di Franco Ortolani*

ANALISI. In Campania presto le discariche saranno colme. Gli inceneritori? Pronti tra almeno 4 anni. Così continuerà a lungo l’esportazione dell’immondizia, che però costa molto. E chi pagherà?
Secondo Pia Bucella, direttore alla Direzione generale ambiente della Commissione europea, «per eseguire la sentenza della Corte sull’emergenza rifiuti in Campania è necessario l’attuazione di un piano di gestione regionale dei rifiuti. Il decreto adottato dal governo italiano non rientra direttamente nell’esecuzione della sentenza, ma ben venga se contribuisce a facilitare l’iter di adozione e attuazione del piano». Ma quali sono le misure contenute nel decreto 196, pubblicato il 26 novembre scorso e approvato otto giorni prima dal Consiglio dei ministri? Il DL “Disposizioni relative al subentro delle amministrazioni territoriali della regione Campania nelle attività di gestione del ciclo integrato dei rifiuti” che sono state rese necessarie a causa del permanere di una situazione di elevata criticità nel settore dei rifiuti nel territorio della regione Campania che ha imposto di definire con urgenza misure atte ad assicurare un normale e continuo smaltimento dei rifiuti urbani.

Il Consiglio dei ministri, dopo 16 anni, ha avuto l’illuminazione di ritenere che vi sia la straordinaria necessità ed urgenza di accelerare la realizzazione degli inceneritori che sono già stati ordinati con il DL 90 del maggio 2008 e che finora esistono solo sulla carta nonostante l’emergenza ritenuta impellente due anni e mezzo fa. Il nuovo Dl fa cenno anche alla necessità di sveltire l’attuazione della raccolta differenziata. Il comma 1 dell’articolo 1 dice che non saranno realizzate tre discariche «Andretta (AV) – località Pero Spaccone (Formicoso)», «località Cava Vitiello» e «Serre (Sa) – loc. Valle della Masseria» del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90, convertito, con modificazioni dalla legge 14 luglio 2008, n. 123.

Il motivo della loro non idoneità ambientale lo chiarii già due anni e mezzo fa in una nota del luglio 2008. Pero Spaccone è ubicato nella zona più sismica della Campani, Cava Vitiello si trova nel Parco Nazionale del Vesuvio e per di più è una cava a fossa scavata nel sottosuolo per varie decine di metri dove non si potrebbe mai fare manutenzione al telo impermeabile; Valle della Masseria si trova poche centinaia di metri a monte delle opere idrauliche che consentono il prelievo di circa 250 milioni di metri cubi di acqua del fiume Sele per l’irrigazione di tutta la piana da Salerno ad Agropoli. Un normale buonsenso già due anni e mezzo fa avrebbe dovuto impedire l’inserimento di questi siti in un DL che imponeva la realizzazione di discariche inquinanti.

Il comma 2 sembra chiarire che il vero fine dell’emergenza rifiuti è rappresentato dalla realizzazione urgente dei tre inceneritori di Napoli Est, Salerno e Santa Maria la Fossa. Naturalmente la costruzione degli impianti non può avvenire senza fare ricorso a commissari straordinari che, con funzioni di amministrazione aggiudicatrice, individuano il soggetto aggiudicatario sulla base delle previsioni di cui all’articolo 57 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e provvedono in via di somma urgenza ad individuare le aree occorrenti. Ora i poteri speciali saranno usati dai commissari straordinari nominati dal presidente Caldoro. Il comma 3 introduce la novità che i rifiuti aventi codice CER 19.05.03 (compost fuori specifica), previa autorizzazione regionale, possono essere impiegati quale materiale di ricomposizione ambientale per la copertura e risagomatura di cave abbandonate e dismesse, di discariche chiuse ed esaurite, ovvero quale materiale di copertura giornaliera per gli impianti di discarica in esercizio.

E’ il caso di evidenziare che il compost fuori specifica costituisce, ai sensi del D. Lgs. 22/1997 (art. 6), rifiuto a tutti gli effetti, senza che sia prevista possibilità di riutilizzo del medesimo. Eppure il DL 196 consente anche il suo uso per il colmamento di cave abbandonate e dismesse. Il comma 6 prevede il commissariamento delle amministrazioni comunali che non raggiungano i previsti livelli di raccolta differenziata. Il comma 7 contiene, non esplicitamente e subdolamente, i più seri riferimenti per gli amministratori locali e per le tasse dei cittadini. In pratica, finché non saranno completati gli impianti previsti dal decreto-legge n. 90, così come modificato dal presente decreto, e in caso di nuova crisi, i rifiuti campani potrebbero essere smaltiti anche in altre regioni a patto che ciò non comporti nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Che vuol dire?

Le discariche attualmente attive in Campania avranno ancora una autonomia di alcuni mesi, salvo incidenti. Fra qualche mese e per un periodo successivo di almeno 3-4 anni i rifiuti campani in gran parte dovranno essere smaltiti in altre regioni e forse anche all’estero. Ricordiamo che ogni mese in Campania si produce un volume di rifiuti che, se sono tritovagliati dagli impianti STIR, equivale al volume occorrente per colmare poco più di uno stadio. Nei prossimi anni (tre o quattro), pertanto, i rifiuti campani colmeranno discariche aventi un volume di 40-50 stadi reperibili nelle altre regioni? Il trasporto dei rifiuti campani nelle altre regioni costerà sensibilmente di più; dal momento che il costo non deve gravare sulla finanza pubblica, chi pagherà se non i cittadini?

*Ordinario di Geologia, Università Federico II

Fonte: terranews

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