Dal 2013 aboliti i certificati verdi, arriva una tariffa unica. Favoriti i piccoli impianti. Boom solare.

Un cambio di rotta per il settore dell’energia rinnovabile. Il Consiglio dei ministri ha approvato lo schema del decreto che dovrebbe dare attuazione alla direttiva europea sulla promozione delle fonti pulite per raggiungere gli obiettivi 20-20-20. Lo schema elimina il sistema dei certificati verdi e introduce una nuova tariffa incentivante, che dovrebbe entrare in vigore dal 2013, ma deve affrontare un percorso complicato, rischiando di sforare i tempi di Bruxelles. E, soprattutto, scatena un putiferio tra gli operatori, in primis tra quelli eolici, che annunciano la morte certa di uno dei settori più produttivi del mercato delle rinnovabili, ma anche tra quelli fotovoltaici, che criticano duramente il limite a un megawatt imposto agli impianti fotovoltaici a terra nei terreni agricoli.
CERTIFICATI VERDI – «Consideriamo ingiustificato e penalizzante questo nuovo intervento sul solare fotovoltaico», commenta Armando Manca di Villahermosa, alla guida di Edf Energies Nouvelles Italia. Il provvedimento è basato sul concetto del superamento dei certificati verdi dal 2013. Da quella data tutte le fonti rinnovabili dovrebbero essere incentivate con una tariffa onnicomprensiva. Ma il sostegno statale sarà certo solo per gli impianti di piccola taglia, fino a 5 megawatt, mentre per gli altri sarà utilizzato un sistema di aste competitive al ribasso, nell’ambito del quale a ottenere il bonus saranno solo gli impianti che chiederanno al governo incentivi più leggeri. Gli impianti realizzati prima del 2013 dovrebbero passare attraverso un regime transitorio tra il 2011 e il 2015, in cui potranno continuare a ricevere il vecchio incentivo, ma decurtato del 30% rispetto a quello fissato nel 2007. Dal 2015 tutti gli impianti dovrebbero passare al nuovo sistema, con parametri ancora da decidere.

EOLICO – «Immaginiamoci un parco eolico costruito nel 2004 o 2005», commenta Simone Togni dell’Associazione nazionale energia del vento. Allora l’incentivazione, composta dal valore dei certificati verdi più il prezzo dell’energia venduta sul mercato, dava un’aspettativa di remunerazione a 230 euro per megawattora. Ed è su quella cifra che sono stati richiesti i finanziamenti alle banche, ritenendo che sarebbe rimasta costante. Nel 2007 è stato introdotto un tetto degli incentivi a 180 euro e quindi c’è stata la prima riduzione». Da allora il valore dei certificati verdi è stato fatto scendere circa del 10% l’anno, «arrivando — continua Togni — all’attuale incentivo di 147 euro complessivi, una cifra con cui, tolti 40 euro di costi a megawattora, le banche non recuperano il loro finanziamento, per cui già oggi molti campi eolici sono tecnicamente in default. Poi arriva il nuovo decreto e riduce l’incentivo del 30% rispetto ai valori del 2007, così si arriva a 138 euro. Infine, nel 2015, lo stesso impianto entra nel nuovo sistema, con parametri probabilmente più penalizzanti. In dieci anni, quante volte sono cambiate le carte in tavola?».

OBBLIGHI – La domanda di Togni se la stanno ponendo tutti gli operatori eolici. Resta il fatto che l’Italia, di qui al 2020, deve ottemperare agli obblighi europei sulle fonti rinnovabili, che prevedono una quota del 28% di fonti verdi sul fabbisogno elettrico, da soddisfare in larga misura con l’eolico, la fonte pulita più potente. Il decreto legislativo dovrebbe appunto servire a questo. Ma con lo schema approvato, secondo gli operatori, l’obiettivo di 16 mila megawatt eolici installati non verrà mai raggiunto e si rischia d’incorrere nelle sanzioni di Bruxelles.

FOTOVOLTAICO – Intanto, continua la corsa del fotovoltaico in Italia, grazie ai maxi incentivi, i più alti d’Europa tanto da attirare molti operatori stranieri. In base agli ultimi dati, sembra che entro fine anno l’energia del sole avrà a disposizione ben 3 gigawatt di pannelli installati, contro 1 gigawatt di fine 2009. Triplicare la potenza in un anno è un risultato di non poco conto, che dimostra quanto facciano gola i sussidi governativi del conto energia, sia pure ridotto del 18-20% da gennaio, che gli italiani pagano in bolletta. Ma la corsa al solare italiano nel 2010 non sarà da attribuire al calo imminente degli incentivi? «Le previsioni, basate sugli investimenti già in corso, sono di aggiungere altri 2 gigawatt anche l’anno prossimo» , risponde Valerio Natalizia, nuovo presidente del gruppo imprese fotovoltaiche italiane (137 aziende del settore, con un giro d’affari di un miliardo e mezzo, il 75%del mercato). Quindi non è solo il canto del cigno di un settore destinato a ridurre ben presto le sue aspettative. «Al contrario», conferma Natalizia, che è anche direttore generale della filiale italiana del primo produttore mondiale di inverter, Sma. «L’obiettivo di 8 gigawatt al 2020 ci sembra molto modesto, tanto che l’avremo già raggiunto entro il 2014. E quindi chiediamo al governo di alzarlo almeno a 15 gigawatt».

INCENTIVI – Stesso scenario è tratteggiato anche da Gianni Chianetta, presidente di Assosolare e amministratore delegato di Bp Solar Italia. «Questo aumento rapido di volumi si registra anche a livello mondiale e determina un trend di decrescita del costo degli impianti», precisa Chianetta. Ma ci vorrà ancora una decina d’anni per raggiungere la grid parity, cioè il momento in cui un kilowattora generato da fotovoltaico sarà davvero competitivo con uno prodotto da fonti tradizionali. Nel frattempo, gli incentivi pagati in bolletta da tutti gli utenti elettrici continueranno a mettere la differenza. «Ma attenzione», fa notare Chianetta. «Da 15 anni gli italiani pagano in bolletta false rinnovabili che pesano per l’80% del prelievo complessivo». La rivoluzione solare sta portando in Italia tutti i big del settore. E.on ha annunciato una serie di progetti solari da 300 megawatt per l’Italia e la Francia, i primi 16 megawatt saranno completati entro metà 2011. La cinese Suntech, primo produttore di moduli fotovoltaici del mondo, ha scelto di installarsi ad Agrate Brianza: da cui controllerà tutti mercati del Sud Europa. La rivale cinese Upsolar ha aperto una sede a Treviso e ha già in cantiere un primo grande progetto da megawatt ad Alessandria. Il fondo olandese Ampere ha acquisito una quota di maggioranza in un portafoglio d’impianti a terra per 9,7 megawatt sviluppati da Winch Energy, che resterà socio di minoranza delle iniziative.

Elena Comelli

Fonte: corriere.it

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