di Fulvio Bufi

Non è finita l’emergenza rifiuti né sta per finire. Domani scadranno le due settimane che nel corso della sua ultima visita a Napoli il presidente Berlusconi aveva indicato come tempo massimo per ripulire la città, ma a terra ci sono ancora 1.700 tonnellate, e la prospettiva, dice l’assessore comunale all’Igiene urbana Paolo Giacomelli, è che le cose si complichino anche per la raccolta delle circa 1.300 tonnellate di spazzatura che i napoletani producono quotidianamente. I camion hanno difficoltà a sversare, gli impianti Stir (servizio di tritovagliatura e imballaggio dei rifiuti) stentano ad accogliere le tonnellate in più che vi sono state destinate, il trasferimento della frazione umida in Puglia che doveva cominciare martedì scorso è stato rinviato, quello nelle altre regioni disponibili ad accogliere l’immondizia di Napoli non è stato ancora nemmeno definito. Insomma, non c’è l’annunciata soluzione «stabile e duratura», e nemmeno ce n’è una precaria e provvisoria. Si fa concreta la prospettiva di un Natale con i rifiuti per le strade, e ora che non piove più c’è pure chi ricomincia a bruciare i cassonetti stracolmi. Di fatto al di là dell’aiuto nella raccolta fornito dai militari e dell’aumento di autocompattatori in circolazione grazie ai mezzi inviati da altre città non si è andati. E meno male che i camion venuti da fuori non devono andare a sversare a Terzigno, altrimenti rischierebbero pure di essere distrutti e i sindaci delle città che li hanno offerti avrebbero di che pentirsi per la solidarietà espressa a Napoli. A Terzigno, infatti, sono ricomparsi i violenti della protesta contro le discariche nel Parco del Vesuvio. Recentemente in quella zona l’aria è di nuovo irrespirabile a causa dei miasmi provenienti dall’impianto di Cava Sari, che durante l’ultima missione di Bertolaso per risolvere l’emergenza rifiuti di Napoli era stato chiuso e bonificato, ma evidentemente non a dovere. I comitati di cittadini sono quindi tornati in piazza a manifestare civilmente, ma — come durante i giorni della protesta contro l’apertura di una seconda discarica — sono tornati anche i teppisti. Presi di mira due autocompattatori bloccati e dati alle fiamme ieri mentre tornavano da Cava Sari, e il portone di ingresso del municipio di Boscoreale, paese confinante con Terzigno, dove pure è stato appiccato un incendio subito spento da una pattuglia di agenti municipali. Ai sindaci della zona i manifestanti chiedono di ripristinare le ordinanze che vietano il passaggio dei camion della spazzatura, in modo da impedire che raggiungano la discarica. I provvedimenti furono adottati nelle scorse settimane ma vennero ritirati quando la Procura di Nola, competente in quella parte della zona vesuviana, apri una indagine a carico degli amministratori locali in cui si ipotizzava il reato di interruzione di pubblico servizio.

Fonte: corriere.it

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