Da Castellammare a Pozzuoli ai centri dell’area nord, cresce la denuncia per l’emergenza spazzatura: “Non sappiamo più dove portarla, è un disastro, il governo si deve muovere”
di CARLO FRANCO

Da dove cominciamo? Dalle 1500 tonnellate di rifiuti che marciscono a Pozzuoli, o dalle 1200 di Giugliano o, ancora, dalle 700 di Castellammare di Stabia? La situazione igienica dei Comuni a Nord e a Ovest di Napoli è già da disastro ambientale, ma nessuno mostra di preoccuparsene. Il sindaco di Giugliano, Pianese, fotografa la situazione.

Dice: «Stiamo come Napoli, anzi molto peggio in rapporto alla popolazione, ma siamo letteralmente sommersi dai rifiuti che non riusciamo a raccogliere da mesi». I sindaci ce l’hanno soprattutto con le promesse andate in fumo di Bertolaso: «Tra le altre cose — dice il sindaco di centrodestra di Giugliano — ci fu promesso che avremmo ricevuto il ristoro per le bonifiche, ma non è arrivato e, paradossalmente, rischiamo di pagare una penale perché l’addebito verrà fatto ai proprietari delle discariche, cioè a noi».

Giugliano, ricordiamolo, è la città delle discariche abusive e ora quel primato che ha fatto fare affari d’oro alla criminalità si ritorce contro i cittadini onesti. Ogni Comune ha una storia maledetta. Luigi Bobbio, sindaco della città stabiese assediata dalle schegge di camorra, pensa come estrema ratio a centri di stoccaggio mobili da piazzare dove sarà possibile — ma si naviga al buio — per raccogliere una quota di arretrato. «La verità è che non sappiamo cosa fare — ammette — e sarà così fino a quando non sarà pronta l’isola ecologica di Fondo dell’Orto che, però, è ancora un traguardo lontano».

Nell’attesa i cittadini sono allo stremo e il pericolo di epidemie è sempre più incombente. A Giugliano, ieri mattina, è stato concesso un conferimento straordinario a Pianodardine, in provincia di Avellino, ma il permesso, se verrà confermato, avrà valore solo per cinque giorni. «E’ solo una boccata d’ossigeno, dice il sindaco, e dovunque ci giriamo stanno come noi, se non peggio: a Villaricca, per esempio, ci sono solo due autocompattatori, ma i punti di straordinaria criticità sono almeno sei.

Castellammare, poi, è finita in una sorta di girone infernale. «A Battipaglia — denuncia Bobbio — non hanno voluto i nostri rifiuti per cui siamo tornati a Caivano, dove in fila troviamo centinaia di autocompattatori». E’ una guerra tra poveri perché l’attesa dura anche un giorno e una notte e, nel frattempo, si perde il giro per riavere i camion di nuovo disponibili. «L’unico sollievo — conclude Bobbio — viene dal lavoro dei militari nel centro storico, ma in periferia la situazione è di estrema precarietà».

Continuiamo il tour della vergogna. San Giorgio a Cremano non sa a quale santo votarsi. Come Afragola, Melito, Bacoli, Baia e l’intera area flegrea. Pozzuoli sversa, se va bene, a giorni alterni, ma il più delle volte passano anche quattro giorni. «A Monterusciello, Pianura e ad Agnano per strada ci sono più di mille tonnellate — dice il dirigente del settore ambiente, Alfredo Tovecci — e il centro di Pozzuoli sta solo un po’ meglio, nonostante l’inciviltà di cittadini che non danno alcuna collaborazione».

A conti fatti si sta meglio dove il disastro è cominciato, cioè nei 18 Comuni della zona rossa vesuviana che hanno l’esclusiva di cava Sari che, però, è prossima alla saturazione. E non esistono piani alternativi. A Torre del Greco, invece, funziona una soluzione d’emergenza: quando la raccolta è ferma i rifiuti vengono sversati, infatti, nella discarica di Villa Inglese, a Santa Maria La Bruna. Non così a Torre Annunziata dove, comunque, da qualche giorno le cose vanno meglio anche se la precarietà è stata solo rimossa.

Altra isola parzialmente felice è Portici dove la differenziata ha superato il 30 per cento. Anche quando il comportamento è virtuoso, però, il pericolo, è dietro l’angolo perché, senza strutture, il costo di smaltimento del compost è altissimo e può compromettere il bilancio dei Comuni.

Fonte: repubblica.it

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