di Massimiliano Amato

Il Sindaco Iervolino, ormai è certo: ci faremo Natale tra i rifiuti-, «Purtroppo si, e anche Capodanno, probabilmente. Con la gente che rischia di non capirci più niente: pensa che stiamo litigando con il presidente della Regione e il suo assessore all’Ambiente quando invece dovremmo fare qualcosa per tirarla fuori da questa emergenza. Ma cosa possiamo farci, se il commissariamento cacciato dalla porta alla fine dell’anno scorso è stato surrettiziamente fatto rientrare dalla finestra?».
Si spieghi meglio: vuole dire forse che il Comune non può nulla?
«Proprio così. Noi la raccolta riusciamo a garantirla. Mentre sto parlando con lei ci sono 110 mezzi dell’Asia in giro per Napoli. Più i compattatori inviati dalle municipalizzate di Bologna, Firenze, Milano e Bari. Quelli di Roma non più perché Alemanno li ha ritirati. Insomma, la raccolta viene effettuata, ma con essa terminano anche i poteri. del Comune».
Insomma, la questione è sempre la stessa non vi indicano i siti nei quali potete conferire.
«Esatto. I flussi li decidono Provincia e Regione. La prima, dispone dove indirizzare quelli prodotti in città, la seconda ha competenza sui rifiuti interprovinciali. E da settimane ci dicono che a Chiaiano, per esempio, non si possono conferire più di seicento tonnellate al giorno, e che gli Stir della provincia sono saturi».
Si potrebbe sversare fuori provincia, però: ci sono ancora alcuni siti con una disponibilità residua Dov’è l’inghippo?
«Per un misero calcolo politico-elettorale la Regione si rifiuta di fare una cosa semplicissima: emanare un provvedimento contingibile e urgente che, in base all’articolo 191 del Codice dell’Ambiente, obblighi le altre province ad accogliere i rifiuti di Napoli in via del tutto eccezionale. Non lo fanno non perché temano le proteste delle popolazioni, ma perché ormai il gioco è quello di portare questa crisi fino alla vigilia delle amministrative della prossima primavera. Così, in campagna elettorale potranno usare l’argomento della presunta incapacità del centrosinistra».
Che è, più o meno, l’argomento ossessivamente usato da Berlusconi per spiegare i motivi di questa crisi che è la più lunga dall’inizio dell’emergenza siamo oltre i cento giorni, ormai.
«Il premier e i suoi proconsoli sul territorio mentono sapendo di mentire. Pensi che di rifiuti continua a parlare un certo Cosentino che, secondo la Procura di Napoli, avrebbe complottato con la camorra per creare un ciclo parallelo a quello istituzionale. Dovrebbe essere l’ultimo a parlare, invece pontifica di responsabilità del Comune e altre sciocchezze».
II gioco è prolungare l’emergenza per lasciare gli avversari politici con il cerino in mano. O no?
«Sì, tanto più che nessuno racconta la verità su quello che sta succedendo. La crisi non è di Napoli, ma dell’intera Campania e della provincia di Napoli che per decenni è stata la pattumiera del resto della Regione e perfino dei rifiuti tossici delle industrie settentrionali, smaltiti criminalmente nei nostri terreni dai clan della camorra».
E qual è questa verità?
«Su questa crisi grava pesantemente la paralisi completa della Regione. Lo dico a ragion veduta: siamo in una situazione di emergenza acuta, la Giunta di Palazzo Santa Lucia avrebbe a disposizione uno strumento di fondamentale importanza per aiutare Napoli, ma non lo utilizza. Mi riferisco al monitoraggio effettuato dal precedente governo regionale sulle cave e le discariche dimesse. Non sanno dove mettere i rifiuti di Napoli? Mettano mano a quello studio commissionato dall’allora assessore De Luca, e usciremmo dalla crisi in pochissimi giorni».
Nemmeno la fortuna vi assiste: la grana Enerambiente complica notevolmente la situazione, giusto?
«È l’ennesima tegola che ci è caduta in testa senza che avessimo la minima responsabilità. Enerambiente, azienda veneta che affianca l’Asta nel servizio di raccolta, è stata raggiunta da un’interdittiva antimafia emessa dal Prefetto di Venezia. Noi abbiamo immediatamente eseguito il provvedimento escludendola dalla gara e scorrendo la graduatoria, l’abbiamo rimpiazzata con due ditte di Genova. Ma, per tutta risposta, Enerambiente ha adito le vie legali ;ottenendo dal Tribunale di Venezia un decreto ingiuntivo che blocca i conti della sua consorziata napoletana. Una situazione paradossale: a Venezia il Prefetto boccia una ditta; marchiandola pesantemente, e il Tribunale la riabilita. Sa quale sarà l’effetto?».
Me Io dica lei.
«Che se la mediazione messa in campo con grande senso di responsabilità dal prefetto di Napoli Andrea De Martino, uno che parla poco ma fa i fatti, non dovesse andare a buon fine, tra qualche settimana ci troveremmo in condizioni disperate. In pratica, potremmo non avere più nemmeno i soldi per la benzina. Ma questo cosa vuole che interessi a governo, regione e provincia, impegnati in una speculazione politica di bassissimo profilo?».

Fonte: l’unità

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