Mentre a a Napoli, a due mesi dall’inizio della seconda grande crisi dei rifiuti, rimangono ancora sulle strade 1.100 tonnellate di immondizia, la prima risposta concreta arriva da Bologna: il presidente della Regione, Vasco Erra-ni, ha annunciato che l’Emilia Romagna è disponibile ad accogliere 5 mila tonnellate di rifiuti campani. Anche la Puglia si è associata e collaborerà a superare la fase di emergenza.

Il punto, però, è un altro: stiamo riferendo di “medicina-li” che fanno passare il dolore ma non curano la malattia, che restagrave. Limitandosi a questi interventi, infatti, l’emergenza tomerà così come è tornata dopo la prima grande crisi napoletana del 2008. Sarebbe invece il caso di studiare una soluzione strutturale, magari cercando di apprendere qualcosa dall’Italia che funziona. Un’Italia di cui si parla molto poco ma che, per fortuna, esiste. Ne discutono Marco Boschini e Michele Dotti.in un libro che è un vero e proprio manuale di sopravvivenza e speranza per il nostro Paese: L anticasta, PltaIiachefunziona (15 euro, Emi editore).

Si impara, ad esempio, che gestire con saggezza i rifiuti non soli è necessario per evitare situazioni tipo Napoli ma addirittura conveniente peli l’intera collettività. Ecco alcuni esempi concreti. Il Comune di Ponte delle Alpi (Belluno. 8.500 abitanti) ha deciso di rivoluzionare il servizio di raccolta dei rifiuti. Con il sistema dei cassonetti si partiva da una percentuale di raccolta differenziata del 23,7%, con una produzione pm capite annua di 348 kg per abitante di indif ferenziato da avviare allo smaltimento. Dopo una serie d: interventi che hanno coinvol• to l’intera popolazione e dopo l’avvio del “porta a porta”, ir soli due anni si è passati al. 1’82,3% di differenziata e si i scesi drasticamente dalle 2.938 tonnellate annue porta te in discarica a 334. Il coste totale del servizio è sceso da 950 mila euro l’anno a 83S mila con un cospicuo vantag gio economico anche peri con tribuenti, che si sono visti ta gliare la tariffa in base alla loro virtuosità.

Se passiamo a Capannor (Lucca, 46 mila abitanti) abbia mo una situazione analoga, ad dirittura con l’ambizioso obiet tivo di raggiungere entro i 2020 la soglia “rifiuti zero”. I mai possibile? Vediamo intan to cosa è accaduto fmo ad oggi Grazie alla raccolta differen ziata porta a porta, al compo staggio casalingo dell’organico e al diretto coinvolgimento della popolazione nel progetto sono stati creati 40 nuovi posti di lavoro e sono stati risparmiati 100 mila alberi, 2,85 milioni di litri di acqua e 904 mila tonnellate di CO2 in atmosfera. E pensate, tuttoquesto non solo non ha costi aggiuntivi per la collettività in termini di denaro ma addirittura il Comune di Capannori ogni anno spende 2 milioni e 348 mila euro in meno rispetto a quanto costava lo smaltimento dei rifiuti ante riforma. Ciò ha consentito all’ente di tagliare la tariffa a carico dei cittadini del 20%.

I Comuni virtuosi, in Italia, sono più numerosi di quanto si pensi e non solo per quello che riguarda i rifiuti. La città di Padova, e qui parliamo di 200 mila abitanti, ha avviato un piano energetico che ha portato alla sostituzione di tutte le lampade dell’illuminazione pubblica con lampade ‘al sodio a bassa pressione (che consumano 1’80% in meno a parità di luce emessa), al miglioramento dell’efficienza energetica di 110 edifici pubblici e all’avvio dell’installazione di pannelli solari e fotovoltaici.

Rimanendo al dato relativo alla pubblica illuminazione — il solo al momento già completato — si è ottenuto un risparmio di energia elettrica pari a 6 milioni e 543 mila kWh/anno; si tratta di 600 mila euro di risparmio per la bolletta del Comune e una riduzione di emissioni di CO2 pari a 4.318 tonnellate l’anno: dunque più ricchezza e più salute. Se pensiamo che a Roma i punti luce dell’illuminazione pubblica sono oltre 200 mila, è facile capire l’ordine di grandezza del risparmio possibile.

Fonte: il messaggero

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