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Claudio Meloni

Mese

settembre 2010

Acerra si blocca, la rivolta non si placa

di Adriana Pollice

Il questore accusa i centri sociali
Anche la prima linea del termovalorizzatore di Acerra si è fermata. Il gioiello più prezioso d’Italia, secondo Bertolaso, oggetto di visita turistica lunedì scorso a favore di telecamere, ieri pomeriggio si è bloccato del tutto. La A2A di Brescia che lo gestisce annuncia la ripresa delle attività entro 24 ore. Per le linee due e tre, già ferme, tempi molto più lunghi. «Adesso possiamo dire che è un catorcio? – chiede Tommaso Esposito, del comitato contro l’inceneritore -. Basta andare sul sito dell’Arpac, quest’anno si sono superati i limiti di Pm10 per ben 99 volte sulle 35 consentite. Se poi andiamo a guardare i rilievi sull’inceneritore, l’Arpac rimanda ai dati del gestore, uno scandalo. I giornalisti possono entrare ma i tecnici esterni no. Per questo capolavoro della tecnologia la A2A paga alla Fibe, sulla quale pende il processo per il disastro rifiuti campano, 250mila euro al mese di fitto, le riparazioni alle due linee dovrebbero ammontare, dicono, a 10milioni di euro. I costi di questo disastro li pagheremo noi con la Tarsu e i Cip6 nella bolletta Enel».
Eppure i termovalorizzatori continuano a piacere ai nostri amministratori, il presidente della Provincia di Napoli e il governatore Caldoro confermano l’avvio dei due impianti a Napoli est e Salerno, ma se ne prevedono ancora un paio: uno a Giugliano dedicato alla montagna di ecoballe prodotta dalla Fibe, un altro a Santa Maria La Fossa. Con un piano rifiuti basato su questo presupposto, quello che serve è altre discariche. Dopo aver occupato per l’intera notte alcune sale della Provincia, i sindaci dei comuni vesuviani sono tornati a casa, la prossima convocazione a Palazzo Matteotti è per domani pomeriggio: il tavolo tecnico permanente dovrebbe scongiurare l’apertura di cava Vitiello con un sito alternativo. «Né a Terzigno né altrove – commenta Andrea Corbo -, non vogliano più sversatoi. Proporranno un altro buco dove buttare i sacchetti? Il loro piano non sarà mai il nostro, vogliamo la riduzione della produzione rifiuti e trattamento meccanico freddo». Molte amministrazioni coinvolte sono di centrodestra e attendono almeno i soldi delle compensazioni: «L’abbiamo votata all’80% e ora ci deve aiutare». Il sindaco di Terzigno, berlusconiano ultra ortodosso, invoca direttamente l’intervento del grande capo, a Maroni ieri il compito di difendere il governo.
Tensione sempre alta. Lunedì notte un gruppo con pistola, caschi e passamontagna, ha assaltato a San Giuseppe Vesuviano due automezzi, un autista picchiato. Ieri il prefetto di Napoli, Andrea De Martino, nell’audizione davanti alla Commissione rifiuti a Palazzo San Macuto, ha insistito sulla pista anarcoinsurrezionalista, chiamando direttamente in causa i centri sociali partenopei Insurgencia e Officina 99 “cointeressate” ad atti vandalici con quattro comitati spontanei. «Ieri sera sono stato in Provincia con Cesaro fino alle nove e dopo a cena con una ventina di amici, possono tutti testimoniare», scherza Ivo Poggiani, tra gli animatori di Insurgencia e del presidio di Chiaiano, famiglie e attivisti in pacifica resistenza da oltre due anni nonostante cariche e intimidazioni della Questura. «Abbiamo parlato con la procura – spiega Francesco Matrone, dei comitati vesuviani -, gli inquirenti sanno dove cercare e non tra noi. Il prefetto insiste sulla linea della criminalizzazione, vuol dire che non sa capire il territorio in cui si muove».
De Martino non esclude anche la camorra: «Il settore è esposto alle mire delle organizzazioni camorristiche. Dall’inizio dell’anno cinque aziende sono state interdette dalle attività legate ai rifiuti», monitorate anche ditte operanti a Napoli, ma con sede legale a Milano, Roma e Venezia. Nuove clamorose proteste, poi, arriveranno dai lavoratori: «Il commissario del Consorzio Unico ha individuato una lista di oltre 400 persone in esubero: non appena saranno identificati i nominativi, temo che la situazione diventerà esplosiva». E infatti ieri un centinaio di lavoratori del Consorzio Unico dei rifiuti del Bacino Napoli-Caserta, in liquidazione, bloccava l’ingresso dell’impianto Stir di Santa Maria Capua Vetere.

Fonte: il Manifesto

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Esclusivo Gr Rai: rifiuti radioattivi a Napoli

A Napoli si sommano le emergenze. Un verbale, diffuso dal Giornale Radio Rai, dimostra la presenza di materiali radioattivi a bordo di un autocompattatore diretto alla discarica di Terzigno. Il paese del napoletano in questi giorni è stato teatro di scontri tra agli abitanti e la polizia. Il mezzo è stato posto sotto a fermo cautelativo. Il documento esclusivo:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2b4e7296-4dbf-4b67-9584-8e53b4db6d80-popup.html


Una notte tra i roghi di Diossina Land La guerra dei rifiuti soffoca la Campania

Sulla carta l’emergenza finisce oggi. “Vogliono ridurre il numero di vigili del fuoco”. Sugli stradoni dell’hinterland bruciano vernici, copertoni e cumuli di immondizia. “E nessuno parla della nostra lenta agonia”.

CONCHITA SANNINO

GIUGLIANO – All’alba, distingui solo le scie. Occorre far l’occhio, alle ombre di Diossina Land. Dalle carreggiate monche dell’Asse mediano, lo stradone che corre tra Napoli e Caserta sull’ammasso di troppe periferie cementate tra loro, le vedi poco a poco, mentre sporcano l’orizzonte. Strisce nere, sottili o più dense. Serpenti di fumo e fiamme, avvitati sul rito delle economie e delle vite clandestine. Sono i fuochi delle terre di nessuno. Incendi in lontananza di scarti industriali, copertoni d’auto o di camion, residui agricoli a rischio inquinamento, immondizia di serie C. Incendi di ogni dimensione, quasi sempre tossici. Che sprigionano diossina e altre sostanze pericolose. E sono tanti, ogni giorno. Senza fare rumore.

È paese reale, eutanasia dell’ambiente. Senza bisogno di aspettare una nuova crisi o un nuovo commissario all’emergenza, c’è chi appesta ogni giorno aria e salute pubblica. Quei fumi puntellano il cielo di mezza Campania sia quando l’immondizia balza nei titoli d’apertura, sia quando non è più notizia. Solo nell’ultima settimana, i vigili del fuoco hanno contato centocinque roghi in tutto, compresi quelli avvenuti in discarica. Il fenomeno si è moltiplicato negli ultimi anni; ne sa assai più il web che i tavoli istituzionali, ed è un social network ad averne fatto una battaglia a più voci, grazie al censimento che ogni giorno finisce nella bacheca de La terra dei fuochi (laterradeifuochi. it, o www. facebook. com/LaTerraDeiFuochi), e alla rabbia meticolosa di un laureato trentenne, Angelo Ferrillo, che dei veleni sparsi è diventato nemico ufficiale, archivista e quasi antropologo.

“Abbiamo registrato più di 200mila utenti unici, e abbiamo un centinaio di filmati up-loadati su La terra dei fuochi, ma fa cadere le braccia il fatto che questo materiale non serva a prevenire – racconta Angelo – . Lo abbiamo fornito alle forze dell’ordine, spesso con le nostre segnalazioni abbiamo anticipato quello che sarebbe accaduto. Ad esempio, un vasto rogo è stato appiccato il 31 agosto in via Casacelle a Giugliano, mentre avevamo avvertito del rischio ai primi di luglio. Ma quasi mai le nostre denunce sono servite a bloccare un avvelenatore per tempo”. Quasi. Perché meno di 48 ore fa, c’era lui con una troupe di Striscia la Notizia a fermare un trasportatore di rifiuti di tessuti tra Giugliano e Caserta, proprio mentre filmavano una delle vie delle illecite fumarole. Non è escluso che lo sconosciuto, di nazionalità cinese, si preparasse a incendiare tutto. Sulla strada, una prostituta racconta che “quel signore viene spesso e scarica materiale. Mica è il solo”.
I guardiani di Diossina Land si parlano per videodenuncia. Su quella piattaforma web scorre lenta, come dice lo strillo ad effetto, “la più grande catastrofe a partecipazione pubblica”. Filmano, inviano, fanno girare. Scrivono: “Molti non immaginano l’entità del problema, i danni che stiamo subendo e le conseguenze per la salute. Informiamo tutti”.

Scrivono da ogni provincia campana. Ma restano di più quelle immagini silenziose, dove spesso non c’è boato e non si vedono lingue di fuoco. Solo colonne di fumo che erodono ogni giorno uno spicchio d’orizzonte, guadagnano suolo, asfalto, strada sterrata, carreggiata, cortili e relitti di corpi di fabbrica, civile o industriale.
Fiamme che diventano fili neri e poi di nuovo piccoli roghi. I volontari di Legambiente, e gli animatori di Libera contro le mafie, hanno immaginato anche una casistica, come ricordano Geppino Fiorenza e don Tonino Palmese. “Qui va in fumo una montagna di pneumatici, lì si liquefa una partita cattiva di vernici, una volta è il fondo della merce scaduta, un’altra tocca ai sedili d’auto carbonizzati e altre gomme”. Statisticamente, ricorda ancora Angelo Ferrillo, “a produrre le colonne di fumo sono spesso gli incendi del campo rom di Scampia, o qualche altro accampamento”. Qualche litro di benzina e il problema è risolto. Mentre, per paradosso, i vigili del fuoco di Napoli rischiano, proprio al riacutizzarsi di una nuova emergenza, di perdere una ventina di uomini calati dagli altri comandi durante la cura Bertolaso. Chissà se servirà il grido d’allarme, firmato da Cgil, Cisl e Uil. Proprio oggi scatta l’ora X, per i pompieri il 30 settembre doveva finire – sulla carta – l’emergenza rifiuti. “Ma a Napoli siamo sotto organico da anni – puntualizza l’architetto Alfonso Giglio, vicedirigente del comando provinciale – esposti all’emergenza dei roghi ormai cronici, ed è impensabile spogliarci di 20 unità”.

Puoi passarci il giorno a vederli nascere e morire, quei fumi all’orizzonte. Prima che sbiadiscano nelle gradazioni dei grigi, diventano contorsioni nocive, colonne e linee sempre più esili che si alzano, deviano, avvolgono i palazzi, fanno un giro intorno all’Asse mediano dei paesi che non sono paesi. E ritornano indietro: il giorno dopo, da un’altra parte, ridiventano incendio. “Fuochi che non sono in conto a nessun comune”, spiegano alla rete Lilliput. “Camini” tossici che i sindaci, le Province e gli autocompattatori delle ditte di raccolta fingono di non vedere a dispetto di denunce, sos, forum sul web. Rifiuti scaricati nelle statali di mezzo, negli interstizi dei comuni, nello slargo sospeso delle arterie meno trafficate. E quindi dati alle fiamme con maggiore certezza di anonimato e impunità. Se si potessero mettere insieme i frammenti, formerebbero un panorama devastante, una piccola baraccopoli. Contesti che il comboniano Alex Zanotelli, già missionario a Korogocho (Kenya), e oggi spirito in lotta tra la gente di Napoli, ha il vizio di rovesciare. “In Campania la terra brucia o si inquina anche quando non vedi il fuoco. Questa regione è dentro una colossale truffa: si tratta la crisi rifiuti come nei paese sottosviluppati. Impongono discariche e ammassi di immondizia, mentre basterebbe la scelta di puntare tutto sulla differenziata, più investimento sull’educazione della popolazione. L’unica ricetta”, predica Alex.
Esiste ormai la mappa in Gps dei roghi-serpenti, dei fuochi che avvelenano campi, quartieri, città. Sono i film attraverso i quali si compone il racconto di chi respira immondizia quando non c’è. Un dramma parallelo all’emergenza che va nei tg. Un sos così reiterato e concreto da diventare muto, invisibile.

Eppure esiste, tra le province dell’Asse mediano. E quelle tossine pesano drammaticamente in un territorio già segnato da picchi di mortalità e patologie cancerogene. Ricorda ancora Ferrillo: “Lo studio commissionato proprio dalla Protezione civile ad esperti delle relazioni tra rischio ambientale per i rifiuti e insorgenza di tumori, ha confermato che la mortalità prodotta dai tumori maligni, nel periodo preso in esame, è aumentata in provincia di Caserta del 29 per cento e in provincia di Napoli dell’8 per cento, come media complessiva, mentre in Italia diminuiva del 5 per cento”.

È l’ulteriore miccia della Campania. Dove il più esteso comune costiero, Giugliano, è ormai costretto dalle consulenze geologiche della Procura antimafia a dichiarare contaminate le falde acquifere che corrono sotto la ex discarica Resit, e a vietare l’accesso ai vecchi pozzi agricoli. Mentre le 200mila sentinelle della rete anti-incendio non smettono di guardare, qui c’è chi chiama emergenza solo la caccia alla nuova discarica. Come se un grande buco fosse davvero la via di fuga da Diossina Land.

Fonte: Repubblica

Terzigno, il sindaco rassicura: «Il premier ha detto no alla seconda discarica»

Dopo gli scontri e la tensione degli ultimi giorni il primo cittadino riferisce della promessa ricevuta da Berlusconi

NAPOLI (29 settembre) – Un’altra giornata di scontri, una veglia con il vescovo di Nola, monsignor Beniamino Depalma che ha gridato il «no alla morte, allo scempio che è stato realizzato ed a quello che si vuole realizzare» e poi l’annuncio bomba: il sindaco di Terzigno, Domenico Auricchio riferisce di un incontro con il premier.
Berlusconi, annuncia, «verrà tra cinque, sei giorni a Terzigno e Boscoreale e comunque ha assicurato che la discarica non si aprirà». In serata il presidente del Consiglio, dopo la fiducia alla Camera, aveva ha incontrato, a Palazzo Grazioli, una ventina di rappresentanti locali della Campania e il sottosegretario Guido Bertolaso per discutere della situazione rifiuti nella regione.

Le parole di Auricchio vengono riferite alla folla che in piazza Pace, a Boscoreale partecipa alla veglia di preghiera con il vescovo. La gente ascolta e attende conferme all’annuncio. È l’epilogo di un’altra giornata di tensioni cominciata già nella notte. Alla rotonda di via Panoramica – i miasmi della discarica che si sentono a centinaia di metri – c’erano tremila manifestanti. Anche donne e bambini.

E giovani con il volto coperto dai cappucci. All’improvviso le luci dei lampioni si spengono. Si scatena l’inferno. Lanci di sassi, lacrimogeni. Urla e pianti. È l’ennesima notte di paura e di scontri vicino alla discarica di Terzigno, la ex Sari, dove già sversano circa 190 camion al giorno, e al secondo sito che dovrebbe aprire all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio e che terrorizza le popolazioni vesuviane.

Alla fine, il bilancio ufficiale reso noto dalla polizia parla di cinque persone ferite anche se in modo non grave. Si tratta di quattro agenti del Reparto Mobile e di un manifestante. Tensioni e scontri si verificano anche in una zona più distante. Al corso Leonardo da Vinci, a Terzigno, un blocco umano ha tentato di fermare una colonna di autcompattatori che avanzava scortata dalla polizia. Nella bolgia qualcuno lancia un ordigno rudimentale che distrugge un camion della ‘Melito Multiservizi’. Ignoti prendono le chiavi di un altro mezzo che rimane così fermo per ore. Il clima difficile sul fronte dell’ordine pubblico vede impegnate, ma per tutt’altro motivo, le forze di polizia anche a Napoli dove i senza lavoro hanno occupato Palazzo Reale, e organizzato presidi a piazza Municipio, al Duomo, e nelle sedi di Pd e Popolari.

Una protesta per denunciare il ritardo nel pagamento dei sussidi e chiedere la convocazione di un tavolo permanente per l’avvio al lavoro. In mattinata altri gruppi di disoccupati avevano sversato rifiuti sulla linea ferroviaria della stazione di Acerra. Disagi si sono verificati anche sul tratto Roma-Napoli. Quanto alle popolazioni vesuviane continuano la loro protesta contro la possibile apertura della seconda discarica a Terzigno. Lo fanno, tengono a sottolineare, pacificamente, con il sostegno delle istituzioni e l’intervento della Chiesa che ha pubblicamente sottolineato, attraverso il vescovo di Nola, monsignor Beniamino Depalma che chi manifesta sono persone perbene.

Le ‘mamme vulcaniche’ e i comitati civici hanno scritto una lettera aperta per invocare l’intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Da alcuni giorni le mamme presidiano le scuole del territorio per evidenziare che un sito da 3 milioni di tonnellate di capacità, come la seconda ipotizzata discarica a Cava Vitiello, distruggerebbe il futuro dei loro figli. Domani i quattro comuni più direttamente interessati, Boscoreale, Boscotrecase, Terzigno e Trecase si fermeranno per la giornata di lutto cittadino proclamata dai sindaci Gennaro Langella, Agnese Borrelli, Domenico Auricchio e Gennaro Cirillo. Manifesti funebri sono stati affissi ai muri delle città per comunicare la morte del Parco nazionale del Vesuvio. Niente bambini a scuola, negozi con le saracinesche abbassate, uffici pubblici out a causa delle assemblee del personale convocate dai sindacati. In programma cortei con la partecipazione dei bambini e una fiaccolata, a Boscoreale, promossa dai ragazzi dell’Azione cattolica.

Fonte: Il Mattino

Napoli, stangata-record per la Tarsu 40 euro in più nella bolletta di novembre

NAPOLI (30 settembre) – Napoli è ancora sommersa da centinaia di tonnellate di immondizia non raccolta, in compenso si annuncia una nuova stangata per la tassa sui rifiuti: le prossime cartelle esattoriali di novembre conterranno un aumento di circa 40 euro. Risultato: i napoletani con una casa di cento metri quadri che prima pagavano 460 ora ne pagheranno 500-510. Il Comune ha recepito infatti la delibera della Provincia che decreta l’aumento della Tarsu in misura dell’8,8 per cento. Una stangata che si aggiunge al rincaro del 60 per cento stabilito l’anno scorso dal Comune per adeguare la tassa: ora che la legge ha stabilito la fine dell’emergenza passando alla competenza delle Province i costi di smaltimento dei rifiuti, il risultato è la stangata.

Fonte: Il Mattino

Rifiuti, guerriglia a Terzigno. Il sindaco: «Berlusconi ha detto no alla discarica»

Auricchio ha incontrato il premier a Roma e ha ricevuto rassicurazioni. «Berlusconi sarà a Terzigno tra pochi giorni»

NAPOLI (29 settembre) – Un’altra giornata di scontri, una veglia con il vescovo di Nola, monsignor Beniamino Depalma che ha gridato il «no alla morte, allo scempio che è stato realizzato ed a quello che si vuole realizzare» e poi l’annuncio bomba: il sindaco di Terzigno, Domenico Auricchio riferisce di un incontro con il premier. Berlusconi, annuncia, «verrà tra cinque, sei giorni a Terzigno e Boscoreale e comunque ha assicurato che la discarica non si aprirà».

In serata il presidente del Consiglio, dopo la fiducia alla Camera, aveva ha incontrato, a Palazzo Grazioli, una ventina di rappresentanti locali della Campania e il sottosegretario Guido Bertolaso per discutere della situazione rifiuti nella regione. Le parole di Auricchio vengono riferite alla folla che in piazza Pace, a Boscoreale (Napoli) partecipa alla veglia di preghiera con il vescovo. La gente ascolta e attende conferme all’annuncio. È l’epilogo di un’altra giornata di tensioni cominciata già nella notte. Alla rotonda di via Panoramica – i miasmi della discarica che si sentono a centinaia di metri – c’erano tremila manifestanti. Anche donne e bambini. E giovani con il volto coperto dai cappucci. All’improvviso le luci dei lampioni si spengono. Si scatena l’inferno. Lanci di sassi, lacrimogeni. Urla e pianti.

È l’ennesima notte di paura e di scontri vicino alla discarica di Terzigno, la ex Sari, dove già sversano circa 190 camion al giorno, e al secondo sito che dovrebbe aprire all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio e che terrorizza le popolazioni vesuviane. Alla fine, il bilancio ufficiale reso noto dalla polizia parla di cinque persone ferite anche se in modo non grave. Si tratta di quattro agenti del Reparto Mobile e di un manifestante. Tensioni e scontri si verificano anche in una zona più distante. Al corso Leonardo da Vinci, a Terzigno, un blocco umano ha tentato di fermare una colonna di autcompattatori che avanzava scortata dalla polizia. Nella bolgia qualcuno lancia un ordigno rudimentale che distrugge un camion della Melito Multiservizi. Ignoti prendono le chiavi di un altro mezzo che rimane così fermo per ore. Il clima difficile sul fronte dell’ordine pubblico vede impegnate, ma per tutt’altro motivo, le forze di polizia anche a Napoli dove i senza lavoro hanno occupato Palazzo Reale, e organizzato presidi a piazza Municipio, al Duomo, e nelle sedi di Pd e Popolari.

Una protesta per denunciare il ritardo nel pagamento dei sussidi e chiedere la convocazione di un tavolo permanente per l’avvio al lavoro. In mattinata altri gruppi di disoccupati avevano sversato rifiuti sulla linea ferroviaria della stazione di Acerra. Disagi si sono verificati anche sul tratto Roma-Napoli. Quanto alle popolazioni vesuviane continuano la loro protesta contro la possibile apertura della seconda discarica a Terzigno. Lo fanno, tengono a sottolineare, pacificamente, con il sostegno delle istituzioni e l’intervento della Chiesa che ha pubblicamente sottolineato, attraverso il vescovo di Nola, monsignor Beniamino Depalma che chi manifesta sono persone perbene. Le ‘mamme vulcanichè e i comitati civici hanno scritto una lettera aperta per invocare l’intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Da alcuni giorni le mamme presidiano le scuole del territorio per evidenziare che un sito da 3 milioni di tonnellate di capacità, come la seconda ipotizzata discarica a Cava Vitiello, distruggerebbe il futuro dei loro figli.

Domani i quattro comuni più direttamente interessati, Boscoreale, Boscotrecase, Terzigno e Trecase si fermeranno per la giornata di lutto cittadino proclamata dai sindaci Gennaro Langella, Agnese Borrelli, Domenico Auricchio e Gennaro Cirillo. Manifesti funebri sono stati affissi ai muri delle città per comunicare la morte del Parco nazionale del Vesuvio. Niente bambini a scuola, negozi con le saracinesche abbassate, uffici pubblici out a causa delle assemblee del personale convocate dai sindacati. In programma cortei con la partecipazione dei bambini e una fiaccolata, a Boscoreale, promossa dai ragazzi dell’Azione cattolica. Sempre domani è atteso il via al tavolo tecnico permanente che si riunirà in Provincia. Dalle 18 il presidente Luigi Cesaro, l’assessore all’Ambiente, Giuseppe Caliendo, ed i sindaci interessati cercheranno di trovare una difficilissima alternativa alla seconda discarica di Terzigno

«È strano» che l’emergenza rifiuti a Napoli sia tornata in un «periodo particolarmente critico dal punto di vista politico». Lo dice il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso a Mattino 5 sottolineando che «Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato ma ogni tanto si indovina pure…». «Non voglio fare supposizioni – afferma Bertolaso – registro solo che il problema del pagamento dei netturbini di Napoli è un problema ciclico che noi abbiamo sempre segnalato. La società che appalta la raccolta della spazzatura vanta un credito di 150 milioni dal comune di Napoli». Finora, prosegue, è andata fin troppo bene. Ne abbiamo parlato tante volte ed ecco come è stato risolto il problema: con la spazzatura nelle strada».

Bertolaso ha poi ribadito che il problema non dipende dagli impianti e dal programma approvato dal governo due anni fa. «Dire che c’è stato il fallimento di quella che è stata la mia gestione dell’emergenza, mi pare sia abbastanza strumentale e sicuramente non corrispondente al vero», ha aggiunto Bertolaso. Quanto allo stop del termovalorizzatore di Acerra – ieri si è fermata l’unica delle tre linee attualmente in funzione – Bertolaso parla di un problema già di fatto risolto. «Si è fatta una tempesta in un bicchier d’acqua perché si è rotto un tubicino e quindi la linea del termovalorizzatore è ferma: riparte stanotte».

Il vescovo di Nola, Beniamino Depalma, sta presiedendo a Boscoreale una veglia di preghiera in solidarietà con le popolazioni che da giorni manifestano preoccupazione per l’ipotizzata apertura della seconda discarica di Terzigno. Piazza Pace a Boscoreale è gremita di cittadini, mentre il vescovo è accompagnato nella preghiera dai sacerdoti dei diversi centri interessati alla discarica. Presenti numerosi sindaci e amministratori locali del Vesuviano, con i gonfaloni.

Fonte: Messaggero

Energia eolica: Tocco da Casauria finisce sul New York Times

Un esempio italiano di produzione di energia rinnovabile, tanto da catturare l’attenzione del New York Times che ha dedicato a riguardo un lungo articolo sulla prima pagina on line del giornale statunitense. Stiamo parlando del comune di Tocco da Casauria, in Abruzzo, dove sono state installate quattro torri eoliche, due completate nel 2007 e due nel 2009, che hanno prodotto lo scorso anno un totale di 170mila euro. Risistemando le casse comunali ed evitando ai cittadini di pagare le tasse della spazzatura.
Un esempio perché come rileva il New York Times, l’Italia è lontana dal raggiungere il target della riduzione di emissioni del 17 per cento entro il 2020 dato che al momento si attesta al 7 per cento. In controtendenza rispetto alla situazione energetica verde italiana, nel piccolo comune di montagna abruzzese sono stati installati inoltre anche i pannelli solari generando un introito di 1.500euro l’anno.

http://magazine.quotidiano.net

Eolico: Tocco da Casauria stupisce il New York Times

L’Italia in prima pagina sul New York Times, e non con la faccia dei soliti politici ma con una fotografia di pale eoliche immerse nelle “vecchie montagne d’Abruzzo”, quelle a Tocco da Casauria che ha impressionato l’America per quanta energia elettrica produce, e tutta rinnovabile.
L’Italia in prima pagina sul New York Times, e non con la faccia dei soliti politici ma con una fotografia di pale eoliche immerse nelle “vecchie montagne d’Abruzzo”, quelle a Tocco da Casauria (provincia di Pescara), un piccolo paesino di 2.700 abitanti che però ha impressionato l’America per quanta energia elettrica produce, e tutta rinnovabile. “Piccole comunità di una Nazione conosciuta più per i suoi problemi con i rifiuti che non per la sua ‘consuetudine ambientalista’ trovano la salvezza economica producendo energia rinnovabile. Più di 800 comunità italiane producono oggi più energia di quanta ne consumino grazie alla recente realizzazione di impianti di energia rinnovabile”, riporta il New York Times citando i dati di Legambiente. Il fatto che queste comunità producano più energia di quanta ne riescano a consumare probabilmente meraviglia l’America che ci vede (lungo) “schiacciata dai costi stratosferici delle tasse sull’elettricità” ma anche “nota più per i cumuli di immondizia che per l’impegno ambientale” e più facilmente “immaginabile come fanalino di coda, viste le ripetute critiche giunte dall’Unione Europea per il mancato rispetto delle direttive in materia”. E infatti solo il 7% dell’energia utilizzata in Italia proviene da fonti rinnovabili.
Zara Marini Silvi

Fonte:http://www.mainfatti.it

Terzigno, il sindaco esulta “La discarica non si fa più”

Colpo di scena nel comune vesuviano. Il sindaco Auricchio a tarda sera annuncia che la discarica non si farà più. Lo stesso Berlusconi, dice, lo ha rassicurato dopo un incontro a Palazzo Grazioli. Presto, anzi, il premier andrà a Terzigno oltre che a Pompei in un tour che toccherà il palazzo della Provincia
di CONCHITA SANNINO

Una telefonata e la notte sul Vesuvio, che anche ieri s’era macchiata del sangue di altre cinque feriti, cambia colore. “Preparate i bicchieri – sorride al cellulare il sindaco di Terzigno – abbiamo vinto. Berlusconi l’ho lasciato proprio ora, io e i consiglieri siamo stati due ore a Palazzo Grazioli. Ci ha detto che la discarica a cava Vitiello non si farà”. Non si farà? Auricchio conferma a Repubblica: “No, avete capito bene. Ha detto che lui non aprirà una seconda discarica sul Vesuvio e ci ha promesso che entro pochi giorni verrà qui, tra Terzigno e Boscoreale, a parlare con la gente. Lui, in persona”.

Il dietrofront e l’alternativa. Clamoroso dietrofront del governo, a sentire la cronaca, comprensibilmente eccitata, del primo cittadino del Pdl, Auricchio, durante il suo rientro da Roma. Una posizione che, se confermata ufficialmente, sconfesserebbe gli ammonimenti ribaditi in queste ore sia da Bertolaso che dallo stesso prefetto di Napoli che spingevano per “l’applicazione della legge”, ergo confermare l’istituzione del nuovo impianto tra Boscoreale e Terzigno. Il sindaco Pdl Auricchio aveva annunciato che sarebbe andato a Montecitorio, con la fascia tricolore, per protestare contro “le inefficienze del governo” e la decisione di aprire una seconda cava nel cuore del Parco, di 3 milioni di metri cubi. Ma l’esito sorprende anche lui. E chiude la giornata con sollievo, ma moltiplica i punti interrogativi. Quale sarà l’alternativa? Nella stessa legge sono previste le aree dell’alta Irpinia e del salernitano, due province che già alzano barricate e dicono “non prenderemo i rifiuti di Napoli”.

Le pressioni dei parlamentari Pdl. Anche il presidente della Provincia Cesaro ha incontrato ieri il presidente Berlusconi, e stamane il premier presiederà sui rifiuti un nuovo vertice a Roma con il governatore Caldoro, con Cesaro e con i parlamentari campani del gruppo. Obiettivo: ottenere dal governo la proroga di un anno per la gestione in mano alla Provincia e la deroga al Patto di stabilità. “O ci date questi mezzi, oppure la Campania ci scoppiano in mano”, è stato l’avviso di Cesaro.
Il “pizzino” sui rifiuti a Montecitorio. Alla Camera c’è spazio anche per un siparietto sulla crisi. Dopo le parole di Bersani, il premier scrive su un foglietto la replica e la affida a Cicchitto. Contiene un attacco al sindaco di Napoli ed è diretto al capogruppo del Pdl Cicchitto che dovrà parlare dopo. C’è scritto: “Dì che è la Iervolino che non fa la raccolta differenziata”. Un commesso recapita il pizzino. Cicchitto accoglie ma lima, e non si scaglia contro la Iervolino. “Non potete darci nessuna lezione – dice Cicchitto a Bersani – Le elezioni dopo quelle del 2006 sono state rifatte nel 2008 perché voi siete implosi e ci avete lasciato in eredità, tra l’altro, l’emergenza rifiuti”.

Altri feriti a Terzigno. Lo stesso copione, ma con maggiori tensioni, almeno fino a quando arriva l’annuncio romano sulla bandiera bianca di Berlusconi (che tuttavia, non convince tutti). Urla, spintoni, lacrimogeni, feriti. Così, a Boscoreale, i manifestano improvvisano cordoni per bloccare l’accesso degli autocompattatori alla discarica Sari, e la polizia apre nuove strade ai camion carichi di rifiuti. Contatti inevitabili, cinque feriti, tra cui quattro poliziotti. Primo momento di tensione alla rotonda Panoramica, dove gli autocompattatori sono stati fermati da un blocco stradale. Tremila persone come un unico corpo fino alla carica di alleggerimento della polizia. Il problema sembra risolto, ma più avanti c’è un nuovo sit-in, corso Leonardo. Bloccata la colonna dei mezzi, da qualche parte nel buio viene lanciata una bottiglia molotov, che esplode e distrugge uno degli autocompattatori della “Melito Multiservizi”. La situazione si normalizza in giornata, nel pomeriggio ecco la veglia con il vescovo di Nola e tutti i sacerdoti e i sindaci dell’area. Si prega insieme, “per una pacifica risoluzione della vicenda”. Anche il sindaco di Boscoreale, Langella, invita alla prudenza i comitati dei rivoltosi. Poi, a tarda sera, l’annuncio di Auricchio, ed è la fumata bianca romana. Fino ad eventuali ripensamenti, certo. Come l’infinita storia delle emergenze rifiuti dimostra.

Fonte: Repubblica ed. di Napoli

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