smaltimento e dallo standard del servizio reso. L’elemento di maggiore novità legato alla Tia riguarda invece la necessità di individuare tutti i costi di gestione del servizio e garantire la loro totale copertura attraverso il gettito tariffario».
Ebbene su 106 comuni capoluoghi di provincia monitorati da Cittadinanza attiva solo 48 (meno della metà) sono passati alla Tia, sistema finalizzato a una gestione eco-compatibile dei rifiuti, visto che incentiva, prevedendo riduzioni e agevolazioni, la raccolta differenziata. Anche su questo versante i maggiori ritardi il dossier li evidenzia nelle regioni meridionali: qui nove comuni capoluoghi su dieci adottano ancora la Tarsu, con una gestione prevalentemente comunale, mentre nelle aree centrali e settentrionali rispettivamente il 57% e il 65% dei capoluoghi ha effettuato il passaggio alla Tia e ha dato in affidamento la gestione del servizio.

Tra le grandi città – quelle da circa un milione di abitanti in su – che ancora applicano il vecchio sistema ci sono Milano, Napoli, Torino, Bari, Palermo, Catania, Bologna, mentre alla Tia sono passate ad esempio Roma, Brescia, Salerno, Bergamo, Firenze. Nel gruppo della Tarsu la spesa più elevata si rileva a Napoli e Benevento (circa 450 euro l’anno, addizionali erariale e provinciale comprese) e quella più bassa a Isernia, Matera, Campobasso e Cremona (sotto i 140 euro). Nel gruppo della Tia è a Roma e Salerno che si paga di più (398 e 345 euro l’anno, Iva e addizionale provinciale comprese) mentre a Brescia, Vicenza, Firenze e Bolzano si hanno le cifre più contenute (sotto i 180 euro)

Quanto agli obiettivi di raccolta differenziata (fissati dalla legge 296/2006 al 40% rispetto alla produzione totale di rifiuti urbani per il 2007 e al 50% per il 2009) la media nazionale nel 2008 è stata del 31%, ma ha superato il 45% nelle regioni del nord e si è fermata al 22,9% al centro e al 14,7% al sud.

Fonte: il sole 24 ore

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