di Simonetta Lombardo

NUCLEARE. Una bocciatura all’atomo emerge dal Rapporto reso noto dall’Enea. Questa tecnologia costerà 35 miliardi (in partenza) per sette centrali e non coprirà molto più che il 20% del nostro fabbisogno.
L’ascesa delle rinnovabili di nuova generazione – ossia dell’eolico, del fotovoltaico e delle stesse biomasse – è irresistibile, a livello mondiale e soprattutto nei Paesi a nuova impetuosa industrializzazione come Cina e India che ne stanno facendo un asset di esportazione. In Italia, l’unico indicatore che cresce è sempre quello delle energie pulite, «grazie anche alle efficaci politiche di incentivazione varate». Da noi però, a mancare sono le aziende nazionali che progettino e vendano tecnologie eoliche o fotovoltaiche: l’Italia è terra di conquista per chi sta investendo, come la Germania e ancora di più la Cina. Ma è un gap ben più generale, riconducibile a una «una generale difficoltà del sistema produttivo di esprimere un adeguato sistema di competenze tecnologiche».

Il nucleare, poi, per qualcuno è un bel sogno, ma non si avvererà fino al 2025, costerà 35 miliardi (in partenza) per sette centrali e non coprirà molto più che il 20% del fabbisogno energetico. È una coperta un po’ corta e quindi come tale allungabile un po’ in tutte e direzioni, quella che l’Enea ha confezionato oggi con il suo Rapporto Energia e Ambiente: corta perché cerca di soddisfare un po’ le ambizioni dell’ente verso il suo naturale futuro (le rinnovabili) con il suo resuscitato passato (il nucleare). Nelle oltre 130 pagine fitte di informazioni si fatica a tirar fuori un quadro omogeneo. Solo alcuni dati emergono con irrefutabile chiarezza: i combustibili fossili la fanno ancora da padroni nel mondo ma le rinnovabili avanzano a grandi passi e potrebbero farlo ancor di più, i consumi di energia ed elettricità decrescono a livello mondiale a causa della crisi ma sono pronti a ripartire, le emissioni di gas serra sono diminuite nei paesi in cui erano tradizionalmente da tagliare, sempre per la crisi economica, ma schizzeranno di nuovo verso l’alto se non si innesca una nuova economia low carbon.

In Italia i consumi di petrolio per i trasporti diminuiscono dell’1,8%, i consumi energetici dell’industria calano del 20%, le abitazioni segnano invece un 3,5% in più dovuto alla «variabilità climatica». La produzione di energia elettrica diminuisce ben dell’8,3% nel 2009 rispetto al 2008, ma, nello stesso tempo, le fonti rinnovabili hanno un balzo in avanti: più 34% di produzione da fonte eolica e qualcosa come più 250% di produzione da fotovoltaico. Le emissioni di gas serra scendono del 15% rispetto al 2005 (ma siamo sempre lontani dagli obiettivi di taglio rispetto al 2010) grazie al combinato disposto di più fonti rinnovabili e più crisi economica, ma «gli scenari Enea – avverte il Rapporto – mostrano come, in assenza di misure e interventi d politica energetica i consumi finali di energia siano destinati a riprendere a crescere».

Invece, solo nel residenziale un massiccio ricorso a tecnologie più efficienti permetterebbe di ottenere riduzioni di consumi fino al 12% entro il 2020. Dal Rapporto, commenta il presidente dei Verdi Angelo Bonelli emerge una «sonora bocciatura del nucleare. A cosa serve, se è possibile stabilizzare questi dati, incrementando l’efficienza energetica?».

Fonte: terranews.it

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