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Claudio Meloni

Mese

luglio 2010

Rifkin: investire sul nucleare è sbagliato.

Jeremy Rifkin a proposito del nucleare

“Ora, al tramonto della seconda rivoluzione industriale, ci sono alcune situazioni davvero molto critiche. Il prezzo dell’energia sta drammaticamente salendo e il mercato mondiale del petrolio si è appena avviato al suo picco di produzione. I prezzi del cibo sono raddoppiati negli ultimi anni poiché la produzione di cibo è prevalentemente basata sui combustibili fossili. Appena raggiungeremo il picco della produzione di petrolio, i prezzi saliranno, l’economia globale ristagnerà, avremo recessione e ci saranno persone che non riusciranno a mettere in tavola qualcosa da mangiare. Il “picco del petrolio” avviene quando si è usato metà del petrolio disponibile. Quando questo avverrà, quando saremo all’apice di questa curva, saremo alla fine dell’era del petrolio perché il costo di estrazione non sarà più sostenibile.
Quando arriveremo al picco? L’ottimista agenzia internazionale per l’energia dice che ci arriveremo probabilmente attorno al 2025-2035. Negli ultimi anni alcuni dei più grandi geologi del mondo, utilizzando dei modelli matematici molto avanzati, hanno rilevato che arriveremo al picco tra il 2010 e il 2020. Uno dei maggiori esperti sostiene che il picco è già stato raggiunto nel 2005.

Ora, il giacimento del Mare del Nord ha raggiunto il picco 3 anni fa. Il Messico, il quarto produttore mondiale, raggiungerà il picco nel 2010, come probabilmente la Russia. Nel mio libro, Economia all’idrogeno, ho speso molte parole su questa questione. Io non so chi ha ragione, gli ottimisti o i pessimisti. Ma questo non fa alcuna differenza, è una piccolissima finestra. La seconda crisi legata al tramonto di questo regime energetico è l’aumento di instabilità politica nei Paesi produttori di petrolio. Dobbiamo capire che oggi un terzo delle guerre civili nel mondo è nei Paesi produttori di petrolio.
Immaginate cosa accadrà nel 2009, 2010, 2011, 2012 e così via.
Tutti vogliono il petrolio, il petrolio sta diventando sempre più costoso. Ci saranno più conflitti politici e militari nei Paesi produttori. Infine, c’è la questione dei cambiamenti climatici. Se prendiamo gli obiettivi dell’Unione Europea sulla riduzione della CO2, e la UE è la più aggressiva del mondo in questo senso, anche se riuscissimo a raggiungere quegli obiettivi ma non facessero lo stesso India, Cina e altri Paesi, la temperatura aumenterà di 6°C in questo secolo e sarà la fine della civilizzazione come la conosciamo.

Lasciatemi dire che quello di cui abbiamo bisogno adesso è un piano economico che sia sufficientemente ambizioso ed efficace per gestire l’enormità del picco del petrolio e dei cambiamenti climatici. Lasciatemi dire che le grandi rivoluzioni economiche accadono quando l’umanità cambia il modo di produrre l’energia, primo, e quando cambia il modo di comunicare, per organizzare questa rivoluzione energetica. All’inizio del XX secolo la rivoluzione del telegrafo e del telefono convergeva con quella del petrolio e della combustione interna, dando vita alla seconda rivoluzione industriale. Ora siamo al tramonto di quella rivoluzione industriale. La domanda è: come aprire la porta alla terza rivoluzione industriale. Oggi siamo in grado di comunicare peer to peer, uno a uno, uno a molti, molti a molti. Io sto comunicando con voi via Internet. Questa rivoluzione “distribuita” della comunicazione, questa è la parola chiave: “distribuita”, questa rivoluzione “piatta”, “equa” della comunicazione proprio ora sta cominciando a convergere con la rivoluzione della nuova energia distribuita. La convergenza di queste due tecnologie può aprire la strada alla terza rivoluzione industriale. L’energia distribuita la troviamo dietro l’angolo. Ce n’è ovunque in Italia, ovunque nel mondo. Il Sole sorge ovunque sul pianeta. Il vento soffia su tutta la Terra, se viviamo sulla costa abbiamo la forza delle onde. Sotto il terreno tutti abbiamo calore. C’è il mini idroelettrico. Queste sono energie distribuite che si trovano ovunque. L’Unione Europea ha posto il primo pilastro della terza rivoluzione industriale, che sono le energie rinnovabili e distribuite.

Primo: dobbiamo passare alle energie rinnovabili e distribuite. La UE ha fissato l’obiettivo al 20%.

Secondo: dobbiamo rendere tutti gli edifici impianti di generazione di energia. Milioni di edifici che producono e raccolgono energia in un grande impianto di generazione. Questo già esiste.

Terzo: accumulare questa energia.
Perché il Sole non splende sempre, nemmeno nella bellissima Italia. Il vento non soffia sempre e le centrali idroelettriche possono non funzionare nei periodi di siccità. Il terzo pilastro riguarda come raccogliamo questa energia e la principale forma di accumulo sarà l’idrogeno. L’idrogeno può accumulare l’energia così come i supporti digitali contengono le informazioni multimediali. Infine, il quarto pilastro, quando la comunicazione distribuita converge verso la rivoluzione energetica generando la terza rivoluzione industriale. Prendiamo la stessa tecnologia che usiamo per Internet, la stessa, e prendiamo la rete energetica italiana, europea e la rendiamo una grande rete mondiale, come Internet. Quando io, voi e ognuno produrrà la sua propria energia come produciamo informazione grazie ai computer, la accumuliamo grazie all’idrogeno come i media con i supporti digitali, potremo condividere il surplus di produzione nella rete italiana, europea e globale nella “InterGrid”, come condividiamo le informazioni in Internet. Questa è la terza rivoluzione industriale. Io lavoro con molte tra le più grandi aziende energetiche del mondo, come consulente. Lasciatemi fare una considerazione in termini di business, non in termini ideologici. Non credo che l’energia nucleare sarà significativa in futuro e credo che sia alla fine del suo corso e qualsiasi governo sbaglierebbe a investire nell’atomo. Vi spiego le ragioni. Non produciamo Co2 con gli impianti nucleari, quindi dovrebbe essere parte della soluzione ai problemi climatici.
Ma guardiamo ai numeri. Ci sono 439 impianti nucleari al mondo, oggi, che producono solo il 5% dell’energia che consumiamo. Questi impianti sono molto vecchi. C’è qualcuno in Italia o nel mondo che davvero crede che si possano rimpiazzare i 439 impianti che abbiamo oggi nei prossimi vent’anni. Anche se lo facessimo continueremmo a produrre solo il 5% dell’energia consumata, senza alcun beneficio per i cambiamenti climatici. E’ chiaro che perché ne avesse, dovrebbero coprire almeno il 20% della produzione. Ma perché la produzione di energia sia per il 20% nucleare, dovremmo costruire 3 centrali atomiche ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Capito? Duemila centrali atomiche. Tre nuove centrali ogni mese per sessant’anni. Non sappiamo ancora cosa fare con le scorie. Siamo nell’energia atomica da 60 anni e l’industria ci aveva detto: “Costruite gli impianti e dateci tempo sufficiente per capire come trasportare e stoccare le scorie”. Sessant’anni dopo questa industria ci dice “Fidatevi ancora di noi, possiamo farcela”, ma ancora non sanno come fare. L’agenzia internazionale per l’energia atomica dice che potremmo avere carenza di uranio tra il 2025 e il 2035, facendo cosi’ morire i 439 impianti nucleare che producono il 5% dell’energia del mondo. Potremmo prendere l’uranio che abbiamo e convertirlo in plutonio. Ma avremmo il pericolo del terrorismo nucleare. Vogliamo davvero avere plutonio in tutto il mondo in un’epoca di potenziali attacchi terroristici? Credo sia folle. E infine, una cosa che tutti dovrebbero discutere col vicino di casa: non abbiamo acqua! Questo le aziende energetiche lo sanno ma la gente no. Prendete la Francia, la quintessenza dell’energia atomica, prodotta per il 70%. Questo e’ quello che la gente non sa: il 40% di tutta l’acqua consumata in Francia lo scorso anno, e’ servita a raffreddare i reattori nucleari. Il 40%. Vi ricordate tre anni fa, quando molti anziani in Francia morirono durante l’estate perche’ l’aria condizionata era scarsa? Quello che non sapete e’ che non ci fu abbastanza acqua per raffreddare i reattori nucleari, che dovettero diminuire la loro produzione di elettricita’. Dove pensano di trovare, l’Italia e gli altri Paesi, l’acqua per raffreddare gli impianti se non l’ha trovata la Francia?

Quello che dobbiamo fare è democratizzare l’energia. La terza rivoluzione industriale significa dare potere alle persone e per la generazione cresciuta con la Rete questo è la conclusione e il completamento di questa rivoluzione, proprio come ora parliamo in Internet, centinaia di persone sono in Internet, ed è tutto gratuito, e questi possono creare il più grande, decentralizzato, network televisivo, open source, condiviso…perché non possiamo farlo con l’energia? L’Italia è l’Arabia Saudita delle energie rinnovabili! Ci sono così tante e distribuite energie rinnovabili nel vostro Paese! Mi meraviglio quando vengo nel vostro Paese e vedo che non vi state muovendo nella direzione in cui si muove la Spagna, aggressivamente verso le energie rinnovabili. Per esempio, voi avete il Sole! Avete così tanto sole da Roma a Bari. Avete il Sole! Siete una penisola, avete il vento tutto il tempo, avete il mare che vi circonda, avete ricche zone geotermiche in Toscana, biomasse da Bolzano in su nel nord Italia, avete la neve, per l’idroelettrico, dalle Alpi. Voi avete molta più energia di quella che vi serve, in energie rinnovabili! Non la state usando…io non capisco. L’Italia potrebbe. Credo che, umilmente, quel che posso dire al governo italiano è: a che gioco volete giocare? Se il vostro piano è restare nelle vecchie energie, l’Italia non sarà competitiva e non potrà godere dell’effetto moltiplicatore sull’economia della terza rivoluzione industriale per muoversi nella nuova rivoluzione economica e si troverà a correre dietro a molti altri Paesi col passare del XXI secolo. Se invece l’Italia deciderà che è il momento di iniziare a muoversi verso la terza rivoluzione industriale, le opportunità per l’Italia e i suoi abitanti saranno enormi. Da anni seguo il tuo sito, vorrei che ci fossero voci come la tua in altri Paesi. Ha permesso a cosi’ tante persone di impegnarsi insieme…credo sia istruttivo rispetto alla strada che dobbiamo intraprendere.”
Jeremy Rifkin.

http://www.educambiente.tv/Rifkin-nucleare.html

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Energie rinnovabili: una sfida per l’Italia

L’Europa chiama alle energia rinnovabili con la formula “20 20 20” (riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra, 20% di ricorso alle fonti rinnovabili, 20% di risparmio energetico, il tutto sul consumo primario di energia) e il Governo italiano deve consegnare a Bruxelles in questi giorni il Piano d’Azione Nazionale per l’attuazione del Pacchetto Clima Ue per il 2020.

Ma il nostro Paese è pronto? A fare il punto sugli aspetti più strategici oggi all’Ambrosiana a Milano un workshop dal titolo: “Energie Rinnovabili. 20 20 20: prospettive sostenibili in Italia”. L’incontro ha il patrocinio della Provincia di Milano ed è sostenuto da APER e Pianeta Vivo. Intervengono Guido George Lombardi, Fondatore Pianeta Vivo; Gianluca Alimonti, Docente Fondamenti di Energetica, INFN e Università degli Studi di Milano, su “Le FER e il Pacchetto 20 20 20”; Massimo Gallanti, dirett

ore Sviluppo dei Sistemi Elettrici, ERSE, su “Il sostegno delle FER nel Piano d’Azione Nazionale”; Stefano Alaimo, responsabile Unità Gestione Mercati per l’Energia, GME, su “Il ruolo del mercato dei certificati verdi”; Marco Pigni, direttore APER, Associazione Produttori Energie da Fonti Rinnovabili, su ” FER: prospettive di sviluppo”; Luigi Bodria, Coordinatore del corso di Laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie, Università Studi Milano, su “Agroenergie: scenario italiano”; Michelangelo Marinelli, presidente CEG-calore energia gas- e direttore del fondo internazionale di private equity Fonsicar Energy, specializzato in energie rinnovabili, su il tema ‘Investire nelle FER’, affrontando tra l’altro l’aspetto delle tortuosità burocratiche che frenno gli investimenti, la questione etica dell’utilizzo di fonti edibili e le opportunità produttive nel settore agricolo in Italia, la filiera corta e l’importanza dell’innovazione.

Nel corso del convegno viene presentato http://www.orizzontenergia.it, portale indipendente per l’energia. Giorgio Ruscito, amministratore delegato di Areté Energia, la società che lo ha realizzato, spiega che “abbiamo creato il portale in quanto mezzo ideale di divulgazione e piattaforma adatta a promuovere l’incontro ed il confronto fra gli esperti ed i non addetti, il pubblico, che è l’utente finale del mercato energetico e quindi il primo attore di cui tener conto. Siamo convinti infatti che una informazione puntuale e professionale, nel rispetto dell’ambiente e delle esigenze globali di crescita economica, sia alla base del consenso di cui il nostro Paese ha bisogno per potere realizzare le sue strategie, in particolare in previsione dell’attuazione del Piano 20 20 20. Per questo motivo abbiamo voluto prima di tutto assicurarci un Comitato Scientifico che esprimesse il massimo del know how e della autorevolezza”.

http://www.ilsole24ore.com/

A Giugliano arriva l’inceneritore. Tra farfalle e papaveri

di: Nico Falco
GIUGLIANO IN CAMPANIA – Questa mattina, su proposta del presidente, Antonio Amato, la commissione speciale regionale su bonifiche, siti rifiuti, ecomafie e beni confiscati, ha svolto un sopralluogo presso il sito di stoccaggio ecoballe di Taverna del Re. Alla visita hanno preso parte Giovanni Romano, assessore all’Ambiente della Regione Campania, Raffaele Del Giudice, direttore di Legambiente Campania, e Giovanni Pianese, sindaco di Giugliano.
La conferenza organizzata per illustrare la visita, che si è svolta prima e non dopo il sopralluogo, è durata decisamente troppo: la delegazione si è spostata dal Comune di Giugliano soltanto intorno a mezzogiorno. L’unico sito visitato è stato quello di Taverna del Re.

Sorprendentemente è arrivata l’autorizzazione a visitare anche l’interno del sito di stoccaggio. Un permesso che non era stato dato nemmeno quando la richiesta arrivò dalla Commissione Europea, che non potè accedere a quel sito che, negli ultimi anni, è stato al centro di furiose proteste da parte dei residenti.

Tra Giugliano e Villa Literno ci sono 6 milioni di ecoballe. Dovrebbero essere rifiuti facilmente smaltibili, risultato di un processo di lavorazione ad hoc. Questo almeno suggerirebbe il nome. Nella realtà, però, si tratta di poco più che rifiuti compressi. Come in un gioco di parole (poco divertente, a vedere la realtà), quell’ “eco” all’inizio del nome è la prima “balla” di questa storia di terre avvelenate e di soluzioni forse ancora peggiori del problema.
Una parte delle ecoballe stoccate tra Giugliano e Villa Literno, meno di un milione, è di proprietà del commissariato di governo, che le sta smaltendo ad Acerra. Il resto appartiene alla Fibe, la società del gruppo Impregilo che ha costruito l’inceneritore e che ha ottenuto, dall’allora commissario Antonio Bassolino, l’autorizzazione a smaltirci le ecoballe. Attualmente le tonnellate stoccate a Taverna del Re sono sotto sequestro. Sono “corpo del reato” in quanto, indagando sulla loro composizione, i magistrati hanno scoperto che alle spalle della loro lavorazione c’erano molte “balle” e veramente poco “eco”.

Ma niente paura. Nelle stanze della ‘politica che conta’ si è già pensato al sistema per smaltire più velocemente le ecoballe. Se facendolo utilizzando l’inceneritore di Acerra significherebbe metterci 36 anni, con questo nuovo sistema di anni ne passerebbero 12. E l’annuncio di questa ‘miracolosa’ soluzione è arrivato proprio questa mattina, nel corso della conferenza stampa. Quasi in sordina, come se si volesse darlo ma nella speranza che non venisse recepito: un nuovo inceneritore verrà costruito nella zona di Giugliano, per distruggere più velocemente le ecoballe. Tempi più brevi, ma disagi per i residenti e danni per i terreni che si possono facilmente immaginare. E che forse, per essere annullati, necessiteranno molto più della ventina d’anni risparmiati con questa soluzione.
Quando l’assessore provinciale all’Ambiente della Regione Campania Giuseppe Caliendo ne ha parlato, sono stati in molti quelli che hanno sgranato gli occhi. Eppure l’assessore era partito, come si dice, ‘da lontano’. Tra farfalle e papaveri. Raccontando di quando era giovane e, figlio di contadini, cercava di afferrare le farfalle nei campi. Ora invece l’avvelenamento dei territori le ha fatte scappare tutte, e lui si sta adoperando per le bonifiche, che significherebbero anche il ritorno delle farfalle.

E così, mentre i sognatori si erano già persi nel romanticismo bucolico di farfalle e papaveri, mentre qualcuno s’immaginava un compianto Totò e il suo “voglio vedere questo dove vuole arrivare”, l’annuncio del nuovo inceneritore è arrivato tra capo e collo. O tra farfalle e papaveri, appunto.

Fonte: http://www.julienews.it/

del 29.07.2010

Bonifica, c’è stamattina l’audizione della Commissione regionale

Nel pomeriggio la visita alle discariche siti di stoccaggio nel Giuglianese
di REDAZIONE

GIUGLIANO. Si terrà questa mattina alle ore 10 presso il Comune di Giugliano l’incontro ed a seguire la conferenza stampa tra il Sindaco Giovanni Pianese e la Commissione Speciale Regionale su bonifiche, siti rifiuti, ecomafie e beni confiscati. L’incontro, proposto dal Presidente della Commissione Antonio Amato ed accolto favorevolmente dal Sindaco di Giugliano, ha come scopo di effettuare un sopralluogo presso i siti di stoccaggio rifiuti/ecoballe ed alcune discariche del comune di Giugliano. Al sopralluogo, oltre ai membri della Commissione, parteciperanno il Sindaco di Giugliano Giovanni Pianese, l’Assessore all’Ambiente della Regione Campania, i Sindaci di Marano, Mugnano, Parete, Qualiano, Villaricca, Villa Literno. Inoltre sono stati invitati i Presidenti della Provincia di Napoli e della Provincia di Caserta, il Commissario di Governo delegato ex O.P.C.M., il Direttore dell’Arpac, il Presidente della Commissione Ambiente della Regione Campania, il Presidente ed il Direttore di Legambiente Campania.

http://www.internapoli.it

29.07.2010

“Costruiremo un impianto a Taverna del Re”

L’annuncio ieri mattina della Provincia e della Regione

di Antonio Mangione

GIUGLIANO. “Si costruirà un impianto, per decidere quale tecnologia usare dovranno essere riaperte le ecoballe di Taverna del Re e caratterizzare i rifiuti in modo da scegliere la tecnologia più idonea e col minor impatto ambientale”. L’annuncio ieri durante la conferenza tenutasi al comune di Giugliano è dell’assessore provinciale all’Ambiente Caliendo. L’assessore regionale Romano ha definito poco praticabile la possibilità avanzata da Antonio Amanto, presidente della commissione bonifiche, di smaltire le ecoballe utilizzando la terza linea dell’inceneritore di Acerra, “perché quelle balle sono della Fibe, è lei che deve farsi carico dei costi”. “La caratterizzazione sarà avviata entro pochi giorni poi sarà presa una decisione”. Una frase che ha scatenato forti polemiche. «Ho appreso con grande preoccupazione l’annuncio ufficiale dell’Assessore Caliendo di un nuovo termovalorizzatore per le ecoballe di Taverna del Re da realizzare all’interno di questo stesso sito» lo afferma il Presidente della Commissione Regionale su Ecomafie, rifiuti e bonifiche Antonio Amato che oggi ha svolto un incontro a Giugliano con diversi sindaci dell’area, cui hanno partecipato anche l’assessore regionale all’ambiente Romano e quello provinciale Caliendo, il direttore dell’Arpac Volpicelli e il direttore di Legambiente Campania Del Giudice, e che si è concluso proprio con una visita al sito diTaverna del Re «L’assessore Romano, da me sollecitato, aveva appena affermato che si sarebbe verificata la possibilità tecnica ed i tempi per destinare, come da contratti sottoscritti, una linea del termovalorizzatore di Acerra alle eco balle. Caliendo, però, ha spiazzato tutti i presenti, affermando l’impossibilità di utilizzare Acerra e un accordo già siglato il 26 scorso, per realizzare un nuovo termovalorizzatore a Taverna del Re. Attendiamo di capire valutazioni tecniche e specifiche di questo accordo, di certo» continua Amato «anche dopo aver visitato il sito, esprimo forte preoccupazione rispetto all’impatto ambientale di un nuovo impianto lì. C’è la necessità di superare quella vergogna che è una vera e propria bomba ecologica, ma perché proprio lì un nuovo impianto? Quanto ancora deve pagare quel territorio? E che fine fanno i vecchi piani? Inoltre» insiste Amato «dovranno spiegarci l’impossibilità di utilizzare l’impianto di Acerra che pure era nato anche per le ecoballle e in che modo si richiamerà la Fibe a tutte le sue pesanti responsabilità”.

http://www.internapoli.it/articolo.asp?id=18763

Confagricoltura, Agrielectrica , Energrid: firmato l’accordo che dà il via alla filiera italiana delle energie rinnovabili

Rilanciare il concetto di multifunzionalità per le imprese agricole, promuovendo lo sviluppo delle agroenergie. E’ l’oggetto dell’accordo firmato oggi dal presidente della Confagricoltura Federico Vecchioni, dal presidente di Agrielectrica Debora Degl’Innocenti e Paolo Golzio amministratore delegato di EnerGrid, che prevede la fornitura di energia, anche attraverso le fonti rinnovabili, a costi di mercato assolutamente vantaggiosi.

Si contribuirà così a realizzare una filiera tutta italiana nel settore delle biomasse, capace di avanzare un’offerta full service innovativa e competitiva sui mercati globali.
Allo stesso tempo, la partnership sottoscritta oggi punta alla diffusione di nuovi progetti nel settore delle energie pulite. Ciò con l’obiettivo di rendere maggiormente concorrenziali le imprese agricole sul mercato e di contribuire a raggiungere gli obiettivi stabiliti a livello comunitario nel documento Europa 2020.
Agrielectrica, società nata per favorire la crescita delle energie rinnovabili – con particolare riferimento alle biomasse – opererà con EnerGrid, player italiano che si occupa dell’acquisto e della vendita di energia elettrica, ma anche dei diritti ad essa collegati, dai certificati verdi ai titoli ambientali per coprire le emissioni di CO2.
In base al protocollo sottoscritto dalle parti, Confagricoltura si impegna a rendere operativa ed efficiente la convenzione di compravendita di energia con EnerGrid sul territorio.
Agrielectrica fornirà assistenza e consulenza nelle fasi di vendita e acquisto di gas naturale e di elettricità, nella gestione dei certificati verdi e bianchi, nelle informazioni relative alla Borsa Elettrica.
Le condizioni e i prezzi di fornitura energetica di EnerGrid saranno inoltre adattate alle differenti aree del territorio nazionale secondo le norme determinate dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas.
Infine, nelle fasi di acquisto dei certificati verdi e dell’energia elettrica, EnerGrid attiverà un tavolo di trattativa privilegiato con le imprese e gli agricoltori legati a Confagricoltura.

http://www.viniesapori.net/articolo/confagricoltura-agrielectrica-energrid-firmato-l-accordo-che-da-il-via-alla-filiera-italiana-delle-energie-rinnovabili-2807.html

Pianura, l’ombra della camorra dietro i raid ai danni del personale e dei mezzi dell’Asìa

di Emilio Di Cioccio
Se esista una regia, più o meno occulta, dietro i ripetuti raid ai danni degli uomini e dei mezzi dell’Asìa, saranno magistratura e forze dell’ordine a svelarlo. In ogni caso, anche se si dovesse trattare più semplicemente (sic!) di bravate, la situazione a Pianura rischia di degenerare. La preoccupazione, tutt’altro che campata in aria, è che la zona occidentale di Napoli possa piombare nuovamente nell’emergenza rifiuti.
Guarda il video
Del resto, il personale dell’azienda, che si occupa dell’igiene urbana della città, comincia ad aver timore ogni qualvolta bisogna raggiungere Pianura, quartiere periferico già tristemente noto per le vicende di cronaca legate allo sversamento dei rifiuti nel cratere dei Pisani. Da qui, a seguito anche delle segnalazioni che la stessa Asìa e l’amministrazione Iervolino hanno fatto pervenire alla Prefettura, la decisione di scortare mezzi e uomini dell’Asìa, ogni qualvolta ci si reca a Pianura per le consuete operazioni di rimozione della spazzatura. Gli inquirenti, nel frattempo, proseguono le loro indagini sugli atti vandalici e le aggressioni ai dipendenti che si sono susseguiti con frequenza: il primo episodio si è verificato lo scorso 18 luglio; il secondo, invece, il 22 luglio allorquando due giovani hanno impedito a due camion dell’Asia di lavorare ferendo, tra l’altro, due dipendenti; domenica scorsa, inoltre, sempre due giovani, probabilmente sempre gli stessi con un’età compresa tra i 20 ed i 25 anni, hanno aggredito un netturbino 54enne mentre era in servizio; infine, nella notte tra lunedì e martedì sconosciuti hanno lanciato un sasso contro il parabrezza di un camion, mentre era in sosta sulla via provinciale Montagna Spaccata, all’altezza del polo artigianale. In attesa che si faccia luce al riguardo, sempre in tema di rifiuti, presso le discariche di Terzigno e Chiaiano sono stati avviati i lavori per l’installazione delle telecamere che, come previsto dal decreto Bertolaso, dovranno monitorare l’ingresso e l’uscita degli automezzi, al fine di evitare conferimenti abusivi di rifiuti. Propedeutico ai lavori il sopralluogo, da parte di tecnici del ministero dell’Ambiente, della Regione, della Provincia, della Protezione civile e dell’Esercito che è servito a fare il punto in merito al sistema della tracciabilità dei rifiuti che rappresenta la vera sfida del governo.

http://www.lunaset.it/politica-napoli/cronaca-napoli/29058-pianura-lombra-della-camorra-dietro-i-raid-ai-danni-del-personale-e-dei-mezzi-dellasia.html

Privatizzazione, Parchi in rivolta “Lo Stato non si può tirare indietro”

La Prestigiacomo pensa a fondazioni private per la gestione delle oltre 150 aree protette
La replica: “La tutela di beni inalienabili come acqua e foreste spetta al pubblico”
di VALERIO GUALERZI

ROMA – Quando alla guida del ministero per l’Ambiente c’era Altero Matteoli, lo scandalo riguardò il sistematico tentativo di lottizzazione dei vertici degli allora 23 Parchi nazionali. Manovra in parte fallita in seguito alla disfatta del centrodestra nelle elezioni regionali del 2005. Ora il suo successore Stefania Prestigiacomo lamenta che le aree protette sono diventate “un poltronificio”, ma dietro la denuncia secondo i difensori dei Parchi si nasconde un pericolo persino peggiore.

Ad ascoltare i gridi di allarme di ambientalisti e Federparchi, la minaccia questa volta è quasi mortale e viene da lontano. Prima il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha inserito 19 dei 24 enti che gestiscono le grandi aree naturali protette tra quelli inutili da abrogare. Decisione frutto, pare, di un automatismo sbagliato nella scrittura della prima versione del Dpef. Nelle stesure successive il testo è stato effettivamente corretto (“l’utilità” degli Enti Parco rimane comunque sub iudice e dovrà essere valutata di anno in anno), ma negli orientamenti della maggioranza la sostanza è rimasta intatta. La manovra economica prevede infatti tagli consistenti, con la riduzione del numero dei dipendenti di supporto impiegati in attività non istituzionali e la riduzione degli stanziamenti per la contrattazione integrativa.

Colpi di scure che rispondono alla filosofia illustrata sabato dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo nel corso di un convegno. I Parchi, ha tuonato, sono diventati “una sorta di poltronificio”. “Non dico di privatizzarli – ha proseguito – ma privata dovrà essere la loro gestione”. L’idea dell’esponente del Pdl che ha preso il posto di Matteoli è quella di affidare a delle fondazioni non solo i 24 parchi nazionali, ma anche le riserve e le oasi naturalistiche.

Una soluzione che non piace né alle associazioni ambientaliste né a Federparchi, l’organizzazione che riunisce le oltre 150 aeree protette italiane. “E’ una provocazione priva di senso perché i costi di gestione sono irrisori – commentava qualche giorno fa il presidente Matteo Fusilli all’ipotesi di soppressione degli Enti parco – i consiglieri non ricevono indennità e partecipano alle riunioni come atto di volontariato, fuori dall’orario di lavoro”. Ora che l’idea di farli passare da “enti inutili” è stata sostituita con quella di privatizzarli, il giudizio dell’organizzazione rimane sostanzialmente lo stesso.

“Andando avanti su questa strada – denuncia ancora il presidente di Federparchi – da primi ci troveremmo ultimi: siamo stati noi italiani a inventare la gestione dei Parchi allargata a scienziati, enti locali, imprenditori illuminati. L’Europa ci ha seguito su questa strada perché ha visto che funzionava e ora dovremmo fare marcia indietro?”. “L’ipotesi di trasferimento della gestione a fondazioni private – conclude Fusilli – sembra segnalare la volontà di sgravare il pubblico di una responsabilità che invece gli spetta sempre e comunque, perché riguarda la pianificazione del territorio e la tutela di beni inalienabili come le acque, le foreste, le coste, la flora e la fauna selvatiche”.

Oggi i Parchi offrono impiego a circa 80 mila persone di cui 4 mila negli enti di gestione. Un terzo dei comuni italiani ha il proprio territorio compreso in un’area protetta, mentre solo quelli Nazionali coprono oltre il 5 per cento della superficie. Nel triennio 2001-2004 hanno fatto registrare 155 milioni di presenze turistiche, con un giro d’affari tra gli 8,5 e 9,3 miliardi di euro, quasi un punto percentuale del Pil. Un dato costante, malgrado il calo del 2,7 per cento registrato nello stesso periodo a livello nazionale.

Ragionamento, quello di Federparchi, condiviso dal Cts, il Centro turistico studentesco e giovanile. “I parchi – afferma il vicepresidente Stefano Di Marco – sono un patrimonio di tutti: una grande ricchezza per il nostro paese. E’ necessario che lo Stato investa per valorizzare queste aree che, oltre a custodire la natura più bella che l’Italia può offrire, svolgono un’importante funzione sociale”.
Fonte: Repubblica del 21.07.2010

Bertolaso: «Città sporca? Il mio non è un pregiudizio»

LA CATTIVA IMMAGINE DI NAPOLI
Bertolaso: «Città sporca?
Il mio non è un pregiudizio»
L’intervento del sottosegretario dopo le polemiche sollevate dalle sue dichiarazioni
di GUIDO BERTOLASO*
Caro direttore, un editoriale pubblicato sul suo giornale commenta alcune mie dichiarazioni sulla situazione della pulizia delle strade di Napoli, che definii, rispondendo alle domande dei giornalisti, «ordinariamente sporche». Non trovo in questa semplice affermazione né sufficienza, né tantomeno disprezzo e mi dispiace ancor di più essere ricompreso fra quelli che «vengono da fuori» e proprio non capisco come si possa solo immaginare di prendere una mia dichiarazione come spunto per parlare della cattiva immagine di Napoli.

Mi permetto di proporre un semplice esercizio a lei e ai suoi lettori: cosa risponderebbe alla domanda sulla pulizia delle strade di Napoli? Sono certo che il 99% delle risposte conterrebbe la parola «sporche», senza con ciò voler assumere alcun atteggiamento di sufficienza o di disprezzo, esattamente come ho fatto io; sul fatto che lo siano «ordinariamente» mi conceda la capacità di giudizio raggiunta dopo anni di conoscenza e di duro lavoro nel settore. Ricorderà, poi, quale acceso dibattito si aprì sulla norma che prevedeva l’arresto per chi lasciava i rifiuti per strada, norma non più applicabile in Campania dopo la chiusura dello stato di emergenza. Pongo a lei e ai suoi lettori un altro quesito: era meglio prima o adesso che non è previsto più il reato per chi scarica in strada la propria immondizia? Mi permetta anche una piccola provocazione sul ruolo della stampa nella vita quotidiana di una città.

Una stampa che potrebbe, da un lato continuare a stigmatizzare quei malfunzionamenti delle diverse amministrazioni che contribuiscono a rendere «ordinariamente sporche» le strade di Napoli e dall’altro dare il giusto rilievo anche a quei comportamenti incivili che davvero contribuiscono a rendere «cattiva» l’immagine di Napoli, perché se è giusto da parte dei cittadini pretendere che i cumuli di rifiuti lasciati nelle strade vengano prontamente rimossi è altrettanto vero che sarebbe più utile all’immagine di Napoli che quei cumuli di rifiuti non si creassero affatto. Le ricordo, infine, tutte le mie dichiarazioni sul fastidio che personalmente provo a sentire i luoghi comuni di altri testimoni del nostro Paese che spesso affermano: la nostra città non deve diventare come Napoli per quel che riguarda i rifiuti! Ho sempre lavorato, gratis, in Campania proprio per debellare tale abitudine perché Napoli e il suo territorio meritano molto di più: amore, attenzione, impegno, passione e non quel disprezzo per la città che spesso si registra a livello locale piuttosto che da parte di chi viene da fuori.

* Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio
28 luglio 2010