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Claudio Meloni

Mese

agosto 2010

Discarica del Limoncino, cresce la protesta

Raccolte quasi 1000 firme in appena 2 giorni

Continua la protesta all’inbocco di via del Limoncino, l’unica via di accesso per arrivare alla cava del Monte La Poggia dove dovrebbe sorgere la discarica di rifiuti industriali del signor Bellabarba.

I residenti hanno piazzato un tavolino con ombrellone e numerose macchine all’inizio della via e continuano la raccolta firme trovando la solidarietà di moltissimi passanti non residenti che fermano le proprie auto per esprimere la propria firma di protesta. Il presidio rimane attivo anche di notte.

Il fine settimana dovrebbe scorrere tranquillo, con i camion che dovrebbero riprendere la propria attività lunedì mattina, giornata che si preannuncia infuocata visto che verosimilmente dopo quattro giorni di stop i camionisti faranno di tutto per passare e riprendere i lavori. I residenti del Limoncino però lo hanno già dichiarato chiaramente: “Noi non ci spostiamo, e attendiamo che Cosimi e Kutufà vengano qua da noi a spiegarci cosa sta succedendo e cosa accadrà in futuro”.

Da parte sua Bellabarba, che nella cava ha fatto un investimento da circa 6 milioni di euro, ha fatto capire che avendo tutte le autorizzazioni, non accetterà ulteriori ritardi anche se fino ad oggi ha optato per la linea morbida per non inasprire gli animi. Rimane tuttavia un problema tecnico di passaggio: la strada di accesso a via del Limoncino è molto stretta e con le macchine parcheggiate su un lato (non c’è divieto di sosta) il passaggio dei camion è difficile. Inoltre la strada è privata ma Bellabarba ha comunque una concessione di passaggio di 80 camion al giorno per l’attività di cava.

Lunedì vedremo quali intenzioni hanno le parti in causa e quali strategie attueranno.

Detto questo, e tralasciando gli aspetti tecnici di questa discarica su cui torneremo nei prossimi giorni, l’affare discarica di Limoncino sta diventando un problema politico non indifferente per l’amministrazione. L’imbarazzante conferenza stampa di ieri ne è la conferma con sindaco e presidente della Provincia che hanno fatto un attentato all’intelligenza dei cittadini affermando che l’informazione pubblica sulla discarica c’è stata perchè 2 anni fa (!!) hanno messo un annuncio a pagamento su Tirreno e Repubblica. E’ chiaro che il loro silenzio abbia nascosto l’ennesima operazione di svendita della salute pubblica al miglior offerente. Cosa che non è sfuggita nemmeno al quotidiano di palazzo (Il Tirreno) che ha attaccato l’amministrazione proprio sui silenzi e sulla voragine comunicativa con i cittadini.

A parte questo, così come è avvenuto per le due centrali a biomasse, la strategia dell’amministrazione di approvare tutto in modo veloce e nel silenzio più totale sta dando i suoi frutti: alle spalle dei cittadini sono riusciti a concedere autorizzazioni senza procedura di Valutazione di Impatto Ambientale e senza passare dai consigli ellettivi (consiglio provinciale in particolare) per 3 opere che avranno un grande ricaduta collettiva in termini di salute e ambiente.

Insomma, al di là dell’ormai annoso conflitto fra residenti di Limoncino e amministrazione per la questione degli annessi e degli abusi edilizi, la costruzione di questa discarica deve interessare tutta la cittadinanza sia nel merito del suo impatto ambientale e della sua collocazione ma anche circa i metodi utilizzati da questa amministrazione nello svendere il territorio ai profitti alle spalle di tutti.

La questione ambientale sta finalmente diventando prioritaria nella seconda provincia più inquinata d’Italia che nell’ultima campagna elettorale è stata relegata a discarica della Toscana dal neo presidente della Regione Rossi. Naturalmente attendendo il secondo rigassificatore a Rosignano e il megainceneritore.

Infine sorge spontanea una domanda: se la “Discarica del Limoncino” fosse, come dichiarato da Cosmi e Kutufà, un’operazione virtuosa e una presa di responsabilità di un’intera comunità rispetto ai rifiuti industriali prodotti sul territorio (oltre che un grande favore a Confindustria e agli imprenditori), perchè non è stata pubblicizzata e non è stata fatta propaganda “virtuosa”?

red. 28 agosto 2010

Fonte: Senza Soste

“Rifiuti pericolosi bruciati a Montale” I comitati: la Provincia lo ammette

Rifiuti pericolosi nell’inceneritore di Montale. Da anni i comitati locali denunciavano irregolarità. Ora le loro accuse sarebbero confermate da un documento della Provincia: l’ente finora aveva negato.

“Con l’Ordinanza n 2447 del 6 agosto Prot. N 115082, la Provincia di Pistoia ammette quello che pubblicamente ha sempre negato, cioè che nel forno dell’inceneritore sono sempre entrati, senza alcuna precauzione, e inceneriti rifiuti pericolosi”.

Lo riferisce il Coordinamento dei Comitati della Piana in una nota. “Il dubbio che all’inceneritore di Montale arrivassero rifiuti pericolosi e che questi venissero trattati in maniera non adeguata – ricordano i comitati -, era stato avanzato dai comitati in più occasioni, purtroppo la sdegnosa supponenza della Provincia, aveva sempre ignorato il problema. Evidentemente non eravamo i soli a nutrire fondati dubbi! Da alcuni giorni sul sito della Provincia di Pistoia, e con inescusabile ritardo, è apparso un poderoso carteggio che dimostra come fino ad oggi i rifiuti pericolosi siano entrati nella bocca dell’inceneritore e siano stati inceneriti, senza le dovute precauzioni”.

Il Coordinamento ricorda “l’operazione trasparenza messa in piedi nel maggio di questo anno dalla Provincia di Pistoia, dai Sindaci di Agliana, Quarrata, Montale, dalla ASL e dall’ ARPAT di Pistoia. Con gran pompa, misero in piedi tre visite guidate all’impianto e alla fine (il 29 maggio) anche un convegno, il tutto era per dimostrare come l’inceneritore di Montale, gioiello e vanto delle locali amministrazioni, fosse assolutamente sotto controllo, ben diretto dagli attuali gestori e assolutamente innocente rispetto alla pesante contaminazione da diossine e PCB riscontrata in tutta l’area di ricaduta dell’inceneritore. A poco valsero – si sottolinea -, in quegli stessi giorni, le denunce sulla contaminazione del latte materno, sul pesante inquinamento da diossine delle acque, sulla mancate emissioni delle ordinanze di divieto di consumo e commercializzazione dei cibi prodotti nelle aree di ricaduta dell’impianto. A nulla valse l’imponente manifestazione regionale del 22 maggio che si svolse proprio a Montale per dire ‘basta all’incenerimento’, e per chiedere una gestione dei rifiuti più sicura per la salute, più economica per le tasche dei cittadini e che garantisse minore spreco di risorse”. Stigmatizzando la “vergognosa doppiezza di cui sono capaci i rappresentanti delle istituzioni”, il Coordinamento afferma di confidare “nel dovuto intervento, seppur tardivo, della magistratura”.

http://iltirreno.gelocal.it/pistoia/cronaca/2010/08/19/news/rifiuti-pericolosi-bruciati-a-montale-i-comitati-la-provincia-lo-ammette-2269495

Scienza e buon senso contro l’incenerimento dei rifiuti

di RUGGERO RIDOLFI – ISDE FORLI – Rischiò il linciaggio il Dr John Snow quando nel 1854 fece chiudere la fontana che dissetava il più popoloso quartiere di Londra. La popolazione era già esasperata dalla gravissima epidemia di colera che causava decine di morti ogni giorno, i cadaveri si accumulavano nelle strade e l’imposizione di andarsi a procurare l’acqua a chilometri di distanza era difficile da sopportare. Ma il Dr Snow aveva capito che l’acqua della fontana era la causa dell’epidemia (anche se il vibrione del colera ancora non si conosceva) ed in pochi mesi Londra fu risanata.

Oggi le malattie infettive, cause di gravissime epidemie per secoli e millenni, sono in gran parte debellate; oggi dobbiamo sconfiggere malattie “croniche”, come i tumori una delle prime cause di morte in occidente. L’incidenza (il numero dei nuovi casi per anno) della gran parte dei tumori è in aumento, anche nelle età più giovani. Le cause sono sicuramente multifattoriali, tuttavia è sotto gli occhi di tutti che la nostra civiltà sta spargendo nell’ambiente una quantità indescrivibile di sostanze tossiche e cancerogene.

Recentissima è la pubblicazione su Occup. Environ. Med. (67:493- 499) di uno studio condotto da una equipe dell’Università di Lione, nel Sud Est della Francia, in un’area in cui, solo nel 2000, sono state incenerite 11 milioni di tonnellate di rifiuti. Nella zona sono emersi picchi di malformazioni nei nuovi nati, che non trovano giustificazione: si tratta di 304 neonati che hanno evidenziato gravi difetti all’apparto genitale. Nello studio vengono riportate tutte le consuete considerazioni epidemiologiche che indicano una elevatissima probabilità che tali malformazioni siano dovute alle emissioni degli impianti. E’ importante, tuttavia, prendere atto del Commentary (Occup Environ Med July 2010 Vol 67 No 7) con cui il Prof David Kriebel ha voluto sottolineare il significato del messaggio che deriva da questo studio. Al di là di ogni elucubrazione statistica per sancire se lo studio sia o meno significativo (e questo lo è!), il Prof Kriebel dice: “ lo studio Cordier suscita serie preoccupazioni sui rischi per la salute dovuti alle emissioni di impianti urbani di incenerimento dei rifiuti. Questo dato, combinato con l’evidenza di altri effetti negativi di questa tecnologia, dovrebbe essere determinante nella scelta della gestione dei rifiuti.” Infatti “oltre ad essere molto pericolosi per la salute” tali impianti provocano: ” 1) la produzione di ceneri pesanti e scorie tossiche comunque da smaltire; 2) contribuiscono al riscaldamento globale; 3) impediscono la riduzione dei rifiuti e il riciclaggio, poichè i gestori di tali impianti richiedono fonti sempre maggiori di rifiuti da bruciare”. Il concetto per cui spargendo nell’ambiente tonnellate di cancerogeni si determini un aumento del numero dei tumori, ora e nelle prossime generazioni, non dovrebbe essere così difficile da comprendere. Dall’epidemia di colera di Londra ci sono voluti molti anni perché gli acquedotti fossero sicuri ed ora, nei paesi occidentali, le nostre popolazioni hanno una cura quasi maniacale della pulizia e dell’igiene antibatterica, salvo poi accettare che si spargano veleni nell’aria (e quindi nel terreno, nelle acque e negli alimenti) addirittura in prossimità del centro storico della città.

Fra un paio di mesi inizierà la raccolta differenziata dei rifiuti a Forlì: sarà difficile, comporterà disagi e forse ci sarà anche chi remerà contro.., come per i cittadini di Londra che dovettero procurarsi l’acqua pulita con grosse difficoltà. Non linciamo i promotori ma, da nonni saggi preoccupati per il futuro dei nostri nipoti, cerchiamo di offrire loro un mondo pulito non solo dai batteri ma anche dalle sostanze che causano la grande ”pandemia silenziosa del cancro” del nostro tempo.

http://www.savoneeponente.com

Per l’energia ‘verde’ il Fisco incentiva la produzione destinata agli usi domestici

La tariffa fissa omnicomprensiva versata dal Gestore dei servizi energetici alle persone fisiche e gli enti non commerciali che immettono in rete l’energia prodotta con impianti fino a 20 kw usati per alimentare l’abitazione privata o la sede dell’organizzazione non è imponibile ai fini Iva, mentre sul fronte delle imposte dirette rientra tra i redditi diversi

adn kronos

Perugia: da domenica al via raccolta differenziata porta a porta in centro

Perugia 26 ago. (Adnkronos) – Partirà domenica prossima il progetto fortemente voluto dal Comune di Perugia di effettuare la raccolta differenziata porta a porta nel centro della città. Nelle fasi iniziali del progetto ci sono stati 16 incontri serali con i cittadini che potranno usufruire del servizio. Ad ogni famiglia verrà consegnato un kit di sacchetti e un calendario con le date prestabilite di raccolta, che verrà effettuata in orario notturno per non intasare il traffico cittadino.
‘Il sistema così organizzato – ha detto l’assessore all’ambiente del Comune, Lorena Pesaresi – non produrrà eccessivo disagio per i cittadini, chiamati a condividere la responsabilità di attuare insieme un processo virtuoso. E’ evidente a tutti infatti che ciò che si differenzia viene trasformato e recuperato. Si evita quindi di portare il materiale in discarica, il cui costo di gestione costituisce la voce più rilevante della Tariffa igiene ambientale. Meno discariche quindi, significa meno costi, e questo sarà evidente non appena raggiungeremo alte percentuali di raccolta, come previsto dalle normative. Passare dalla discarica al ciclo integrato dei rifiuti è il percorso che tutti insieme dobbiamo fare”.
Il progetto che per ora interesserà solo il centro storico, proseguirà a settembre con l’attivazione del servizio porta a porta nelle zone di Fontignano, Montepetriolo, San Martino dei Colli, Poggio delle Corti, Mugnano, Bagnaia, Capanne, Pilonico Materno, Castel del Piano, Pila, Lacugnano. Il processo era partito nel 2004 in alcune aree del perugino, e aveva coinvolto 7.196 famiglie, equivalenti a circa 18.000 abitanti con una adesione al progetto pari al 96,8%.”Tante altre città italiane – ha concluso la Pesaresi – stanno attuando servizi come i nostri, e i risultati non tardano a venire: sono certa che anche Perugia risponderà appieno”.

adn Kronos

Aliga Day, comune di Sassari aderisce a campagna regionale contro abbandono dei rifiuti

L’evento è organizzato dal Gruppo Podistico dei Corsardi e dal movimento spontaneo Sardegna Pulita con il patrocinio dell’Assessorato della Difesa dell’Ambiente della regione e dell’Anci Sardegna.
Sassari, 27 ago. – (Adnkronos) – La città di Sassari aderisce alla prima campagna regionale contro l’abbandono dei rifiuti lungo le strade. Si chiama ”Aliga Day” e si svolgerà il 4 settembre in tutta la Sardegna con l’organizzazione del Gruppo Podistico dei Corsardi e del movimento spontaneo Sardegna Pulita con il patrocinio dell’Assessorato della Difesa dell’Ambiente della regione e dell’Anci Sardegna.
L’appuntamento a Sassari sarà sabato 4 settembre alle 9 in via Padre Luca a Caniga di fronte alla sede dell’ex Circoscrizione. Nella città sarà prevista la pulizia del sito fronte scuola elementare della borgata, e successivamente si formerà una “carovana” che provvederà alla raccolta dei rifiuti su altre strade meritevoli di attenzione, come il tratto verso la Camionale in direzione Porto Torres e altri luoghi indicati dal settore Politiche Ambientali e Verde Pubblico del Comune di Sassari. Tutte le informazioni su Aliga Day sono reperibili nel sito http://www.aligaday.it.
La manifestazione prevede la pulizia della SS 131 grazie all’adesione ed intervento dei Comuni interessati dal suo attraversamento; la pulizia di altri siti nelle diverse strade della Sardegna da parte dei Comuni aderenti; una manifestazione podistica a staffette sulla strada statale 131 da Cagliari a Porto Torres, con punto di incontro a Macomer; incontro con le autorità, enti, e associazioni a Macomer presso il Padiglione Castagna.

adn Kronos

Venezia, Soldini investe sul porto fotovoltaico

Una fabbrica di energia fotovoltaica alimenterà la nuova vita turistica-sportiva-ricettiva-economica e culturale della magica isola della Certosa, nella laguna di Venezia, a 250 metri dall’Arsenale, 500 dal Lido. La rinascita dell’isola è centrata sul progetto integrato di valorizzazione firmato da Tobia Scarpa, progettista anche dei «Dogi» Benetton (Milano: BEN.MI – notizie) , vincitore della gara internazionale del comune veneziano.
Prevede la realizzazione, sulla piccola oasi incantata nella laguna, di un polo nautico con 300 posti barca (200 da costruire in aggiunta ai 100 attuali), della cittadella della formazione (sull’isola c’è una sede dello Ied, istituto del design), due alberghi per ospitalità a costi contenuti (in aggiunta al tre stelle già esistente), servizi per la nautica, residenze di classe A. Gli edifici saranno tutti alimentati dall’energia verde ottenuta dalla nuova generazione degli impianti fotovoltaici. L’economia verde sbarca dunque a Venezia, e all’ isola della Certosa sposa oltre alle attività della nautica da diporto e turistiche anche quelle agricole come la produzione del vino. Il progetto prevede che una parte della superficie dell’isola sia coltivata a vigneto, con la valorizzazione anche commerciale della produzione autoctona di vino. La restante metà dell’isola verrà lasciata a parco naturale, e forse verrà realizzata una piscina galleggiante. Una svolta per l’isola abbandonata dal 1962 dopo la chiusura della fabbrica e del deposito militare. Il progetto pubblico-privato da 30 milioni di investimento in sei anni, denominato «Parco della Certosa», è stato commissionato dalla società Vento di Venezia. Tra i soci anche il velista, navigatore solitario, Giovanni Soldini. Prevede una operazione di demolizione e ricostruzione e la valorizzazione dei reperti archelogici esistenti, testomonianze del suo passato militare. Il progetto è stato presentato ieri dall’amministratore della società, Alberto Sonino, insieme a Scarpa e all’assessore all’urbanistica del comune di Venezia, Enzo Micelli, in occasione della vernice della Biennale di architettura che aprirà al pubblico domenica. Il progetto, legato a quello per la valorizzazione del Lido con la costruzione del Palacinema, finanziato anche dai fondi pubblici per l’Unità di Italia, ha concluso l’iter burocratico e nulla osta, per parte pubblica all’apertura dei cantieri. Ora si dovranno fare i conti con l’entità delle risorse disponibili.

Fonte Italia oggi del 27.08.2010

GDF Suez accusé de gonfler les factures de ses clients

Régulièrement épinglé pour des pratiques commerciales contestables, GDF Suez a été à nouveau mis en cause jeudi pour avoir gonflé la facture de gaz de certains de ses clients, ce que le groupe d’énergie dément fermement.

Jean-Louis Borloo, le ministre de l’Ecologie et de l’Energie a sollicité jeudi le Médiateur de l’énergie, une autorité indépendante chargée de régler les conflits entre consommateurs et fournisseurs.

L’affaire a été révélée par Le Parisien/Aujourd’hui en France. D’après le journal, l’ancien Gaz de France gonflerait la facture de ses clients et ne rembourserait le trop-perçu qu’en fin d’année, afin de se constituer une trésorerie.

«Les facturations sont complètement fantaisistes et toujours surévaluées», dénonce ainsi Alain Bazot, président de l’association UFC-Que Choisir, interrogé par l’AFP.

Une affirmation démentie par le groupe d’énergie: «les estimations de consommation ne sont pas faites au doigt mouillé», assure un porte-parole.

«Elles sont réalisées en fonction de la consommation de l’année précédente, corrigée des conditions météorologiques», précise-t-il.

«Et dans 75% des cas, nous sous-estimons la consommation du client et donc le montant de la facture», ajoute-t-il. Enfin, les consommateurs qui le souhaitent «peuvent effectuer eux-mêmes le relevé de leur consommation sur internet», indique ce porte-parole.

«Suspicion»

Le groupe dément par ailleurs appliquer sur 12 mois des hausses de tarifs de gaz intervenues en cours d’année (en 2010, les prix ont augmenté de 9,7% au 1er avril et de 5% au 1er juillet).

Chez le Médiateur national de l’énergie, qui s’est souvent dressé contre les pratiques de GDF Suez, on juge le système de facturation «trop compliqué». «Et GDF Suez a un tel problème de rapport au client que cela crée un doute, une suspicion», estime Bruno Léchevin, délégué général des services du Médiateur.

Même discours à l’UFC-Que Choisir pour qui «les services clients sont complètement inadaptés aux dysfonctionnements».

«Le consommateur est baladé d’un endroit à l’autre. Il n’y a pas de réaction de l’entreprise pour régler les contentieux», estime M. Bazot.

Mauvais élève

De fait, si EDF n’est pas épargné par les plaintes des clients, c’est GDF Suez qui fait figure de mauvais élève.

Avec 10 millions de clients particuliers en France, le géant gazier a concentré sur son nom 41% des réclamations déposées auprès du Médiateur en 2009. Avec 3 fois plus de clients (28,5 millions), EDF n’a fait l’objet que de 35% des plaintes.

Et plusieurs cas ont fait la une des médias ces derniers mois. En juin 2009, le Médiateur de l’énergie avait ainsi accusé le groupe gazier de surfacturer 140.000 foyers pour un montant total annuel de 4,2 millions.

En janvier 2010, 4.000 abonnés au gaz de l’Oise, victimes de «relevés de comptoir», c’est-à-dire d’une estimation fantaisiste de leur consommation, avaient réussi à obtenir 500.000 euros de dédommagements, après avoir bataillé un an avec le groupe d’énergie.

«Pratiques commerciales contestables»

Selon M. Bazot, c’est l’ouverture du marché à la concurrence, intervenue en juillet 2007, qui est directement en cause. «Avant la libéralisation, c’était un secteur où le consommateur était bien traité, il n’y avait pas de pratiques commerciales contestables», assure-t-il.

L’association reçoit aujourd’hui 20.000 réclamations par an concernant le secteur de l’énergie (soit 20% du total), ce qui constitue le 2e poste après la téléphonie et internet.

A terme, la technologie pourrait permettre de réduire les erreurs de facturation. Des compteurs «évolués», fournissant des relevés automatiques et mensuels de consommation, sont en effet testés dans 5 communes de France depuis mars 2010, en partenariat avec la Commission de régulation de l’énergie.

Ils pourraient être déployés dès 2012.

(Source AFP)

A Livorno una nuova discarica per rifiuti speciali non pericolosi

A gennaio le colline livornesi ospiteranno una nuova discarica per rifiuti speciali non pericolosi, in grado di ricevere 450 tonnellate di rifiuti al giorno, circa 135mila all’anno, e in sette anni accoglierà 900mila tonnellate di rifiuti. Quando sarà esaurita, sarà coperta da uno strato di terreno e – dopo che si sarà stabilizzata – si procederà al rimboschimento e quindi al recupero totale dell’area nella conformazione originale di collina, attualmente una voragine creata dalle estrazioni della cava che per decenni vi ha estratto materiale.
In linea generale questa sarebbe una notizia positiva, perché i rifiuti speciali sono 4 volte gli urbani ma non entrano mai nelle statistiche ufficiali, perché seguono le regole del mercato e quindi vanno a finire dove è più conveniente economicamente, magari a centinaia di chilometri di distanza, oppure in situazioni non controllate e illegali. E siccome non tutti i rifiuti sono recuperabili come materia o come energia, una residua parte di essi va comunque smaltita in discarica.
«Con questo impianto che la precedente amministrazione provinciale ha autorizzato con l’Aia nell’aprile del 2009 – spiega l’assessore all’ambiente Nicola Nista – andiamo incontro all’esigenza di smaltire in modo corretto i rifiuti industriali, evitando così traffici e smaltimenti illegali, nei boschi come nei fondali marini. Questo impianto insieme alla piattaforma di trattamento che nascerà al Biscottino risponde quindi a questa precisa esigenza, anche in funzione dei rifiuti che esiteranno dalla bonifica del Sin».
Nell’augurio che la discarica sia gestita a norma di legge e nella massima correttezza, va però segnalato il fatto che, come ricorda anche Il Tirreno che oggi ha rilanciato la notizia, «la questione non è mai transitata dai consigli, né da quello comunale né da quello provinciale, pur essendo di rilevante impatto per il territorio». Esattamente come già successo per gli impianti a biomasse a filiera lunga, con l’aggravante, in quel caso, di effettuare una scelta opposta rispetto a quanto indicato nel piano energetico regionale per garantirne la sostenibilità ambientale (e cioè l’utilizzo di biomassa locale, proveniente da un raggio di circa 70 km dall’impianto).
«E’ vero che la normativa non prevedeva come obbligo i passaggi in consiglio – ammette Nista – però questa è stata senz’altro una pecca dell’amministrazione dal punto di vista della comunicazione ai cittadini. Cercheremo di recuperare questo aspetto con una serie di iniziative informative che abbiamo in programma».
E infatti la notizia è stata accolta piuttosto male dai cittadini: «Questo nuovo folle progetto – commentano Massimo Maggini e Andrea Grillo che si firmano in rappresentanza di “Vertenza Livorno” – va ad inserirsi in un territorio, quello livornese, già duramente provato da insediamenti industriali obsoleti e a rischio quali la raffineria Agip a Stagno, due centrali turbogas a metano, l’inceneritore e la centrale Enel di via Salvatore Orlando, e ora le novità delle due centrali a biomasse e del temibile rigassificatore, impianti questi non obsoleti ma non per questo meno inquinanti e pericolosi. Non è un caso che Livorno sia considerata “città ad alto d’incidente catastrofico” e la sua provincia si trovi al secondo posto in Italia nella classifica di quelle più inquinate, dietro solo a quella di Taranto».

http://www.greenreport.it

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