Anna Pellizzone (Terra Milano)

PROTESTE. A Trezzo sull’Adda, i comitati dei cittadini dicono no al potenziamento della struttura. Dalla loro parte si schierano ben 26 sindaci.
Sindaci, cittadini, rappresentanti delle opposizioni e delle associazioni. All’audizione per dire no al potenziamento dell’inceneritore di Trezzo sull’Adda, in provincia di Milano, mercoledì scorso in Commissione Ambiente c’erano davvero tutti. Con moltissime motivazioni e solo un’ora di tempo per illustrarle. Prima tra le ragioni portate in Regione da chi dell’ampliamento del termovalorizzatore non vuole proprio saperne è la forte pressione ambientale a cui sono già sottoposti Trezzo e i comuni limitrofi. Il territorio che gravita attorno al tratto milanese dell’Adda è un puzzle di aree dense destinate allo smaltimento dei rifiuti: una centrale termica a Cassano, una discarica a Inzago, un impianto per il trattamento di rifiuti speciali a Cavenago e, presto, anche uno stabilimento per il compostaggio a Masate. Il tutto, senza contare il già esistente inceneritore di Trezzo e la fitta rete di strade a scorrimento veloce – autostrada A4, tangenziale est e, a breve, Pedemontana e BreBeMi – che trafiggono l’intera area.

L’aria è satura. Le concentrazioni di PM10 rilevate intorno a Trezzo hanno superato il limite consentito dalla legge per più di 35 giorni all’anno e nessuno sa nulla del PM2,5, perché ancora non esiste un sistema efficiente per il monitoraggio del particolato più fine. Eppure persistono i tentativi per la costruzione di nuovi impianti che non farebbero altro che incrementare le emissioni inquinanti che già gravano sulla zona. Prima Srl, l’azienda che gestisce il termovalorizzatore esistente, a soli tre giorni dall’insediamento del sindaco di Trezzo, Danilo Villa, ha presentato al Comune un progetto per il potenziamento dell’esistente inceneritore mediante la messa in esercizio di due nuove linee di termovalorizzazione da oltre 190 mila tonnellate di rifiuti solidi urbani all’anno e la costruzione di un nuovo impianto per il trattamento delle scorie pesanti decadenti dalle attività di combustione. Un progetto che non è piaciuto né ai cittadini, né alle amministrazioni locali, né alle associazioni ambientaliste, che per questo hanno chiesto l’audizione in Regione.

«La zona di cui stiamo parlando», è intervenuto davanti alla Commissione il sindaco di Grezzago, Vittorio Mapelli, «soffre già di un carico d’inquinamento elevato. Per questo, insieme ad altri 26 sindaci contrari al raddoppio, abbiamo chiesto a Provincia, Regione e Comuni di sederci per parlare del potenziamento del termovalorizzatore. Ma non abbiamo ricevuto risposta. Abbiamo trovato un muro di gomma da parte delle istituzioni, anche se Lega Nord, Pdl e Pd hanno dichiarato la loro contrarietà di principio al progetto. Ma noi sindaci di zona vogliamo che si passi ai fatti».

Dello stesso avviso è anche il sindaco di Trezzo: «Il quadro», ha dichiarato in regione, «è già drammatico. Questa area ha bisogno di respirare. Non si può infierire su una zona a così alta criticità». Senza contare che il potenziamento dell’impianto di Trezzo da solo non sarebbe in grado di soddisfare per intero il fabbisogno di smaltimento dei rifiuti della Provincia di Milano e che, quindi, sarebbe comunque necessaria la costruzione di un nuovo inceneritore. «Anche con il raddoppio del termovalorizzatore di Trezzo», ha illustrato il sindaco di Grezzago, «rimarrebbe un avanzo di circa 200 mila tonnellate di rifiuti. E allora, se comunque si deve costruire un nuovo impianto, tanto vale progettarne uno che soddisfi l’intero fabbisogno di smaltimento».

Tra le motivazioni portate in Regione, anche la virtuosità in quanto a raccolta differenziata dei comuni limitrofi all’impianto: «Noi ricicliamo circa il 70% dei rifiuti urbani», ha commentato Carlo Sironi, della lista civica Più Trezzo, «mentre a Monza e a Milano si recupera solo il 30%. I due terzi dei rifiuti che finiscono nell’inceneritore arrivano da fuori, ma noi non vogliamo che Trezzo diventi la pattumiera di Milano. Anche perché rischiamo di spendere 15 milioni all’anno di spese sanitarie per gli effetti sulla salute legati all’inceneritore».

I sindaci e gli altri rappresentanti dei cittadini hanno presentato richieste precise. «Chiediamo di sollecitare un incontro con Podestà e Belotti», ha dichiarato Ambrogio Cogliati, consulente del Comune di Pozzo d’Adda. E dal sindaco di Grezzago, Vittorio Mapelli, arriva anche una proposta: «Chiediamo alla Regione che il superamento di oltre il 100% delle concentrazioni di PM10 sia aggiunto tra i criteri escludenti per la localizzazione di nuovi impianti».

Il messaggio che emerge dall’audizione è forte e chiaro: il raddoppio dell’inceneritore di Trezzo non s’ha da fare. Anche perché, come ha dichiarato Damiano Di Simine, Presidente di Legambiente Lombardia, «gli impianti sono già adeguati e la Lombardia ha raggiunto un’autosufficienza sostanziale per quanto riguarda gli inceneritori». Le priorità sono altre, come la lotta alle sacche di resistenza alla raccolta differenziata che, nonostante le alte percentuali di separazione e recupero dei rifiuti della regione, in alcune zone della Lombardia continuano a persistere.

Fonte: terranews.it

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