Imboscate in vista: si rischia di vanificare subito il vantaggio appena acquisito
ROBERTO GIOVANNINI
ROMA
I «futuristi» masticano amaro, ma adesso affilano le armi per far pagare un prezzo pesante a Berlusconi e al governo. L’idea è quella di andare a una sorta di «Vietnam» parlamentare, imboscate e trappole per dimostrare che senza i loro voti una maggioranza non esiste. Le occasioni non mancheranno, e anzi, ce ne sarebbero diverse sin dai prossimi giorni. Quelle più succose sono cinque: il decreto legge sui rifiuti, le mozioni di sfiducia contro i ministri Bondi e Calderoli, la riforma Gelmini dell’Università, la mozione Fli sul pluralismo in Rai. Stamattina è prevista una riunione dei capigruppo di Montecitorio per stabilire il calendario dei lavori per i prossimi giorni. In questa sede certamente il Popolo della libertà cercherà di fare di tutto per allungare il più possibile i tempi del voto in Aula, proprio per cercare di far svaporare l’ira dei «futuristi» ed evitare di arrivare a uno showdown che a caldo potrebbe creare più di un grattacapo.

Andare sotto uno o due giorni dopo la vittoria di ieri mangerebbe una bella fetta del capitale politico conquistato ieri dal centrodestra di governo. Sulla carta, la riforma Gelmini – approvata alla Camera e adesso all’esame del Senato, in data ancora da calendarizzare – e il provvedimento sui rifiuti non dovrebbero avere problemi. Lo stesso Gianfranco Fini a suo tempo ha speso parole positive sulla riforma del sistema universitario. In teoria non ci dovrebbero essere ragioni per un «no» neanche per il provvedimento sui rifiuti, che scadrà il 25 gennaio e per cui i tempi sono già stretti. Al termine della riunione di ieri dello stato maggiore del Fli, l’intenzione sembrava quella di non mettersi di traverso su questi due testi, o al limite di valutare il da farsi su qualche emendamento. Sui rifiuti, in particolare, però la maggioranza teme rappresaglie immediate, ed è probabile che cercherà di spostare il voto dopo un parere della commissione Bilancio.

Diverso è il discorso per le tre mozioni. La prima, quella di sfiducia individuale presentata dall’Italia dei Valori contro il ministro Calderoli per aver fatto varare una legge ad hoc per evitare un processo a 36 militanti leghisti membri della «Guardia Nazionale Padana», rischia di essere la prima prova di forza della fase post-14 dicembre. C’è già stata la discussione generale, manca solo il voto; se passasse, verrebbero tolte le deleghe al ministro per la Semplificazione. La seconda è quella del Fli sul pluralismo in Rai: bisogna capire che farà l’Udc, ma in questo caso è chiaro che un eventuale sconfitta non avrebbe conseguenze dirette sul Cda Rai.

Più insidiosa la terza mozione di sfiducia individuale, presentata da Pd e Idv contro il ministro dei Beni Culturali Bondi dopo i crolli di Pompei; ma ancora deve affrontare la discussione generale.
Sempre a Montecitorio ci sono altri tre provvedimenti «pronti» su cui presto i deputati dovrebbero votare. La prima è la mozione del Pd per la riforma fiscale, che però contiene proposte su cui il Fli non è comunque d’accordo. Poi, ci sono due progetti di legge: quello dell’Idv per l’abolizione delle province, e uno di un gruppo di deputati Pdl per incentivare l’imprenditorialità.

Fonte: la stampa

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