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Claudio Meloni

Mese

giugno 2010

L’inceneritore è illegittimo

“La debolissima risposta di Enia fuga ogni dubbio. Si sospenda il cantiere”.
22/06/2010
Se c’era qualche dubbio sulla legittimità o meno dell’affidamento ad Enia della costruzione dell’inceneritore di Ugozzolo, la debolissima risposta dell’Ufficio Relazioni Esterne dell’azienda alla tesi Avv. Pietro De Angelis ha sgombrato il campo da ogni ambiguità.
Immaginando che questa questione della liceità giuridica dell’inceneritore sarà molto dibattuta nelle prossime settimane, spero di fare cosa gradita e utile ai lettori (e a tutti i parmigiani) illustrando nel dettaglio le motivazioni per le quali l’inceneritore è illegittimo, riportando per chiarezza i testi della documentazione richiamata.
Tutto l’iter parte dalla Convenzione del 27 dicembre del 2004 sottoscritta da ATO (Agenzia d’Ambito Territoriale Ottimale) e l’allora AMPS spa (oggi Enia Spa) per la gestione dei rifiuti urbani della provincia di Parma.
L’art. 3 comma 4) di suddetta Convenzione precisa che: “Le parti si danno atto che il servizio affidato non è comprensivo dello smaltimento e/o del trattamento di recupero-riciclaggio”, ovvero essa riguarda solo “lo spazzamento, il lavaggio di strade ed aree pubbliche, la raccolta e il trasporto dei rifiuti urbani e assimilati” (art.3 comma 3).
Questa specifica è corretta perché ATO non avrebbe potuto sottoscrivere una Convenzione sullo smaltimento dei rifiuti non essendone competente, così come previsto dall’art 15 della Legge Regionale 25/1999 e come dichiara lo stesso ATO di Parma in modo inequivocabile con la delibera del CDA n.10 del 25/11/2005: “Sotto il profilo formale, l’Agenzia non ha competenze per quanto concerne la parte relativa allo smaltimento dei rifiuti”.
Quindi AMPS Spa (oggi Enia SPA) non è salvaguardata per lo smaltimento dei rifiuti.
Ma allora, prima illegittimità e non punto di forza come sostiene l’Ufficio Relazioni Esterne di Enia, non si comprende su quali presupposti giuridici, sempre nell’art. 3 comma 4 della Convenzione, si possa attribuire che “il Gestore è comunque obbligato a garantire, con proprie idonee strutture e impianti, o mediante conferimento a terzi autorizzati”. Se ATO non è competente sullo smaltimento come può assegnare ad Enia per 10 anni lo smaltimento dei rifiuti senza alcuna gara d’appalto? Ciò pone da un lato un problema di legittimità e dall’altro determina conseguenze negative sulla tariffa pagata dei cittadini per la mancata comparazione di proposte alternative che avrebbero potuto pervenire da altri gestori.
Ma non è tutto, e qui arriviamo all’inceneritore.
Con delibera del 31/03/2006 del Consiglio Comunale di Parma della precedente amministrazione comunale, votata in modo bipartisan da tutti i consiglieri comunali di maggioranza e minoranza con due voti contrari, è stato approvato un accordo tra il Comune di Parma e Enia Spa con il quale si autorizzava una variazione urbanistica sulla base dell’art. 18 della LR n.20/2000 (accordo pubblico privato che consente deroghe agli strumenti urbanistici vigenti) che permetteva ad Enia la realizzazione di un inceneritore sul territorio comunale perché, come recita l’art 5 “Motivazione” di tale intesa, “la conclusione dell’accordo direttamente con Enia Spa è strettamente conseguente alle previsioni contenute nella convenzione, siglata dall’allora AMPS (ora Enia Spa) il 27 dicembre del 2004 con l’Agenzia d’Ambito”.
Ma anche qui, come è possibile attribuire direttamente e quindi senza l’espletazione di alcuna gara la costruzione di un inceneritore giustificandola come “strettamente conseguente” ad una Convenzione che al contrario escludeva espressamente lo smaltimento dal proprio campo di applicazione?
Da quella Convenzione illegittima Enia ha pertanto ottenuto due benefici:
1) lo smaltimento dei rifiuti urbani per quasi tutti i comuni della provincia di Parma (capoluogo compreso) per 10 anni senza alcuna gara d’appalto;
2) la costruzione e gestione di un inceneritore ottenuti per via diretta.
Si ricorda che le mancate gare di appalto, ove previste dalla normativa, tra le altre cose, vanno contro l’interesse pubblico poiché non consentono ai cittadini di usufruire della tariffa economicamente più vantaggiosa.
Risulta in tutta la sua evidenza un vizio procedurale a monte dell’iter dell’inceneritore che per i principi del diritto amministrativo travolge tutti gli atti successivi e quindi impone l’immediata sospensione del cantiere.
A meno che Enia non sostenga che un inceneritore non è un impianto di smaltimento dei rifiuti… tesi però, a mio avviso, piuttosto ardua da difendere…

di Andrea Marsiletti
Fonte: http://www.parmadaily.it

Rifiuti: piano della Regione a Bruxelles

di Daniela De Crescenzo – Il Mattino

NAPOLI (23 giugno)

Non si faranno le discariche di Terzigno e Valle della Masseria; partiranno, invece, entro novanta giorni le gare per i termovalorizzatori di Napoli e Salerno: lo ha annunciato l’assessore regionale Giovanni Romano alla commissione Petizioni del Parlamento europeo. L’incontro di ieri aveva un obiettivo preciso: tentare di sbloccare almeno parte dei 456 milioni di euro previsti per le bonifiche e stoppati dalla Ue. La decisione finale spetterà alla Commissione esecutiva. Nello scorso mese di marzo la quarta sezione della corte europea aveva infatti stabilito che l’emergenza rifiuti ha messo a rischio la salute dei cittadini campani e aveva congelato i fondi. Per tentare il recupero Romano ha giocato la carta della concretezza e si è presentato con una scaletta precisa fatta di impegni e di scadenze. Entro un mese è previsto il varo del piano di gestione dei rifiuti speciali. Entro sessanta giorni si punta alla conclusione delle procedure amministrative per i diritti di edificazione dei termovalorizzatori di Napoli e Salerno mentre trenta giorni dopo dovrebbero partire le gare. Il Comune di Napoli ha già creato la società che dovrebbe gestire l’impianto, la Neam (Napoli energia ambiente), ha nominato una commissione che ha anche elaborato un bando di gara e quindi l’iter potrebbe andare avanti velocemente. Ci vorranno quattro mesi, invece, perché l’assessorato regionale presenti la bozza di piano per la gestione integrata dei rifiuti che dovrebbe essere approvata a dicembre dal consiglio regionale. Un percorso chiaro, ma non privo di ostacoli. Il no all’apertura delle discariche di Terzigno e di Valle della Masseria, sollecitato dalla stessa commissione petizioni obbligherà a una corsa contro il tempo: l’idea dell’assessore è quella di allargare un po’ le discariche già aperte prolungandone la vita. Contemporaneamente dovrebbe essere ridotta la quantità di rifiuti da portare in discarica spingendo sulla differenziata facendo partire la lavorazione della parte umida che viene dagli stir. Se questa viene stabilizzata perde il 30% del peso, non puzza più e può essere utilizzata concime. L’assessore punta dunque a rilanciare gli stir come piattaforme globali per l’intero ciclo. In questo caso gli impianti che sono appena sottoposti a interventi di manutenzione straordinaria dovranno essere nuovamente rimessi a regime. Soddisfatta dell’incontro la presidente della commissione Petizioni, Ermina Mazzoni, che sostiene: «L’assessore Romano – dice – ha fissato obiettivi chiari e scadenze certe, sovvertendo la regola della opacità e della approssimazione che ha governato il sistema fino ad oggi. La commissione esecutiva, dal suo canto, ha ribadito le tre condizioni necessarie per lo sblocco degli oltre 135 milioni di euro: adozione di un piano regionale di smaltimento, cessazione della gestione commissariale, rendicontazione dettagliata e trasparente delle attività di gestione che preveda obiettivi coerenti con la strategia». In conclusione, spiega la Mazzoni, la commissione Petizioni, dopo la missione in Campania nello scorso mese di aprile, il 15 luglio potrà discutere la stesura definitiva della relazione da presentare alla Commissione europea. Soddisfatto, ma con cautela, anche l’eurodeputato Andrea Cozzolino che ha partecipato al «monnezza tour» di aprile: «Nell’audizione l’assessore Romano – sostiene – ha recepito due punti fondamentali su cui ho lavorato intensamente in questi mesi escludendo la possibilità di utilizzare cava Vitiello a Terzigno e non sottovalutando la sostenibilità finanziaria del ciclo che ci espone a crisi dovute alla mancanza di risorse». Polemico, invece, Enzo Rivellini che, dopo aver plaudito alla condotta di Romano, sottolinea: «Trovo per così dire irrituale che il capo delegazione della missione effettuata in Campania poche settimane fa da parte della commissione Petizioni, unitamente ad altri deputati europei, sia venuta a Napoli prima dell’audizione di oggi dell’assessore Romano emettendo sentenze di condanna credo inopportune ed intempestive». Lista Rassegna Stampa del Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania

Sito: http://www.rifiuticampania.org

Nel Lazio si farà il quinto inceneritore Di Paolo: “Indicheremo sito entro l’estate”

La giunta Polverini apre alle richieste di Alemanno. Sarebbe il terzo impianto nel comune, oltre a quello in funzione di Malagrotta e in costruzione ad Albano. L’assessore: “Stiamo anche rifacendo i calcoli sulla raccolta differenziata”
di CECILIA GENTILE

In arrivo un quinto inceneritore nel Lazio. Dopo il no categorico della Regione presieduta dall’ex governatore Marrazzo, adesso la nuova giunta Polverini apre alle insistenti richieste del sindaco Alemanno, da sempre
sostenitore della necessità di un terzo inceneritore nel comune di Roma, oltre a quello già in funzione di Malagrotta e a quello in costruzione ad Albano.

“Stiamo ragionando su un quinto impianto di termcombustione da mettere nel piano rifiuti. Entro l’estate avvieremo una serie di consultazioni con gli enti locali, le parti sociali e le associazioni”, fa sapere l’assessore
regionale ai Rifiuti Pietro Di Paolo. “Il piano Marrazzo non è in vigore perché si è bloccato a causa delle sue dimissioni – riprende Di Paolo – non è nostra intenzione stravolgerlo bensì rimodularlo”.

Quel piano, elaborato dall’ex governatore nelle vesti di commissario straordinario, approvato dal governo e poi adottato dalla Regione, non è mai piaciuto né alla giunta Alemanno né ai nuovi vertici dell’Ama, che hanno
ridotto le percentuali della differenziata e chiesto di aggiungere un quinto impianto di termovalorizzazione ai quattro previsti dalla Regione. La querelle è durata così a lungo da richiedere l’intervento del governo, nella
persona del commissario straordinario Guido Bertolaso. Ora il responso di Palazzo Chigi, pure favorevole al Campidoglio, non è più necessario, perché la Regione a guida centro destra apre alle tesi del Comune di Roma.

“All’interno del nuovo piano dei rifiuti – riprende l’assessore Di Paolo – stiamo rifacendo i calcoli su tutta la parte relativa alla raccolta differenziata. Alcuni tetti previsti in precedenza ci sembrano un’asticella troppo alta. Un ottimo obiettivo nella nostra Regione ci sembra quello di raggiungere il 35% di raccolta differenziata entro il 2011”.

Meno differenziata, più incenerimento dunque. Mentre il sindaco Gianni Alemanno ha già annunciato la proroga della mega discarica di Malagrotta a tutto il 2011, scatenando l’ira dei residenti, che da anni attendono la
chiusura del più grande invaso d’Europa. Anche la scelta di un sito alternativo fa discutere: il Campidoglio lo ha individuato a Riano o ad Allumiere, nel territorio della Provincia e non del Comune di Roma. “È insensato pensare di spostare ad Allumiere, che dista 70 Km da Roma, i rifiuti della Capitale, oppure a Riano. Così si fomentano solo contrapposizioni e tensioni che non aiutano a risolvere i problemi”, protesta l’assessore alle Politiche del territorio e alla Tutela ambientale della Provincia Michele Civita.

http://www.roma.repubblica.it

Mondello, villeggiatura tra i rifiuti turisti accolti da piccole discariche

Emergenza nella borgata marinara. “La popolazione raddoppia, mezzi insufficienti”. Raccolta a rilento anche a Sferracavallo L’Ars convoca Amia e prefettura in commissione Territorio. E per le strade di Mondello sono state anche abbandonate cisterne in eternit
di ISABELLA NAPOLI

LA stagione balneare è partita da una settimana, turisti, bagnanti e villeggianti si riversano nei lidi e nelle ville a Mondello e Sferracavallo. Ma le strade e le piazze delle due borgate marinare si riempiono drammaticamente di immondizia. L’emergenza rifiuti colpisce a macchia di leopardo tutta la città, dallo Zen ad alcuni monumenti del centro come il Teatro Massimo ma è più grave lungo la costa e vicino al mare. Colpa dei rallentamenti e delle code all’ingresso della discarica di Bellolampo, ormai stracolma. Ma anche della maggiore produzione di rifiuti nelle zone costiere. Che gli autocompattatori dell’Amia faticano a ripulire.

“La popolazione a Mondello e Sferracavallo d’estate schizza da 20 a 100 mila abitanti – spiega Pietro Gottuso, presidente della settima circoscrizione, che abbraccia le borgate marinare – ma alla maggiore produzione di rifiuti, l’Amia non riesce a far fronte”. I viali principali, come viale Regina Elena e le spiagge sono abbastanza pulite. Ma appena ci si addentra nel cuore di Mondello Valdesi, tra le ville residenziali, si moltiplicano le discariche e le montagne di rifiuti. Da via Euridice a via Saturno, dove oltre ai sacchetti ci sono anche i resti di palme attaccate dal punteruolo rosso, fino ad un deposito maleodorante in piazza Ulisse. “I netturbini non passano da almeno dieci giorni – racconta Girolamo La Barbera, residente proprio di fronte ai cassonetti sommersi di rifiuti – questo è uno dei punti più critici di Mondello, ma anche altre vie sono sporchissime”.

In via Marinai Alliata, i residenti vivono con la puzza dei cassonetti stracolmi sotto casa. “Ormai siamo rassegnati – dice Gabriele Citarrella, impiegato – i rifiuti si accumulano per giorni, poi l’Amia è costretta a intervenire con la pala meccanica”. In via Diomede, oltre ai sacchetti, c’è pure eternit. In via Cibele, l’immondizia si accumula a volte fino a ostruire il passaggio. “Da quando è scoppiata l’emergenza – racconta Mattia Fiorentino, che abita nella strada – la situazione è peggiorata. Non possiamo pranzare fuori per la puzza che viene dai cassonetti, la via è sporca e piena di liquami. Spesso danno fuoco ai rifiuti e per poco non salta la cabina elettrica che c’è lungo la strada”.

Nel porticciolo di Mondello, la capitaneria di porto ha recuperato una carcassa di tartaruga marina in decomposizione ma l’Amia, nonostante i solleciti, non la rimuove. Eduardo De Filippis, presidente dell’associazione Giovane Futuro che segnala agli uffici dell’ex-municipalizzata i disservizi nella borgata, commenta: “Diamo ai turisti una pessima immagine dei lidi e delle borgate marinare, che dovrebbero essere più pulite d’estate”. A Sferracavallo ieri i mezzi dell’Amia hanno ripulito varie zone come la via Schillaci ma continuano i disagi sul lungomare Barcarello. Domani, con lo sciopero del comparto Igiene Ambientale dell’Amia, potrebbero esserci maggiori disservizi in tutta la città.

Per cercare una soluzione all’emergenza rifiuti, la commissione Territorio dell’Ars guidata da Fabio Mancuso ha convocato per martedì tutti gli attori del caso Bellolampo dal sindaco Diego Cammarata al prefetto Giancarlo Trevisone ai commissari dell’Amia. Alla seduta della commissione parteciperà anche il presidente dell’Ars Francesco Cascio.

(24 giugno 2010)

http://palermo.repubblica.it

RIFIUTI: NEL SALERNITANO VERSO NORMALIZZAZIONE GESTIONE CICLO

(AGI) – Napoli, 15 giu. – Incontro tra Provincia di Salerno e rappresentanze sindacali di settore per illustrare le linee guida del piano provinciale di gestione del ciclo integrato dei rifiuti. Istituito anche il tavolo tecnico permanente per la definizione dei dettagli del piano e l’individuazione di azioni efficaci per garantire la tenuta dei livelli occupazionali attuali degli ex Consorzi di bacino e delle societa’ dei Consorzi. Annunciata un’intesa con il ministero del Lavoro per i lavoratori in esubero. All’incontro hanno partecipato l’assessore provinciale all’Ambiente, Giovanni Romano, che e’ anche commissario delegato, il presidente di EcoAmbiente Salerno Spa, Roberto Celano, e i commissari liquidatori dei consorzi, nonche rappresentanti delle sigle sindacali Flaica Cub, Assotrasporti, Confsal, Ugl, Cisal, Filas-Confsal, sindacato Azzurro, Fast Confsal Ambiente. Nel corso dell’incontro, Romano ha annunciato che entro la fine di luglio la produzione di rifiuti giornaliera in provincia di Salerno (750 tonnellate), potra’ essere conferita interamente nell’impianto di tritovagliatura di Battipaglia (Stir) dove si sta realizzando una seconda linea. “Sardone – ha spiegato Romano – non trattera’ piu’ la trasferenza, ma non chiudera’. Anzi, grazie ai 67 nuovi bio-containers concessi dall’allora Commissario di Governo per l’emergenza rifiuti in regione, diventera’ impianto di compostaggio con una capacita’ di trattamento di circa 20mila tonnellate di rifiuti organici”. E’ stato specificato che l’impianto di compostaggio di Salerno trattera’ 30mila tonnellate annue, Eboli 20mila, Vallo della Lucania 15mila e Polla 6mila. Per raggiungere l’autonomia occorrono circa 30mila tonnellate annue che verranno trattate presso lo stir di Battipaglia. Romano ha spiegato che tutti o sette stir della Campania dovranno diventare piattaforme per il trattamento dei rifiuti differenziati e in particolare i RAEE. “L’obiettivo – ha precisato – e’ che entro un anno l’intero ciclo del trattamento dell’organico per la provincia di Salerno sia completo e raggiunga l’autonomia”. Il commissario ha poi comunicato che c’e’ un’intesa con il ministero del Lavoro: “Il sottosegretario Pasquale Viespoli si e’ detto disponibile a concedere la cassa integrazione in deroga per quei lavoratori in esubero che saranno allocati nel tempo nei diversi impianti, purche’ le Province presentino un piano industriale territoriale dei rifiuti serio ed adeguato”. (AGI) Lil

http://www.industriale-oggi.it/archives/00027454.html

Inceneritore di Trento: ecco la sentenza del Tar

di Eleonora Santucci

LIVORNO. I Comuni possono impugnare gli atti dei comuni limitrofi come quelli che approvano la realizzazione di impianti di combustione con recupero energetico per i rifiuti solidi urbani e degli speciai assimilati. Perché tali impianti possono avere delle ricadute sull’ambiente e sulla qualità della vita sul territorio comunale limitrofo o vicino.
Lo afferma il Tar di Trento che, nonostante dia ragione (nel merito della questione) al Comune di Trento e alla Provincia, riconosce tale legittimità al Comune di Lavis e Comune di Mezzocorona.
E questo perché il primo, confinante con Trento e il secondo non lontano e interessato da un vento dominante (“Ora del Garda”), hanno un interesse qualificato alle modalità di costruzione e di gestione di un impianto che potrebbe immettere in atmosfera fumi potenzialmente nocivi, i quali potrebbero raggiungere anche quei territori.
In generale i Comuni sono riconosciuti come titolari di una situazione rappresentativa degli interessi radicati nel proprio territorio che fanno capo ad una circoscritta e determinata popolazione residente. Il Comune è dunque portatore di un interesse pubblico differenziato e qualificato tale da poter intervenire contro gli atti che potrebbero essere lesivi di tale interesse.
Possono dunque agire in tribunale anche se non è detto che il risultato sia a loro favore. Nel caso specifico infatti il Tribunale non annulla i provvedimenti del comune di Trento e non perde l’occasione per puntualizzare determinate prescrizioni.
Per esempio, in riferimento agli atti di indizione di una gara per la progettazione, realizzazione e gestione di un impianto di combustione, con recupero energetico, di rifiuti urbani, afferma che non è contraddittoria la prescrizione dell’impiego di Bat (acronimo di “best available techniques”, ovvero le migliori tecniche attualmente disponibili) già collaudate in almeno tre impianti esistenti in Europa. Perché “la scelta rappresenta un giusto contemperamento tra l’esigenza di impiegare le tecnologie più avanzate e quella di avere la garanzia che esse siano affidabili nel tempo e non lo siano soltanto teoricamente, ma siano state già proficuamente in uso in impianti esistenti”.
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=5402

Rifiuti. Tassa e tariffa rifiuti

La Tassa e la Tariffa rifiuti alla luce del “mille proroghe” e della circolare Ifel-Anci del 2 marzo 2010

di Alberto PIEROBON

Nell’ormai famoso decreto denominato “milleproroghe” (d.l. 30 dicembre 2009, n.194 come convertito, con modificazioni e integrazioni, in Legge 26 febbraio 2010,n. 25 (1)), una sorta di galassia normativa dove – indipendentemente dal colore del Governo in carica, quale italico vizio del Legislatore – si coacervano disparate disposizioni che paiono essere collegate dal comune denominatore di “cerchiamo di introdurre a questa specifica norma un emendamento, un rinvio, una sospensione”, ovvero in una sorta di “assalto alla diligenza”, come peraltro doviziosamente testimoniato dai lavori e dagli emendamenti proliferanti in sede di conversione del decreto, dai lavori delle Commissioni, eccetera, all’articolo 8, titolato “Proroga in termini di materia ambientale ”, troviamo vari disposizioni che ci interessano (2), ma qui occorre soffermarci sul comma 3 del medesimo articolo, che ha prorogato al 30 giugno 2010 il termine per l’emanazione del regolamento ministeriale attuativo dell’art. 238 (tariffa rifiuti) del d.lgs. 152/2006 ss.mm. e ii.
Più esattamente la “originaria” disposizione, più volte rimaneggiata con altra decretazione di “urgenza” (sigh!), ora così recita:
“Ove il regolamento di cui al comma 6 dell’articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, non sia adottato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare entro il 30 giugno 2010, i comuni che intendano adottare la tariffa integrata ambientale (Tia) possono farlo ai sensi delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti”.
Viene altresì disposto che i comuni attualmente applicanti la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu) potranno passare alla tariffa per la gestione dei rifiuti (non tanto la Tia come tariffa igiene ambientale o tariffa integrata ambientale, a seconda dell’uzzolo del legislatore e degli specialisti che si “divertono” a coniare acronimi, i quali ultimi tradiscono certe scuole di pensiero o certe “visioni”, se non afflati) laddove il prefato Regolamento ministeriale non sia venuto alla luce.
Come i primi commentatori hanno evidenziato (3), il passaggio dalla tassa alla tariffa – comunque sia – si presenta problematico (e criticabile sotto vari profili), massimamente considerando anche tutte le implicazioni (non ancora del tutto perspicuamente affrontate e chiarite) poste dalla sentenza della Corte Costituzionale n.238 del 2009 la quale, tra altro, ha affermato la natura tributaria della tariffa.
In effetti, l’Ifel (Fondazione Anci) ha emanato una circolare esplicativa sulla Tariffa Igiene Ambientale, datata 2 marzo 2010 (prot. 15/FL/AR/SS/mf‐10), la quale circolare sostanzialmente – ci si passi la seguente, semplicistica, sintesi – afferma:

la gestione (rectius, ricomprensione) del provento tariffario nei bilanci comunali trattandosi, appunto, la Tia di un tributo;
la necessità di riadeguare la disciplina regolamentare della tariffa (riappropriandosi del linguaggio e degli utensili di lavoro conosciuti dagli enti locali piuttosto che dalle utilities), in particolare modificare la disciplina sulla riscossione, sulle sanzioni, e molto altro ancora;
la problematica dei rimborsi Iva che l’Anci ritiene debba essere risolto dal Governo.
In via generale le preoccupazioni di Ifel-Anci sono condivisibili, sembra però mancare nel predetto documento una sorta di “fluidità” ricostruttiva della scansione normativa (delle varie disposizioni susseguentesi in parte qua).
Va detto che le previsioni di cui alla normativa settoriale dell’ambiente, per quanto qui rileva, l’art. 238 del d.lgs. 152/2006 ss.mm. e int. implicitamente manifestavano (vedi, seppur con alcuni distinguo, anche l’art. 264 cit. d.lgs., ma, si veda, soprattutto la normativa, introdotta da varie disposizioni delle leggi “finanziarie” degli ultimi anni (4)) la volontà di “tenere in vita” la Tarsu (evitando qui di discettare sulla tipologia di abrogazione, e suo intervento, presente nella disciplina della tariffa), perlomeno in via transitoria, ovvero fino all’avvento della completa disciplina (e qui, appunto, si richiama il Regolamento e la sistematica della tariffa collegata anche all’assimilazione) della nuova tariffa, appunto ex cit. art. 238.
Diversamente, i comuni sarebbero costretti a passare dalla tassa alla tariffa ora vigente (ovvero ex art. 49 del d.lgs. 22/97 ss.mm. e int.) in modo pressappochistico se non, come sembra accadere – anche censurabilmente in alcune realtà comunali – pasticciare, addirittura, sulla stessa tassa spacciandola per (rewampandola quale) tariffa sulla scorta di una (invero non condivisibile) sentenza del Consiglio di Stato del 2009, ovvero introducendo i famosi coefficienti (“k”) e rimodulando taluni aspetti della architettura della Tarsu nella prospettiva tariffaria.
In altri termini, a noi pare essere fondatametne condivisibile mantenere due regimi tra loro diversamente ordinati, piuttosto che cercare di “stampellarli” e/o di integrarli in un qualche modo, a nostro modesto avviso senza (quasi sempre) con ciò considerare le implicazioni delle diverse nature e delle diverse logiche sottese ai due proventi, ancorchè essi proventi non siano dissimili.
Sotto altri profili la prefata sentenza della Corte costituzionale, se ha avuto il pregio di entrare finalmente sulla (più volte lamentata) questione della natura del provento tariffario, ribadendo utilmente alcuni concetti, pur tuttavia, come abbiamo già avuto occasione di osservare già dall’estate scorsa, sempre in questa Rubrica, il medesimo Giudice non ha però sfruttato l’occasione per meglio chiarire altri (importanti) “aspetti” della tariffa (5), talché – a nostro modesto avviso – rimane confermata la preoccupazione (e la necessità di dotarsi di una sorta di “scudo” protettivo da certuni espedienti di sapore casereccio e/o di indole ingegneristica, non intonati ad complessivo sistema che vede integrato e reso, per quant o possibile, coerente l’aspetto economico, contabile, giuridico, organizzativo e tecnico) circa i “miscelamenti” , diremmo anzi – considerando la diversa provenienza, cultura, se non valori e interessi originari e/o di riferimento – i “meticciamenti” delle discipline che si vorrebbero invece disinvoltamente introdurre, ancora una volta in modo “colonizzante” , del tipo taglia e incolla,a mo’ fotocopia, in una sorta di trapianto di organo dove non si considera la tipicità (e la crisi di rigetto) del soggetto e le implicazioni complessive dell’intervento, il tutto tramite mere deliberazioni comunali, in alcuni casi (sic!) con il rimaneggiamento (parziale) dei regolamenti comunali e/o con altri espedienti (che rimangono “parti” isolate dallo insieme, si badi che la sommatoria delle parti p orta però ad un risultato diverso dall’insieme, perché non siamo nel mondo della computazione, ma in quello della cultura giuridica, in un sincretismo di materie e di logiche/obiettivi necessitante di un team, non più di singole individualità, per quanto capaci e preparate esse siano) tesi a soddisfare la voracità commerciali e/o le “malconsigliate” scelte di spicciola amministrazione, quale (falso) alibi di un ribaltamento dei costi “fuori” dal (più responsabile) sistema della fiscalità locale, ovvero spacciato come il realizzarsi di una giusta e corretta (in quanto pretesamente… misurabile con un criterio obiettivo e frutto di una scelta comportamentale) imputazione al cittadino-utente del costo del servizio di gestione dei rifiuti da quest’ultimo (asseritamente: effettivament e) fruito (e sul quale sistema ci sarebbe, invece, molto onestamente, davvero da ri-dire … in termini tecnici e non “modaioli”).
La prospettazione fatta dall’Ifel-Anci, si ripete nei suoi intenti – in linea di massima – condivisibile, sicuramente nella volontà di gettare – nel limaccioso mare di incertezza normativa e operativa – una sorta di salvagente al quale i funzionari e gli addetti degli enti locali e/o loro aziende possano (bene o male) “aggrapparsi” (o sentirsi uniti in questa comune disperazione), sembrano però essere ancora limitate e limitanti.
A noi pare che l’orientamento dell’Ifel non abbia sfruttato appieno l’occasione per precisare talune posizioni e/o problematiche, tra le quali, sommessamente, ci permettiamo evidenziare le seguenti:

com’è noto la disciplina comunitaria in materia di Iva prevede la sua applicabilità in
presenza di taluni servizi resi – con tariffe autoritariamente determinate e in regime di monopolio legale dal soggetto pubblico (la cosiddetta “privativa” per i rifiuti urbani e per quelli assimilati) – pertanto, il problema dell’applicabilità e del rimborso dell’Iva, ad ogni evidenza, non può essere affrontato solamente dai comuni (e dalle sue associazioni), bensì più responsabilmente e correttamente in via legislativa. In proposito ci si permette rammentare, a chi ha qualche anno in più di età e di esperienza alle spalle, la famosa questione dell’Iva sulla concessione dei loculi cimiteriali, alla quale aveva dato interpretazione – per la non applicazione dell’Iva – una sentenza della Corte di Lussemburgo ancora nel 1989 (promossa da alcuni comuni emiliani, tramite i l Prof. Avv. Tesauro), ma che si è dovuto aspettare il 1993 per vedere, definitivamente risolta, in via normativa, la questione di cui trattasi (chiaro che oggi esistono altri rimedi, fra i quali lo istituto della “disapplicazione” della normativa nazionale configgente con quella comunitaria, ma sfidiamo gli operatori degli enti locali ad assumersi – in questo quadro dove nemmeno le Agenzie delle entrate fatte oggetto di stillicidici quesiti da parte di comuni e/o dei gestori dei servizi pubblici, hanno dato cenno di riscontro – la responsabilità della non applicabilità dell’Iva alla tariffa…..);
per effetto della nota sentenza Corte costituzionale n.384 del 2009 se la tariffa è un tributo dovrebbe, come dire….. “ritornare” ai Comuni, e quindi (prosegue il sillogismo) dovrebbe rientrare nel bilancio (rectius, nella contabilità) comunale. Però, da come pare leggersi dalla prefata circolare, se siamo in presenza –in un trend quasi inesorabile, ancorché criticabile per la sua assenza di ricerca di efficienza o quantomeno di supporto motivazionale e/o giustificativo – di un aumento di costi del servizio, allora, per effetto della cennata consequenzialità di cui alla natura tributaria della tariffa, si avrebbe una Iva indetraibile sui costi, e quindi, anche applicandosi il pro-rata, si potrebbe realisticamente ipotizzare per i comuni un aumento “reale” del su o impatto (dal 6 al 10%). Questo ulteriore costo, giocoforza, andrebbe ribaltato come un aumento della tariffa. In altri termini i cittadini-utenti (parzialmente ove non si raggiunga la copertura totale dei costi, nel quale caso essa avverrebbe attraverso le altre entrate comunali) si vedrebbero aumentare la tariffa per effetto di questa scelta comunale. La circolare poteva quindi segnalare, come propugnato da esperti del settore nei circuiti specialistici della contabilità degli enti locali, che gli effetti della sentenza sul bilancio comunale derivanti dalla più volte citata sentenza Corte costituzionale n. 238/2009, pone una non lieve questione di legittimità per i bilanci comunali relativi all’esercizio 2010. Mentre, pare più logico considerare come dalla natura tributaria della tariffa derivi la riconduzione del suo gettito nel tit olo I° delle entrate del bilancio comunale (ovvero nelle entrate tributarie) a tacere dei vari principi pubblicistici in parte qua invocabili. Non va poi sottaciuto come sotto il profilo gestionale, organizzativo e contrattuale (con i soggetti gestori del servizio) non possano essere d’emblée risolti: siamo già a marzo (il termine per l’approvazione dei bilancio preventivi per i comuni è al 30 aprile) e non sono state emanate istruzioni o circolari ministeriali al riguardo;
occorre altresì intervenire sui (rimaneggiare, se non riscrivere, quantomeno parzialmente i) regolamenti comunali, ma non solamente per gli aspetti indicati nella circolare in esame, quanto relativamente a talune (posto che rimane la riserva di legge ex art. 23 Cost.) questioni poste nel complesso dalla disposizione (anch’essa inattuata) di cui all’art. 195, comma 2, lett. e), del d.lgs. 152/2006 ss.mm. e ii. (come da ultimo sostituito dal D.Lgs. 4/2008), ovvero relativamente alla assimilazione, alle superfici assoggettabili (contrastate da recente giurisprudenza che nasce dalla costola della Tarsu, ma che soccomberà nella eventuale, piena e integrale, attuazione della predetta nuova disciplina), alla entrata in
vigore della disciplina de qua, alle riduzioni previste (in forma non discrezionale, ma ancorate a criteri obiettivi, cioè verificabili, non rimessi quindi all’arbitrio del calcolo delle utilities che redigono comodi piani economici finanziari, dove le note “pieghe” consentono loro di tesaurizzare interessanti somme, ovvero di convogliarle nel coacervo delle loro attività di ramo) a fronte di avvio dei rifiuti al recupero tramite soggetti terzi (fuori privativa), all’applicazione di una apposita (specifica: addirittura trinomia) tariffa per gli assimilati,all’esonero per certe categorie di soggetti (per esempio la GDO) aventi un limite di metraggio oltre il quale (automaticamente) sono esclusi dalla tariffa (salvo per gli uffici e altri modesti casi), all’esclusione dei rifiuti di imba llaggio secondari e terziari, eccetera, eccetera;
è ancora opportuno che nei Regolamenti comunali vengano previste le riduzioni della
tarsu o della tariffa e che, comunque sia, la costruzione della tariffa o della tarsu rispetti pienamente la disciplina (e la logica sottesa) di riferimento, in particolare per la tariffa il metodo normalizzato di cui al d.P.R. 158/1999 quantomeno per rendere comparabili e giudicabili i servizi resi da diversi soggetti o in diverse realtà) tramite dettagliati e analitici piani economici-finanziari redatti (ancora una volta) non discrezionalmente, solitamente “gonfiando” la parte fissa (che funziona da paracadute e che intercetta il massimo dell’utenza in funzione redistributiva, sganciata da logiche di riduzione immediata) e limitando la parte variabile, ciò, tra altro, per evitare che i ricorsi e/o le censure che stanno “fioccando” alimentate dai soggetti che si attenzionano sempre più ai loro costi – complice anche la contingenza economica – comportino il venir meno e la illegittimità di siffatte scelte regolamentari – ma non solo: anche organizzative e strategiche – da parte, non tanto dei comuni, quanto delle loro utilities: e questo è forse un punto ancora più delicato e toccato – solamente di… “striscio” – dall’ Ifel-Anci, ma che necessita un coraggioso approfondimento;
infine, tornando ai rapporti tra i comuni ed i soggetti gestori, sembra venire tralasciato un altro importante aspetto riguardante il ruolo che giocheranno le Autorità d’Ambito (per gli ATO) posto che – ex artt.202-204 d.lgs. 152/2006 ss.mm. e int.anche alla luce dell’art. 23bis
della legge 166/2009 – saranno proprio questi Enti a concretamente disciplinare anche questi rapporti (addirittura condizionando i comuni, posto che le A.d.A. (ATO) sono chiamate a decidere e congeniare, al concreto, le gare, le relative discipline, gli affidamenti, eccetera) e quindi facendo passare i comuni (in ultima analisi: gli utenti) quali pagatori di decisioni altrui, difficilmente controllabili e sindacabili nel sistema dianzi delineato (fuori del controllo e del linguaggio degli enti locali: di qui la necessità per questi ultimi di apprestare inediti strumenti oltre il semplice contratto di servizio, ma questo è un altro argomento);
Infine, non si condivide l’affermazione contenuta nella circolare secondo la quale gli affidamenti relativi all’esazione del tributo vengano, in buona sostanza, mantenuti fermi allo status quo: occorre ribadire che si deve applicare (salvo la ricorrenza dell’affidamento cosiddetto in house e/o di altre “specificità” che richiederebbero ben altri approfondimenti rispetto al presente intervento) il principio della regola dell’evidenza pubblica, evitando infingimenti di vario stampo.
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(1) In G.U., S.O. n.48 del 27 febbraio 2010.
(2) Più esattamente, con riserva di intervenire partitamente:
“1. All’articolo 1, comma 3-bis, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 13, il termine di cui al primo periodo è differito al 28 febbraio 2010.
2. All’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 13, le parole: «31 dicembre 2009» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2010».
3. All’articolo 5, comma 2-quater, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 13, le parole: “entro il 31 dicembre 2009” sono sostituite dalle seguenti: «entro il 30 giugno 2010».
3-bis. All’articolo 281, comma 2, alinea, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, le parole: «entro cinque anni» sono sostituite dalle seguenti «entro sette anni».
4. All’articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 27 marzo 2006, n. 161, la parola: «tre» è sostituita dalla seguente: «quattro».
4-bis. All’articolo 4, comma 1-bis, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380, le parole: «1 gennaio 2009» sono sostituite dalle seguenti: «1° gennaio 2011».
4-ter. Il termine previsto dall’articolo 2, comma 7, del decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 8 aprile 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 99 del 28 aprile 2008, è prorogato al 30 giugno 2010.
4-ter. Il termine previsto dall’articolo 2, comma 7, del decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 8 aprile 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.99 del 28 aprile 2008, è prorogato al 30 giugno 2010 [si tratta dei Centri Comunali di Raccolta].”.
(3) Per esempio S. Trovato e G. Trovati, vari articoli, si vedano (senza “trovare” l’autore) La corsa delle tariffe comunali, in “Il sole 24 Ore” dell’1 marzo 2010, Da luglio per la Tia possibile il via libera, in “Il Sole 24 Ore” del 2 marzo 2010 e, sempre il medesimo autore, La Tia entra nei bilanci 2010 dei comuni, in “Il Sole 24 Ore” del 4 marzo 2010, Le istruzioni di Federambiente, in “Il Sole 24 Ore” del 5 marzo 2010.
(4) Per una ricostruzione (diacronica, ma non solo) dei proventi di cui trattasi ci si permette rinviare al commento dell’art. 238 contenuto nel “Nuovo codice dell’ambiente” (a cura di N. Lugaresi-S. Bertazzo), Maggioli, Rimini, 2009, p. 939-962.
(5) Sembra (cit. articolo di G. Trovati del 5.3.2010) che esista un parere di un noto costituzionalista, acquisito dalla Federambiente per il quale la sentenza si sarebbe limitata a dichiarare infondata la questione sollevata dal giudice, cosicchè essa pronuncia non vincolerebbe niuno, talché per Federambiente, la fatturazione con Iva sarebbe un “atto dovuto”.

http://www.lexambiente.it/rifiuti/179/6056-rifiuti-tassa-e-tariffa-rifiuti.html

Rifiuti, promesse ed emergenza.

di Francesco Iacotucci da Terra

I cumuli di immondizia sono come un simbolo, appena ricompaiono rievocano alla memoria i momenti della crisi.

Ma come dice il saggio, guardiamo per una volta la luna e non il dito, non facciamoci ingannare dal dito anche se ingombrante e maleodorante e vediamo qual è la causa e quale quindi l’unica soluzione possibile a questa crisi di inizio estate.

Se riflettiamo per un attimo in questi giorni ci sono più manifestazioni, ci sono i lavoratori dell’Asìa, i lavoratori dei consorzi, quelli del parco del Vesuvio, fino ad arrivare al buco scoperto nei conti dell’Arpac, il problema comune è uno solo: non ci sono abbastanza soldi.

Se l’emergenza rifiuti è stata caratterizzata dalle tante spese e pochi risultati oggi ci troviamo in piena crisi economica con una struttura costosissima che all’improvviso deve essere pagata per intero dai soldi dei cittadini campani.

I debiti del passato si incrociano con le spese correnti altissime, quello che nessuno dice è che per pagare tutti gli stipendi dei consorzi e dell’intero ciclo rifiuti i cittadini dovrebbero pagare una Tarsu probabilmente doppia rispetto a quella attuale.

A fronte di queste spese folli abbiamo altre manifestazioni di lavoratori che negli anni hanno avuto promesse di lavoro nel settore ambiente, i lavoratori del progetto ISOLA (Bros) vanno in piazza, quelli che scioperano sul Vesuvio dovevano confluire nell’Astir, altro carrozzone che doveva fare le famose bonifiche, ed erano stati promessi 4 milioni di euro.

Ora la questione è chiara, bisogna fare tagli importanti, o si rischia il collasso economico, questa non è una novità, basta leggere le migliaia di carte della commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, o basta leggere quello che lo stesso Bertolaso diceva nei mesi precedenti alla formale fine dell’emergenza.
Ovviamente i tagli devono essere supportati da progetti di ampio respiro, il rischio è che si voglia utilizzare l’emergenza così come fatto negli ultimi 15 anni, per prendere decisioni estreme, aprire discariche fuorilegge o aprire impianti costosi ed inutili.

Quella di questi giorni non è una crisi come le altre, è il colpo di coda di un mostro che si è alimentato per 15 anni, ma potrebbe essere anche un triste tentativo di continuare con lo stesso andazzo, la scelta è difficile e sarà in ogni caso impopolare e di certo non è uno dei compiti che avrebbero voluto le giovani amministrazioni provinciali e regionale, ma così è, per chi ha invocato per tanti anni il cambiamento è arrivata l’ora di metterlo in pratica, e se si riuscirà a mettere in piedi un piano ecologicamente compatibile ci sono 500 milioni di euro dell’Europa per metterlo in atto.

Esemplare sarà la scelta della provincia di Napoli sulla seconda discarica del Vesuvio, la prima udienza del TAR pare aver chiarito che la decisione in merito all’apertura del secondo mega invaso nel parco del Vesuvio spetta proprio all’amministrazione provinciale napoletana, che dovrà decidere anche in merito all’inceneritore di Napoli Est, or non ci sono più scuse, dalle parole si deve passare ai fatti.

Rifiuti, corsa contro il tempo “Entro martedì strade pulite”

di Tiziana Cozzi da la Repubblica Napoli

La fase critica va declinando. La raccolta procede, ma a rilento. Il carico, tuttavia, è faticoso da smaltire. Per le strade ieri c´erano ancora 400 tonnellate di rifiuti. Ma già domani potrebbero scomparire. Dai vertici dell´Asia e dal Comune di Napoli promettono che tra lunedì e martedì tutto rientrerà nella norma.
Mentre si attende la data del vertice generale con l´assessore regionale Giovanni Romano, il Comune ha convocato i sindacati il 23 giugno, al tavolo siederanno gli assessori Paolo Giacomelli e Michele Saggese. Fino ad allora lo sciopero sembra scongiurato. Però, gli effetti di una «grave crisi che si sarebbe potuta evitare» come l´ha definita il sindaco Rosa Russo Iervolino, cominciano ad avere i primi strascichi sul gruppo di lavoratori “ribelli”. 90 dipendenti Asia hanno già ricevuto la lettera di richiamo disciplinare dalla municipalizzata. Non hanno accettato lo straordinario a 48 ore dallo sciopero, quindi hanno contribuito ad aggravare una situazione di per sé complessa.
«Non è stata un´imposizione ma un atto dovuto – spiega Daniele Fortini, amministratore delegato di Asia – che rientra nel contratto nazionale Federambiente. Dopo uno sciopero, c´è l´obbligo di ripulire entro 48 ore. Vale per i nostri enti appaltatori, a maggior ragione la regola è valida anche per chi lavora nel nostro organico. Questo, però, è l´effetto del caos dei primi giorni. Ora sono molto soddisfatto della disponibilità dimostrata dai lavoratori, fondamentali per noi in queste ore».
Un ritardo di 30 ore nella raccolta, più di 3 giorni per il recupero delle tonnellate lasciate in strada a marcire, 5 giorni per completare il lavoro e svuotare la maggioranza dei cassonetti. Lo svantaggio accumulato ha procurato un grave danno d´immagine, aggravato anche da una serie di intoppi sul percorso del conferimento. Continua Fortini: «Una concomitanza di eventi ci ha portato a collocare in 5 giorni il recupero di 1400 tonnellate, quando, in normalità ne raccogliamo 1400 soltanto in un giorno. Ma sono sopraggiunte anche due banali difficoltà tecniche che hanno rallentato i camion in sosta davanti agli impianti di Tufino e Giugliano».
Dopo il provvedimento disciplinare, dunque, tra i dipendenti potrebbe aumentare il malcontento. E andare ad accrescere la tensione, già alta per il futuro degli 800 lavoratori che dovrebbero finire nella Asia 2, costola dell´azienda comunale destinata solo allo spazzamento e quindi considerata meno solida. Sul tavolo istituzionale, c´è un´altra vertenza che attende da tempo una soluzione: il riassorbimento dei 2000 lavoratori degli ex consorzi di bacino. Questioni complesse ma risolvibili, secondo Fortini, ottimista sulla possibilità dell´accordo: «È una trattativa complessa ma ci sono tutte le ragioni per concludere una vertenza dignitosa per tutte le parti. Da parte dell´azienda ci sarà buon senso e disponibilità. E per la questione Asia 2, il Comune ha assicurato il mantenimento dei livelli occupazionali e lo stesso contratto Federambiente».
Intanto, ieri hanno continuato a bruciare cassonetti soprattutto nella zona di Bagnoli e Ponticelli, piccoli focolai che hanno richiesto l´intervento dei Vigili del Fuoco. Lo spettacolo più desolante arriva dal quartiere Vomero-Arenella, una delle zone rosse: via Aniello Falcone, versante mare, sommersa da cumuli di rifiuti lungo i marciapiedi, impossibile percorrerla a piedi. Ma anche Scampia, San Pietro a Patierno e Pianura restano in difficoltà, mentre in centro le strade sono tornate pulite. La raccolta continua, comunque, a ritmi sostenuti. «Nelle ultime 24 ore – fa notare l´assessore comunale all´Igiene Urbana Giacomelli – è stato compiuto uno sforzo notevole e grande è stato l´impegno degli stessi operai dell´Asia, costretti a lavorare in condizioni di grande emergenza». Si dice ottimista Giacomelli, che insiste nel considerare la crisi episodica e «non di sistema», cioè non dovuta alla mancanza di siti dove poter conferire le 1400 tonnellate di rifiuti prodotte quotidianamente in città, conferite alle discariche di Chiaiano, Terzigno e ai due impianti Stir (ex Cdr) di Giugliano e Tufino.

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