Nel 2009 la nostra provincia ha prodotto 613 kg procapite di rifiuti, la più attenta è Bologna con 571 kg. Bene la raccolta differenziata: siamo in vetta con Reggio Emilia.

Secondo il Rapporto nel 2009 la produzione complessiva di rifiuti urbani in Emilia-Romagna è stata di poco inferiore ai tre milioni di tonnellate pari a circa 682 kg per abitante. Nel 2008 il corrispondente dato medio regionale era di 695 kg pro capite. Questo dato risente della scelta che la Regione ha fatto di ”assimilare” ai rifiuti urbani anche parte dei rifiuti legati alle attività commerciali e artigianali, che vengono in questo modo sottoposti ai controlli e alle regole della gestione pubblica. La provincia che produce meno rifiuti in Emilia-Romagna è quella di Bologna con 571 kg procpaite mentre Parma è a 613 kg pro capite; quelle che producono di più le province costiere di Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena (rispettivamente 837, 793 e 781 kg pro capite), a causa della forte incidenza delle presenze turistiche nel periodo estivo.

Anche la raccolta differenziata presenta un andamento differenziato sul territorio, con punte del 65% in alcuni Comuni e quantitativi fermi al 35% in altri. Mediamente i risultati migliori vengono raggiunti nei comuni di piccole-medie dimensioni, anche grazie alla possibilità di sperimentare pratiche innovative come il ”porta a porta”. Una considerazione questa che può contribuire a spiegare il dato della provincia di Bologna del 39%. I territori provinciali che ”differenziano” di più sono quelli di Parma e Reggio Emilia (54,3 e 54%). Dei circa 1 milione 400 mila tonnellate di rifiuti urbani che sono raccolti in modo differenziato la percentuale che viene avviata a recupero e’ intorno al 78%. Considerando le diverse frazioni merceologiche, al primo posto vi e’ il legno con l’89%, seguito da carta-cartone con l’84%, plastica con il 75%, vetro con il 64%, metalli 51%. La quasi totalita’ del verde e dell’organico raccolti in modo differenziato viene avviata a recupero.

La parte di rifiuti che non è raccolta in modo differenziato (circa 1 milione 600 mila tonnellate) viene avviata per il 46% in discarica, per il 42% ai termovalorizzatori, per il 9% a impianti di biostabilizzazione, per il 2% e’ trasformata in combustibile da rifiuti e per l’1% in materiale di recupero. Osservando l’andamento nel tempo del ricorso a discarica o ad inceneritore, si nota come il primo stia progressivamente diminuendo (da quasi il 70% del 2001 al 46% del 2009), mentre il secondo stia aumentando (da poco piu’ del 20% del 2001 al 42% del 2009), i linea con quanto previsto dalle direttive europee.

Fonte: repubblica

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