di Vincenzo Mulè

AMBIENTE. Un protocollo d’intesa tra il ministero dell’Ambiente e grandi gruppi rischia di lasciare inquinate diverse aree industriali. Tra queste Crotone, con discariche illegali e rifiuti usati per costruire
«La bonifica non si tocca». Crotone non ci sta e il sindaco Peppino Vallone contesta la ventilata sanatoria a favore dell’Eni, ossia il possibile protocollo di intesa per la determinazione degli obiettivi di riparazione ai fini della sottoscrizione di atti transattivi in materia di danno ambientale, che potrebbe mettere in pericolo la bonifica dell’ex sito industriale di Crotone. Se venisse confermato, Vallone, vorrebbe coinvolgere in clamorose forme di protesta anche Gela e Mantova. I numeri del problema li ha forniti il fisico nucleare Erasmo Venosi: in Italia i siti potenzialmente contaminati sono 12mila, mentre sono cinquanta i siti di interesse nazionale con elevata pericolosità. Di queste 36 sono aree industriali, otto sono discariche e sei hanno un inquinamento d’amianto. Oltre 300 i comuni coinvolti per un totale di circa 7 milioni di persone.
rotone rientra nei siti coinvolti dal protocollo d’intesa firmato tra grandi gruppi industriale e ministero dell’Ambiente.

Alla città calabrese, al suo entroterra e alla «drammatica situazione dell’inquinamento ambientale in cui versano i Comuni di Crotone, di Cassano allo Ionio e di Cerchiara di Calabria», la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti ha dedicato una serie di trasferte. Le indagini svolte dalla Commissione d’inchiesta – mediante l’audizione dei rappresentanti delle Istituzioni, l’acquisizione di una notevole mole di documenti e il sopralluogo eseguito – hanno consentito di mettere in luce una situazione di assoluta drammaticità ambientale, con rischi seri e concreti per la salute dei cittadini in tutte le aree del crotonese che, nel corso degli anni hanno visto, e tuttora vedono, non solo la presenza di enormi discariche non protette di prodotti altamente nocivi per l’ambiente, costituiti dalla “ferrite di zinco” e dal derivato “scoria cubilot”, ma anche il loro uso indiscriminato in numerosi edifici, anche pubblici.

Nel corso dell’audizione del 10 marzo, Raffaele Mazzotta, capo della procura di Crotone, ha ricordato come a Crotone sia stata significativa per decenni la presenza di due grossissimi stabilimenti: quello della “ex Pertusola Sud”, sotto il controllo del “gruppo Enichem”, e quello della “ex Montedison” (comprensivo delle due aree industriali, denominate “ex Fosfotec” ed “ex Agricoltura”), che produceva fertilizzanti, fosforo, fosforite e altri prodotti chimici e che, dapprima, faceva capo alla Montecatini e, infine, dopo varie vicissitudini societarie, era passato anch’esso sotto il controllo del “gruppo Enichem”.

Ad oggi la proprietà di entrambi gli stabilimenti industriali fa capo alla Syndial spa, società del gruppo Enichem. I due stabilimenti, confinanti tra loro, sono in stato di totale abbandono ed occupano un’area prospiciente il litorale ionico per una lunghezza di circa due chilometri. Ognuno di essi aveva una propria “discarica a mare”, compresa tra l’area di rispettiva pertinenza e il litorale marino. Tanto che, secondo quanto dichiarato dal procuratore Mazzotta, l’ammontare delle scorie nocive è pari a 450 mila tonnellate ammassate nel piazzale antistante lo stabilimento “ex Pertusola Sud” e nella pertinente “Discarica a mare”.

Secondo quanto riferito da Teresa Oranges, direttrice provinciale di Crotone dell’Arpacal lungo tutta la costa crotonese, vi è una discarica “che praticamente comincia dove inizia la Pertusola e finisce dove sbocca l’Esaro”, dove sono state “abbancate” le scorie, senza alcuna misura di salvaguardia e “come sottofondo non è stato fatto nulla, perché all’epoca non esisteva la normativa”. Non solo. Una parte delle stesse scorie tossiche sono state portate fuori dall’area dello stabilimento industriale e della discarica a mare e sono state utilizzate in diversi siti, ubicati nella stessa città di Crotone, anche da imprese appaltatrici di lavori pubblici, che le avevano acquistate “a costo zero”e per di più “con una piccola quota di contribuzione per la lavorazione e il trasporto”, offerta dalla stessa Pertusola, come ha riferito Mazzotta nella sua audizione del 10 marzo 2010.

I risultati scientifici dei carotaggi disposti dalla Procura di Crotone sulle scorie dell’ex Pertusola, usate per costruire scuole e strade, hanno accertato la presenza di arsenico, nichel e zinco superiori alla media, considerate sostanze nocive se respirate e a contatto con le persone.

Fonte: terranews

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