Un contributo importante di chi della salute ha fatto una missione

Gli impianti di incenerimento dei rifiuti rientrano fra le industrie insalubri in base all’art.216 del testo unico delle leggi sanitarie, e qualunque sia la tipologia adottata (a griglia, a letto fluido, a tamburo rotante) e qualunque sia il materiale destinato alla combustione ( rifiuti urbani, tossici, ospedalieri, industriali) danno origine a diverse migliaia di sostanze inquinanti.

L’incenerimento riduce solo il volume dei rifiuti in entrata, trasforma i materiali in ingresso in rifiuti altamente tossici e pericolosi, sotto forma di emissioni gassose, ceneri volatili e ceneri pesanti.

Fra gli inquinanti emessi dagli inceneritori vi sono varie categorie: particolato, metalli pesanti, diossine, composti organici volatili, ossidi di azoto.

Per quanto riguarda il particolato le conseguenze che esso esercita sulla salute umana sono

universalmente riconosciute: si pensi che l’U.E. valuta che siano ben 370.000 le morti causate ogni anno in Europa dal particolato fine.

Una ricerca del 2007, condotta a Parigi, ha evidenziato che gli inceneritori sono una delle

maggiori fonti di produzione di particolato unitamente a traffico veicolare e a riscaldamento, con conseguente aumento di produzione di gas serra.

Tra i metalli pesanti emessi da inceneritori troviamo arsenico, berillio, cadmio, cromo, nickel, che sono stati riconosciuti, dalla agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, cancerogeni certi per l’uomo. Per quanto riguarda le diossine, gli inceneritori sono la prima fonte di emissione in Italia. La tossicità di queste molecole è elevatissima; esse sono assunte per il 95% tramite la catena alimentare (carne, pesce, latte, latticini) compreso il latte materno che rappresenta il veicolo in cui esse maggiormente si concentrano; la capostipite di queste sostanze e la più tristemente nota è la “diossina di Seveso”, riconosciuta nel 1997 come cancerogeno certo per l’uomo.

Ad essa sono correlati in particolare linfomi, sarcomi, neoplasie infantili, tumori dell’apparato digerente, del fegato e delle vie biliari, del polmone, della tiroide, della mammella e della prostata. Inoltre la diossina provoca danni all’apparato ormonale (diabete, disfunzioni tiroidee), a quello riproduttivo(infertilità, disordini della pubertà), al sistema immunitario, nonché alterazioni dello sviluppo neuropsichico e del sistema cardiocircolatorio.

Inoltre sono stati segnalati danni indotti da queste molecole che possono manifestarsi nelle generazioni successive, in assenza di una loro diretta esposizione, ma attraverso modificazioni trasmesse dalle cellule germinali.

Gli inquinanti emessi dagli inceneritori esplicano i loro effetti nocivi sulla salute o perché vengono inalati, o per contatto cutaneo, o perché, ricadendo, inquinano i prodotti dell’agricoltura, contaminando la catena alimentare; non a caso il decreto legislativo 228 del 18/5/2000 stabilisce che non sono idonee ad ospitare inceneritori le zone agricole.

La letteratura medica segnala circa un centinaio di lavori scientifici, fra cui diverse decine

sono gli studi epidemiologici condotti per indagare lo stato di salute delle popolazioni residenti intorno a impianti di incenerimento e dei lavoratori addetti e sono stati segnalati numerosi effetti avversi sulla salute neoplastici e non.

In definitiva questi rischi sono assolutamente ingiustificati, in quanto esistono tecniche di gestione dei rifiuti alternative alla combustione già ampiamente sperimentate e prive di effetti nocivi.

Attualmente gli inceneritori di Rifiuti Solidi Urbani (RSU) nel nostro Paese sono impianti pericolosi.

Sono in corso in Italia progetti per la costruzione e l’ampliamento di numerosi impianti di incenerimento, ma senza una revisione della normativa non sarà possibile quantificare il potenziale grave rischio sanitario per la salute pubblica.

La classe medica e l’art. 5 del codice deontologico: la posizione dell’Ordine.

La classe medica ha il dovere di prevenire l’insorgenza di malattie e di contrastare i fattori di rischio per la popolazione proponendosi come supporto agli organi di governo nazionali, regionali e locali per la protezione dell’ambiente e della salute (“Carta di Padova” del 9/5/9).

Come ordine dei medici di Latina concordiamo con il comitato scientifico internazionale

dell’ISDE (International Society of Doctors Enviroment) che si dichiara contrario alla

costruzione di nuovi impianti di incenerimento di RSU, in quanto la letteratura scientifica

non sgrava gli inceneritori, anche quelli di recente generazione, dal dubbio che tali impianti possono avere effetti anche gravi sulla salute delle popolazioni che vivono intorno ad essi.

Del resto la produzione e lo smaltimento dei rifiuti richiedono una strategia globale che

inizia dallo stile di vita delle famiglie, dalla riduzione della loro produzione dei rifiuti, dal

riuso, fino alla incentivazione della raccolta differenziata, finalizzata al recupero di materia.

E all’interno di questa strategia globale l’incenerimento diventa uno strumento superfluo.

Per quanto riguarda le centrali “turbogas”o centrali termoelettriche a gas naturale vale lo

stesso discorso d’inquinamento, in quanto la combustione del gas naturale, di cui il più

importante quantitativamente è il metano, comporta la produzione di particolato (detto

anche aerosol o “polveri”), fine ed ultrafine.

I principali componenti del particolato sono nitrati, solfati e cloruro di ammonio e sodio,

carbonio organico, polveri minerali ed acqua.

Studi epidemiologici tra cui quelli del centro nazionale ricerche di Bologna, hanno dimostrato che la componente più tossica si trova nella frazione di particolato inferiore a 1 um di diametro, ma anche di altri inquinanti quali ossidi di azoto, monossido di carbonio, sostanze organiche volatili ed ossidi di zolfo.

Le principali correlazioni riguardano effetti a carico del sistema respiratorio e cardiaco

specie in anziani e bambini. Le vie di esposizione per l’uomo sono l’inalazione, l’ingestione

e il contatto con la pelle e gli effetti sulla salute possono essere anche cancerogeni.

Visto che in Italia in questo periodo dovrebbero entrare in funzione decine di nuove

centrali turbogas, che bruceranno miliardi di metri cubi di gas naturale, con un cospicuo aumento dell’inquinamento atmosferico e delle zone vicine ad esse, e visto che in Italia per le “turbogas ” non sono obbligatorie le misure di compensazione ambientale, come sono invece previste in California, sarebbe auspicabile che i nostri governi nazionale, regionali e

locali analizzassero questo problema con maggior rigore.

E’ possibile costruire centrali turbogas limitando l’impatto ambientale in misura molto

maggiore di quanto previsto oggi in Italia oppure costruire centrali “a biomasse” che

sfruttano scarti del sottobosco, delle segherie, delle silvicolture o dei residui agricoli, oppure non costruirle, e tentare di produrre energia con fonti rinnovabili quali ad esempio quelle solari , eoliche, idroelettriche.

In definitiva “tutti gli uomini sono responsabili dell’ambiente. I medici lo sono due volte”.

Per questo l’ordine dei medici di Latina vuol far sentire la sua voce unicamente per essere

di supporto e di stimolo per le istituzioni e per le autorità di governo della nostra provincia.

Pasquale Milo

(Segretario Ordine Medici Latina)

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