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Claudio Meloni

Mese

maggio 2010

COMUNICAZIONE DELLA DOTT.SSA PATRIZIA GENTILINI, ALLA PRESENTAZIONE DEI DATI SUL MONITORAGGIO AMBIENTALE

sabato 29 maggio – Cinema Teatro Moderno di Agliana
L’iniziativa è stata promossa dalla Provincia di Provincia di Pistoia, dai Comuni di Agliana, Montale e Quarrata, Asl 3 Pistoia, Arpat e Cis, ente gestore del termovalorizzatore di Montale, e l’Ordine dei Medici di Pistoia.
La Dott.ssa Patrizia Gentilini, nonostante avesser pubblicamente richiesto di poter prendere anticipatamente visione dei dati e di poter intervenire, in qualità di membro del Tavolo Istituzionale nominato da comitati, associazioni e cittadini, non ha ricevuto né risposte né inviti, pertanto la dott.ssa è interventuta dal pubblico.

COMUNICAZIONE
Come già ripetutamente e pubblicamente espresso in precedenti occasioni, ribadisco che non mi è stata data la possibilità di fornire il mio contributo tecnico/scientifico sotto il profilo sanitario, essendomi stato negato l’accesso ai risultati delle indagini sanitarie condotte.
Non entro quindi nel merito di ciò che è emerso a tale proposito nel convegno odierno, ma fornirò il mio contributo su dati a me noti e riguardanti la contaminazione di questo territorio da parte di inquinanti che hanno gravi ed indiscusse conseguenze per la salute umana.
ASL ed ARPAT di Pistoia di fronte alla gravità della contaminazione hanno più volte affermato che la situazione di questo territorio è semplicemente paragonabile a quella di altre aree industrializzate. Ciò non corrisponde affatto a verità: per fare riferimento alla sola realtà toscana ciò è smentito dai dati forniti ai Comitati dal Dott. Andrea Leto, Responsabile del Servizio Veterinario Regionale e che qui ringrazio pubblicamente.
Questi dati dovrebbero essere ben noti anche al Dott. Gabbrielli, locale responsabile per la prevenzione veterinaria e per la salute umana.
I dati forniti dal dott. Leto dimostrano l’assoluta eccezionalità dell’inquinamento di questo territorio e della contaminazione dei suoi cibi rispetto al territorio regionale. Infatti, mentre per il territorio regionale tutti i 99 campioni di alimenti di origine animale analizzati per la ricerca di diossine e PCB tra il 2006 ed il 2009 hanno dato risultati inferiori ai limiti di legge, nell’area di ricaduta dell’inceneritore di Montale su 20 campioni ben 8 sono risultati superiori ai limiti di legge.
Il campione “stranamente” alto fuori dell’area di ricaduta, per il quale è stato superficialmente affermato che l’inceneritore non era responsabile dell’inquinamento, proviene – guarda caso- da un allevamento vicino all’inceneritore di Baciacavallo a Prato. Evidentemente secondo i responsabili locali tutte queste diossine e PCB si possono tranquillamente assumere attraverso i cibi, anche se i profili dei PCB ritrovati nei polli, nel latte materno e nelle emissioni dell’inceneritore sono identici.
Ma ancora non basta!
Le diossine infatti non sono solo nei polli e nel latte materno, ma sono state ritrovate anche nell’acqua!
Nel 2009 il dott. Gabbrielli ha inviato ai Comuni una relazione del dott. Biagini, direttore dell’Igiene pubblica, relativa a campionamenti sulle acque nell’area interessata alle emissioni dell’inceneritore, con allegate cartine sui punti di prelievo e relativi risultati delle analisi eseguite dall’ARPAT.
Ringrazio, anche a nome dei Comitati, il Comune di Montale per la trasparenza dimostrata nel mettere a disposizione questi dati.
La ricerca delle diossine in ‘acque destinate al consumo umano ha dato risultati che vanno da 1,4 a 2,1 picogrammi in tossicità equivalente (TE) il litro.
Questi valori sono pericolosamente vicini a quelli che impongono la bonifica (che scatta a 4
picogrammi TE il litro) e, quel che più conta, sono nettamente superiori ai limiti massimi tollerabili indicati dalla Commissione Tossicologica Nazionale del Ministero della Sanità il 12 febbraio 1988 (nella stessa seduta in cui vennero stabiliti anche i limiti per l’aria e per il terreno); si rammenta che tale parere fu espresso in occasione del gravissimo inquinamento verificatosi per l’inceneritore di San Donnino.
Il limite massimo di diossine, in Italia, stabilito dalla suddetta Commissione, è di 0.05 picogrammi TE il litro.
Le quantità di diossine rilevate dall’ARPAT nei campioni di acqua esaminata sono, perciò, da 30 a 40 volte superiori ai limiti stabiliti dalla Commissione del Ministero della Sanità!
Tale documento è stato evidentemente ignorato dal Dott. Biagini nella relazione da lui stilata a tale proposito per i Comuni. Nella medesima relazione il dott. Biagini ha preferito invece fare riferimento ad una regolamentazione degli Stati Uniti, omettendo tuttavia di riferire che, sui 236 campioni di acqua analizzati negli U.S.A., il valore medio di diossine è di 0,000011 picogrammi TE il litro. Perciò i valori ritrovati nell’area interessata dalle ricadute dell’inceneritore di Montale sono incomparabilmente più alti rispetto a quelli degli U.S.A: centinaia di migliaia di volte superiori !
Appare chiaro che per salvaguardare l’immagine di un impianto che – non dimentichiamo – è attualmente oggetto di un procedimento penale, vengono ignorate sia le normative vigenti che impongono il divieto di consumo degli alimenti contaminati, sia le autorevoli indicazioni del Ministero della Sanità, per quanto riguarda l’acqua potabile.

Tutta la documentazione tecnica è a vostra disposizione, la fornisco ora, pubblicamente, non essendomi stata fornita l’opportunità di farlo all’interno del gruppo di lavoro istituzionale, in quanto non sono stata neppure convocata all’ultima riunione.

Dott.ssa Patrizia Gentilini

Pistoia 29 Maggio 2010

Rifiuti pericolosi a un passo dall’ospedale

Enna. Una discarica abusiva di sostanze pericolose a pochi passi dall’ospedale di Enna, su un terreno di proprieta’ di imprenditori del movimento terra vicini ad ambienti mafiosi.

A sequestrare l’area di oltre 3 ettari in contrada Baronessa a Enna Bassa, sono stati i carabinieri del nucleo investigativo provinciale di Enna e i militari del Noe, il Nucleo ecologico di Palermo, che hanno anche sorpreso un flagranza un uomo che stava scaricando rifiuti pericolosi.

Sui tre ettari di terreno negli anni sono state scaricate enormi quantita’ di sostanze pericolose come eternit, materiali ferrosi, carcasse di elettrodomestici e di veicoli, materiali inerti, asfalto e materiali bituminosi. I carabinieri hanno individuato cumuli di rifiuti speciali che hanno raggiunto un’altezza di oltre 30 metri, il tutto a pochi passi dall’abitato e dal nuovo ospedale Umberto I.

Denunciata a piede libero la proprietaria del terreno e due suoi familiari, entrambi imprenditori legati alla mafia. Questa mattina in una conferenza stampa indetta per le 10.30 al comando provinciale di Enna saranno resi noti i dettagli dell’operazione.

Ancora roghi di spazzatura nel Palermitano
Vasti roghi in provincia di Palermo hanno interessato cumuli di immondizia e cataste di materiale di risulta abbandonato. Colpito, in particolare, il territorio di Cinisi, in contrada Gonzaga e a Mangifaraci, e quello di Capaci, al villaggio Sommariva, dove si erano formate delle vere e proprie discariche. I vigili del fuoco hanno operato per ore per avere ragione del fuoco. Cassonetti in fiamme anche a Palermo, in piazzetta Sferracavallo.

Fonte: rainews24.rai.it

Sequestrata discarica abusiva di imprenditori vicini ai boss

Palermo. I Carabinieri del Nucleo investigativo provinciale di Enna e i militari del Noe, il Nucleo operativo ecologico hanno sequestrato una discarica abusiva di sostanze pericolose a pochi passi dall’ospedale di Enna, su un terreno di proprietà di imprenditori del movimento terra vicini ad ambienti mafiosi. L’area è di oltre 3 ettari e si trova in contrada Baronessa a Enna Bassa. Sorpreso in flagranza di reato un uomo che stava scaricando rifiuti pericolosi. Sui tre ettari di terreno negli anni sono state scaricate enormi quantità di sostanze pericolose come eternit, materiali ferrosi, carcasse di elettrodomestici e di veicoli, materiali inerti, asfalto e materiali bituminosi. Denunciata a piede libero la proprietaria del terreno e due suoi familiari, entrambi imprenditori legati alla mafia. I dettagli dell’operazione verranno resi noti oggi in una conferenza stampa che si terrà alle 10.30 al comando provinciale di Enna.

Adnkronos

No alla discarica, ma la Provincia prende tempo

È un «no» vincolato quello espresso dal consiglio provinciale, riunito ieri mattina, all’apertura della seconda discarica di Terzigno. L’aula, dopo più di tre ore di discussione, approva (24 voti favorevoli e 9 contrari) l’ordine del giorno presentato dalla maggioranza. Il testo impegna la giunta a proporre alle autorità competenti l’esclusione di Cava Vitiello dai siti destinati a ospitare una discarica, «anche come ulteriore stimolo al rapido raggiungimento degli obiettivi di riduzione della quantità di rifiuti da conferire in discarica». Una formula che, anche se sfumata rispetto al testo originale, non esclude una volta per tutte l’ipotesi dell’apertura. Eppure – accusa la minoranza – l’alternativa era sul tavolo. Il capogruppo del Pd, Pino Capasso, anche sindaco di San Sebastiano, fa mettere ai voti il documento, stilato dai 13 sindaci del Parco del Vesuvio, che «esclude» categoricamente il perimetro del Parco dalle aree destinate a discariche. «Se un giorno sarà aperta – annuncia – non indugerò a dimettermi da primo cittadino». Stesso tenore per l’odg proposto dal capogruppo di Rifondazione comunista: «Si è persa l’occasione per dire un no secco alla discarica», commenta Tommaso Sodano alla fine delle votazioni che bocciano i documenti dell’opposizione. «Vergogna – insorgono i comitati anti-discarica che presidiano il complesso di Santa Maria La Nova -: la maggioranza ha preferito utilizzare il solito politichese per non precludersi un domani la possibilità di aprire un secondo sito di conferimento a Terzigno». Ma il presidente della giunta difende la decisione della sua maggioranza: «L’ordine del giorno approvato dal Consiglio – dice Luigi Cesaro – rappresenta un ulteriore passo avanti nell’azione che la Provincia sta portando avanti nel campo dei rifiuti». In base al documento, la Provincia definirà entro 180 giorni, d’intesa con la nuova amministrazione regionale, la dotazione impiantistica ottimale per la gestione del ciclo dei rifiuti. Per l’assessore all’Ambiente, Giuseppe Caliendo, «i nostri sforzi devono essere indirizzati tutti alla riduzione drastica della quantità di rifiuti che finisce in discarica». Il consiglio, infatti, propone la programmazione di almeno due altri siti di compostaggio e un’ulteriore rifunzionalizzazione degli impianti Stir. «Tutte queste attività – conclude Cesaro – sostenute da analoghi sforzi da parte dei Comuni nel raggiungimento dei livelli di raccolta differenziata, consentiranno di proporre alle autorità competenti l’esclusione di Cava Vitiello dai siti destinati a discarica». Moderatamente soddisfatto il sindaco di Boscoreale, Gennaro Langella: «Mi aspettavo una posizione più netta, ma almeno si inizia ad affrontare di petto la situazione». Attualmente, anche se la discarica attiva è a Terzigno, Boscoreale è più vicina in linea d’aria e accusa maggiormente i disagi: «Gli immobili si deprezzano – dice – e i ristoranti chiudono». Dal centro direzionale, la delusione del consigliere del Pd, Mario Casillo: «Mi sarei aspettato un no secco al progetto di riattivare la ex cava Vitiello. Invece la maggioranza di centrodestra si è limitata a demandare la decisione alla Regione».

di Enrica Procaccini
Fonte: Il Mattino del 25.5.2010

In seimila contro l’inceneritore. I 26 sindaci scendono in piazza

Raddoppiano le firme contro l’inceneritore diTrezzo sull’Ad da. Arrivate a quota 6mila, il Wwf e i 26 sindaci della zona hanno deciso di spedirle in Pro vincia e alla Regione per ferma re il progetto contro l’amplia mento del forno di via Pastore di proprietà della Prima Srl, una società controllata dalla Falck, ora fermo in Conferenza dei Ser vizi. Fascia tricolore indosso, una decina di loro domani sarà in Provincia a protestare.
L’obiettivo è scongiurare il peri colo che l’impianto bis sia rea lizzato. «Lo scenario è peggiore di quanto pensassimo, a Trezzo , la società vuole bruciare anche rifiuti speciali», spiega il sinda co della Lega, Danilo Villa. Al progetto si oppongono tutti i comuni del territorio, protago nisti di una protesta bipartisan: «Non potrebbe essere diversa mente – sottolineano gli ambien talisti – qui c’è in gioco il futuro della comunità». Di tasca pro pria i primi cittadini hanno de ciso di ingaggiare un esperto in materia per condurre uno studio epidemiologico sul rischio tu mori nella popolazione che vive in un raggio di 10 chilometri dall’impianto.
Il progetto prevede il potenzia mento dell’esistente impianto di incenerimento di rifiuti soli di urbani, con la costruzione di due linee aggiuntive di tratta mento con potenzialità pari a 190mila tonnellate all’anno che andrebbero ad aggiungersi alla capacità attuale di 165mila. La nuova unità dell’in cen eri to re aggiungerà un forte impatto su un territorio, l’Est Milanese, già pesantemente compromesso in termini di viabilità e inquina mento atmosferico, oltre che di impianti di incenerimento e siti di discarica.
Come quelli di Inzago e di Cave nago; sono inoltre in arrivo una struttura di compostaggio a Ma sate e un impianto di trattamen to rifiuti speciali a Cambiago.
«Il raddoppio dell’impianto di Trezzo sull’Adda, che tratta ri fiuti urbani indifferenziati pro venienti dalle provincie di Mi lano e Monza Brianza impedirà il raggiungimento di obiettivi coerenti con le disposizioni na zionali e comunitarie, che pre suppongono una gestione inte grata e sostenibile dei rifiuti ba sata sulla riduzione e sul rici claggio », spiega Fabio Cologne si, alla guida delle associazioni ambientaliste locali. Capofila nella raccolta differenziata tra i comuni del nord est milanese, Trezzo non ci sta e rilancia: «Oc corre un miglioramento quanti tativo e qualitativo della raccol ta differenziata, e rendere prio ritaria la realizzazione dell’im piantistica destinata al recupero e alla valorizzazione della fra zione organica», dice il sindaco della cittadina abduna.
Enrico Beile

http://milano.blog.cronacaqui.it

Inceneritore di Brescia ed emissioni: è ora di fare indagini approfondite.

Si è tenuta ieri presso la Casa delle Associazioni una conferenza stampa promossa da alcune associazioni iscritte alla Consulta per l’Ambiente (Codisa, Italianostra, Legambiente, Ricomincio da Grillo) e dai gruppi di lavoro della Consulta “Tutela della salute ed educazione ambientale” e “Rifiuti Zero”.

Scopo della conferenza stampa divulgare un documento, redatto dalle associazioni all’interno dei gruppi di lavoro che riporta dati riguardanti analisi compiute dall’Istituto Mario Negri di Milano per conto di a2a all’interno del sito dell’inceneritore cittadino, e commentare una relazione redatta da ARPA a seguito della visita ispettiva dell’agosto 2008.

Le analisi in questione sono arrivate alle associazioni grazie alla loro attiva collaborazione con i gruppi di lavoro della consulta, strumenti di confronto e lavoro atti anche a concretizzare un impegno delle associazioni all’interno degli osservatori cittadini.

In questo caso la documentazione è stata ottenuta all’interno dall’osservatorio sull’inceneritore nel quale è presente un rappresentante della consulta che è anche coordinatore del gruppo “Tutela della salute ed educazione ambientale”. Il gruppo si avvale inoltre della collaborazione di esperti esterni quali il Dott. Celestino Panizza e il tecnico Marco Caldiroli entrambi di Medicina Democratica.

Il documento presentato riporta i dati di diossine/PCB e IPA (idrocarburi policiclici aromatici) rilevati nelle analisi effettuate sull’aria all’interno del sito dell’inceneritore in 4 diversi periodi fra il 2008 e il 2009.

I dati rilevati mostrano picchi elevatissimi ma anche il dato medio è molto più alto che qualsiasi altra analisi effettuata in precedenza nel territorio bresciano. Si è voluto, infatti, comparare il dato rilevato con le analisi effettuate dall’ISS nel 2007/2008 per il monitoraggio del sito Caffaro e il risultato fra le due medie è sconvolgente se si pensa che in prossimità dell’inceneritore si hanno valori medi doppi per PCB e diossine e addirittura 10 volte maggiori per gli IPA .

La situazione si fa ancora più preoccupante se si considerano i dati alla luce dello studio matematico di ricaduta delle polveri dell’inceneritore elaborato da ARPA nel 2005 (sempre sostenuto da a2a e Comune). Nello studio, infatti, si definisce come area di massima ricaduta delle polveri la zona compresa fra 1.5/2 km dall’inceneritore e viene quindi spontaneo chiedersi se i dati sono così elevati in prossimità dell’impianto (ritenuta zona meno compromessa) quali saranno alla distanza indicata come critica nel modello matematico di ARPA?

Impossibile poi non ripensare al caso del “latte alla diossina” che ha coinvolto gli allevatori a sud dell’inceneritore fra la fine del 2007 e l’inizio 2008. A seguito del problema l’ASL si affrettò ad assolvere pienamente l’inceneritore attribuendo la causa dell’inquinamento ad altro ma alla luce di quanto emerso con queste analisi diviene difficile non mettere nuovamente in discussione tali conclusioni peraltro già pesantemente contestate dalle associazioni ambientaliste al tempo della loro divulgazione.

Ora le associazioni non possono non chiedere ancora e con forza alle istituzioni un intervento deciso, in primo luogo per spiegare come mai dati come questi non siano mai stati resi noti e in secondo luogo per valutare attentamente l’opportunità di effettuare rilevamenti a terra come previsto dall’autorizzazione iniziale dell’inceneritore ma mai effettuati prima.

Da quanto emerso si può facilmente ipotizzare un’esposizione della popolazione ad agenti inquinanti altamente pericolosi, cancerogeni, interferenti endocrini estremamente pesante che deve essere monitorata al fine di poter attuare provvedimenti concreti per tutelare la salute pubblica.

Inoltre ARPA segnala nella sua relazione una serie di mancanze nell’impianto e Caldiroli le analizza una per una nelle sue osservazioni. Particolarmente allarmante il fatto che manchi un effettivo controllo del contenuto di cloro dei rifiuti in relazione ai tempi di permanenza nella camera di post combustione, procedura indispensabile per la riduzione del contenuto di diossina, e anche il fatto che i metalli pesanti rilevati dalle analisi ARPA in sede ispettiva siano tutti a livelli circa doppi rispetto alle rilevazioni effettuate da a2a.

Brescia è una città fortemente inquinata che deve la sua situazione a molteplici fonti di inquinamento ma è certo che l’inceneritore contribuisce pesantemente ad aggravare questa situazione nonostante a2a e Comune abbiano sempre minimizzato e negato questa evidenza ora palese e sotto gli occhi di tutto grazie alle analisi emerse.

Le associazioni della consulta continueranno a lavorare nel gruppo di lavoro e nell’osservatorio per chiedere risposte e controlli, auspichiamo che anche il comune si schieri insieme a loro dalla parte dei cittadini pretendendo controlli e attuando, ove necessario, provvedimenti.

Ricordiamo che l’inceneritore sorge in pieno centro abitato, molte persone vivono “all’ombra del camino” ed è dovere del Sindaco tutelare la salute pubblica anche a discapito degli interessi economici di a2a. Una Spa che gestisce un impianto assolutamente sovradimensionato rispetto alle esigenze della città, esigenze che potrebbero venire azzerate con una corretta gestione dei rifiuti come già avviene in altre zone d’Italia

http://altrabrescia.ning.com/profiles/blogs/inceneritore-di-brescia-ed

Relazione del gruppo di lavoro della consulta:

http://api.ning.com/files/KfNDdvpBPPShH8eIGs*G87NDD088BE2LJ4KvVW5eSE8lKGLNwFU1U491vzrVEQ7Mnc837UHPA0bYA*V*ep4IBDNxjxwgR0qi/20100525103801351.pdf

Sintesi osservazioni di M Caldiroli:

http://api.ning.com/files/0JsVE5XvmadyeitJzuMMxvXWHiLu9H397Qf0DBeFwHZvdImDeDFCRC3Z-E1FwofksrGbkL9wx9GJttqyQJ*dScrAGtcoAigc/CaldiroliArpaok.pdf

GESTIONE A FREDDO DEI RIFIUTI. LO STATO DELL’ARTE DELLE ALTERNATIVE ALL’INCENERIMENTO PER LA PARTE RESIDUA DEI RIFIUTI MUNICIPALI

Il rapporto, pubblicato in Inghilterra nel febbraio del 2003 e tradotto in italiano in occasione della Quarta Giornata Mondiale contro l’Incenerimento dei Rifiuti indetta dall’alleanza globale GAIA il 7 settembre 2005, dimostra, attraverso una dettagliata descrizione tecnica, come a completamento di sistemi di riduzione all’origine e di capillare raccolta differenziata dei rifiuti possa operare un impianto di trattamento degli scarti residui [ TMB – Trattamento Meccanico Biologico ] in grado di recuperare circa il 70% dei materiali in ingresso.

Con sistemi di intercettazione tecnologici, ampiamente disponibili sul mercato, si possono difatti recuperare i metalli, la carta, il vetro, le plastiche, consentendo un trattamento anaerobico-aerobico della frazione organica. Quest’ultima, prima di essere stabilizzata, produce biogas, che, una volta sottoposto a recupero energetico, può essere impiegato per alimentare l’impianto stesso e produrre calore ed energia elettrica destinata a terzi.

Finiranno pertanto in discarica non più del 30% della frazione residua formato da inerti, pellicole di plastica – anch’esse teoricamente recuperabili – e materiali organici stabilizzati la cui potenzialità inquinante è ridotta del 90%. Questa filiera di trattamento, molto meno inquinante dei processi di incenerimento, i quali comunque prevedono il ricorso a discariche per la collocazione di scorie e ceneri tossiche per circa il 30% dei rifiuti bruciati, presenta capacità di recupero di flussi di energia – e soprattutto di materiali – estremamente significative. Lo stesso quadro di “emissioni di CO2 evitate” non ha confronti con altre modalità di trattamento e di smaltimento. Inoltre, la collocazione in discarica di ciò che non é recuperabile riguarda rifiuti con potenzialità di percolazione e di emissione di fastidiosi odori non paragonabili a discariche per rifiuti tal quali.

Un impianto simile a quello qui descritto é entrato in funzione nel 2004 a Sidney, in Australia [ http://www.wsn.com.au ] a riprova della fattibilità di un’impiantistica che anche nella fase del trattamento dei rifiuti residui é in grado di massimizzare il recupero di preziose risorse. E ciò con costi molto inferiori rispetto agli inceneritori.

http://www.greenpeace.org
scarica il rapporto:
http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/gestione-rifiuti-a-freddo.pdf

Emergenza rifiuti, in Campania cadono i bluff del governo

E’ stato uno dei cavalli di battaglia del centrodestra alle ultime elezioni politiche. Si è millantato un miracolo che, in realtà, non c’è mai stato. Ora i nodi vengono ancora al pettine. Si parla di nuova emergenza già in estate.

Mentre l’inceneritore di Acerra, l’unico costruito in tutta la regione dopo la “grande crisi” del 2007-2008, funziona ancora a scappamento ridotto a causa dell’ennesimo incidente occorso, stanno venendo alla luce gli ingenti debiti lasciati in eredità dal Commissariato straordinario ai rifiuti di
Guido Bertolaso. Più di 20 milioni di euro, a tanto ammonterebbe il debito lasciato dal governo che ancora dove “saldare” le cifre pattuite con le società di gestione e gli stessi Enti locali dove sono state disseminate diverse discariche e gli stessi Stir per la produzione di ecoballe. A questo si affianca il pericolo – per molti assai concreto – dello scoppio di una nuova emergenza, forse già la prossima estate, con tanto di rifiuti nuovamente disseminati per le strade dei centri cittadini – da molte periferie, in realtà, non sono stati quasi mai rimossi – e di Napoli, in particolare.

L’EMERGENZA INFINITA – A fine aprile una delegazione del Parlamento europeo, guidata dall’euro-parlamentare Judith Merkies ha investigato in loco sulla scorta di numerosissime denunce ricevute da cittadini, movimenti ed associazioni campane che hanno accusato di disastro ambientale le istituzioni locali e gli stessi governi nazionali che si sono susseguiti negli ultimi 15 anni. Anche la delegazione ha potuto così appurare come i rifiuti che prima ricoprivano la città di Napoli e la sua provincia adesso, effettivamente, non ingombrano più le strade del centro semplicemente perché i rifiuti sono stati spostati, cosi come erano, in discariche e siti di stoccaggio temporaneo sparsi per tutta la regione. Si è nascosta, è proprio il caso di dirlo, la polvere sotto il tappeto. Tappeto peraltro prezioso, come possono essere le area in pieno “Parco del Vesuvio” destinate, appunto, a custodire centinaia di tonnellate di spazzatura. Una è già in via di saturazione, un’altra dovrebbe essere aperta prossimamente, nonostante l’opposizione delle popolazioni locali e degli ambientalisti.

FU UN ABILE SPOT ELETTORALE – Inutile dire che dalla fine “mediatica” dell’emergenza ad oggi, poco o niente è cambiato, al di là dei governi (nazionale, provinciale e regionale), ovviamente. Si continua a “produrre” rifiuti con lo stesso ritmo di prima, la differenziata stenta a decollare (siamo, in media, sotto il 30%) mancano siti di “compostaggio” funzionanti e, come detto, nulla è stato fatto per lo smaltimento dei rifiuti a lungo termine. Le discariche, peraltro, sono il frutto avvelenato di decreti governativi varati in fretta, sotto la furia dell’emergenza che hanno derogato – spesso incomprensibilmente, visto le ricadute in termini di salute ed ambiente – a norme, prescrizioni e leggi anche della stessa Unione europea. Le bonifiche sono rimaste solo sulla carta, se va bene vengono effettuate solo disinfezioni periodiche al solo scopo di coprire i miasmi e le pestifere esalazioni. Certo, “qualcuno” ci ha guadagnato – e non poco – si pensi, ad esempio, a chi come Impregilo si è aggiudicato l’appalto dorato di quella porzione di rifiuti che non va in discarica ma viene imballata nelle famose “ecoballe”, ossia il combustibile del termovalorizzatore di Acerra, quest’ultimo affidato alle cure della lombarda A2A. Le ecoballe esistenti e stoccate sul territorio sono più di 5 milioni, alle quali si affiancano anche tutte quelle che vengono (o dovrebbero essere) prodotte dagli impianti STIR – in realtà, parecchi non funzionano o operano assai male. E questo senza considerare l’altro potentissimo convitato di pietra: la camorra, che gestisce le tantissime discariche illegali disseminate sul territorio che, spesso e volentieri, celano pericolosissimi rifiuti tossici “importati” dalle fabbriche del Nord Italia.

QUANDO BERLUSCONI ACCESE LA FIAMMA – Sembrava la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi. Autorità civili, militari e persino religiose. Silvio Berlusconi, in veste di ultimo “tedoforo” pronto ad accendere la “sacra” fiamma. Così Teresa Scherillo descrisse su Giornalettismo quella inaugurazione. “A quasi cinque anni dalla posa della prima pietra, nell’impianto arriverà la spazzatura e sarà proprio il Premier a premere per primo il pulsante che azionando la benna, solleverà i rifiuti scaricati dai camion, facendoli cadere sullo scivolo che li porterà al forno. Il primo carico di rifiuti necessario per accendere e provare l’ impianto è già stato consegnato: si tratta di materiale tritovagliato proveniente dai CDR perché in una regione che nella raccolta differenziata è ancora all’anno zero, bruciare il rifiuto tal quale proveniente dai cassonetti è assolutamente impensabile. Ma le rassicurazioni sulla non pericolosità dell’operazione si scontrano con i dubbi sui milioni di tonnellate di finte ecoballe che ammorbano l’ intero territorio che prima o poi dovranno essere smaltite e per le quali il Governatore Bassolino è stato rinviato a giudizio insieme a persone giuridiche, ovvero le società Impregilo, Fibe, Fisia Italia Impianti, Fibe Campania e Gestione Napoli“. Oggi, a più di un anno da “quell’accensione”, il termovalorizzatore funziona a scappamento ridotto. In una relazione del 11 marzo scorso, a firma dell’Osservatorio sul termovalorizzatore, organismo istituito dallo stesso governo al fine di tranquillizzare la popolazione locale su eventuali rischi e malfunzionamenti, si legge: “Si è verificata una anomalia di misura per un guasto dello strumento di misura“. Sì, c’è proprio scritto così! Per un guasto alla camera di combustione, la linea 1 è bloccata e lo resterà fino a giugno, forse anche oltre. Ad Acerra si bruciano solo 1.200 tonnellate di rifiuti contro le 2.000 previste. L’estate intanto si avvicina e con essa il rischio di una nuova crisi. Il bluff “mediatico” è stato però svelato, ma adesso ci sono altre emergenze da risolvere – o meglio da far credere di saper risolvere. Al resto penseranno i fidati telegiornali e la stampa amica. Anche questa volta.

http://www.giornalettismo.com

Rifiuti campani all’estero: la Germania apre la seconda inchiesta

Due inchieste, una giudiziaria, aperta nel marzo scorso, l’altra più recente, voluta dalla politica, chiariranno i troppi punti oscuri dello sversamento dei rifiuti napoletani in Germania, in particolare di quelle 150mila tonnellate finite in Sassonia.

IL PARLAMENTO del Land tedesco della Sassonia ha nelle scorse settimane votato e approvato la formazione di una commissione di inchiesta per investigare su possibili azioni criminali nella gestione della spazzatura (parte della quale è stata appunto spedita dall’Italia). Il sospetto è che la spazzatura sia stata manipolata senza aver fatto tutti i controlli, anche perché, secondo quanto appurato dalla magistratura tedesca, pare che una parte della documentazione sui rifiuti sia stata falsificata. Una commissione simile esiste già da circa un anno nel Land vicino (Sachsen-Anhalt). A battagliare sono soprattutto i Verdi che attraverso il loro leader in Sassonia, Johannes Lichdi sostengono che non sia stata ancora fatta luce sulla questione dell’importazione da Napoli che risale all’inizio del 2008, di 150mila tonnellate di pattume.

COME DICEVAMO questa inchiesta parlamentare che Il Napoli ha potuto confermare anche attraverso fonti locali, non è l’unica: il caso era esploso nel marzo scorso perché il settimanale “Der Spiegel” con un servizio intitolato “Le immondizie della Camorra” , aveva rivelato stralci dell’indagine condotta dalla magistratura tedesca. Il settimanale scriveva che l’impianto di Grosspoesna nel solo 2005 aveva realizzato una perdita di 4,5 milioni di euro, tornando però presto in attivo grazie ai rifiuti arrivati dalla Campania.

A mettere in moto la magistratura tedesca furono le indagini avviate in Italia nel 2008 dai carabinieri, mentre nel frattempo uno studio del “Bundeskriminalamt” (Bka), la Criminalpol tedesca aveva messo in evidenza che nelle discariche tedesche sono stati già sversati circa due milioni di tonnellate di rifiuti urbani, non solo italiani. Le indagini in Germania hanno già accertato che avrebbero passato le Alpi senza autorizzazione 107mila tonnellate di rifiuti, che una volta arrivati in Germania hanno cambiato identità e sono stati trasformati in «resti di tipo minerale derivati dalla separazione», da smaltire senza problemi.(di Ciro Pellegrino, il Napoli, tratto da: NapoliOnline)

http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2010/05/21/rifiuti-campani-allestero-la-germania-apre-la-seconda-inchiesta/

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