di Giorgio Mottola

CAMORRA. Concluse le indagini preliminari sull’ex sottosegretario. Secondo i magistrati avrebbe condizionato le decisioni del Commissariato insieme ai clan della provincia di Caserta.
Forse, tra qualche anno, sarà necessario riscrivere la storia ufficiale dell’emergenza rifiuti campana. Potrebbe imporlo il procedimento giudiziario in cui risulta coinvolto Nicola Cosentino. Nel giro di poche settimane l’attuale coordinatore campano del Pdl rischia di essere rinviato a giudizio. Martedì sera infatti la Procura di Napoli ha recapitato all’ex sottosegretario all’Economia l’avviso di fine indagini. Secondo il documento redatto dai magistrati, Cosentino, insieme al clan dei Casalesi, avrebbe realizzato in Campania «un ciclo integrato dei rifiuti alternativo e concorrenziale» rispetto a quello istituzionale, gestito da Fibe, Fisia e Italimpianti.

Se le accuse della magistratura dovessero trovare conferma, bisognerà riconsiderare tutti i provvedimenti assunti nel corso degli ultimi 17 anni di gestione commissariale. I Casalesi mediante il loro presunto rappresentante politico, Nicola Cosentino, potrebbero infatti aver condizionato in modo pesante i processi decisionali delle istituzioni. Infatti, secondo la Procura di Napoli, l’obiettivo dell’ex sottosegretario era «egemonizzare l’intera gestione del ciclo economico dei rifiuti, controllando direttamente le discariche ed attivandosi nel progettare la costruzione e gestione di un termovalorizzatore». Tutto ciò sarebbe avvenuto, «strumentalizzando le attività del commissariato di governo».

Lo strumento era la società Eco4. Considerata dai magistrati «una diretta espressione della criminalità organizzata», è la rappresentazione quasi perfetta della triangolazione camorra-politica-imprenditoria. La ditta era nella piena disponibilità del clan dei Casalesi: faceva riferimento in particolare a Francesco Bidognetti, ma, in base alle aree geografiche in cui operava, anche a Francesco Schiavone Sandokan. La copertura politica era invece garantita da Nicola Cosentino e (come ha più volte dichiarato il pentito Gaetano Vassallo) dall’ex ministro della Comunicazione Mario Landolfi, che, in campagna elettorale, utilizzavano la società per le loro assunzioni clientelari. L’attuale coordinatore del Pdl in Campania la concepiva come una sua creatura: «L’Eco4 song’io», avrebbe detto in diverse occasione. Al terzo vertice del triangolo c’era infine l’imprenditoria camorrista casertana: i fratelli Sergio e Michele Orsi, il secondo ucciso in un bar di Casal di Principe, e Gaetano Vassallo divenuto poi accusatore di Nicola Cosentino.

Il controllo si estendeva al consorzio pubblico Ce4, che si occupava delle gestione dei rifiuti in una parte della provincia di Caserta, e a Impregeco, il superconsorzio che riuniva il Ce4, guidato dal centrodestra, e le strutture napoletane, Na1 e Na3, che invece facevano riferimento al centrosinistra. Cosentino sarebbe riuscito a condizionare, su aspetti specifici, le decisioni del Commissariato per l’emergenza rifiuti, nella fase in cui a gestirlo c’era Corrado Catenacci. Fu, ad esempio, per volontà dell’ex sottosegretario che si scelse Santa Maria la Fossa come sede per la costruzione di un termovalorizzatore in provincia di Caserta, poi bloccata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere per infilitrazioni camorristiche. L’inceneritore sarebbe stato gestito da un consorzio ad hoc. Dunque, con una struttura contrattuale diversa rispetto a quella, che nel resto della regione, era prevista dal Commissariato per gli altri impianti, affidati al gruppo Fisia Italimpianti e Fibe spa.

E a Cosentino si dovrebbe inoltre una delle norme più contestate del decreto di fine emergenza: la provincializzazione della gestione dei rifiuti. L’ordinamento dell’epoca la escludeva, ma l’attuale coordinatore del Pdl in Campania si è battuto in Parlamento per istiturilo, avvantaggiando in questo modo l’Eco 4 e le altre strutture locali su cui esercitava il controllo insieme agli esponenti del clan dei Casalesi.

Fonte: terranews.it

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