I primi partono da piazza dei Gesù e s’incamminano tra i palazzi nobiliari e le residenze del centro storico, ciclicamente esposto alla gogna dei cumuli di rifiuti da smaltire. Mentre altri manifestanti s’avviano da piazza dei Martiri e procedono lungo le stradine e gli scorci barocchi attraverso quello che viene considerato il «salotto buono» della città. Successivamente i due cortei, organizzati dal Comitato dei cittadini campani per un piano alternativo dei rifiuti e contro la privatizzazione dell’acqua, sono confluiti in piazza del Plebiscito. Napoletani arrabbiati, famiglie preoccupate, giovani esasperati: tutti assieme per contestare il decreto in discussione alla Camera, considerato «l’ennesima presa in giro alla città di Napoli». Il corteo di un migliaio di persone è corredato da allestimenti simbolici, fra cui l’installazione (curata nei giorni scorsi) di un enorme rubinetto dal quale sgocciolano sacchetti dei rifiuti anziché acqua, il peggior incubo di una città che non riesce a smaltire gran parte dei rifiuti che produce. Alla testa del corteo due alberelli: uno della «vita» e l’altro della «morte». II primo è un piccolo abete addobbato con i prodotti della terra ed è anche l’albero che nasce dal compostaggio (oggi in gran parte aspirazione). Mentre il secondo è la pianta avvelenata del «piano attuale per lo smaltimento rifiuti che prevede discariche e inceneritori» come spiegano i manifestanti tra i quali anche alcuni medici dell’associazione italiana «Medici per l’ambiente» che hanno espresso la loro preoccupazione per le ricadute che l’emergenza rifiuti può avere sulla salute: «L’ incenerimento è, fra tutte, la tecnologia più rischiosa per la salute perché comporta un’immissione sistematica di fumi, polveri grossolane (PM10) e sottili di sostanze chimiche persistenti ed accumulabili negli organismi viventi» scrivono sul loro sito. Tra i pochi gesti di protesta estrema, uno si verifica subito dopo la partenza del troncone di piazza del Gesù, quando un gruppetto dà fuoco ad alcuni sacchetti di spazzatura davanti alla sede della Provincia di Napoli, in piazza Matteotti. Mentre di fronte alla prefettura i manifestanti distribuiscono le loro richieste. E annunciano un documento che, fanno sapere, invieranno anche alle autorità locali. Tra le richieste c’è la realizzazione d’impianti per il trattamento della frazione organica dei rifiuti, l’attivazione e l’allargamento della filiera esistente per il recupero e il riciclo di tutti i materiali, il trattamento a freddo, la bonifica dei territori e un incontro pubblico con i vertici della Regione Campania. Si vedrà se saranno ascoltati.

Fonte: corriere.it

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