di Marino Longoni

L’intenzione è lodevole: combattere le ecomafie e lo smaltimento illecito dei rifiuti. Lo strumento, il Sistri (sistema per la tracciabilità dei rifiuti), è tecnologicamente all’avanguardia, nessuno al mondo ha mai osato tanto. Tutto il resto sembra una farsa. Merita di essere raccontato.

L’idea di un sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti è dell’ex ministro per l’ambiente Pecoraro Scanio che per prima cosa pensa bene di mettere il segreto di stato su una parte dell’operazione. In nome della trasparenza. Risultato: il sistema non è ancora partito, ma le indagini della magistratura, si.

Entro il 12 agosto 2010 il Sistri avrebbe dovuto essere a regime. Gigantesca illusione. Sono mezzo milione le imprese obbligate, ma poche si adeguano subito e il Ministero decide di prorogare di trenta giorni il termine per l’iscrizione al Sistema di tracciabilità. Le Associazioni cominciano a far rullare i tamburi di guerra. In prima linea la Cna. Il sistema non funziona. Arriva, poche ore prima di mettere fuorilegge centinaia di migliaia di imprese, la proroga dell’operatività: si parte il 1° ottobre.

Naturalmente il sistema che non funziona è sempre lo stesso. Anche perché le prove e i test che andrebbero fatti prima di firmare i decreti, in realtà iniziano a decreti già varati. Diventa chiaro che il meccanismo non è fluido, si inceppa di continuo ed è complesso. Ma soprattutto richiede tempi enormemente superiore ai sistemi cartacei.

Volano i comunicati di protesta contro il Ministero, Confindustria comincia ad alzare la voce insieme a Rete Imprese Italia. Si arriva al terzo decreto di proroga, del 28 settembre 2010. Un’opera d’arte. Il decreto infatti conferma l’operatività al primo ottobre (così non si devono restituire i soldi che le imprese hanno pagato per il 2010) e contemporaneamente concede nei fatti una proroga.

Le imprese che hanno caricato tutta la procedura la tengono in un cassetto. Tutte le altre sono alle prese con black box che non si installano, chiavi Usb che non funzionano, dubbi normativi insuperabili. Entro il 30 novembre deve essere completata la distribuzione di chiavette Usb e black box. Oggi non si arriva all’80% delle imprese. E non tutti gli apparecchi già consegnati funzionano. Intanto in Campania, unica regione dove il monitoraggio si applicherà anche ai rifiuti urbani, per non correre il rischio di sbagliare li lasciano a terra. Ma dal primo gennaio si applicheranno le sanzioni.

Ad oggi duecento mila imprese obbligate non si sono ancora iscritte al Sistri. Barbieri, estetiste, odontotecnici, idraulici, che devono gestire rifiuti notoriamente pericolosissimi come le lamette usate, la ceretta, la cenere delle caldaie, stentano a crederlo. Ma anche loro sono obbligati all’iscrizione. Dovranno applicare procedure simili a quelle di una industria chimica o farmaceutica. E se non si adegueranno per tempo, rischiano fino a 100 mila euro di sanzioni. Il mistero buffo è come faccia questo Paese, nonostante tutto, ad andare avanti.

Fonte: italia oggi

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