Cerca

Claudio Meloni

Mese

febbraio 2010

Malagrotta Connection

La battaglia campale per il potere nella regione Lazio

La questione dei rifiuti nel Lazio è una questione complessa e spinosa. Riguarda uno dei maggiori busineds del nostro tempo. Regola gli equilibri di potere di intere regioni, e addirittura gli equilibri politici nazionali. Manlio Cerroni è un uomo misterioso, come sembrano essere tutti quegli imprenditori che rilasciano rarissime interviste ( una volta di sé disse « io sono un sommergibilista, navigo sott’acqua»), sommergibili a parte il nostro Cerroni ufficialmente è consigliere di amministrazione della ECOSERVIZI S.p.A. di Brescia (dal 27.11.1998). Detiene il 50% del capitale sociale della E.GIOVI S.r.l., il 50% della P.GIOVI S.r.l. e il 50% della GIOVI IMPIANTI S.r.l. Consigliere delegato della SO.R.A.IN. CECCHINI S.p.A., società di cui detiene il 56% del Capitale. Consigliere di amministrazione della R.E.C.L.A.S (Recupero ecologico Lazio Sud Spa) con sede a Colfelice (Frosinone). Il nome di Manlio Cerroni, affermano i documenti parlamentari, riconduce (unitamente a quello di Giancarlo Russo Corvace, ad altri gruppi di società oggetto di inchieste. Basta vedere le connessioni con Francesco Rando, con Giancarlo Russo Corvace e con Pierangelo Montanucci). I nomi di detentori di quote azionarie di aziende, o consiglieri o dirigenti d’azienda si intrecciano fra di loro.
Questo sistema si può sintetizzare in questo modo:: la società A è controllata dalla società B, le cui quote sociali sono di proprietà della società C, ma uno dei soci di quest’ultima azienda detiene una quota della società A e della società D, che a sua volta fa parte di un gruppo terzo, di cui uno dei consiglieri di amministrazione è direttore tecnico della società B… Scatole cinesi che sovente non conducono ad un soggetto solvibile e credibile, ma solo ed esclusivamente a soggetti societari che controllano le une e le altre, senza consentire di giungere alla vera titolarità imprenditoriale. Il meccanismo della formula costituisce un mercato povero di risorse, con anomalie nel settore degli appalti che suddivisi in lotti hanno un numero di partecipanti analogo al numero dei lotti da assegnare. Un fantastico monopolio con l’apparenza di un mercato. Tutto alla corte di Cerroni. Tutto documentato nel “Documento di analisi sulle interconnessioni societarie nel ciclo dei rifiuti”, elaborato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta.
L’inchiesta su Malagrotta intanto inizia così: L’illecito di Francesco Rando sarebbe statocompiuto approfittando dell’autorizzazione (ottenuta nel 2002) a trattare rifiuti solidi urbani e alcune categorie di rifiuti speciali. I fatti si riferiscono al 2004 ma, sempre all’ interno dello stesso procedimento, Rando è accusato anche di aver violato nel maggio 2005 le procedure di ammissione dei rifiuti in discarica accettando rifiuti speciali, senza che vi fosse la documentazione riscritta e senza alcuna verifica. Da notare che il produttore di tali rifiuti speciali era lo stesso Rando. «Una zona franca per l’inosservanza di leggi italiane e comunitarie nonostante ci siano due condanne definitive per fatti legati allo smaltimento dei rifiuti», così il pm Giuseppe Corasaniti ha descritto
la discarica di Malagrotta durante la requisitoria del processo. Il giudice ha anche disposto il risarcimento in sede civile del Wwf Italia in proprio e in sostituzione di Regione, Provincia e Comune, dell’associazione Vas (Verde, ambiente e società) e di due comitati di cittadini.
Francesco Rando è un altro degli uomini citati sul rapporto sulle interconnessioni societarie nel ciclo rifiuti ( come potete leggere da allegato) è l’amministratore unico della E.Giovi.srl. Ritorniamo all’inizio alla situazione spinosa e complessa. Traffici criminali La battaglia della monnezza è solo agli inizi. Nel Lazio si giocano due partite parallele. Una sanitaria, l’altra politica ed economica. Lo scandalo di Colleferro, l’inceneritore dove, secondo i pm di Velletri e i carabinieri del Noe, si bruciavano anche rifiuti tossici per produrre più elettricità, è solo la punta di un iceberg dalle dimensioni gigantesche. Nemmeno fossimo a Gomorra, le forze dell’ordine negli ultimi mesi hanno trovato migliaia di tonnellate di sostanze tossiche in discariche non autorizzate, mentre in quasi tutte le procure regionali sono aperte indagini su traffico illecito di rifiuti e contaminazione ambientale. A Malagrotta, ad Amatrice, nel Frusinate, a Viterbo, a Rieti. Sempre più spesso si registrano infiltrazioni della criminalità organizzata. Acqua, falde, aria e terra sono, in alcune zone, completamente compromesse. Tanto che dopo le indagini sugli abitanti della Valle del Sacco e quelli di Albano il dipartimento di epidemiologia darà il via a un monitoraggio a tappeto nei luoghi vicino a discariche, termovalorizzatori e altri impianti di trasformazione della spazzatura. Se la Capitale non è ancora sommersa dall’immondizia come Napoli, i cittadini romani devono ringraziare un signore che non a caso viene indicato come una delle persone più potenti della città. Manlio Cerroni, narrano i vecchi della zona, pare sia arrivato a Malagrotta, periferia ovest di Roma, nel 1964. Oggi è il proprietario della discarica di rifiuti urbani più grande d’Europa, gestita dalla E. Giovi srl, per metà proprietà dello stesso Cerroni. Che è anche patron del consorzio Colari, che nell’area della discarica sta costruendo un gassificatore, per produrre energia con la spazzatura. Il marchio Cerroni è arrivato, con i suoi impianti di trattamento dei rifiuti, fino in Australia. L’ottuagenario Manlio Cerroni con l’immondizia ha costruito un impero economico. Sempre secondo la leggenda, tutto cominciò con un inceneritore, quando ancora non si sapeva cosa fossero e che danni producessero, poi chiuso nel 1985. Cerroni dell’inceneritore non parla, dice solo che il primo atto amministrativo del Comune di Roma risale al 1975: prevedeva lo scarico di scarti del mattatoio e di vari mercati. E che nel dicembre 1983 la Regione ha rilasciato la prima autorizzazione per la discarica vera e propria. Da allora, pure l’immondizia del papa finisce a Malagrotta, che oltre alla Città del Vaticano serve anche i comuni di Ciampino e Fiumicino.
I camion dell’Ama caricano ogni giorno a Roma, e scaricano a Malagrotta, 4.500 tonnellate di “monnezza”. La Capitale ne produce ogni anno 1.800.000 tonnellate, circa 700 chili a cittadino, un record. Con la raccolta differenziata si recuperano 270.000 tonnellate, sempre all’anno, il 15 per cento del totale (secondo un incalcolabile numero di documenti ufficiali, commissariali e non, di varie amministrazioni e annate, dovrebbe essere almeno a quota 40 per cento). Quel che resta è il cosiddetto “tal quale”: come esce dai cassonetti, così finisce in discarica. Nei 200 ettari di Malagrotta. Da oltre trent’anni. Infatti è esaurita. Da un pezzo. Ma alternative non ce ne sono. Nel 2002 la giunta Veltroni commissionò uno studio ad alcuni dei massimi studiosi del problema rifiuti. La commissione disse chiaramente che il sistema dei cassonetti grandi dove poi tutto finisce in discarica sono sistemi antieconomici. Lo studio indicava l’unico futuro nella raccolta differenziata porta a porta. Lo studio non venne pubblicizzato. Lo ripesca Report nella famosa puntata l’Oro di Roma. In quella puntata in maniera molto cruda vengono fuori i rapporti fra la politica e Cerroni ma questo è un capitolo a parte.

http://www.liberainformazione.org

Annunci

Acerra, il termovalorizzatore sarà venduto per 355 milioni

da http://www.ilmattino.it/
di Daniela De Crescenzo
NAPOLI (17 febbraio) – Decreto rifiuti: non è solo l’articolo 16, quello che riguarda la Protezione civile spa, a dividere il Parlamento. Sono tante le nuove norme che non piacciono all’opposizione. Ieri il testo è stato discusso nella Commissione ambiente alla Camera, dopo essere stato approvato al Senato. Oggi il voto finale, probabilmente con la fiducia.

I cambi sono stati tanti e continui per cui riesce ormai perfino difficile ricostruire l’iter delle successive modifiche. In particolare un punto, quello del valore del termovalorizzatore di Acerra, è stato più volte modificato. Il decreto, infatti, era arrivato al Senato senza la quantificazione del valore dell’impianto provocando le ire dell’Impregilo. Fino a qualche giorno primaera girato un testo che stabiliva un prezzo di 370 milioni di euro.

Poi era sceso in campo il governatore Bassolino che aveva sostenuto: «Appare singolare che il prezzo del termovalorizzatore venga fissato dal decreto-legge». Nella versione definitiva discussa in Parlamento si stabiliva che il valore dell’impianto fosse quantificato dall’Enea. Ma nel corso del dibattito alla Camera è stato presentato dal relatore Agostino Ghiglia un nuovo emendamento che fissa un nuovo prezzo per la struttura di Acerra: 355 milioni. Scelta che ha rinnovato l’ira dell’opposizione.

«Il decreto protezione civile prevede scelte sbagliate, pericolose e negative per perseguire il pur giusto e indispensabile ritorno alla gestione ordinaria dei rifiuti in Campania», sostiene Tino Iannuzzi deputato Pd in commissione ambiente. E poi spiega: «Il prezzo del termovalorizzatore è fissato apoditticamente per legge senza alcuna giustificazione». Ma non finisce qua: l’opposizione è schierata con l’Anci in difesa dei poteri dei Comuni nel settore dei rifiuti.

Poteri che escono dal decreto seriamente ridimensionati: i Comuni, infatti, perderanno tra un anno le entrate della Tarsu a favore delle Province alle quali sarà anche affidato il compito di gestire tramite le società provinciali i lavoratori dei consorzi di bacino che saranno sciolti.

«Con la creazione di società provinciali, si rischia solo di costituire mega strutture burocratiche, che non saranno in grado di gestire con efficienza in tutto il territorio di ciascuna provincia la totalità delle attività legate al ciclo dei rifiuti – sostiene Iannuzzi – Si azzerano e si penalizzano tante esperienze positive e importanti, maturate in diversi comuni che hanno dimostrato di saper raggiungere livelli d qualità ed eccellenza sul fronte della raccolta differenziata e dello smaltimento dei rifiuti».

Una posizione assai vicina a quella espressa dall’Anci che ha riunito a metà gennaio tutti i sindaci della Campania e che minaccia ora, se verrà approvato il testo solo parzialmente emendato, di presentare un ricorso costituzionale: a parere dei sindaci si creerebbe una situazione di disparità tra i Comuni Campani e quelli del resto d’Italia. L’opposizione contesta anche la revoca dei poteri commissariali al sindaco di Salerno per la costruzione del termovalorizzatore. Poteri che, bisogna ricordarlo, erano stati assegnati con un’ordinanza del consiglio dei ministri.

Nel corso del dibattito, poi, è stato ritirato anche l’emendamento che prevedeva l’assegnazione di un’indennità straordinaria al personale militare al lavoro sulla questione rifiuti con un limite massimo di spesa di 400 mila euro al mese. Una modifica che certamente provocherà altri malumori.

Energia, Ue mette in mora Italia su oneri nucleari e incentivi

mercoledì 10 febbraio 2010
ROMA, 10 febbraio 2009 –
La Commissione europea ha inviato
al governo italiano una missiva in cui lo avverte che sta
indagando sui rimborsi per il nucleare e gli incentivi alla
produzione da fonti rinnovabili per incompatibilità con il
trattato Ue.
E’ quanto è scritto nel documento che Reuters ha potuto
consultare e che è stato inviato il 29 gennaio al
presidente del Consiglio, al ministero dell’Economia, al
ministero dello Sviluppo economico e al ministero degli
Esteri.
La lettera si apre con un necessario avvertimento: “La
presente costituisce lettera di costituzione in mora
inerente la procedura d’infrazione 2003/2246 concernente
alcuni aspetti della tassazione dell’elettricità in
Italia”. Una lettera a cui lo Stato italiano dovrà
rispondere entro due mesi, fornendo, fra le altre,
informazioni sull’entità dei contributi raccolti con le
tariffe e la quantità di risorse versate ai produttori
nazionali.

GLI INCENTIVI CIP6 SONO UN DAZIO
Nel documento la Commissione compie una complessa
ricostruzione dei rimborsi e degli incentivi, pagati in
bolletta dagli italiani (con le componenti A2 A3 e A5), che
lo Stato italiano ha deciso per alcune società elettriche
dopo l’uscita dal nucleare concludendo che sia i primi sia i
secondi, per motivi diversi, costituiscono una
penalizzazione per le produzioni estere.
Il motivo è semplice: i plus pagati in bolletta dagli
utenti italiani per finanziare gli oneri dell’uscita dal
nucleare e gli incentivi alle produzioni con fonti
rinnovabili gravano su tutta l’energia elettrica,
indipendentemente dal luogo di produzione. Ma non i rimborsi che, invece, vengono riconosciuti solo ai produttori
italiani.
In buona sostanza, è il ragionamento della Ue, è come se
uno Stato decidesse una tassa, da far pagare ai propri
cittadini, su di un certo prodotto a prescindere dal fatto
se sia importato o meno. Poi decidesse un rimborso ai
produttori, ma solo a quelli che producono in Italia. Una
misura distorsiva che non può essere attuata nel mercato
europeo.
E’ il caso del notissimo Cip6, il provvedimento con cui si
decise il sostegno alle fonti rinnovabili e assimiliate.
Il finanziamento, si legge nella lettera, “assume la forma
di acquisti garantiti di elettricità da parte dello Stato
ad un prezzo superiore a quello di mercato” per un periodo
di 8 anni”. La differenza, la pagano i consumatori con il
sovrapprezzo della componente tariffaria A3, ma va solo ai
produttori italiani.
Secondo, la Ue ad avvantaggiarsi sono 23 imprese, Enel
(ENEI.MI) compresa, Edison EDS.MI, ERG (ERG.MI) Rosen
Rosignano energia.
Tanto per dare un’idea della distorsione che si crea nel
mercato, la Ue ricorda che solo nel 2005 gli incentivi alle
rinnovabili sono ammontati a 1,7 miliardi e alle assimilate
a 4 miliardi. Soldi il cui prelievo o distribuzione dovrà
essere ripensato se l’Italia verrà condannata dalla Ue.

RIMBORSI NUCLEARI TROPPO GENEROSI
I rimborsi decisi dallo Stato italiano in favore delle
aziende che hanno dovuto interrompere la produzione di
energia nucleare sono però anche troppo generosi secondo
la ricostruzione che ne fa la Commissione.
La Ue parte da due punti fermi. Primo: la “costruzione e lo
smantellamento finale delle centrali nucleari fanno parte
dei costi fissi che sono coperti durante il ciclo di vita
dell’impianto dai rispettivi produttori e sono presi in
considerazione nel momento in cui fissa il prezzo
dell’energia elettrica”.
Secondo: in virtù del principio “chi inquina paga una
quota di risorse finanziarie avrebbe dovuto essere messa da
parte dagli operatori durante il ciclo produttivo degli
impianti”.
La Ue non mette in discussione il rimborso per le centrali
la cui costruzione è stata bloccata dal referendum, come
quella di Montalto di Castro, prima della loro entrata in
funzione. Rileva però che “una parte dei costi inerenti
alla gestione dei rifiuti avrebbe dovuto essere sostenuta
dagli operatori nucleari prima della chiusura definitiva
degli impianti” e che “in funzione dell’ampiezza del
beneficio concesso agli operatori nazionali” la componente
tariffaria non è compatibile con l’articolo 30 e
l’articolo 110 del Trattato.

AIUTI ALLA RICERCA
L’Unione europea chiede di essere informata anche sui
finanziamenti alla ricerca del campo dell’energia elettrica
per capire se anche per questa via non si sia creata una
distorsione nel mercato. Ma anticipa che si tratta di una
voce minore rispetto alle altre due partite.

Reuters

Gran Bretagna, nuove prove sulla pericolosità dei termovalorizzatori

Uno studio rileva alti tassi di mortalità infantile nei pressi di un inceneritore nel nord-est dell’Inghilterra
Nuove prove dalla Gran Bretagna sulla pericolosità dei termovalorizzatori per la salute umana.
Il sito della UK Health Research ha pubblicato uno studio sulla mortalità infantile nei distretti circostanti l’inceneritore di Kirklees, nella regione dello Yorkshire e Humber.
Dagli esiti della ricerca, consultabile sulla mappa della zona, è emerso che nei distretti posti sottovento rispetto all’inceneritore il livello di mortalità infantile è anormalmente alto, pari al 9,6 per mille, mentre nei distretti sopravento il tasso è circa dell’uno per mille.
Il termovalorizzatore di Kirklees produce energia dall’incenerimento di rifiuti solidi urbani

http://www.peacereporter.net

Dal Direttore : Non vogliamo più la raccolta differenziata!

Con profondo rammarico siamo giunti al punto di dover chiedere all’amministrazione Comunale la cessazione del servizio di RACCOLTA DIFFERENZIATA, nei quartieri Nascosa (ex Q5) e Nuova Latina (ex Q4) di Latina.

La situazione di degrado urbano (e non solo in Q4 e Q5) è diventata insostenibile e, nostro malgrado, siamo disposti a rinunciare al bene prezioso della raccolta differenziata, pur di tornare ad uno stato di igiene ambientale degno di tale nome.

In allegato il documento che dimostra quanto l’attuale sistema di raccolta, così come oggi realizzato nei nostri quartieri, stia di fatto portando alcuni (o meglio molti) cittadini ad esprimere tutta la loro inciviltà.

Si corra al più presto ai ripari (e noi ci siamo permessi di dare qualche suggerimento) oppure tanto vale tornare alle origini.

L’igiene e la pulizia della città, prima di tutto!

Il sistema di raccolta differenziata adottato dal Comune di Latina ormai da più di un anno, ha peggiorato notevolmente la condizione igienica della nostra città. I sacchetti di spazzatura, differenziata e non, giacciono, ormai in tutte le ore e in tutti i giorni, nei punti di raccolta e vicino ai cassonetti dislocati in città.

La città è perennemente sporca, c’è sempre spazzatura ovunque, e non soltanto nei paraggi dei cassonetti. In qualsiasi posto è possibile vedere cartacce, plastiche, volantini pubblicitari (una vera piaga sociale), bottiglie, lattine, sacchi di spazzatura, e altro. Dappertutto! Un vero scandalo di cui nessuno sembra accorgersi! Le strade vengono pulite raramente e anche quando passa la spazzatrice fa solo un rumoroso slalom tra le macchine parcheggiate in ogni dove e rimuove solo quel po’ di lerciume che si trova al centro della strada, tralasciando il grosso, che sta addossato ai marciapiedi e sui cigli. Inoltre la spazzatrice, per motivi che nessuno riesce a capire, non opera mai in alcune aree della nostra città, come ad esempio Largo Peri.

A questo si deve aggiungere la grande “confusione” da parte degli utenti nel “differenziare” i rifiuti: è praticamente la norma trovare nei cassonetti marroni, dedicati alla raccolta dell’umido, buste di plastica tradizionali invece di quelle biodegradabili in mater-b o le buste di carta di recente introduzione; come pure nelle buste azzurre per il multi materiale, o in quelle gialle per la carta, non è infrequente trovarci tutt’altro, tanto che gli addetti alla raccolta spesso e volentieri le lasciano sul posto, dove restano per giorni e giorni, fin quando qualche volenteroso operatore, vuotando i cassonetti verdi dell’indifferenziata, non ci aggiunge anche queste.

Se la responsabilità deve essere attribuita principalmente ai nostri concittadini che non rispettano né il giorno né tantomeno l’ora del conferimento e che non disdegnano di abbandonare la spazzatura in ogni dove, non va dimenticato che l’Amministrazione non ha posto in atto nessun tipo di controllo per scoraggiare questi comportamenti scorretti ed incivili: le cosiddette Guardie Ecologiche, di cui si parlò nell’incontro “preventivo” con Latina Ambiente, non sono mai state messe, dal Comune, in condizione di operare, né si è mai visto un agente della Polizia Municipale multare un incivile.

Visto che la raccolta differenziata nasce, oltre che per motivi di carattere ambientale, anche per recuperare risorse e per “aiutare” le casse comunali, saremmo curiosi di sapere quanto questa grande e confusionaria raccolta differenziata stia rendendo all’Amministrazione. Siamo sicuri che tutta questa spazzatura, che nei fatti resta indistinta, venga accettata, e soprattutto, pagata dalle aziende specializzate nel recupero? Per non dire della disorganizzazione e degli sprechi di Latina Ambiente nella distribuzione delle apposite buste: a volte le distribuisce solo sotto forma di kit completo anche a chi ha bisogno solo di una tipologia di busta, altre volte per mancanza di alcune tipologie, invita gli utenti a servirsi delle buste di altri colori, veicolando un’idea di confusione, scarsa efficienza e di spreco, tanto da far pensare, ma noi non lo vogliamo credere,

che questa raccolta differenziata sia solo una finzione, tra l’altro molto costosa!

Premesso questo, per cercare di porre un argine a questa degenerazione del decoro dei nostri quartieri e della nostra città, in attesa che si riesca a mettere a punto un sistema di raccolta migliore di quello attuale, chiediamo all’Amministrazione Comunale quanto segue:

–    predisporre finalmente costanti ed efficaci controlli, (e relative sanzioni) promessi fin dall’adozione di questo sistema di raccolta e mai messi in pratica;

–   installare all’interno dei grandi condomìni, i cassonetti “dedicati” per gettare quotidianamente il materiale differenziato o predisporre, dove possibile, delle mini-isole ecologiche all’interno dei quartieri, per andare incontro a chi è impossibilitato, per dimensioni o tipologia dell’abitazione, a conservare in casa i rifiuti differenziati per una settimana;

–   ripetere periodicamente, con ogni mezzo possibile, le campagne informative su come effettuare correttamente raccolta e conferimento.

Vogliamo ricordare all’Amministrazione, ed alla Società incaricata della nettezza urbana, che prima di ogni altra cosa, i cittadini, che pagano profumatamente per questo servizio, hanno diritto ad avere una città pulita! La raccolta differenziata non può spostare l’attenzione da questo!

Qualora il Comune non dovesse essere in grado di accogliere queste nostre richieste o di garantire il decoro e la pulizia in altro modo, considerando che la raccolta differenziata ha, di fatto, peggiorato il decoro e le condizioni igieniche della nostra città, tanto che ormai Latina è un’enorme discarica a cielo aperto, nonostante la nostra solida coscienza ambientalista e nonostante siamo tutti convinti sostenitori della raccolta differenziata, dato che la salute pubblica, l’igiene urbana e il decoro cittadino sono beni ancora più importanti, chiediamo all’Amministrazione Comunale di ABBANDONARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA e di concentrarsi sulla semplice NETTEZZA URBANA. Ciò almeno fino a quando il Comune e Latina Ambiente non saranno capaci di fare (e di imporre ai cittadini) una raccolta differenziata che non metta a repentaglio la salute pubblica.

Latina, 10 febbraio 2010

Questo documento è stato approvato dall’Assemblea dei Soci di Quartieri Connessi e condiviso con lo staff del portale www.q4q5.it .

Salvatore Antoci, Ferdinando Cedrone, Antonella Finotti, Francesca Suale, Stefano Bassetti

Dal portale dei quartieri Q5 e Q4
http://www.q4q5.it/modules/news/article.php?storyid=4359

MALAGROTTA 2005 – 2008: CRONOLOGIA DI UNA BATTAGLIA INTERMINABILE

1)  L’ultima crisi di Malagrotta, che dura tuttora e anzi si acuisce pericolosamente, è scoppiata dopo le elezioni regionali del 2005 quando abbiamo “scoperto” le due ordinanze Verzaschi  (Assessore alla Sanità e all Ambiente nella giunta Storace, successivamente condannato per frode e corruzione), e cioè l’ ordinanza n .14 e la n. 16, entrambe firmate “alla chetichella” il 25 marzo 2005, qualche giorno prima delle elezioni. L’Ordinanza n.14 riguarda l’allargamento di fatto dell ‘ immensa discarica in direzione dell’ abitato di Massimina ( allargamento presentato in maniera involontariamente umoristica come un “Piano per il ripristino ambientale dell’area denominata Testa di Cane”). L’Ordinanza n.16 invece riguarda la costruzione del gassificatore per la produzione di energia elettrica da CDR (combustibile derivato da rifiuti).

2)   Da allora è stato un susseguirsi quasi ininterrotto di iniziative di protesta che non sto a descrivere. Il Presidente della Regione e Commissario straordinario all’ emergenza rifiuti, Piero Marrazzo ci ricevette e ci promise formalmente due cose :  la sospensione delle ordinanze (confermata dall’ agenzia ANSA e da altre agenzie di stampa) e l’apertura di un tavolo di confronto fra tutte le parti interessate  al fine di  poter arrivare  alla “chiusura del ciclo” con decisioni condivise.

3)   Il tavolo di confronto non è mai stato convocato nonostante le innumerevoli sollecitazioni da parte dei comitati .   E la sospensione delle ordinanze è stata una sospensione puramente temporanea e di fatto, quasi un “gentlemen’s agreement” (si fa per dire…)  fra Piero Marrazzo e Manlio Cerroni (il titolare della discarica e costruttore del gassificatore, all’ interno della stessa). La sospensione dei lavori è durata alcuni mesi. Dopodichè Cerroni ha comunicato tranquillamente a Marrazzo che, scaduta la “pausa di riflessione”,  lui avrebbe proceduto alla costruzione del gassificatore  conformemente all’Ordinanza  n. 16 della giunta Storace.

4)   Noi credevamo che bluffasse. Ma quale  non è stata invece la nostra sorpresa quando, il  7 gennaio 2006, abbiamo constatato che i lavori per il gassificatore erano ripartiti alla grande.
L’ ampio articolo pubblicato dal settimanale “Carta”  nel gennaio 2006  insieme al servizio fotografico sui lavori diedero uno scossone al solito “ambiente”  che tiene sempre le cose importanti sotto il tappeto.

5)      Marrazzo  da parte sua è rimasto sempre  silenzioso (non aveva del resto emanato alcun documento di sospensiva, nè aveva fatto ricorso al TAR come previsto dalle ordinanze stesse in caso di contestazione)

.  E quindi  già da  prima di Natale 2005   sono iniziati i lavori su grande scala nel sito fra la discarica e la Raffineria di Roma, che si trova lì a pochi metri di distanza. La più grande discarica d’ Italia e d’ Europa e la più più grossa raffineria del Centro-Italia : in mezzo, il gassificatore.

6)     Va segnalato il fatto che lo stesso  Comune di Roma  (X Dipartimento, Servizio VIA-VAS) ) aveva espresso forti e ripetute  perplessità  sulla localizzazione dell’impianto di gassificazione fin dal dicembre 2003.  Le perplessità vertevano sulla concentrazione degli impianti industriali già esistenti  in quell’ area  e sulla contiguità dell’impianto  stesso rispetto alla massa dei rifiuti  della discarica  (decine di milioni di tonnellate  di rifiuti interrate a Malagrotta fin dagli anni 60),  situazione che poteva   oggettivamente rappresentare un fattore  di  rischio elevato anche in considerazione del fatto che il gassificatore è un impianto ufficialmente definito come “sperimentale” e che un’eventuale  fuga di biogas dalla discarica era suscettibile di provocare una reazione a catena di incendi ed esplosioni con conseguenze imprevedibili.   Il X Dipartimento – Servizio Valutazione Impatto Ambientale  aveva perciò raccomandato che prima di qualsiasi decisione sulla centrale di gassificazione si procedesse ad  “uno studio di sicurezza integrato dell’area vasta”, cioè di tutta l’area di Malagrotta – Valle Galeria.    La Regione non ha ritenuto di dare seguito a questa richiesta del Comune.

7)    Va  ricordato inoltre  che l’area in questione è un “ SITO  CLASSIFICATO  A RISCHIO  D’INCIDENTE  RILEVANTE  SOGGETTO  AI  VINCOLI  DEL  D.L. 334/99 > (SEVESO II)”,
e diversi cartelli collocati su Via di Malagrotta fra la raffineria e il gassificatore in effetti lo ricordano.    Fra i vincoli che tale decreto impone c’è anche quello della consultazione della popolazione. Per ogni e qualsiasi nuovo impianto che s’intendesse costruire nell’area la popolazione doveva essere consultata (Art. 23) . Inoltre il decreto prevede  che sia predisposto un piano di evacuazione nell’eventualità,  appunto, di un “incidente rilevante”.

8)   Da  segnalare inoltre   l’iniziativa avviata dal Comune di Roma fin dal 1997, e che se fosse stata recepita dal Ministero dell’ Ambiente avrebbe potuto essere risolutiva.   Si tratta del la richiesta indirizzata al Ministero dell’Ambiente riguardante   “l’avvio delle procedure per la dichiarazione di area ad elevato rischio di crisi ambientale” per Malagrotta e la Valle Galeria  in considerazione dell’alta concentrazione di attività industriali e del gran numero di cave in tutta la Valle Galeria (v. il volume del Comune “Relazione sullo stato dell’ambiente a Roma  –  anno 1997”,  pag. 251).  Inutile dire che anche a questa richiesta non è stato dato alcun seguito.

9) Il Comitato Malagrotta   ha formulato fortissime critiche nei confronti della Giunta Marrazzo,  dato che i lavori per il gassificatore a Malagrotta sono continuati  nonostante le proteste a tutti i livelli, e nonostante che l’ allora capogruppo dei Verdi in Consiglio regionale, Filiberto Zaratti, avesse dichiarato che sarebbe stato “ un fatto inaudito” se la costruzione del gassificatore fosse andata avanti. Marrazzo ha fatto il gioco di Cerroni, ha ingannato i Comitati e la popolazione e ha di fatto impedito che un ricorso contro le Ordinanze Verzaschi venisse presentato al TAR in tempo utile.

10) La questione Malagrotta è stata anche all’ordine del giorno di una seduta straordinaria del Consiglio Regionale. Ma la cosa si è risolta in quella che gli osservatori hanno definito “una barzelletta” perché Marrazzo non ha voluto che si aprisse il dibattito e ha fatto invece votare una mozione che rimandava il tutto a dopo la presentazione delle sue “linee guida del piano rifiuti. Il dibattito, in effetti, non ha mai avuto luogo.  E Marrazzo ha presentato  il suo piano al Ministro dell’Ambiente  a fine  gennaio 2007, confermando  sostanzialmente il gassificatore a Malagrotta e l’allargamento della discarica a ridosso dell’abitato di Massimina nella zona  denominata “Testa di Cane”  (23 ettari,  costituiti soprattutto da  una grande cava esaurita ) dove il gestore della discarica intende collocare la FOS  (frazione organica stabilizzata)  e le scorie provenienti  dal  gassificatore . Di fatto  si tratta di un allargamento della discarica, con produzione dei biogas e di percolato, con in più le scorie del gassificatore  –  che sono rifiuti speciali pericolosi .  Da notare che la zona  “Testa di Cane” è contigua e confina direttamente con un parco pubblico,  il Bosco di Massimina, creato dal Comune  negli anni novanta , e che rappresenta l’unico progetto ambientale realizzato finora nell’area.

11) Il Comitato Malagrotta è stato ricevuto in Campidoglio dall’ ex Sindaco Walter Veltroni e dall’ “establishment” del settore rifiuti romano il 20 luglio 2007. Nonostante l’ abbondante documentazione preparatoria, l’ incontro produsse un risultato modesto anche se tutt’ altro che insignificante :
l’ applicazione effettiva della ricopertura quotidiana dei rifiuti, prevista tassativamente da un’ ordinanza del Sindaco di Roma di un quarto di secolo prima ( ! ) come priorità elementare nella gestione della discarica, ma da sempre disattesa, è che stata finalmente osservata (anche se non sempre) per precisa sollecitazione del Sindaco, e quotidianamente controllata da un alto funzionario del Comune.

12) Disgraziatamente però, qualche giorno dopo questo modesto ma reale risultato positivo, il 24 luglio 2007, Marrazzo ha firmato l’ ordinanza n. 15 per lo smaltimento a Malagrotta di un’ ulteriore enorme quantità di rifiuti – 1.350.000 tonnellate di rifiuti tal quali – violando con ciò la disposizione di legge che prevedeva la chiusura della discarica entro il 31 dicembre 2007 (inizialmente la data limite era stata prevista al 31 luglio 2005…), e prorogando l’ esercizio della discarica fino “alla data presumibile” del 31.maggio 2008, con la prospettiva evidente di altre ulteriori proroghe.

13) La popolazione del quadrante ovest di Roma continua perciò ad essere sotto il peso enorme delle tre “ordinanze – capestro”, la 14 e la 16 (di cui al punto 1), alle quali è stata aggiunta la 15 per dare il colpo di grazia ad una popolazione già oppressa da un inquinamento molteplice dovuto alla concentrazione di impianti industriali, di depositi di carburanti e di cave nell’ area di Malagrotta.

14) La questione della tecnologia del gassificatore in costruzione è stata al centro di una fortissima polemica dato che la tecnologia autorizzata (Thermoselect, una società svizzera) è stata successivamente smentita con dichiarazioni di rappresentanti del COLARI (Consorzio laziale rifiuti do proprietà di Manlio Cerroni, proprietario della discarica di Malagrotta e del gassificatore). A quanto pare, dopo il fiasco del gassificatore Thermoselect di Karlsruhe in Germania, che ha dovuto essere chiuso nel 2004 per problemi tecnici e superamento dei limiti delle emissioni consentite, , sono state apportate delle modifiche all’ impianto in costruzione a Roma, ma la variante non è stata sottoposta alla procedura autorizzativa.

15) La questione delle scorie del gassificatore – cioè di questi rifiuti speciali tossici – è tuttora irrisolta data l’ assurdità e l’inaccettabilità dal punto ambientale dell’ ordinanza n. 14, che ne predispone lo smaltimento nell’ area denominata “Testa di Cane”, al di fuori del “polder” e a ridosso dell’ abitato.
Il testo originario dell’ ordinanza prevedeva lo smaltimento in questa zona delle “scorie della termovalorizzazione in ambito regionale”, cioè di tutti gli inceneritori del Lazio.. Tale passaggio è stato successivamente soppresso “dimenticando” però qualsiasi riferimento alle scorie del gassificatore, che invece notoriamente il COLARI intende smaltire in questa zona. Dove pure vorrebbe smaltire la FOS (frazione organica cosiddetta “stabilizzata”, che produce biogas e percolato e che si vorrebbe collocare in quest’ area priva del “polder”, il diaframma di protezione in cemento), a due passi da un parco pubblico.
Va ricordato che due precedenti tentativi del COLARI di allargamento di fatto della discarica in quest’area, rispettivamente nel 1997 e nel 1998, furono bloccati dall’ amministrazione comunale di allora. Anche allora si trattava, se non di ritirare, di correggere ed emendare un‘ ordinanza regionale. Il che fi fatto . Non si comprende come l’ amministrazione comunale si dimostri incapace di un intervento simile nel contesto attuale.

16) L’ incontro del 14 gennaio scorso fra i Comitati rappresentativi della popolazione e il Presidente Marrazzo ed i suoi collaboratori per esaminare il drammatico “cahier des doléances” presentato da diversi anni a tutti i livelli, si è risolto in un nulla di fatto e un dialogo fra sordi. Nessuna delle istanze presentate è stata accolta, né il ritiro dell’ ordinanza 14, né il ritiro dell’ ordinanza 15, né, per quanto riguarda l’ ordinanza 16, l’ avvio di quello “studio di sicurezza integrato dell’ area vasta” che era stato chiesto inizialmente dallo stesso Comune di Roma in merito al gassificatore, come previsto espressamente dalla legge (Dlgs 334/99 Seveso II) per le aree a rischio di incidente rilevante. L’ unico spiraglio che è emerso è stata la disponibilità dichiarata da Marrazzo a partecipare ad un prossimo Consiglio del Municipio XVI, sul territorio del quale si trova la discarica di Malagrotta. Ma ancora una volta Marrazzo ci ha ingannato perché non è mai venuto ad un Consiglio del Municipio XVI.

17) Il tema dei controlli dell’ inquinamento atmosferico e delle acque superficiali e sotterranee dell’ area di Malagrotta – Valle Galeria è un tema ricorrente nella stampa e nei dibattiti, ma per il quale nulla è stato fatto finora in maniera sistematica e continuativa. Alla base di tutto c’ è la massa gigantesca di rifiuti che è stata smaltita in quest’ area. Nel 2003 il presidente del COLARI, avv. Manlio Cerroni, fece una dichiarazione nella quale ricordava che il suo gruppo, a partire dagli Anni Sessanta, aveva smaltito 50 MILIONI DI TONNELLATE DI RIFIUTI ROMANI. Da allora questa cifra è certamente aumentata di un’ altra decina di milioni di tonnellate di RSU, per arrivare quindi – al ritmo di un milione e mezzo di tonnellate l’ anno – quasi alla cifra mostruosa di 60 MILIONI DI TONNELLATE DI RIFIUTI INTERRATI A MALAGROTTA . E’ assolutamente imperativo , quindi, che un sistema di monitoraggio serio, continuativo e credibile venga implementato nell’ area, dove ancora non c’è neppure una centralina stabile. E dove la prima centralina permanente che finalmente è stata approvata rischia addirittura – per lunghezze burocratiche apparentemente insuperabili – di entrare in funzione non PRIMA ma DOPO l’ avvio del gassificatore, il che sarebbe assurdo.

18) Oltre ad un sistema di monitoraggio in continuo e ad evidenza pubblica – cioè accessibile pubblicamente su Internet in tempo reale su un sito WEB dedicato, sistema di cui c’ è un disperato bisogno – occorre anche verificare, in vista del periodo trentennale del “post mortem”( o gestione post-operativa successiva alla chiusura della discarica, quando avverrà), la situazione del “polder della discarica stessa – e delle sue eventuali fissurazioni e cedimenti. La questione dell’ inquinamento della falda acquifera dell’ area è sempre stato un tema “tabù”. Ma occorre affrontarlo finalmente e fare le necessarie verifiche , anche e soprattutto in vista della gestione post-operativa e delle eventuali ingenti spese che l’ inquinamento della falda acquifera potrebbe rendere necessarie negli anni a venire – non solo a causa della discarica ma anche della contigua Raffineria di Roma e degli altri impianti e depositi di carburante che insistono su un ‘area ristrettissima.

19) Sul piano legale, i responsabili della Giovi Srl, la società che gestisce la discarica nell’ ambito del COLARI, sono stati coinvolti in diversi processi penali nel corso degli anni. L’ amministratore unico della discarica, ing. Francesco Rando ha già subito due condanne definitive ed una condanna in primo grado nel febbraio 2008 ad un anno di prigione, ancora una volta per “smaltimento non autorizzato di percolato”. D’ altra parte, i diversi Comitati che rappresentano i cittadini dell’ area di Malagrotta e del quadrante ovest di Roma hanno avviato una causa collettiva contro la malagestione della discarica e gli amministratori pubblici responsabili della situazione attuale e delle conseguenze che essa potrà avere per l’ ambiente e per la salute della popolazione.
Un nuovo processo contro il gestore della discarica avrà òuogo al Tribunale penale di Roma il 2 febbraio 2010 e questa volta i capi di imputazione si aggravano ulteriormente fino a configurare il profilo di DISASTRO AMBIENTALE.

20) Raccolta differenziata porta a porta. L’ avvio del “porta a porta” a Massimina, quartiere prospiciente la discarica dove questo sistema riveste un significato ovviamente ancora più grande, è avvenuto nel febbraio 2008 dopo diversi rinvii. Massimina è il terzo quartiere romano, dopo il successo di Colli Aniene (Municipio V) e di Decima (Municipio XII) a sperimentare il “porta a porta”.
Il successo degli altri due quartieri romani si è ripetuto pienamente a Massimina, nonostante varie inadeguatezze alle quali è stato ovviato e si sta ovviando. Ma se non è chiara la destinazione finale dei materiali differenziati dalla popolazione, e se d’altra parte gli orrendi rifiuti tal quali continueranno ad essere scaricati in massa a Malagrotta, allora il contrasto plateale fra civiltà e sottosviluppo diventerà brutale e intollerabile. In tali condizioni è del tutto concepibile che l’ opposizione alle “ordinanze – capestro” da parte della popolazione – in particolare l’ultima ordinanza, quella di Marrazzo, recepita dalla gente come una vera e propria ultima provocazione – si inasprisca verso forme sempre più imprevedibili.

Comitato Malagrotta

Cerroni, il padrone dei rifiuti Un impero da Roma a Sydney

di Simona Casalini

ROMA – C¿è un signore, a Roma, che non ha incarichi di governo o politici, che non è magistrato, che non è il tutore della saluta pubblica, e che, se volesse, potrebbe mettere in ginocchio la città nel giro di ventiquattro, massimo quarantotto ore. Come? Semplicemente chiudendo a chiave la porta del suo “regno”, e magari trasferendosi in Australia, dove peraltro lo conoscono bene, l¿amministrazione di Sydney ha con lui una fitta corrispondenza. Ed è, per dirlo con la massima nettezza, tutta questione di immondizia. E¿ un signore che ha seguito passo passo tutta la vicenda della rivolta in Campania, dei blocchi ferroviari, della discarica di Napoli, ritenendo che tutto quello che è successo era perfettamente prevedibile, conoscendo il sito assai bene, perché la sua azienda, la Colari, Consorzio laziale rifiuti, partecipò alla gara per realizzare la discarica ma arrivò seconda e fu esclusa.

Manlio Cerroni ha 78 anni, lo chiamano di solito “l¿avvocato” e basta, ed è il proprietario dell¿area della discarica di Malagrotta, la più grande d¿Europa, 230 ettari estesi tra l¿Aurelia e Fiumicino, governandone anche tutti i complicati impianti, in parte inventati da lui, per il pre-trattamento dei rifiuti e la produzione di biogas. Per ora con quel neo-metano fa muovere tutti i mezzi che circolano all¿interno della sua “città dei rifiuti”, ma sogna di illuminarci buona parte della città.

Animano i luoghi, 4.500 tonnellate al giorno di rifiuti solidi urbani più altre 500 tonnellate al giorno di fanghi dei depuratori. Presenze da film horror, ma con un volume di affari con cifre spaziali: un incasso annuale di 44 milioni di euro, per ogni chilo versato il Comune versa alla società di Cerroni 0,044 euro.

Cattolico osservante, sposato, due figlie, di cui una, Monica, da tempo dentro le decine di società del padre e un nipotino Riccardo che è il reuccio di casa, l¿avvocato vive in una bella villa all¿Eur, circondato dal verde e dall¿aria pulita, anche se sono rituali gli inviti degli abitanti intorno alla discarica che protestano per i cattivi odori che esalano dall¿area, “Avvoca¿, quand¿è che viene ad abita¿ dalle parti nostre?” e lui lo racconta sorridendo.

Ma sulle puzze di quel quadrante di campagna verso Roma Ovest, tra l¿Aurelia e Fiumicino, c¿è anche una specie di disfida sui responsabili: è colpa della raffineria di Roma, dicono quelli della discarica, macché, è Malagrotta che maleodora, rimbeccano quelli della raffineria. Per la gran parte dei romani, ma non per ambientalisti ed ex pretori d¿assalto come Gianfranco Amendola, ora procuratore aggiunto, che da anni “tallona” l¿avvocato, quel signore d¿origine ciociara, che ancora ritiene che Pisoniano, il suo paesino d¿origine, sia l¿ombelico del mondo, essendone stato nel lontano ’46 anche giovanissimo sindaco, era e rimaneva comunque un perfetto sconosciuto: almeno fino a quando il suo nome – e soprattutto il suo non esiguo investimento da sei milioni di euro – è emerso come finanziatore della prima city tv della Capitale, la RomaUno, che trasmette sul satellite canale 860, con l¿ambizione di ispirarsi alla newyorchese NY1.

Tivvù avviata lo scorso dicembre, assai vicina all¿amministrazione comunale ma, insiste lui, attenta di più a ciò che dice la gente per strada. I suoi collaboratori in tv raccontano di alcuni suoi “pallini” anche un po¿ coreografici: ce l¿ha con tutti quelli che aumentano i prezzi, e giù servizi sul caro-vita nei negozi e nei mercati, e il tormentone sulla sanità è far pressione per aprire il centro unico per la prenotazione delle analisi.

Più private e stranianti, la passione totale per i cappelletti di cotone da pescatore, per le bocce e per il giardinaggio che pratica con la pazienza di un giapponese, le palme gli alberi preferiti, ne ha piantate a centinaia sulle collinette di immondizia a Malagrotta che sobbollono di biogas. Agli abitanti delle parti di Malagrotta, ha offerto un mese fa un suo progetto da perfetto visionario: «Aprirò un Central Park romano, trasformerò la discarica in una grande area verde aperta al pubblico. Anche il parco di New York era l¿antico immondezzaio». C¿è persino chi non esclude che manterrà la promessa.

Il suo mentore, negli anni ¿60, fu l¿allora sindaco andreottiano Amerigo Petrucci, ne ha un culto ancora fresco, freschissimo, di recente ha pure editato un libro su di lui. Qualcuno lo ha ascritto tra i possibili acquirenti della Lazio, ma lui si inalbera per questioni di tifo, «sono della Roma, sempre stato, ho la tessera in tribuna da trent¿anni»: con Franco Sensi ha una consuetudine di ferro, anzi più indietro «c¿è un legame di sangue, frequentavo anche i suoi genitori». Ma il possibile suo ingresso nel capitale della Lazio non è roba riciclata, è tutto ancora in ballo. Solo che lui la spiega così: «Se si impegna la Federlazio, l¿associazione delle piccole e medie imprese, che il più serio motore imprenditoriale della regione, entrerò ben volentieri con una mia quota. Ma altre ipotesi le escludo». Altro abruzzese che stima è Mario Di Carlo, l¿ex colonna di Legambiente ora assessore al Traffico di Roma, qualcuno lo ha sentito dire «sarebbe il mio figlio ideale». Per la sua festa dei cinquant¿anni gli ha organizzato la banda e pure i fuochi d¿artificio.

Ma, su tutti, Cerroni si illumina del mondo dei rifiuti, ne parla persino con accenni poetici: «Possono essere obbedienti, pacifici, distesi, a colori, assurdi cenerentoli senza speranza che diventano principesse», citando lui stesso la sceneggiatura di un film industriale girato dalla Rai a metà degli anni ’60, il 30 aprile del ’64, data nodale del personaggio-sommergibile, così lui dice di se stesso, nel senso di assai poco noto pubblicamente e allergico a diventarlo: fu l¿avvio del suo impero, l¿impianto di Malagrotta, che quest¿anno compie quarant¿anni, e che, secondo le normative europee alle fine del 2005 dovrà comunque chiudere, a meno della realizzazione di uno o più termovalorizzatori o gassificatore (che trasformerebbero la gran parte dei rifiuti in energia) sui quali si è impegnato anche il ministro dell¿Ambiente Matteoli, che ha fatto una visita pre-elettorale alla discarica, primo ministro negli ultimi trent¿anni, e gli ha portato bene.

Chi, tra i giornalisti, negli anni lo ha chiamato “il boss di Malagrotta” è stato prontamente querelato, ma poi Cerroni ha rinunciato ai danni. Alla definizione di “Mister discarica”, poi ne preferisce un¿altra coniata dalla stampa portoghese: “creador do lixo”, l¿imprenditore del “liscio”, e quel liscio è inteso, spiega lui, «come quando nella mano di briscola quando in mano non hai niente e la tua carta vale zero, cioè “monnezza”». Che però, per lui, è stata, al contrario un tesoro, che non olet affatto, le fondamenta di un impero con 7 mila dipendenti in tutto il mondo, una fatturato da 700 milioni di euro. Eppure Cerroni parla di sé come un benefattore, «con me il Comune risparmia almeno 50 milioni di euro l¿anno» rispetto alle tariffe per lo smaltimento dell¿immondizia pagate ad esempio da Milano e il concetto lo ha messo anche nero su bianco, in una lettera spedita a Rutelli all¿indomani dei 25 milioni di pellegrini del Giubileo e dello smaltimento dell¿overdose di rifiuti della fede. Come è arrivato così in alto, così liquido? Lui la vira in citazioni latine e benedettine: «Mi dicevano sempre “ora et labora”, io l¿ho girato in “labora, labora, labora et aliquem ora”».

http://www.repubblica.it

Manlio Cerroni, “l’ottavo re di Roma”

Per Dagospia è l’ottavo re di Roma, il re ‘Monnezza’. Per l’Espresso si tratta di un riservatissimo vecchietto di 84 anni che potrebbe far cadere il Governo. Se domani, infatti, Manlio Cerroni chiudesse i cancelli dei suoi terreni alla periferia di Roma metterebbe in crisi l’esecutivo nazionale in poche ore. Scrive Francesco Bonazzi nel numero del settimanale in edicola oggi: “Se questo signore con i capelli bianchi decidesse di buttare le chiavi della sua ‘tenuta’ di Malagrotta e bloccasse i camion della spazzatura all’ingresso, rispedirebbe al mittente le 4.500 tonnellate d’immondizia prodotte ogni giorno dalla capitale e dalla Città del Vaticano”.

Ma tutto questo – secondo l’Espresso – non accadrà mai, almeno finché Cerroni continuerà “a comportarsi da imprenditore responsabile e avveduto” e, sopratutto, finché la regione Lazio “nonostante le prediche e le multe minacciate da Bruxelles, consentirà alla discarica di Malagrotta di operare oltre il termine di saturazione, che dal 2005 continua provvidenzialmente a slittare”.

Sembra che smaltisca da trent’anni tutto quello che Roma gli chiede di smaltire e applica tariffe tra le più economiche d’Italia “grazie alle quali Roma ha risparmiato negli anni oltre un miliardo”. E così, ora, Cerroni guarda al futuro investendo milioni e milioni nei termovalorizzatori. La ricchezza di domani.

http://www.06blog.it

Malagrotta, condannato in primo grado Francesco Rando

di Barbara D’Amico
10/11/2008
Il 3 novembre 2008, il giudice monocratico di Roma, Francesco Patrone, ha condannato Francesco Rando – braccio destro di Cerroni e responsabile della Giovi s.r.l per la gestione della discarica di Malagrotta di cui Cerroni è proprietario – a un anno di reclusione, 15 mila euro di ammenda nonché al risarcimento dei danni morali e patrimoniali da liquidarsi in sede civile a favore di alcune delle parti lese costituitesi al processo. Si tratta in particolare del gruppo Verdi ambiente e società, di due comitati cittadini di Malagrotta e del Wwf.

Motivo della condanna, lo smaltimento «senza alcuna autorizzazione” di “rifiuti pericolosi derivanti dal trattamento chimico-fisico del percolato e dei fanghi conferiti dall´Acea nell´ottobre 2004», in violazione dei decreti legislativi 22/97 e 36/2003. Inoltre Rando è accusato di aver violato, nel maggio 2005, le procedure di ammissione in discarica «di rifiuti speciali senza che vi fosse la documentazione e senza alcuna verifica degli stessi rifiuti, di cui lo stesso sarebbe anche stato produttore».

La condanna ha accolto solo in parte le accuse del pm Giuseppe Corasaniti che aveva definito la discarica romana una zona franca a causa dell’inosservanza di leggi italiane e comunitarie in materia di smaltimento dei rifiuti. Basta, però, a mettere in stato di accusa la politica di gestione adottata da Cerroni nella sua attività, politica presumibilmente uniforme anche in altre parti d’Italia. Il monopolio sulla gestione dei rifiuti esercitato dalla famiglia Cerroni, infatti, non si limita al Lazio. Lo proverebbero una serie di partecipazioni sociali “a cascata”, attraverso cui Cerroni controlla anche le discariche Umbre.

Nella regione sono due le società concorrenti per la gestione dei rifiuti, la GESENU s.p.a. e la SOGEPU s.p.a. Ma Dal 1999 la GESENU è appaltatrice in esclusiva dei servizi di igiene urbana del Comune di Perugia. In base alle visure del registro delle imprese di Frosinone, la società è partecipata al 45% dal Comune di Perugia, per un altro 45% dalla Sorain Cecchini che fa capo a Cerroni, e per il restante 10% dall’ing. Rosario Carlo Noto la Diega. La Diega, però, è anche amministratore delegato della R.E.C.L.A.S. (Recupero Ecologico Lazio Sud s.p.a.) il cui consigliere è sempre Cerroni che detiene, infatti, una quota di maggioranza pari al 56%.

Il conflitto di interessi, dunque, consente a Cerroni di detenere il 55% della GESENU, diventando l’azionista di maggioranza di una società che per il compito affidatole – un servizio pubblico – dovrebbe essere governata dal Comune. La condizione di monopolio pregiudica la libera concorrenza in un settore, quello dei rifiuti, che fa gola a molti. Ci si attenderebbe, allora, una particolare competenza nello smaltimento della spazzatura, una serietà ed una bravura tali da giustificare l’assegnazione di numerosi appalti in giro per Umbria e Lazio.

Ma la recente condanna di Rando, anche se ancora non passata in giudicato, getta una pessima luce sulla serietà delle società gestite dall’imprenditore romano. Occorrerà attendere l’esito dell’impugnazione che i difensori di Rando hanno dichiarato di voler esercitare per avere la prova di una effettiva inosservanza di leggi e buon senso nello smaltimento dei rifiuti, eppure i comitati cittadini considerano da anni Malagrotta un esempio concreto di mal governo e cattiva impresa. Considerazione che potrebbe estendersi ad altre discariche italiane.

Domani, intanto, si terrà una riunione straordinaria del consiglio del Municipio XVI – corrispondente alla frazione di Malagrotta – per informare i cittadini sulle condizioni della discarica romana. I comitati civili di Malagrotta hanno reso noto che parteciperanno alla inaugurazione del gassificatore voluto da Cerroni, il prossimo 13 novembre. L’inaugurazione, che avrebbe dovuto tenersi il 29 ottobre, è stata duramente attaccata dagli abitanti del municipio romano poiché il gassificatore è ancora soggetto alla segnalazione per anomalie sostanziali e funzionali promossa dai carabinieri agli inizi di settembre 2008.

Su ↑