di Matteo Zola

Si è chiusa l’inchiesta su Nicola Cosentino, coordinatore del Pdl in Campania, già sottosegretario all’Economia dell’attuale governo Berlusconi, poi dimessosi nel luglio scorso a seguito dello scandalo che lo ha coinvolto. Ora la procura di Napoli, a firma dei pm Giuseppe Narducci e Alessandro Milita, ha emanato l’avviso di conclusione delle indagini. Secondo gli inquirenti, Cosentino avrebbe “garantito il permanere dei rapporti fra imprenditoria mafiosa, pubbliche amministrazioni ed enti a partecipazione pubblica” e avrebbe anche “contribuito al riciclaggio e al reimpiego delle provviste finanziarie provenienti dal clan dei Casalesi”. Nell’avviso notificato all’esponente politico, i pubblici ministeri riassumono le accuse raccolte durante l’inchiesta, che porteranno con ogni probabilità a una richiesta di rinvio a giudizio.

Enfant prodige della politica casertana, Cosentino fa una rapida carriera politica. A diciannove anni è consigliere comunale a Casal di Principe, a ventuno è Consigliere provinciale a Caserta, e verrà rieletto per tre mandati. Nel 1995 diventa consigliere regionale della Campania, deputato per Forza Italia nel 1996 e confermato nelle quattro tornate successive. in tutte queste occasioni, secondo i pm, Cosentino avrebbe potuto contare sull’aiuto del clan.

Le prime accuse arrivano nel 2008, quando fu pubblicamente accusato di aver avuto un ruolo di primo piano nell’ambito del riciclaggio abusivo di rifiuti tossici attraverso la società per lo smaltimento dei rifiuti Eco4, come emerse dalle rivelazioni di Gaetano Vassallo, un imprenditore reo confesso di aver smaltito abusivamente rifiuti tossici in Campania attraverso la corruzione di politici e funzionari. Il coinvolgimento di Cosentino è stato supposto sulla base della confessione di Gaetano Vassallo ai pm della direzione distrettuale antimafia napoletana: “Confesso che ho agito per conto della famiglia Bidognetti quale loro referente nel controllo della società Eco4 gestita dai fratelli Orsi. Ai fratelli Orsi era stata fissata una tangente mensile di 50 mila euro… Posso dire che la società Eco4 era controllata dall’onorevole Nicola Cosentino e anche l’onorevole Mario Landolfi vi aveva svariati interessi. […] Presenziai personalmente alla consegna di 50 mila euro in contanti da parte di Sergio Orsi a Cosentino, incontro avvenuto a casa di quest’ultimo a Casal di Principe. […] Ricordo che Cosentino ebbe a ricevere la somma in una busta gialla e Sergio mi informò del suo contenuto”.

Questo convinse i magistrati inquirenti a procedere contro Cosentino, nel novembre 2009 fu inviata alla Camera dei deputati una richiesta di autorizzazione a procedere per l’esecuzione della custodia cautelare per il reato di concorso esterno in associazione camorristica. Il testo del mandato di arresto riportava le seguenti motivazioni: “Cosentino contribuiva con continuità e stabilità, sin dagli anni ‘90, a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista che faceva capo alle famiglie Bidognetti e Schiavone, dal quale sodalizio riceveva puntuale sostegno elettorale […] creando e co-gestendo monopoli d’impresa in attività controllate dalle famiglie mafiose, quali l’Eco4 spa, e nella quale Cosentino esercitava il reale potere direttivo e di gestione, consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando dette attività di impresa per scopi elettorali“.

La Camera tuttavia, in una seduta drammatica, respinse la richiesta dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere.

Il vaso di Pandora però era stato aperto, l’affaire Cosentino si complicò quando – nel luglio 2010 – l’imprenditore Flavio Carboni venne indagato per concorso in corruzione, nell’ambito di un’inchiesta sugli appalti per l’energia eolica in Sardegna. Carboni è un personaggio ricorrente nelle storie misteriose che riguardano la politica sommersa del secolo scorso: dall’omicidio Calvi, per il quale è stato processato e poi assolto con sentenza di primo grado; all’accusa di ricettazione, sempre riguardante la morte di Calvi, della valigia del banchiere poi venduta a monsignor Pavel Hnilica, alto prelato dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR, istituto di credito del Vaticano). Per quest’accusa fu condannato ma poi la sentenza fu annullata per un vizio di procedura. Nel luglio 2010 viene indagato per corruzione e poi arrestato insieme a Pasquale Lombardi, geometra ed ex esponente della Democrazia cristiana nonché ex sindaco di Cervinara (Avellino), e all’imprenditore Arcangelo Martino, ex assessore comunale di Napoli. A tali personaggi i pm romani contestano, inoltre, l’accusa di aver esercitato pressioni sui giudici della Corte Costituzionale al fine di favorire la legittimità del Lodo Alfano e di aver favorito la nomina a presidente della Corte d’Appello di Milano del pm Alfonso Marra (che effettivamente ottenne la nomina). Si parlò, in quel caso, di nuova P2.

Costoro, secondo l’accusa, avrebbero favorito anche la posizione di Cosentino come candidato governatore di centrodestra per la Regione Campania alle elezioni 2010. A seguito di queste gravissime accuse, e sotto pressione dell’ala finiana del Pdl, Cosentino si dimise da sottosegretario all’Economia, ma non da coordinatore Pdl in Campania.

Il 22 settembre 2010 la Camera dei Deputati ha negato, con scrutinio segreto, l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni telefoniche di Cosentino, richiesta dai pm di Napoli.

Ora, un anno dopo l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Raffaele Piccirillo, per Cosentino si avvicina il processo: è accusato, oltre che del reato di associazione camorristica, di aver promosso lo sviluppo di “un ciclo integrato dei rifiuti alternativo e concorrenziale a quello legittimamente gestito dal sistema Fibe-Fisia-Italimpianti”, boicottando le società affidatarie per creare “un’illecita autonoma gestione a livello provinciale, la cosiddetta provincializzazione del ciclo rifiuti”.

Il parlamentare ha sempre respinto le accuse. Adesso ha venti giorni di tempo per replicare prima della probabile richiesta di rinvio a giudizio.

Fonte: narcomafie

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