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Claudio Meloni

Mese

ottobre 2009

TIA rimborsi compensati

Un emendamento al dl 135 risolve i problemi originati dalla Consulta

L’addizionale ex Eca annulla l’Iva da restituire

Tariffa rifiuti senza Iva ma con addizionale ex Eca. È questo il senso dell’emendamento presentato dalla senatrice Cinzia Bonfrisco (Pdl) al disegno di legge di conversione del dl n. 135/2009, attualmente in discussione presso la Commissione bilancio del senato. Lo scopo dell’emendamento all’art. 20 del dl è quello di arginare la voragine apertasi nei bilanci dei comuni, e dei loro enti gestori, dopo che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 238/2009, ha riconosciuto la natura tributaria alla tariffa igiene ambientale (Tia) e, quindi, la sua esclusione dall’Iva. L’emendamento Bonfrisco chiarisce preliminarmente che non solo la tariffa igiene ambientale di cui all’art. 49 del dlgs n. 22/1997- ma anche la futura tariffa per la gestione ambientale (prevista dall’art. 238 del decreto ambientale n. 152/2006) sono escluse da Iva. Vengono così integralmente recepite le conclusioni alle quali è pervenuta la Consulta con la sentenza n. 238/2009. Il provvedimento al vaglio del senato, partendo dal presupposto che la Tia ha natura tributaria, riconosce l’applicabilità dell’addizionale ex Eca, nella misura del 10% anche nel caso in cui la tariffa non venga riscossa, dal comune o dall’ente gestore, con il sistema del ruolo (cioè della cartella di pagamento). L’ex Eca è un addizionale che fu istituita dal rdl n. 2145/1937 per la costituzione di un fondo ad integrazione dei bilanci degli enti comunali di assistenza da applicarsi alle imposte, tasse e contributi comunali e provinciali riscuotibili per ruolo. Per effetto della soppressione degli enti comunali di assistenza, nonché per l’abrogazione dei trasferimenti alle province finanziate con l’addizionale, i proventi della stessa vennero introitati dallo stato per essere, dall’1/1/1996, nuovamente devoluti ai comuni dal concessionario della riscossione (art. 3, c. 39, legge n. 549/1995). Essendo stato chiarito che la Tia è un tributo comunale (peraltro riscuotibile a mezzo ruolo), ne deriva l’applicabilità dell’ex Eca che il comma 2 dell’art. 20-bis esplicita essere dovuta, nella misura del 10%, anche qualora l’ente gestore utilizzi modalità di riscossione diverse dalla cartella di pagamento (es. riscossione diretta). Posto che la Tia deve essere maggiorata del 10% a titolo di addizionale ex Eca (che gli utenti non hanno pagato in quanto mai addebitata dai gestori) ma deve essere esclusa dall’Iva (che gli utenti hanno invece corrisposto nella misura del 10%), il comma 3 dell’art. 20-bis prevede una compensazione automatica tra i due tributi, specificando che gli enti gestori non dovranno procedere al rimborso dell’Iva eventualmente richiesta dagli utenti privati o con un regime di detraibilità dell’Iva parziale. Per quanto concerne i soggetti (imprenditori e professionisti) che hanno invece portato in detrazione l’Iva per intero, viene esclusa la compensazione con l’ex Eca, in quanto, essendo fatti salvi i comportamenti adottati sino all’entrata in vigore dell’emendamento, resterà valida la detrazione Iva operata e pertanto tali soggetti saranno privi di interesse giuridico a richiedere al gestore il rimborso di un’Iva legittimamente decurtata. Inoltre, vengono fatti salvi i comportamenti adottati dai gestori che avevano assoggettato a Iva i corrispettivi portandosi in detrazione l’imposta sugli acquisti.
ItaliaOggiNumero 249 pag. 39 del 20/10/2009

Di Maurizio Bonazzi

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PER MALAGROTTA ALTRI TRE ANNI DI VITA

NELLA DISCARICA DISPONIBILI ANCORA SPAZI PER SMALTIRE SENZA ALCUN AMPLIAMENTO

Tre milioni di metri cubi disponibili.Pari a tre anni di smaltimento. Fino al 2012.
Senza alcun ampliamento del sito. E’ “l’aspettativa di vita” dei tecnici della Regione
sulla discarica di Malagrotta, ancora uno dei cardini del piano rifiuti (elaborato dall’ex commissario Marrazzo prima del ritorno alla gestione ordinaria a giugno 2008) fino all’individuazione di un sito alternativo da parte del Comune di Roma.
Basti pensare che nel primo semestre di quest’anno è stato smaltito a Malagrotta
ancora il 94% delle 709 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati raccolti dall’Ama, rispetto a una previsione 2009 del 51% (il resto va trattato per produrre il combustibile Cdr da bruciare). Un gap dovuto all’indisponibilità dell’impianto di Colleferro, sequestrato per vari mesi dalla magistratura in un’indagine sullo smaltimento illecito di materassi, pneumatici e residui metallici.
Le cifre aggiornate su Malagrotta sono contenute nel documento consegnato lo scorso 16 settembre (e ribadite nella riunione tecnica dell’altro ieri) al capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, per dimostrare che al Lazio bastano i quattro termovalorizzatori previsti, e che a partire dal 2013 tutti i rifiuti indifferenziati saranno trattati negli impianti, sia nel caso di raccolta differenziata al 50% nel 2011 (obiettivo della Regione) che in quello pessimista di quota 35% a inizio 2013. Cifre contestate dall’Ama che giustifica la necessità di un quinto termovalorizzatore nell’area romana, ipotizzando una quantità complessiva di rifiuti prodotti maggiore di quella prevista dalla Regione. I tecnici della protezione civile si sono presi un mese per analizzare i documenti. I numeri, comunque dicono che a Malagrotta c’è ancora spazio, grazie all’assestamento dei rifiuti depositati in passato. Un processo consentito dall’estrazione del biogas e del percolato generati dalla decomposizione dei residui organici. I 3.1 milioni di metri cubi disponibili, pertanto, “sono da ritenersi sottostimati” si legge nel documento regionale. Dietro l’angolo, perciò, c’è l’ennesima proroga per Malagrotta. La discarica doveva chiudere sin dal 2007 quando la normativa UE ha vietato di usare la discarica per i rifiuti allo stato grezzo. Ma ha goduto di vari rinvii. L’ultimo, da parte del Presidente della Regione Marrazzo, fino al dicembre 2009. tutto lascia pensare che resterà in funzione almeno fino al 2010, visto che il mancato accordo tra Regione e Comune sul sito alternativo. Malgrado tutti, a parole, spingano a trovare presto un’altra soluzione.
Il sindaco di Roma Alemanno, nel dicembre 2008 aveva chiesto all’Ama di localizzare, realizzare e fare entrare in esercizio una nuova discarica. In un’area pubblica. Per togliere a Manlio Cerroni, proprietario di Malagrotta, il monopolio dello smaltimento dei rifiuti della città. L’Ama ha tirato fuori un vecchio studio preparato per l’ex commissario regionale Marco Verzaschi (giunta Storace), che
individua 7 luoghi adatti a ospitare termovalorizzatori. Scartati i siti ubicati nel Comune di Roma, perchè ritenuti non idonei a una discarica, l’Ama si è concentrata sull’ipotesi di Allumiere, fuori dai confini della capitale, per un’area di smaltimento ed eventuale termovalorizzatore. La Regione punta invece su una soluzione all’interno dell’Urbe. “Magari – dice Enrico Fontana, capogruppo di Sinistra e Libertà – avviando un’indagine a tappeto tra le zone industriali abbandonate”. Tra i corridoi della Pisana, del resto, più di qualcuno sospetta che il nodo discarica non si scioglierà prima delle elezioni regionali della primavera del 2010, perchè il Campidoglio punterebbe a una vittoria del centrodestra nel Lazio, per gestire la questione senza il fardello della coabitazione con Marrazzo.
Intanto a Malagrotta sono partiti i lavori di chiusura (“capping”) degli invasi esauriti della discarica. “L’operazione riguarda 10 dei 170 ettari complessivi e si concluderà nel giro di 5 anni – spiega Francesco Rando, responsabile della EGiovi, società del gruppo Colari che gestisce il sito – con un costo di circa 200 milioni”. Soldi a carico dell’Ama, compresi nella voce “oneri post dismissione” nella tariffa di circa 72 euro a tonnellate pagate per lo smaltimento dei rifiuti romani.
di Andrea Gagliardi
Il Sole 24 ore mercoledì 7 ottobre

NON SARA’ BERTOLASO A DECIDERE

INTERVISTA ALL’ASSESSORE REGIONALE GIUSEPPE PARRONCINI
“Siamo usciti dall’emergenza rifiuti a giugno 2008, dopo una fase commissariale
durata nove anni. Il ruolo di Bertolaso (il capo della Protezione Civile chiamato a valutare il piano rifiuti della Regione ndr) sarà solo di mediazione in una partita che si gioca tra Regione e Campidoglio”. Giuseppe Parroncini, neo assessore regionale con delega ai rifiuti, non ha dubbi. E aggiunge: “L’ipotesi di un quinto termovalorizzatore nel Lazio, caldeggiata dal Comune e dall’AMA, non sta in piedi. Entro inizio 2013 avremo impianti sufficienti per smaltire tutti i rifiuti non differenziati. E si manderanno in discarica solo gli scarti della lavorazione del Cdr
(combustibile da rifiuti)”. Non sarà a suo avviso Bertolaso a decidere il destino dei rifiuti laziali? “Le decisioni non competono al governo, a meno di pensare ad un nuovo commissariamento della Regione. L’impiantistica prevista è sufficiente. Manca solo una discarica alternativa a Malagrotta. Il Campidoglio deve individuare il sito. La Regione deve autorizzarlo. L’ipotesi di Allumiere avanzata dall’AMA? Eè impraticabile. Sarebbe scellerato piazzare una discarica nella zona dei Monti della Tolfa, in un’area ambientalmente importante, distante 80 Km da Roma, e già gravata dalla presenza della centrale a carbone di Civitavecchia e da quella termoelettrica di Montalto. Quale via d’uscita allora? Il Campidoglio deve trovare un sito all’interno del territorio romano. Smaltire i rifiuti in casa propria non è solo una questione etica, ma anche politica. E’ in discussione in consiglio regionale una delibera che ridisegna gli Ato (ambiti territoriali ottimali), all’interno dei quali va assicurata l’autosufficienza. Roma sarà scorporata dal resto della provincia e inclusa con Fiumicino e Ciampino in un Ato a se stante.
L’Ama non esclude nuovi impianti che separano a valle i rifiuti, senza necessità di fare a monte la raccolta differenziata. Che ne pensa? Il piano regionale si basa sul trattamento dei rifiuti indifferenziati negli impianti per la produzione di cdr e sull’aumento della raccolta differenziata. Tanto più che i finanziamenti comunitari sono tutti legati al potenziamento di quest’ultima. Non ci si può muovere in ordine sparso. Ritiene plausibile che il Campidoglio temporeggi sul nodo discarica fino alle regionali del 2010, sperando in una vittoria del centrodestra? Sarebbe miope e pericoloso. Non è più tempo di scaricabarile, questa logica ci porterebbe verso l’emergenza.

Il Sole 24 ore mercoledì 7 ottobre

Apologia dello scarabeo che ricicla i rifiuti

Nel gran discorrere che si è fatto di recente a proposito dei rifiuti di Napoli e della Campania, è emersa spesso la raccomandazione di procedere alla “raccolta differenziata”. Con questo termine si intendono delle azioni dirette a separare, dai rifiuti misti, quelle componenti suscettibili di essere sottoposte a riciclo, cioè alla trasformazione di nuovo in merci utilizzabili, una operazione del resto indicata come obbligatoria dalla legge europea e italiana sul trattamento dei rifiuti. Tale legge impone al primo punto l’obbligo di diminuire la massa dei rifiuti e al secondo punto l’obbligo di recuperare i materiali presenti nei rifiuti. I rifiuti — per il momento mi riferisco ai rifiuti solidi urbani, la cui massa ammonta, in Italia, a circa 40.000 milioni di chilogrammi all’anno, il che significa che ogni persona, in media, produce ogni anno una massa di rifiuti corrispondente a oltre sei volte il proprio peso — sono miscele molto variabili di merci usate: dagli imballaggi di plastica, vetro, alluminio, ferro, ai residui di alimenti, ai giornali e alla carta e cartoni usati, a indumenti usati, e innumerevoli altre cose, come è facile osservare guardando il flusso quotidiano di sacchetti che arrivano ai cassonetti (dove ci sono). Almeno la metà di questi oggetti potrebbe essere trattata per recuperare la materia che essi contengono, col che si avrebbero molti vantaggi: si dovrebbe estrarre e usare meno petrolio, metalli, prodotti agricoli e forestali, tutti beni naturali scarsi, si diminuirebbe l’inquinamento delle acque e del suolo e dell’aria, si darebbe lavoro a migliaia di persone. Il recupero dei materiali dai rifiuti presuppone la raccolta separata delle varie frazioni di materiali presenti nei rifiuti — carta tutta insieme, vetro tutto insieme, plastica tutta insieme, eccetera — e l’avvio dei materiali omogenei ad apposite industrie che trasformano le varie frazioni in nuovi materiali.

Il successo dei processi di riciclo dipende innanzitutto dalla conoscenza della natura e composizione dei materiali di partenza. Mentre esiste una (abbastanza accurata) merceologia della carta, della plastica, dei metalli, si sa molto poco della composizione delle innumerevoli sostanze presenti nelle merci usate. Per esempio: la carta dei giornali è costituita in gran parte da cellulosa, ma contiene anche molte altre sostanze, collanti, additivi e, soprattutto inchiostro al quale è affidata l’informazione che il giornale distribuisce. Se esistesse una macchina magica capace di separare la cellulosa dagli additivi e dagli inchiostri, sarebbe facile recuperare cellulosa adatta per nuovi fogli di carta; senza tale macchina, per il recupero della cellulosa riutilizzabile bisognerebbe avere informazioni chimiche precise sui diversissimi additivi e inchiostri presenti nei molti milioni di tonnellate di carta da giornali che vengono usati ogni anno in Italia. Attualmente dal riciclo di un chilo di carta da giornali si recupera molto meno di un chilo di cellulosa adatta per nuova carta, e si formano alcune centinaia di grammi di fanghi in cui sono concentrate le sostanze estranee alla cellulosa. Il riciclo diventa più difficile se fra la carta straccia finiscono imballaggi contenenti sostanze cerose o plastiche.

Prendiamo il vetro: le innumerevoli bottiglie di vetro in circolazione contengono gli ingredienti di base del vetro, dei silicati di calcio e di sodio, ma anche sostanze coloranti; da un chilo di rottami di vetro bianco si ottiene, per fusione e riciclo, quasi un chilo di vetro bianco, ma dai rottami di vetro misto colorati non solo non si recupera più vetro bianco, ma si ottengono vetri colorati di minore valore merceologico. Bisogna inoltre stare attenti che fra i rottami di vetro da riciclare non finiscano dei rottami di vetro delle lampade fluorescenti o dei video dei televisori che contengono sostanze tossiche. E ancora: se si avessero dei rifiuti di plastica costituiti da una sola materia — polietilene, pvc (cloruro di polivinile), PET (poletilen-tereftalato), eccetera — sarebbe possibile rifonderli e ottenere nuovi oggetti della stessa materia, ma quando siamo in presenza di miscele di varie materie plastiche è possibile al più ottenere oggetti di plastica di limitato valore, come piastrelle da pavimenti o paletti.

La salvezza dalla crisi dei rifiuti va quindi cercata nel rispetto della legge; nella progettazione di oggetti adatti per essere riciclati e nello sviluppo di tecniche e processi per separare e ritrattare con successo le varie frazioni di materie presenti nei rifiuti. A tal fine è centrale il ruolo della chimica e della merceologia, a cominciare dalla analisi degli oggetti in commercio e di quelli che finiscono nei rifiuti. Nel 1970 scrissi un articolo in cui sostenevo che un capitolo della mia materia, la Merceologia, avrebbe dovuto occuparsi di “rifiutologia”; tutti mi presero in giro, ma forse proprio ad una scienza, chimica, merceologia e tecnologia dei rifiuti bisogna rivolgersi se si vuole uscire dalle attuali trappole. I costi, i dolori, i conflitti che stiamo sperimentando da anni, il ridicolo che cade sull’Italia, possono essere alleviati soltanto con innovazione, ricerca e tecnica, e con l’informazione e conoscenza degli oggetti, a cominciare dalla scuola dove la rinata “Tecnologia”, obbligatoria nei tre anni della secondaria inferiore, ben si presta ad una educazione merceologica e … rifiutologica.

Magari guardando a quanto avviene in natura dove le operazioni di riciclo delle scorie permettono di conservare la vita dei campi e degli animali. Propongo anzi alle aziende dei rifiuti di adottare come simbolo il paziente scarabeo: non so se lo avete mai visto al lavoro: non è bello e sembra sempre alle prese con qualcosa da fare; non appena trova dei rifiuti organici se ne impossessa e comincia a farli rotolare fino a quando non hanno raggiunto la forma di palline da ping-pong, e intanto si nutre di una parte delle molecole che essi contengono e alla fine trasporta queste palline, ormai ridotte a cellulosa e lignina, nella sua tana per poter finire di mangiarle con calma. Lo scarabeo vive, insomma, alleviando il lavoro e i costi delle aziende di raccolta e trattamento dei rifiuti e, nel suo piccolo, lo fa bene, senza discariche, senza CDR e senza inceneritori.
Giorgio Nebbia
La Gazzetta del Mezzogiorno, domenica 13 gennaio 2008

WWF – OPERAZIONE TRASPARENZA SU NAVI DEI VELENI

“ULTIMA CHIAMATA PER NON INSABBIARE I VELENI ANCORA UNA VOLTA”

FONDI E UN COMMISSARIO DELEGATO PER DISINNESCARE LA BOMBA ECOLOGICA

A Pecorella, Pisanu e Rutelli, presidenti delle commissioni parlamentari competenti, consegnato oggi il lavoro di indagine e ricerca svolto dall’Associazione in 15 annie una nota di 8 richieste per affrontare la piaga del traffico internazionale di rifiuti tossici Problema di portata internazionale: l’Alto Commissariato ONU sui Diritti Umanichiede documentazione al WWF Occorre un’azione del Governo straordinaria e lo stanziamento immediato di fondi per il recupero della nave Cunsky, l’ultimo relitto dei veleni inabissato, secondo le rivelazioni del pentito Fonti, dalla ‘ndrangheta a largo delle coste di Cetraro (Calabria) e per la bonifica della discarica di Serra d’Aiello dove si è rilevato inquinamento radioattivo. Esistono tecnologia e mezzi, mancano però – e nessuno ne fa cenno – i fondi necessari per sventare il pericolo di una bomba a orologeria che minaccia la salute di cittadini e ambiente, oltre a compromettere e a mettere in ginocchio le già fragili economie di questi territori. Considerando la gravità e l’estensione degli inquinamenti provocati dalle “navi dei veleni” nel corso di molti anni, come richiesto in una lettera inviata oggi dal presidente del WWF Italia Stefano Leoni al Presidente Silvio Berlusconi il più adeguato e rapido strumento appare un provvedimento urgente di Protezione Civile a firma del Presidente del Consiglio dei Ministri, che nomini un Commissario delegato alla individuazione, messa in sicurezza, e la bonifica, laddove possibile, dei relitti delle “navi a perdere” con il relativo primo stanziamento di fondi per le ricerche, Negli ultimi anni si è fatto ricorso a queste ordinanze per diverse occasioni: non solo per fronteggiare eventi eccezionali (alluvioni, terremoti, incendi, etc.), ma anche per manifestazioni sportive o eventi religiosi (Mondiali di nuoto a Roma, decesso di Papa Giovanni Paolo II). A sostegno della futura e auspicata azione di governo il WWF Italia ha consegnato oggi all’On. Gaetano Pecorella, (Presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti), all’On. Giuseppe Pisanu (Presidente Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere), e all’On. Francesco Rutelli (Presidente Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) 6 dossier prodotti dall’Associazione in questi 12 anni ed i carteggi più importanti con le Istituzioni , con una nota in cui si avanzano 8 richieste (v.scheda allegata) che diano il segnale concreto di una rottura di continuità rispetto ai segnali troppo deboli e solo episodici forniti sinora dalle Istituzioni. Tutta la documentazione (ad eccezione di quella a suo tempo “secretata”) è da oggi disponibile anche sul sito web del WWF Italia: http://www.wwf.it “Siamo convinti che lo Stato debba lanciare un segnale forte e determinante sui traffici illeciti internazionali dei rifiuti pericolosi e radioattivi via mare, tornati d’attualità a seguito anche delle dichiarazioni rese dal collaboratore di Giustizia Francesco Fonti. – dichiara Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia in occasione della conferenza stampa che si è svolta questa mattina a Roma – Il WWF ha spesso criticato il ricorso eccessivo a provvedimenti emergenziali, ma oggi l’urgenza è reale e serve un provvedimento immediato per garantire la sicurezza delle persone e dell’ambiente” . Alla conferenza stampa del WWF erano presenti anche l’Assessore all’Ambiente Calabria, Silvio Greco e in collegamento il PM di Reggio Calabria, Francesco Neri. Le situazioni emerse con le vicende legate agli affondamenti delle navi dei veleni, in particolare lungo le coste della Calabria ed in alcune aree dell’entroterra cosentino – dove si sono già trovate tracce di inquinanti altamente tossici, come diossine, mercurio e addirittura di radioattività – giustificano a pieno il ricorso a questo tipo di provvedimento. Ricordiamo che nel 2003 il Governo Berlusconi emanò un provvedimento che dichiarava lo “Stato d’emergenza per le attività di smaltimento dei rifiuti radioattivi dislocati nelle centrali nucleari di Lazio, Campania, Romagna, Basilicata e Piemonte” e nominava un “commissario delegato” per la messa in sicurezza dei materiali nucleari. Infine, la portata globale del problema, visto che si sospettano inabissamenti anche in acque straniere come le coste dell’Africa e il coinvolgimento di faccendieri internazionali, è sottolineata dal fatto che in questi giorni al WWF è arrivata una richiesta di documentazione storica da parte dell’Alto Commissariato ONU sui Diritti Umani.

Roma, 1 ottobre 2009WWF Italia – Ufficio stampa 06.84497377 – 265 – 213 – 463

RIFIUTI : Porfidia, Presentata interrogazione parlamentare su stato bonifiche in Campania

mercoledì, settembre 30, 2009

Roma, 29 settembre – “Presentata un’interrogazione parlamentare alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare in merito all’opera di bonifica dei territori campani” l’annuncia in una nota l’on. Americo Porfidia “Negli ultimi anni – aggiunge il deputato campano – la regione Campania è stata colpita da una serie ininterrotta di offese ambientali e il suo territorio è a tutt’oggi tra i più martoriati del paese, tuttavia seppur pienamente consci della gravità della situazione ancora non si conosce con esattezza l’effettiva entità dei danni apportati dalle pratiche di smaltimento illecito dei rifiuti all’ambiente e sulle persone. Nell’interrogazione presentata chiediamo ai Ministri competenti com’è organizzato attualmente il lavoro di bonifica nella regione Campania e come è stato ripartito il lavoro tra gli enti e le società coinvolte, e con particolare riguardo dell’Astir S.p.A., qual è il piano industriale e se sono previsti l’acquisto di mezzi e strumenti atti alla bonifica e la riqualificazione del personale impiegato; come sono stati utilizzati i fondi stanziati per l’opera generale di bonifica, quali i siti interessati e quali gli obiettivi futuri; chiediamo al Governo se non ritenga opportuno istituire una Commissione medica per lo studio e il monitoraggio del livello di vivibilità ambientale in Campania, e se abbia tenuto conto di stilare una mappatura dei siti da bonificare compresi corsi di fiumi, falde acquifere e litorali marini; se il Governo non intenda assumere iniziative normative volte a rafforzare la tutela della salute per le popolazioni che attualmente risiedono vicino ai territori che risultino fortemente inquinati; se non intenda assumere iniziative normative volte a rafforzare i controlli di qualità sulle produzioni agricole provenienti da terreni che risultino fortemente inquinati e se non ritenga necessario prendere iniziative specifiche di carattere culturale volte ad illustrare tra la popolazione e in particolar modo nelle scuole i danni che l’inquinamento reca all’ambiente e alle popolazioni. Mi auguro – conclude l’on. Porfidia – che il Governo risponda ai quesiti e inauguri una nuova stagione dell’opera di bonifica della Campania per il bene di tutti e per una nuova primavera del nostro territorio”

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