Non lo dite al presidente Polverini. Ma il piano dei rifiuti che la Giunta regionale ha approvato in fretta e furia per evitare le sanzioni UE è poco più di una bozza di lavoro. Un pezzo di carta sul quale gli imprenditori della Federlazio hanno appuntato un solo “ok”, quello delle tariffe ferme ormai al 2005. Il prossimo 7 dicembre, con la pubblicazione sul bollettino regionale, la strategia regionale per evitare un’altra Campania, dovrà affrontare Province, Comuni, la stessa Federambiente, i sindacati e ogni singolo imprenditore.
Ed è il momento dei consigli che vengono da Federambiente presieduta dal quel Bruno Landi – già presidente socialista della Regione Lazio – che di rifiuti è considerato un esperto di fama europea. Ecco il decalogo della monnezza alla romana. Per la Federlazio l’obiettivo del 60 per cento di raccolta differenziata non è solo utopico ma una specie di magia. Intanto è impossibile in un anno e se pure ci si dovesse arrivare porterebbe uno shock nel sistema: non è in grado di riceverli e nessun amministrazione locale è in grado di sostenere il costo, ben superiore a quello del trattamento biologico e meccanico. E proprio sulla differenziata, l’assessore della provincia di Roma, Michele Civita, ha raccontato la storia di un imprenditore che per far funzionare i suoi impianti ha dovuto importare residui di vetro dall’estero.

Sempre nel decalogo, i gestori degli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti mandano a dire alla Regione che il piano è costruito su una serie di impianti già autorizzati e altri da autorizzare per il quali però non c’è denaro: “Non chiediamo provvigioni o contributi – ha spiegato Landi ai rappresentanti di Provincia e Comune – ma un sostegno economico finanziario, un rapporto col sistema delle banche perché se il Lazio non vuole diventare un’altra Campania l’attuazione del piano costa alle imprese del settore qualcosa come 650 milioni di euro”. L’alternativa è il collasso del sistema nei prossimi anni.

E a proposito di futuro, il re dei rifiuti Manlio Cerroni ha reso noti i contenuti di una lettera spedita al sindaco Alemanno, già richiamato pubblicamente per la sua assenza e quella dell’assessore all’Ambiente De Lillo. “La Formula 1 dura un giorno – ha scritto l’avvocato – i rifiuti ad una certa ora devono trovare una casa che da ben 30 anni trovano a Malagrotta”. Per questo “mr rifiuti” ha già predisposto una seconda Malagrotta, proprio accanto a quella che tra breve dovrà chiudere. Vuoi o no vuoi servirà ad evitare ai romani un incremento delle tariffe, l’emergenza simil Campania e l’avvio degli investimenti per aumentare il trattamento, una differenziata economicamente compatibile e la seconda linea del gassificatore. E se poi la politica non dovesse capire, è arrivato il chiarimento: “Basterebbe che Malagrotta smettesse di lavorare di notte” e un terzo della romanissima monnezza rimarrebbe dov’è. Cioè nei cassonetti.

Fonte: affaritaliani.it

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