Tutti a Terzigno. Con i comitati antidiscariche e le mamme vulcaniche sfilano gli attivisti della Val di Susa e i terremotati aquilani, gli studenti e i comitati per l’acqua pubblica. Una sola voce a difesa del territorio. La polizia prima resta a distanza, poi reagisce con i manganelli al lancio dei sacchetti neri.

di Adriana Pollice

TERZIGNO (NA). L’alieno vesuviano pendola impiccato da una corda, le sue possibilità sono tre, «scappare, soccombere o ribellarsi». Chiaro che le migliaia di persone (7mila secondo i comitati antidiscarica) che camminano portandolo in corteo, dietro lo striscione «riprendiamoci il territorio», pensano che esista solo la terza via. Inizia così la manifestazione nazionale che abbraccia tutti, da Terzigno alla Val di Susa, in un sabato pomeriggio di freddo natalizio, in cui l’albero con appesi i sacchetti neri, «doni dello stato», in questo momento è l’unico pensiero alle feste in arrivo. Una marcia pacifica per le stradine di Boscoreale fino all’arrivo al presidio della rotonda Panoramica dove inizia a salire la tensione quando al corteo viene impedito l’accesso alla cava Sari. Qui al tentativo simbolico dei manifestanti di sfondare il cordone di polizia con il lancio di sacchi d’immondizia che portano le foto di Caldoro, Berlusconi, Bertolaso e Cosentino, la polizia reagisce con cariche e manganelli per disperdere la folla, un gruppo risponde con petardi e fumogeni. Nel pomeriggio però niente lasciava presagire la possibilità di scontri, le forze dell’ordine si erano tenute lontane.
«Avete distrutto la nostra terra, pagherete caro, pagherete tutto», urlano in un coro unico subito dopo la partenza dalla stazione delle ex ferrovie del centro vesuviano. Sono arrivati in tanti, anche dall’Abruzzo: «Siamo solidali con queste popolazioni – spiega Marco, terremotato – L’Aquila e Terzigno sono l’esempio della politica italiana che vuole risultati immediati e produce fallimenti a lungo termine. In questo momento il nuovo ricatto del governo e prorogare la sospensione delle tasse di sei mesi in sei, per tenerci sempre con il cappio al collo». Le mamme vulcaniche ascoltano, loro che hanno costruito un ponte con i movimenti aquilani perché la difesa del territorio deve essere compatta ovunque: «Al presidio antidiscarica ormai siamo in pochi – spiega Lucia – così se prima eravamo terroristi ora ci accusano di voler fare politica». Eppure le donne non mollano perché ora è il momento in cui le promesse vengono disattese: «Oramai alla Sari ci arriva di tutto – dicono – autocompattatori che non si lasciano controllare, fiumi di percolato che fuoriescono dai camion, e rifiuti che vanno ben oltre i 18 comuni vesuviani con il permesso di sversare». La paura è in ogni caso che tra tre mesi, quando a loro parere la cava sarà esaurita se non dovesse partire la bonifica, potrebbero finire qui i rifiuti illegali delle ecomafie.
Mentre si intona Bella ciao una donna, mani ai fianchi, posa per la troupe della Bbc, che con la eco del bionomio camorra e rifiuti ci vuole confezionare tre speciali: «Mi chiamo Sofia D’Aquino, ho 68 anni e sono una facinorosa», dice alle telecamere. La presenza al femminile è palpabile, diversi i cordoni delle donne in nero di Napoli, Roma, L’Aquila, una delegazione delle donne no dal Molin, e a seguire le signore salernitane: «De Luca vuole il termovalorizzatore? Beh noi non vogliamo né il sindaco, né il presidente della provincia. Di inceneritore si muore». Ne è convinta anche la dottoressa Patrizia Gentilini, dell’Isde, uno dei medici più esperti nel paese sulle malattie connesse all’inquinamento: «Non è un caso – ci spiega – se la natura non utilizza la combustione, bruciare significa trasformare un elemento e sprigionare nell’ambiente sostanze cancerogene». Invitata dai comitati antidiscarica ha portato con sé un po’ di dati: «In Italia – continua – ci sono il doppio dei tumori dell’infanzia 2% rispetto all’1,1 europeo, sempre nei bambini i linfomi crescono al 4,6 su base annua, mentre restano fermi a 0.9 nell’Ue». Il discorso è semplice, nel nostro paese i livelli di inquinamento sono talmente alti che non ci possiamo permettere i termovalorizzatori.
Da Boscoreale si è arrivati a Terzigno, e nella rotonda Panoramica si affollano un po’ tutti, i giovani antigelmini, i centri sociali, la rete campana salute e ambiente, i disoccupati dei Banchi nuovi, i comitati per l’acqua pubblica con in testa padre Alex Zanotelli, quelli di Chiaiano e Taverna del re. Ci sono anche una cinquantina di attivisti romani che devono vedersela con due terribili discariche, quella di Malagrotta e di Albano, più un gassificatore: «Il Lazio è uguale alla Campania – denuncia un giovane – non abbiamo un ciclo dei rifiuti. Questi siti sono esauriti da tempo, ma ogni anno le amministrazioni si concedono una proroga per ampliarle, ormai sono diventate dei buchi mostruosi».
Mentre scriviamo parte dei manifestanti aspetta la festa e i concerti dei 99Posse, di Daniele Sepe e de eZezi, altri restano fermi davanti all’accesso in discarica con i poliziotti in assetto antisommossa. Il bilancio è di due giovani e un agente contusi.

Fonte: il manifesto

Annunci