RIFIUTI ODORI NAUSEABONDI DALL’IMPIANTO DI COLFELICE APPELLO DEI COMITATI CIVICI AI CARABINIERI

di Vincenzo Caramadre

PONTECORVO Miasmi notturni, polemiche, denunce e appelli alle forze dell’ordine. È giunta all’apice l’ormai nota questione degli olezzi nauseabondi nell’area cassinate. La mattina, all’alba, e la sera l’aria diventa acre, pungente, insomma, irrespirabile. Cittadini e istituzioni sanitarie si sono mobilitati per tutelare la salute pubblica, nel frattempo le ondate di puzze non si arrestano. Anzi, con il clima particolarmente umido di questi giorni si accentuano sempre più. Negli ultimi giorni sono diventate talmente insopportabili da indurre il dirigente della medicina legale dell’ospedale «Pasquale Del Prete» di Pontecorvo a intervenire. Il dirigente sanitario ha stilato un lungo verbale nel quale vengono sollevati dubbi e incertezze sul corretto funzionamento dell’impianto Saf di Colfelice, ipotizzando la «precoce apertura delle biocelle, il disfunzionamento dei filtri delle biocelle, l’insufficiente aerazione della massa con incompleta ossidazione e mineralizzazione della sostanza organica, ridotta potenzialità dell’impianto». La Saf per tutta risposta, tramite il presidente Cesare Augusto Fardelli, ha riferito che nell’impianto «tutto funziona al meglio». Una misteriosa puzza, fino a qualche tempo fa addirittura negata, che rende la vita impossibile ai residenti del cassinate. I cittadini chiedono aiuto alle forze dell’ordine, in modo particolare all’Arma. In molti si auspicano un deciso intervento della professionalità del comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Antonio Menga. «Non resta che affidarci all’ex comandante del Noe di Roma, attuale comandante provinciale dell’Arma. Gli appelli ai politici sono stati vani, chiediamo aiuto alla Benemerita», riferiscono molti cittadini del cassinate. Ma c’è di più. «In prima linea vogliamo i sindaci del territorio, i primi tutori della salute pubblica, fino ad oggi non abbiamo visto un atto concreto da parte dei sindaci del territorio, come, ad esempio, una denuncia all’autorità giudiziaria». Un appello alle istituzioni affinché si ponga fine a uno stato di cose a dir poco vergognoso si leva dai residenti, stufi di dover convivere con gli olezzi. «Nell’aria sono presenti molecole di acido solfidico, mercopotemi e altre sostanze velenose, è dovere delle istituzioni intervenire per tutelate la salute dei cittadini, come si può avallare una situazione assurda che va avanti ormai da anni», riferiscono dai comitati «Contrasto» e «San Cataldo». L’auspicio è che al più presto si faccia chiarezza e i cittadini tornino a vivere sereni. Anche perché d’immondizia nel cassinate negli ultimi sedici anni ne è arrivata fin troppa. Una mole di «monnezza» che ha corteggiato varie zone: da «San Paride» di Pontecorvo a «Cerreto» di Roccasecca, senza contare «Facciano» a Pignataro Interamna e «Panaccioni» a Cassino. Insomma, il ciclo dei rifiuti da oltre quindici anni si aggira sempre nel cassinate, almeno le puzze sarebbe opportuno risparmiarle ai cittadini che attraverso sacrifici e rinunce hanno investito nella zona.

Fonte: il tempo ed. di Frosinone

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