Non solo sanzioni. Il decreto legislativo di recepimento della direttiva 2008/98/Ce sui rifiuti introduce diverse novità per le imprese, correggendo la parte IV del Codice ambientale (Dlgs 152/2006). Finora l’attenzione degli operatori si è concentrata soprattutto sull’impianto sanzionatorio che accompagna il Sistri (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) ed è sfociata nella richiesta di una sospensione fino alla completa interoperatività del sistema con gli strumenti gestionali delle imprese – e comunque almeno per 12 mesi – avanzata da Confindustria e Rete imprese Italia (Confcommercio, Confartigianato, Cna, Casartigiani e Confesercenti).
Resta da vedere se e in che tempi la richiesta sarà accolta. Intanto il Dlgs 3 dicembre 2010, n. 205 (pubblicato sul supplemento n. 270 alla Gazzetta Ufficiale n. 288 del 1o dicembre 2010), introduce dal 1° gennaio 2011 le sanzioni riassunte nella tabella e precisa che, «in quanto compatibili», valgono le sanzioni previste dal Codice della strada (Dlgs 285/1992) su confisca e fermo amministrativo dell’automezzo. Anche se amministrative, le sanzioni sul Sistri sono pesanti, in ragione della lacunosità e farraginosità del relativo quadro disciplinatorio, all’interno del quale le imprese sono costrette a muoversi. E da qui è nata la richiesta di proroga. Accanto alle sanzioni, però, ci sono altri aspetti da analizzare.
Le prime novità riguardano il deposito temporaneo. Lo stoccaggio del produttore di rifiuti rimane senza autorizzazione, ma scompare riferimento ai Pcb/Pct. Al loro posto entrano i Pop (inquinanti organici persistenti). I rifiuti che li contengono dovranno essere gestiti nel rispetto del regolamento (Ce) 850/2004. Si rimodulano le quantità: il produttore può scegliere se, «indipendentemente dalle quantità in deposito», avviare i rifiuti a recupero/smaltimento ogni tre mesi dalla produzione; oppure, entro un anno, se le quantità depositate raggiungono «complessivamente» 3o metri cubi (di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi). La rimozione è annuale anche se non si raggiungono questi limiti.
Per il riutilizzo di prodotti e la preparazione per il riutilizzo di rifiuti, la pianificazione è affidata alla Pa locale, anche mediante la «costituzione ed il sostegno di centri e reti accreditati di riparazione/riutilizzo». Il ministero dell’Ambiente darà le modalità per la definizione di procedure autorizzative semplificate e un catalogo esemplificativo di prodotti (da avviare a riutilizzo) e rifiuti di prodotti (da avviare a preparazione per il riutilizzo).
Peri rifiuti organici, le autorità locali adotteranno apposite misure per incoraggiarne la differenziazione. Dovranno essere raccolti con contenitori a svuotamento o in sacchetti compostabili certificati a norma Uni En 13432-2002.
Gli oli minerali usati, invece, entrano a pieno titolo nel regime generale dei rifiuti, ma la rigenerazione resta sempre la priorità. Tra le altre modifiche, scompare il Cdr (combustibile da rifiuti), anche di qualità, e compare il Css (combustibile solido secondario) considerato rifiuto speciale (o materia prima secondaria), ma che, a differenza del Cdr, è privo di codice europeo. Le autorizzazioni in essere sul Cdr valgono fino a scadenza.
Sul fronte delle definizioni, arrivano quelle di rifiuto biostabilizzato, digestato di qualità e spazzamento delle strade, dove rientra lo sgombero della neve. Nella definizione di gestione, rientrano anche il commercio e l’intermediazione. Viene precisata anche la definizione di sottoprodotto, che deriva dai processi produttivi. Le condizioni da soddisfare affinché qualcosa sia tale e non più rifiuto appaiono meno difficili: si introduce il concetto di «normale pratica industriale» intesa come unico trattamento ammesso. Il ministero dell’Ambiente potrà adottare criteri quali-quantitativi per specifiche tipologie di materiali.
Altre importanti precisazioni riguardano:

la materia prima secondaria (Mps): deriva da recupero, riciclaggio e preparazione per il riutilizzo di rifiuti purché siano soddisfatte specifiche condizioni. Dovranno essere emanati appositi criteri, ma fino ad allora vigono i Dm 5 febbraio 1998 e 161/2002;
le terre e rocce di scavo: possono essere rifiuti o sottoprodotti o Mps. Perderanno il regime speciale ora previsto dall’articolo 186, solo dalla data di entrata in vigore del futuro Dm sui criteri quali-quantitativi che, se rispettati, faranno rientrare tali materiali tra i sottoprodotti.
Cambia radicalmente, infine, l’Albo gestori. Saranno obbligati ad iscriversi anche i trasportatori stranieri che effettuano il trasporto in Italia e che, come tali, saranno soggetti a Sistri.

Fonte: corriere.it

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