di Emanuele Rigitano (Terra Lazio)

DISCARICHE. In vista dell’esaurimento di Malagrotta, Comune, Provincia e Regione non trovano un accordo.
Duemiladieci, Odissea nei rifiuti del Lazio. L’ultima notizia è il blocco del progetto dell’inceneritore di Albano da parte del Tar. «Ci batteremo contro l’imposizione dall’alto di impianti obsoleti che non rappresentano la risoluzione del problema rifiuti. (…) Saremo al fianco dei comitati di Albano ai quali si deve questa grande vittoria, con la presentazione di nostri emendamenti», afferma Nando Bonessio dei Verdi. Come se non bastasse l’inclusione dell’Ama tra le aziende coinvolte nell’affaire Parentopoli, ora il Sindaco di Roma e il Presidente della Regione Lazio dovranno barcamenarsi per trovare una soluzione realizzabile per una gestione sostenibile dell’immondizia.

Partiamo dalle discariche. Malagrotta sarà attiva fino al 2013, dopodiché si navigherà in mare aperto. Le uniche alternative nominate fino ad oggi sono state l’Inviolata di Guidonia – di cui abbiamo parlato nell’articolo del 3 novembre – e Monti dell’Ortaccio, entrambe di Manlio Cerroni, proprietario anche della discarica di Malagrotta e del terreno su cui doveva nascere l’inceneritore ad Albano. La discarica di Guidonia è però nei pressi di un Parco Regionale e Monti dell’Ortaccio è stata scartata dallo stesso Alemanno in quanto troppo vicina a Malagrotta. La terza opzione tirata in ballo corrisponde ad Allumiere (Civitavecchia). Nel frattempo è nata la querelle sulla realizzazione di un nuova discarica: il sindaco di Roma si è detto impossibilitato a scegliere un deposito nel Comune, proponendo soluzioni all’interno della Provincia, mentre la Regione auspica che il nuovo sito sia nel territorio della Capitale, minacciando di decidere unilateralmente.

Differenziata e riciclo. Il recente Piano regionale dei rifiuti vorrebbe il 60 per cento di raccolta differenziata entro 12 mesi. Alemanno ha chiesto fondi alla Regione e una deroga sulla percentuale, puntando su un più modesto 35%. L’Ama nell’ultimo periodo ha investito milioni di euro per l’acquisto di 28 mila cassonetti dell’immondizia, di cui più della metà per l’indifferenziato. Questa scelta, insieme all’assenza di piano esteso per la raccolta porta a porta dei rifiuti, lascia presagire la volontà di puntare su discariche e inceneritori piuttosto che sul riciclo e riduzione.

Il Piano, infatti, prevede dopo pochi anni un aumento sconsiderato della quota di immondizia prodotta e destinata in discarica. Alemanno dal canto suo ha affermato che per riciclare i rifiuti l’Ama sarà costretta a portarli al nord. È stata inoltre promessa, dal 2011, la privatizzazione del 40 per cento dell’azienda, non escludendo l’ingresso tra gli azionisti dello stesso Cerroni, che in questo modo rafforzerebbe la sua presenza nel ciclo dei rifiuti di Roma e provincia, mettendo così una pietra tombale a qualsiasi ipotesi di chiusura del ciclo dei rifiuti nel Lazio in maniera sostenibile, così come ci chiede l’Europa.

Fonte: terranews.it

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