Cumuli ovunque: ieri per le strade della città c’erano 2.200 tonnellate non raccolte. Nonostante le ripetute promesse di Berlusconi la situazione non è cambiata
di CRISTINA ZAGARIA

NAPOLI – Camion carichi di rifiuti che rimangono ore (giorni) in fila davanti agli stabilimenti. Camion che tornano indietro, senza scaricare. Camion che non riescono a tenere il ritmo della città. Seguendo gli autocompattatori stipati di immondizia, che fanno il giro dell’oca, si comprende la schizofrenia di una città che torna in emergenza e si prepara a passare un Natale sommersa dai rifiuti, tra scioperi, inchieste della magistratura per infiltrazioni mafiose nei cda delle aziende che gestiscono la raccolta e cittadini esasperati per le strade invivibili e il paradosso degli aumenti in bolletta per la Tarsu. Il miracolo di Napoli pulita è fallito ancora una volta, nonostante le ripetute promesse del premier Berlusconi. Ieri per le strade di Napoli c’erano 2.200 tonnellate di immondizia non raccolta, a cui si devono aggiungere le oltre seimila della Provincia. Cumuli ovunque. Soprattutto nel centro storico. Il Comune non riesce neanche più a tutelare i percorsi turistici. Asìa (l’azienda di igiene urbana) riesce a smaltire 300 tonnellate in più rispetto alla produzione giornaliera (1.500). Ma le previsioni sono nere: per il 25 dicembre si potrebbero superare le 3.500 tonnellate di rifiuti in strada. Il 24, infatti, chiudono per le feste gli Stir, gli impianti di tritovagliatura, e l’inceneritore di Acerra.
“La Regione Campania potrebbe smaltire un milione di tonnellate al giorno – interviene duro l’ad di Asìa, Daniele Fortini – Ma il capoluogo viene lasciato con l’immondizia in strada a Natale. Non parliamo di emergenza. Questa è una scelta politica”. “La situazione è gravissima e se non si metterà a punto un piano di raccolta straordinaria, i cittadini trascorreranno il Natale con i rifiuti, tanti, sotto casa”, interviene l’assessore all’Igiene Urbana del Comune, Paolo Giacomelli, che chiede “di conferire i rifiuti negli impianti sia della provincia che in altre province”. Alle accuse del Comune risponde la Regione: “Se la situazione è critica la responsabilità è solo di chi gestisce il Comune e la sua Società”, affonda l’assessore all’Ambiente della Giovanni Romano. E Giacomelli: “Non è così e ci tuteleremo in sede legale”. Botta e risposta e scaricabarile, mentre i rifiuti in strada aumentano. Le prime avvisaglie della nuova emergenza (dopo quella scoppiata nell’estate 2007 e chiusa, con il primo decreto Berlusconi, nella primavera 2008) si hanno a fine settembre. La crisi esplode a ottobre, quando si superano le 4.000 tonnellate non raccolte. Novembre è un mese di passione tra rivolte e allarme sanitario. E quando il 15 dicembre Napoli respira con appena 800 tonnellate per strada ecco di nuovo il caos. Il 16 scioperano gli ex dipendenti della ditta Enerambiente. Su Asìa, Enerambiente e le altre ditte subappaltatrici, il procuratore aggiunto, Giovanni Melillo, apre un’inchiesta. Intanto la città torna in emergenza, complici anche le feste e la maggiore produzione di rifiuti. Domenica 80 mezzi Asìa non hanno potuto scaricare fino a tarda notte. E nei giorni normali le file agli stabilimenti di smaltimento (ormai saturi) sono estenuanti. Ieri, i mezzi carichi di rifiuti, che lavorano per il Comune di Napoli, dopo ore di fila allo stabilimento di Tufino, sono tornati indietro senza scaricare. Il sistema fragile rallenta ogni giorno. Nell’area flegrea è da una settimana in campo l’esercito. Gli autocompattatori dei Comuni flegrei sono stati fermi, in coda agli Stir, anche tre giorni. Ieri a Pozzuoli c’erano 1.500 tonnellate di immondizia. Intanto, l’ultimo studio di Cittadinanzattiva segnala Napoli come la città con la spesa annua per lo smaltimento dei rifiuti più alta d’Italia: 453 euro, con un incremento quest’anno del 61 per cento.

Fonte: repubblica.it

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