Quasi un Sos quello del premier alle prese con la pesante crisi rifiuti. Si cerca un altro sito mentre resta ancora da definire l’accordo per trasferire i cumuli di immondizia in altre regioni
di ROBERTO FUCCILLO

«CARO sindaco, adesso non mi faccia il Palmiro comunista». «Caro presidente, mi chiamo Palmiro davvero in onore di Togliatti, ma sui rifiuti non faccio ideologia». È andata più o meno così, fra dosi anche di ironia e cordialità, la telefonata fra il premier Silvio Berlusconi e il primo cittadino di Serre, Palmiro Cornetta. La cittadina del salernitano, già teatro delle prime rivolte tre anni fa, è tornata a essere un perno importante delle manovre che il governo gestisce per uscire dall’emergenza.

Provincia e Regione hanno deciso di riaprire la discarica di Macchia Soprana, che avrebbe disponibili ancora 100mila metri cubi. Ne ha bisogno Salerno, visto il «surplace» del proprio termovalorizzatore. Ne ha bisogno anche Napoli, da quando è stato previsto che Salerno possa scaricare tutto a Serre e lasciare così spazi nelle altre tre discariche provinciali per accogliervi invece i rifiuti napoletani. Il fatto che Berlusconi ieri abbia chiamato, a cavallo dell’incontro a Roma col Prefetto Andrea De Martino, testimonia di quanto il governo abbia bisogno di quel sito. Ma Cornetta tiene duro: «Do atto al presidente della sua garbatezza e del suo rispetto istituzionale. Prodi neanche ci riceveva. Ma riaprire la discarica non si può. Si rischia il disastro ambientale. Ho detto al presidente che si possono tenere anche i 12 milioni previsti per il ristoro ambientale, purchè si cerchi in altri luoghi».

Berlusconi ha preso atto, se ne riparlerà, è già in agenda la settimana prossima un nuovo incontro al Ministero dell’Ambiente. Il premier ostenta sicurezza. «Siamo in grado di poter riportare Napoli al suo doveroso splendore nel giro di qualche giorno», proclama in mattinata intervenendo via telefono al convegno del neonato Pid (Popolari Italia domani). Ma c’è chi vede il re nudo. «Ormai non ci crede neanche più lui, continua a dare i numeri gestendo i rifiuti come il gioco delle tre carte», dice il presidente di Legambiente Michele Buonomo. «Si è perso il conto di quante volte Berlusconi ha annunciato la soluzione», rincara Andrea Cozzolino, eurodeputato Pd. D’altro canto, Puglia a parte, è ancora da fare l’accordo con le Regioni, come rivela il governatore lombardo Roberto Formigoni: «Il sottosegretario Gianni Letta sta lavorando per costruire l’unanimità fra le Regioni. La Lombardia ha fatto presente le numerose difficoltà di carattere tecnico ed economico. Attendiamo che Letta costruisca la posizione unitaria». A Napoli poi, mentre lo stesso presidente della Regione Stefano Caldoro inizia a parlare di nuovi impianti intermedi, un partner di governo come l’Udc dice addio ai termovalorizzatori. Avviene in un convegno promosso da Paolo Cirino Pomicino con dirigenti e amministratori del partito. Tutti concordi: differenziata e riciclo, impianti piccoli, gassificatori, anche rionali, basta con i mostri tipo Acerra, che in futuro non serviranno. Lo stesso ex ministro chiede al governo di liberare i Comuni dall’obbligo di consorziarsi e ai Comuni di produrre le ordinanze per la riduzione a monte degli imballaggi.
Prosegue comunque la rimozione. Ieri a Palazzo Chigi c’era anche il generale Mario Morelli a relazionare sul lavoro dei militari che intanto sono intervenuti a Quarto, Melito e a Pianura. E nel capoluogo il bilancio parla di 1500 tonnellate per strada. Una tendenza positiva, per ora assicurata dal fatto che la partenza per la Puglia di 500 tonnellate al giorno tiene liberi gli Stir per accogliere rifiuti freschi.

Fonte: repubblica.it

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