La Provincia è in silenzio stampa, Vignali strizza l’occhio ai contestatori mentre Iren striglia il Comune e il suo vicepresidente Villani evita i giornalisti. A poco più di un anno dalla prevista entrata in funzione dell’impianto, in costruzione a Ugozzolo, è fosco il futuro dello smaltimento dei rifiuti a Parma e provincia

di Marco Severo

Il problema è il pannolino del bebé. Oppure il tovagliolo usato, le etichette di certe bottiglie. E’ lastricato di questi materiali, anche a Parma, il terreno della battaglia della monnezza. Una contesa fra visioni inconciliabili che ruota attorno al secchio nero, il recipiente dei rifiuti non riciclabili: calzini bucati, ombrelli rotti. Materiale, secondo alcuni, da inviare in discarica o da bruciare negli inceneritori. Parma non può fare né l’uno né l’atro perché, da noi, non esistono impianti di interramento né di combustione. Secondo Iren, la società che si occupa di spazzatura, non si può andare avanti così: troppo costoso portare a spasso le 88mila tonnellate di immondizia che ogni anno il parmense spedisce altrove. Punta a ben altri profitti Iren, alla quale il Comune è aggrappato per un lembo col suo 6 percento di capitale. Soluzione: “Bruciamo i rifiuti, costruiamo un termovalorizzatore”. Costo dell’impianto, 193milioni e 589mila euro. Capacità, 130mila tonnellate di spazzatura residua annua. Data di accensione, il 2012.

“Balletti mediatici” – La Provincia di Parma disse sì nel 2005, varando un Piano di gestione dei rifiuti comprensivo di un Pai (un Polo ambientale integrato) dotato d’inceneritore. Il bruciatore dovrebbe produrre energia termica “regalando” a 38mila cittadini il teleriscaldamento: via le vecchie caldaie a metano, l’acqua arriverà già bollente nella vasca grazie alla monnezza bruciata. E le bollette? Ferme immobili, giura Iren. Ottimo risponde la Provincia, che nel 2008 concede l’Autorizzazione integrata ambientale: è l’ok definitivo. Pollice in su, frattanto, anche dal Comune che nel marzo 2006 indica l’area per la costruzione del ‘drago dei rifiuti’: a Ugozzolo, a un chilometro dal Mulino bianco Barilla. Assessore all’Ambiente, all’epoca, è un certo Pietro Vignali. Tutto bene tutto bello. E invece no, perché oggi – mentre il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli dichiara il silenzio stampa sull’inceneritore – è proprio Vignali sindaco che regala giorni di trepidazione sfidando Iren: diteci quanto costa veramente il termovalorizzatore, invoca, altrimenti…Senza precedenti la lavata di capo da parte di Andrea Viero, ad di Iren Ambiente: Vignali deciditi, è la sua risposta, lo vuoi o no questo termovalorizzatore? Basta balletti mediatici, taglia corto il manager: “Se blocca il Pai – ammonisce – il Comune ci rimborserà 80 milioni di penali”.
Vignali di qua, Villani di là – Se la ride intanto a bordo pista il comitato no-term Gestione corretta dei rifiuti (Gcr). Suo il copyright del “vero” costo dell’inceneritore, che sarebbe di 315 milioni e non di 193. Sull’affido per la costruzione del Pai i contestatori hanno pure depositato un ricorso in Procura, denunciando presunte irregolarità da parte del Comune (LEGGI). Inattesa, forse, la benedizione della battaglia da parte di Vignali: da parte, cioè, del pupillo di Luigi Giuseppe Villani che è coordinatore provinciale del Pdl ma pure vicepresidente Iren. Dal 2006 Gcr va inoltre ripetendo che “no, l’inceneritore non risolve il problema dello smaltimento” e che “il mostro sfornerà 39mila tonnellate di ceneri tossiche producendo diossine e 3,2 milioni di tonnellate di Pm10 in più”. L’alternativa per Gcr si chiama “estrusione”, trattamento a freddo del rifiuto residuo dal quale si ricava una sabbia riciclabile in edilizia. L’ha sperimentata la pasionaria del ‘rifiuto zero’, Carla Poli titolare del Centro riciclo di Vedelago nel trevigiano: “L’indifferenziata non esiste più – scandisce l’imprenditrice al telefono – bisogna che ve lo mettiate ben in testa”. Cioè? Lei sa dove mettere il pannolino del bebé? “Certo – risponde la Poli – recuperiamo la carta che dev’essere di prima qualità se è pensata per il sedere dei bimbi, mentre l’organico viene portato al compostaggio”. Facile, tanto da consentire – insieme all’estrusione – il recupero “dell’80 percento della frazione secca residua” assicura la pasionaria. Più o meno quella che a Ugozzolo finirebbe nelle fauci del “drago”.

La firma dell’assessore – Eppure niente, a Parma la strategia è bruciare 130mila tonnellate di residuo (anche se Viero parla di ’sole’ 88mila tonnellate oggi esportate): 70mila di rifiuti urbani e 60 mila di rifiuti speciali “non pericolosi” da ardere insieme a scarichi fognari e a scarti ospedalieri. Esiste però un rapporto dell’Osservatorio provinciale dei rifiuti, datato 2008 e firmato dall’assessore all’Ambiente Giancarlo Castellani oggi in silenzio stampa, in cui si legge a pagina 9: “La Valutazione di Enìa (oggi Iren, ndr) relativa a 60mila tonnellate di rifiuti speciali (…) potrebbe determinare per il 2020 un sovradimensionamento dell’impianto (il Pai ndr)”. Qualcuno paventa allora l’arrivo di rifiuti da altri territori, forse da Reggio Emilia. Per questo molti mettono sotto la lente la delibera 938 del 2008 della Giunta provinciale che, a pagina 11 punto 8, recita: “Si ribadisce che al Pai potranno essere conferiti rifiuti prodotti esclusivamente nel territorio provinciale di Parma, salvo espressa autorizzazione dell’Autorità Competente”. Cosa vuol dire “salvo espressa autorizzazione”? In teoria – è il ragionamento dei dubbiosi – “grazie a quel distinguo si potrà derogare spesso e volentieri al divieto di ricevere rifiuti altrui”. Business is business? Mai un pannolino creò tanto scompiglio.

Nota sulla videoinchiesta “Inceneritore della discordia”: Repubblica Parma nel mese di novembre, quando è stato realizzato il filmato, ha cercato più volte di contattare e intervistare i responsabili sul tema inceneritore di Provincia, Comune e Iren. Come si vede nel video la Provincia si è dichiarata in silenzio stampa, l’assessore comunale all’Ambiente Cristina Sassi ha annullato un’intervista già fissata inviando poi un sms col quale avvisava di non avere nulla da dire, mentre il vicepresidente Iren Luigi Giuseppe Villani – atteso dopo una conferenza stampa – ha dichiarato di non voler rispondere. A margine di una successiva conferenza solo il sindaco Pietro Vignali ha affrontato il tema, dopo che dall’ufficio stampa del Comune era stata negata la possibilità di un’intervista.

Fonte: consumi-parma.blogautore.repubblica.it

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