di Franco Ortolani*

IL CASO. Mentre le strade di Napoli sono piene di spazzatura e i tritovagliatori di Giugliano e Tufino ingolfati, quello di Santa Maria Capua Vetere lavora poche ore al giorno. Ecco l’ennesimo paradosso di questa crisi.
La scorsa settimana ho visitato lo Stabilimento di tritovagliatura ed imballaggio rifiuti (Stir), l’ex Cdr, di Santa Maria Capua Vetere (Ce). Erano circa le 10 del mattino e, stranamente, la lavorazione dei rifiuti conferiti dalla provincia di Caserta era già ultimata. Il piazzale era pulito, non vi erano rifiuti accatastati e il capannone per la produzione della Fos (Frazione organica stabilizzata) semivuoto. Non vi era assolutamente una situazione che rispecchiasse quella osservata a qualche chilometro di distanza con le cataste di rifiuti in mezzo alle strade. Lo Stir sembrava un’oasi. Il lavoro dell’impianto è quello di separare dai rifiuti indifferenziati le parti metalliche (che sono rivendute), la parte organica (che viene sottoposta ad un processo di maturazione forzata per la produzione della Fos) e quella secca (carta, plastica, legno ecc.) che viene imballata o trasportata direttamente all’inceneritore di Acerra.

Dopo avere visitato l’impianto è emersa una cosa interessante: l’impianto lavora soltanto il 30 per cento dei rifiuti prodotti nella provincia di Caserta. Il rimanente 70 per cento di spazzatura tal quale e indifferenziata finisce direttamente nella vicina discarica di San Tammaro. Si deve sottolineare che la tritovagliatura operata dallo Stir riduce di circa il 30-40 per cento il volume dei rifiuti che entrano nell’impianto. Ne discende che se lo stabilimento lavorasse a tempo pieno, nell’invaso di San Tammaro sarebbe conferito un volume altrettanto inferiore. La discarica, conseguentemente, potrebbe avere una vita sensibilmente superiore e in mezzo alle strade non rimarrebbero accumulati i rifiuti. Il sottoutilizzo dell’impianto è “giustificato” dal fatto che l’inceneritore di Acerra può bruciare solo il 30 per cento della parte secca tritovagliata dei rifiuti di Caserta. E invece di trattare il rimanente 70 per cento dei rifiuti indifferenziati, gli ordini impartiti dall’alto impongono che essi vengano direttamente conferiti nella discarica.

Una situazione che ha dell’incredibile. Chissà da quanto tempo si procede in questo modo e quanto volume di rifiuti è stato inutilmente accumulato nella discarica, riducendone pericolosamente la capacità utile di vita. Sarebbe interessante sapere se anche gli altri Stir della Campania lavorano seguendo le stesse prescrizioni. Se anche gli altri stabilimenti di tritovagliatura dei rifiuti funzionassero allo stesso modo, vorrebbe dire che non si è fatto nulla per evitare che le discariche attive si colmino il più tardi possibile. Mi rifiuto di pensare che ci sia la volontà di fare saturare gli invasi. Per quali motivi? Forse per rilanciare l’emergenza dopo avere ripulito le strade. Oppure per fare guadagnare di più i gestori delle discariche e per creare i presupposti per favorire il trasporto dei rifiuti fuori regione al fine di incrementare i guadagni degli autotrasportatori? La spregiudicatezza dei “comandanti” dell’emergenza sta mettendo di nuovo in serie difficoltà l’economia del turismo. A proposito, ma chi sono i comandanti dell’emergenza rifiuti? Si può rendere noto quali sono le persone che comandano?

Conoscendo nomi, qualificazioni e relative competenze si potrebbe anche comunicare loro qualche buon suggerimento vista la gravità della situazione che essi finora non sono stati in grado di evitare. La riduzione del volume dei rifiuti da accumulare nelle discariche è di strategica importanza. Appena le strade saranno ripulite si riproporrà il problema nel prossimo mese durante il quale è risaputo che aumenta il volume dei rifiuti. La quantità di spazzatura prodotta in Campania ogni anno equivale al volume di circa 12-15 campi da calcio con relative tribune attorno. La situazione attuale dei rifiuti in Campania: si riempie almeno uno stadio ogni mese. I cittadini che seguono sui mass media le vicende dell’emergenza rifiuti sentono parlare di tonnellate di immondizia non raccolta e da smaltire.

Per rendere più immediata la comprensione delle difficoltà connesse allo smaltimento dei rifiuti, cerchiamo di semplificare il problema. In Campania vi sono 551 comuni e circa 5.701.931 abitanti così suddivisi: provincia di Avellino, 432.000 abitanti, densità 155 ab/Km²; provincia di Benevento, 286.500 abitanti, densità 138 ab/Km²; provincia di Caserta, 855.000 abitanti, densità 324 ab/Km²; provincia di Napoli, 3.076.000 abitanti, densità 2627 ab/Km²; provincia di Salerno, 1.076.000 abitanti, densità 219 ab/Km². La produzione media annua di rifiuti si aggira intorno alle 2.500.000 tonnellate, equivalenti a circa 1.200.000-1.500.000 metri cubi di immondizia se potesse essere completamente tritata e separata dagli impianti Stir. La produzione mensile media di rifiuti della Regione Campania è compresa tra 100.000 e 120.000 metri cubi tritati. Per rendere un’idea di quanto siano, si tenga presente che ogni mese i rifiuti regionali riempiono un volume equivalente ad uno stadio (campo di calcio con pista di atletica) delimitato da una tribuna alta circa 15 metri. Ogni anno, pertanto, occorrono volumi (leggi discariche) pari a circa 12-15 stadi da riempire.

È evidente che la provincia di Napoli produce la maggior parte di rifiuti e che per l’elevata densità abitativa e per le caratteristiche geologiche ed ambientali è quella con minore territorio utilizzabile per le discariche. Di conseguenza è la provincia che dovrebbe essere più interessata alla raccolta differenziata e al riciclaggio. Perché più è efficace la raccolta, meno rifiuti andrebbero esportati nelle altre province. Una parte dei rifiuti più ricchi di materia organica e detriti vari è stata e viene invece accumulata in discarica. Mentre la parte più ricca di carta, plastica ecc., in assenza di un ciclo industriale per il riciclaggio, diventa rifiuto tritato e imballato da bruciare. Con le discariche in via di saturazione, con un unico termovalorizzatore realizzato che ha seri problemi e gli altri che non saranno costruiti prima di 3-4 anni si profila una costante situazione di crisi. Il fallimento del decreto legge 90 del 2008 era già chiaro appena emesso, come evidenziai spiegando che le tre discariche annullate con il nuovo testo erano improponibili. I buoni e qualificati consigli ripetutamente forniti sono sempre stati rigettati da persone che per caso rappresentano le istituzioni pubbliche e che si sono rivelate incapaci di risolvere i problemi. Perché non si fa chiarezza?

*Direttore del dipartimento di Pianificazione e scienza del territorio dell’università Federico II di Napoli

Fonte: terranews

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