di Pietro Treccagnoli

«Tremila tonnellate di rifiuti sono smaltibili tecnicamente in pochi giorni. Per una città come Napoli si tratta della spazzatura accumulata in due giorni». Molto meno dei 15 giorni annunciati da Berlusconi? «Sì. Temo, però, che per il premier anche 15 giorni siano una mission impossible. La questione non è tecnica, ma politica. E soprattutto non c’è dove portare i rifiuti».
Esordisce così Davide Aimeri, ingegnere dell’ambiente, consulente di progetti di smaltimento in vari paesi, ma soprattutto rampollo di una dinastia specializzata in rifiuti, la Aimeri di Mondovì, in provincia di Cuneo (azienda ceduta 15 anni fa). La sua esperienza sul campo l’ha portato ad occuparsi anche di realtà complesse come quella del Cairo. Ma Napoli forse è più complicata.
In base alla sua esperienza come se ne esce fuori? «Immediatamente, solo aprendo le discariche che già esistono» spiega Aimeri. «Parlo da mille chilometri di distanza e le mie sono ipotesi. Da quello che leggo sarebbe una strada che porta allo scontro con le popolazioni locali. C’è bisogno, quindi, di uno sforzo politico per creare consenso. Ma questo non è il mio campo. Posso immaginare soluzioni in tempi rapidi, medio-lunghi e lunghi». Nell’immediato, le discariche andrebbero ripensate come siti di stoccaggio per balle di rifiuti, impacchettati in modo che non puzzino. Le convinzioni di Aimeri non sono scalfite neanche quando gli si ricorda un eco-mostro come quello Taverna del Re, che ha fatto il giro del mondo con le sue piramidi: «Quella non è una discarica. Sono solo balle esposte alle intemperie. Le discariche con balle di rifiuti sarebbero una soluzione temporanea, realizzabile in poco tempo». Molto più suggestiva, la soluzione in tempi medio-lunghi. Aimeri guarda oltre i confini. La scelta può tranquillamente essere internazionale. «Si possono comprare degli inceneritori dismessi all’estero e portare là la spazzatura» continua l’ingegnere. «In Germania, per esempio, ce ne sono tre in vendita, ormai superflui per mancanza di rifiuti. Dovrebbero essere smontati e ricostruiti nei paesi che li comprano. Invece di spostarli, si possono usare lì coane sono, portando la spazzatura campana». Ma costerebbe una cifra… «Per niente. Se tutto viene gestito in modo corretto si può risparmiare fino a due terzi dei costi, rispetto alla costruzione di un inceneritore ex-novo». Non si sbilancia, però: «Non sono in grado di dare cifre esatte, ma posso dire che anche se tutto fosse gestito, sia detto senza offesa, alla napoletana i costi potrebbero essere uguali, ma si eviterebbe la contestazione da parte di chi non vuole impianti del genere sotto casa». Come la si metterebbe, invece, coni cittadini tedeschi che magari erano contenti di essersi liberati degli inceneritori? «Non hanno protestato prima, perché dovrebbero farlo ora? Sono impianti, sebbene obsoleti, migliori di molti che si vorrebbero costruire in Italia». Aimeri guarda comunque lontano. Il punto d’arrivo è la gassificazione, perla quale sono propedeutiche raccolta porta a porta e differenziata. Ma non parlategli di Rifiuti Zero. «E una boutade che può sedurre solo comici come Grillo» conclude. «Sarebbe come dire che non dobbiamo più andare al gabinetto. Ci sarà sempre una percentuale di materia che non può essere recuperata e sarà conveniente trasformarla in energia, con nuove tecnologie, piuttosto che confinarla in discarica».

Fonte: il mattino

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