L’inchiesta
Il ciclo dei rifiuti nel mondo: le “buone pratiche” Usa. Il Giappone e i termovalorizzatori, l’Australia incerta
San Francisco chiama Colli Aminei

di STELLA CERVASIO

DOPO aver mandato una lettera al Comune di Parma l’anno scorso, Gavin Newsom, sindaco di San Francisco, è pronto a scrivere anche a Napoli per scoraggiare la costruzione di un nuovo inceneritore, dopo l’annuncio di Berlusconi. «Siete la terra dell’eccellenza alimentare — esordiva nella lettera che fece il giro del mondo — fate come noi: ricicliamo il 70 per cento dei nostri rifiuti producendo il compost più ricco che c’è, e ci aiuta con il nostro vino biologico, la frutta che rappresenta l’eccellenza». C’è qualcosa che per un po’ di tempo ha unito San Francisco a Napoli: la raccolta differenziata, il porta a porta che da loro si chiama “kerbside”. Anzi, nella gara Napoli superò la California andando oltre il 70 per cento. Tempi eroici di cui si ricorda Raphael Rossi, esperto nel campo dei rifiuti. “Report” e “Anno Zero” gli hanno dedicato una puntata perché ha stroncato un’eco-truffa a Torino. Lo stesso anno in cui fece arrestare i truffatori, Rossi si trasferì ai Colli Aminei, Chiaiano, Barra e Ponticelli con la società Esper che diffonde “buone pratiche” di riduzione e riciclo, chiamata dal sindaco Iervolino a supportare l’avvio della differenziata porta a porta. Meglio che in Usa, «dove le criticità sono diverse ma numerose almeno quanto a Napoli: il 40 per cento degli abitanti di San Francisco non parla inglese. In quei primi quartieri il successo fu insperato: in discarica dai 600 chili all’anno per abitante si passò a 150. Si riciclava quasi tutto e con l’umido si faceva del compost.
Purtroppo bisognava mandarlo fuori regione a costi molto più alti che se ci fossero stati impianti sul posto». In questo, grande diversità da San Francisco, dove la norma è che oltre ai 2000 ristoranti che mandano scarti agli impianti, lo fanno tutte le famiglie.
Così si rivende compost di prima qualità agli agricoltori. La maggioranza dei napoletani, contrariamente a quello che si pensa, non vede l’ora di mettersi al passo: per il 18 dicembre alle 15 in piazza del Gesù una nuova manifestazione chiederà la differenziata porta a porta. La voglia di convincere il Comune ad accelerarne la diffusione è nella recente sentenza del giudice di pace che ha condannato Palazzo San Giacomo a risarcire un gruppo di cittadini che ha intrapreso una class action per il servizio inadeguato della differenziata. «I progetti non mancano — dice Paolo Rabitti, il superconsulente delle Procure per i processi sui rifiuti — quello del `98, tra i primi, era di un partenopeo, l’attuale presidente Napolitano. Il problema è che dovrebbero crearsi le condizioni politiche, amministrative e di impresa in grado di reggere un progetto senza lucrarci su per poi dare la colpa alla camorra». San Francisco, con Kansas City e Seattle, ha affrontato con risultati migliori la questione rifiuti. Quello che non ci si aspetta è che il moderno Giappone punta sugli inceneritori. L’equazione spazio-discarica vale per lo stretto e lungo arcipelago giapponese, che ha messo in secondo piano la questione energetica e le emissioni dannose.
Nell’Australia ecologista sono state avviate molte raccolte differenziate, con risultati variegati. La Cina, campione d’orgoglio e di velocità, si sta dando con successo alla raccolta dell’organico.
Raphael Rossi cita Calvino: «Negli anni `70 scriveva di Leonia, la “città invisibile” che “rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall’involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti”. Ma disfarsi dei rifiuti diventa un problema: “Leonia più espelle roba più ne accumula… cresce il pericolo delle frane”. Incredibile Calvino — commenta Raphael Rossi — Leonia era in condizioni critiche, noi di più».
2. Fine. La precedente puntata è stata pubblicata l’8 dicembre 2010

Fonte: repubblica.it

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