Alessandro De Pascale
RIFIUTI. Ancora 1.250 tonnellate a terra. Il sindaco Iervolino è preoccupata: «Non vedo vie d’uscita». E l’Onu potrebbe eliminare il centro storico dalla lista dei Patrimoni dell’Umanità.
Napoli e l’intera provincia anche ieri erano assediate dai cumuli di rifiuti per le strade. Per il sindaco della città, Rosa Russo Iervolino, «non si intravede una via di uscita definitiva». E anche la commissione dell’Unesco, da tre giorni in visita nel centro storico di Napoli che dal 1995 è «Patrimonio dell’umanità» per decidere se elargire un finanziamento di 200 milioni, si è detta preoccupata. L’organizzazione per la cultura dell’Onu ha fatto sapere al Comune che se la pulizia, lo smaltimento dei rifiuti, la differenziata, il decoro dei luoghi e soprattutto la manutenzione dei siti non verranno ripristinati al più presto, il centro storico di Napoli potrebbe uscire dalla prestigiosa lista di luoghi tutelati dall’Unesco. Ma la raccolta continua ad andare a rilento perché gli attuali impianti di smaltimento sono quasi saturi.

Al momento l’unico spiraglio è dato dalla possibilità di portare l’immondizia campana in altre regioni, anche se l’unico protocollo d’intesa sottoscritto è quello firmato il 3 dicembre a Bari dall’assessore all’Ambiente della Campania Giovanni Romano e dal suo omologo pugliese Lorenzo Nicastro, grazie a un appalto a procedura ristretta accelerata. Previsto lo smaltimento per 3 mesi di 45mila tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi provenienti dagli impianti Stir di Tufino, Giugliano, Santa Maria Capua Vetere, Caivano e Battipaglia. Il tetto massimo è fissato in 20 camion che seguiranno un percorso secretato per evitare disordini e 500 tonnellate al giorno. La spazzatura accumulata in cinque tritovagliatori campani su sette dovrebbe così finire in tre discariche gestite dal Cite, il Consorzio interprovinciale trasporti ecoambientali. Si tratta degli invasi Ecolevante spa di Grottaglie, Italcave spa e Vergine spa di Taranto.

Impianti che hanno già ricevuto immondizia da altre Regioni, Veneto compreso. In cambio la Campania pagherà al Cite «20 euro per ogni tonnellata conferita», mentre «a titolo di ristoro ambientale la Regione versa ai Comuni di Grottaglie, San Giuseppe di San Marzano, Lizzano, Fragagnano, Monteparano, Statte, Taranto e Faggiano la somma di 500mila euro». Ma finora non è partito nemmeno un camion di immondizia campana, perché la Puglia ha chiesto che i rifiuti siano analizzati sia alla partenza che all’arrivo dall’Agenzia regionale di protezione dell’ambiente e «ciascun carico su automezzo dovrà essere sottoposto a controllo visivo durante l’intera fase di caricamento al fine di escludere la presenza di rifiuti incompatibili».

La caratterizzazione dei primi due autocompattatori è stata condotta dall’Arpa Campania giovedì nello Stir di Giugliano, da cui partiranno le prime ecoballe. I primi responsi pare abbiano evidenziato una limitata presenza di metalli pesanti. Ma un tecnico dell’Agenzia spiega che la causa potrebbe essere un endemico problema campano: la divisione dei rifiuti solo a valle della raccolta, dopo il contatto con i possibili agenti inquinanti contenuti. E quelle ecoballe sono da tempo stoccate nei depositi dello Stir di Giugliano. Se i due mezzi partiranno per la Puglia lunedì delle seconde analisi verranno effettuate a Taranto. «I controlli saranno minuziosi», assicura Massimo Blonda, direttore scientifico dell’Arpa Puglia.

Fonte: terranews.it

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