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Claudio Meloni

Mese

settembre 2009

Il Rio Galeria è pieno di liquami

E la discarica di Malagrotta non chiude

– 14/09/2009

“La presenza di liquami e schiuma gelatinosa all’interno del Rio Galeria preoccupa i cittadini della zona. La discarica che nessuno vuole chiudere sta inquinando le falde acquifere? Lo chiediamo alle autorità di controllo ufficialmente preposte. La discarica di Malagrotta, tra l’altro, non chiuderà neanche quest’anno e il cosiddetto gassificatore sembra non dover finire mai la fase di collaudo. Cosa succede a Malagrotta? Se lo chiedono i residenti e lo chiedo come rappresentante istituzionale locale anche al Sindaco di Roma e al Presidente della Regione Lazio”. Lo dichiara in un comunicato il Vice Presidente del Consiglio del Municipio Roma XVI e Capogruppo di Rifondazione Comunista Massimiliano Ortu.

“Abbiamo già chiesto un Consiglio straordinario su Malagrotta, il silenzio che è calato su questa vicenda è incredibile. Chi ha a cuore la salute dei cittadini, l’interesse collettivo e la chiusura della discarica fuorilegge – aggiunge Ortu- batta un colpo.
Chi poi avrà il coraggio di chiedere lumi sulle fasi di collaudo del cosiddetto gassificatore, già sequestrato, potrà aderire all’appello che sottopongo ad Alemanno e a Marrazzo: siamo molto preoccupati per il futuro di Malagrotta, le istituzioni pensano di intervenire una volta per tutte? Purtroppo, visti i fatti e viste le disattenzioni politicamente trasversali – conclude Ortu – intuiamo già la risposta negativa”.
http://www.abitarearoma.net

Guarda la puntata di Report dal titolo:”L’oro di Roma”

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8df0da2c-ebbc-4391-82fa-b8b93350c2bd.html


Per il WWF un disastro ambientale annunciato

Quando prima dei rifiuti si bruciano i diritti costituzionali

Apprendiamo oggi dalla stampa il sito dove dovrebbe sorgere la nuova discarica che da alcuni quotidiani viene anche denominata con grande entusiasmo ‘la Malgrotta due’, come se la prima, quella nella Valle Galeria, fosse un esempio da seguire.

Non sono bastati i processi già celebrati e quelli ancora da iniziare (tra cui quello per disastro ambientale del prossimo febbraio) per far desistere gli amministratori da queste scelte scellerate, né per far loro comprendere quanto i cittadini abbiano pagato in termini di salute e di dignità, né come si sia compromesso il patrimonio ambientale e culturale paesaggistico del nostro Paese.

“E’ ancora più grave la responsabilità di chi sta scegliendo per tutti noi – dichiara Vanessa Ranieri Presidente WWF Lazio – per non essersi reso conto di aver optato per i Monti della Tolfa come sito ad hoc per la produzione e l’incenerimento di CDR, ignorando completamente e barbaricamente l’alto valore naturalistico dell’area. Da anni cittadini e associazioni stanno chiedendo l’istituzione del Parco Regionale proprio di quelle zone considerate di protezione speciale.

Quanto ‘affascina’ l’Amministratore delegato di Ama poco importa, se questo collide con le norme comunitarie e con la volontà dei cittadini. Tutto ciò non farà altro che condurre la Capitale e la Regione Lazio indietro di decenni. Forse sarebbe più onesto nei confronti di tutti ammettere i propri limiti, lasciando la gestione sostenibile dei servizi a chi la vuole veramente svolgere (Porta a Porta in primis), ricorrendo finalmente ai procedimenti di pubblica evidenza e non alla convenienza di una azienda sola.

Dietro le discariche ed incenerimento sembrerebbe esserci solo l’esigenza di ripianare presunti bilanci in rosso che inevitabilmente si ripercuotono in modo drammatico sulla salute dei cittadini e sul valore ambientale e paesaggistico del territorio.

Bruciare rifiuti ad Allumiere per di più vicino alla centrale di Torre Valdaliga Nord significa inoltre incenerire il turismo, alta risorsa del litorale nord.

“Mentre il legislatore europeo detta linee chiare e sostenibili per la gestione del ciclo dei rifiuti – conclude Vanessa Ranieri – si continua a praticare la sola logica dello smaltimento in barba a prevenzione, riduzione e riuso e raccolta differenziata.

Roma 16 settembre 2009

Rifiuti, due nuovi impianti e via alla raccolta differenziata

Repubblica — 23 settembre 2006 pagina 9 sezione: ROMA
Con i numeri dell’ emergenza rifiuti nel Lazio ha preso il via ieri mattina in Regione la conferenza programmatica voluta dal presidente Piero Marrazzo: fino al 15 novembre saranno chiamati a discutere ad un tavolo istituzionale i presidenti delle province, i sindaci dei comuni capoluogo e i rappresentati dell’ Anci e delle comunità montane per affrontare le scelte necessarie per il nuovo assetto della raccolta e dello smaltimento. E dalla concertazione sono nate le due linee portanti del rilancio: l’ investimento sulla raccolta differenziata per arrivare entro il 2010 almeno al 35 per cento del totale raccolto su base regionale, come previsto dalla legge Ronchi, obiettivo per il quale la Regione ha già stanziato 30 milioni di euro. E contemporaneamente il pieno utilizzo dei due impianti esistenti a Colleferro e a S. Vittore, in provincia di Frosinone, che oggi sono alimentati solo per il 40 per cento da combustibile da rifiuti prodotto nel Lazio e che macinano il 60 per cento di rifiuti proveniente da Toscana e Veneto. Infine grande impulso alla ricerca di nuove tecnologie, pulite e sicure, per chiudere il ciclo dello smaltimento, con l’ invito agli imprenditori a dar vita nel Lazio ad una industria del riciclaggio oggi pressoché inesistente. «Abbiamo ipotizzato – ha sottolineato Marrazzo – che, partendo dalle due strutture esistenti, avremo bisogno di altri due impianti, considerando però tecnologie modernissime mai impiegate finora. Le localizzazioni non sono state ancora decise. Bisognerà costruire anche 5-6 impianti di trattamento di preselezione dei rifiuti». Fino al 2004, nel Lazio la produzione di rifiuti è stata di 3.147.000 tonnellate all’ anno, questa cifra salirà a 3 milioni e mezzo nel 2010. Oggi il 30 per cento viene trattata negli impianti esistenti e il resto va in discarica. Questo modello di gestione sarà presto messo in crisi perché le discariche, a partire da quella di Malagrotta (dove c’ è il via libera al gassificatore), sono in via di esaurimento e la nuova normativa nazionale vieterà dal primo gennaio 2007 di aprirne di nuove. «Il presidente Marrazzo – ha commentato il sindaco Veltroni – ha fatto un’ ottima relazione che ha offerto le basi per una discussione molto seria». L’ assessore regionale all’ Ambiente Filiberto Zaratti non condivide del tutto il piano: «La quantità di rifiuti prodotta nel Lazio non giustifica la realizzazione di nuovi impianti». Mentre l’ assessore regionale al Bilancio, Luigi Nieri, propone un’ alternativa alla realizzazione di nuovi impianti: «Il primo obiettivo è ridurre del 10 per cento entro il 2010 la produzione di rifiuti». Il capogruppo della Margherita alla Pisana Mario Di Carlo afferma invece che «per risolvere il problema dei rifiuti bisogna realizzare almeno quattro impianti». – ANNA MARIA LIGUORI

Ecco perché Roma non sarà come Napoli

NUMERI, località, percentuali, date, tabelle. Un documento riservato di dodici pagine che fotografa lo stato dell’ arte del piano rifiuti elaborato dell’ ex commissario Piero Marrazzo e approvato dal governo Berlusconi il 24 giugno 2008. Tutto per dimostrare che il Lazio non sarà come la Campania, non conoscerà ancora l’ emergenza, ma che anzi, a partire dal 2013, raggiungerà l’ autosufficienza senza avere più bisogno di discariche per i rifiuti indifferenziati. Dopo lo scontro dei mesi scorsi fra Campidoglio e Regione, adesso è il momento della verifica. Nell’ incontro di mercoledì 16 settembre con il sindaco Gianni Alemanno e il presidente Piero Marrazzo, i sottosegretari alla Protezione civile e alla Presidenza del consiglio Guido Bertolaso e Gianni Letta hanno chiesto di esaminare il documento della Regione per metterlo a confronto con le stime del Comune, che continua a chiedere un quinto inceneritore nel Lazio e a frenare sulla raccolta differenziata rispetto alle previsioni di Marrazzo. Ora toccherà a Palazzo Chigi esprimersi ancora sulla fattibilità del piano commissariale. «I nostri dati provano che Roma non sarà mai come Napoli. La maggior parte degli interventi previsti sono già stati realizzati o in fase di realizzazione – dichiara Giuseppe Parroncini, assessore regionale agli Aeroporti con delega ai Rifiuti – Quando il piano entrerà a regime basteranno i quattro gassificatori che abbiamo previsto: Colleferro, San Vittore, Malagrotta e Albano. L’ inceneritore di Allumiere non serve. Piuttosto che puntare sull’ incenerimento, il Comune dovrebbe occuparsi di potenziare la raccolta differenziata». Per incrementare la differenziata, dal 2005 al 2013 la Regione ha stanziato 338 milioni di euro. La percentuale è salita dal 10,4% del 2005 al 20% del 2008. Il piano del commissario Marrazzo sostiene che sarà possibile arrivare al 27% alla fine del 2009, al 40% nel 2010, al 50% nel 2011. Intanto è stato autorizzato l’ ampliamento di otto discariche sulle dieci esistenti nel Lazio, per un totale di oltre cinque milioni di metri cubi di nuovi volumi: si tratta dei due invasi di Latina, di Colleferro, Bracciano, Guidonia-Montecelio, Malagrotta, Cecchina di Albano Laziale, Viterbo. In fase di avanzamento anche i cosiddetti impianti di trattamento, quelli che trasformano i rifiuti in cdr, combustibile pronto per i gassificatori. Finora sono stati avviati gli impianti di Malagrotta2, Rocca Cencia e via Salaria, autorizzati quelli di Latina e Bracciano, individuati i siti per gli stabilimenti di Colleferro e la provincia di Rieti, avviate le procedure per il rilascio dell’ autorizzazione integrata ambientale per l’ impianto di Guidonia. Ad oggi il Lazio può contare su una capacità di trattamento pari a un milione e 660 mila tonnellate di rifiuti, che diventeranno due milioni e 265 mila tonnellate nel 2012, pari al 68% del rifiuto prodotto. Quarto capitolo: i gassificatori. L’ impianto di Albano, che prevede 36 mesi di lavori, ha ottenuto l’ Aia, l’ autorizzazione integrata ambientale. Dal 1° ottobre la prima linea del gassificatore di Malagrotta entrerà a regime, San Vittore è stato autorizzato, Colleferro messo in regola. «Il piano dimostra che siamo in grado di raggiungere l’ autosufficienza regionale dall’ inizio del 2013 sia con una raccolta differenziata al 50% nel 2011, sia nel caso di un’ ipotesi limite, con la differenziata che si attesta al 35%, come vuole il sindaco Alemanno – spiega l’ assessore Parroncini – Nessun rifiuto indifferenziato finirà in discarica senza essere prima trattato». – CECILIA GENTILE

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Malagrotta in rivolta «Stop alla monnezza»

La protesta «Siamo al disastro ambientale, a febbraio il processo»

Nella discarica entrano ancora rifiuti tal quale I comitati dei residenti: «Sono fuorilegge»
La discarica più grande d’Europa è ancora la discarica di rifiuti tal quale.
«Non solo non chiuderà entro la fine dell’anno anno, ma a Malagrotta continua a entrare merdaccia» sintetizzano i comitati Malagrotta, Pisana 64 e Massimina. «Chiudere entro l’anno era un impegno e Alemanno ci voleva vedere per dirci che non sarebbe stato un impegno barzelletta come quelli presi e mai mantenuti dai predecessori» ricorda Sergio Apollonio, presidente del Comitato Malagrotta. «Ma noi – continua – abbiamo speranza che almeno ci sia una decisione definitiva degna di chiamarsi decisione, che non sia il solito pastrocchio all’infinito che significa rimettere tutto nelle mani del potentato privato che da sempre detta la politica dei rifiuti a Roma e nel Lazio». E per far capire a tutti di cosa si tratta, mostra la foto «della vergogna», la montagna di rifiuti che il nostro giornale ha pubblicato in questa pagina. «Questa foto non ha bisogno di commenti – continua Apollonio -. È l’immagine immediata dell’orrore dei rifiuti “tal quali». Eppure la direttiva europea prescrive che le vecchie discariche che non sono state adeguate alla normativa comunitaria, cioè che non ammettono in discarica i rifiuti solo dopo trattamento, «devono essere chiuse» ricorda Apollonio. Le immagini parlano. E il presidente del Comitato Malagrotta ne ha un mucchio. «Guardi qua» dice mostrando una foto satellitare di Earthscan (quella nella foto tonda, ndr) che fotografa il complesso di Malagrotta. Si tratta di «una zona classificata sito a rischio di incidente rilevante – spiega – perché oltre alla discarica si concentrano molti altri impianti: «raffineria, inceneritore rifiuti ospedalieri, area Testa di Cane di allargamento della discarica, gassificatore»

. La zona è indicata da un cartello «tutto da ridere» dice Apollonio. Il perché lo spiega un altra foto: è l’immagine di un cartello che indica il sito a rischio di incidente rilevante. Ma la foto è coperta in parte. Come mai? «Perché la parte alta del pannello, omessa, contiene una scritta pubblicitaria per la raffineria. Ma la parte bassa, quella obbligatoria per legge per tutti i siti a rischio in base al Ddl 334/99 (Seveso II), è scritta a caratteri piccolissimi se paragonati a quelli usati per la pubblicità». E vai con un’altra foto, perché la storia di Malagrotta si legge bene nelle immagini. Ecco il gassificatore durante le prime prove. «È in “fase preliminare all’esercizio” ormai da un anno – ironizza Apollonio -, prove che precedettero il sequestro da parte della magistratura nel novembre scorso. L’impianto è stato poi dissequestrato ma rimane sotto inchiesta da parte della Procura per irregolarità nelle procedure autorizzative in un “area estremamente critica qual è quella di Malagrotta, ufficialmente classificata come sito a rischio di incidente rilevante per la presenza di numerosi impianti a rischio esplosione. In realtà, è stata un’autentica assurdità: costruire quel tipo di impianto proprio in quel luogo, addirittura dentro il perimetro della discarica e nel bel mezzo di tutti gli altri impianti a rischio esplosione, primo fra tutti la Raffineria di Roma, la più grossa del Centro Italia, a pochi metri di distanza, e a ridosso degli imponenti depositi di carburante e di gas di quel sito. E infatti il Comune di Roma (X Dipartimento, Servizio Via) aveva mosso obiezioni sostanziali al progetto fin dal 2003, obiezioni spazzate via dalla Regione» ricorda Apollonio. E poi c’è il gassificatore ancora in “fase preliminare” e «senza l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), che riassume in sé tutte le autorizzazioni specifiche delle varie autorità ed organi competenti, ed è indispensabile per poter funzionare nel rispetto della legge» dice. Ma i residenti di Malagrotta non sono i soli ad essere infuriati. Perché – spiega Apollonio «il problema riguarda tutta l’area di Malagrotta-Valle Galeria, per la quale un monitoraggio ambientale credibile e degno di questo nome non è ancora stato fatto, né per l’aria, né per le acque superficiali, né per le acque sotterranee della falda acquifera». I residenti vorrebbero sapere fino a che punto siano contaminate acqua e terreni e dunque orti e colture varie, allevamenti, ecc). L’odore è insopportabile. «L’aria è tornata puzzolente per via dell’acido solfidrico prodotto dalla degradazione dei rifiuti» spiega Salvatore Damante, ricercatore ambientale per i comitati Malagrotta e Pisana 64. Ma tra qualche giorno parlerannno i dati. Damante annuncia i risultati dei rilevamenti anche sulle polveri inquinanti pm10 e 2,5 degli ultimi rilievi prodotti dal nuovo strumento conforme alle direttive europee, acquistato in comproprietà coi comitati cittadini, e «faremo nuove misurazioni degli idrocarburi totali». Mentre in questo week-end studierà i dati dell’Arpa. «80 pagine sulla campagna ambientale dell’inquinamento a Malagrotta da giugno a dicembre. E poi ce n’è un’altra fatta dall’Ispra alla Regione.

I CITTADINI DI ALBANO RIFIUTANO LA COSTRUZIONE DELL’IMPIANTO IN LOCALITÀ RONCIGLIANO

È protesta sul termovalorizzatore

Non si placano le proteste dei cittadini di Albano e dei comuni limitrofi contro la realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione nel sito di Roncigliano.

Come confermato dal vicegovernatore del Lazio, Esterino Montino «il problema è complesso ed è ancora aperto un tavolo tecnico tra il presidente Marrazzo e le popolazioni dei Castelli Romani per le valutazioni tecniche e ambientali del caso».

Sta di fatto che la firma per dare avvio all’inceneritore esiste ed è datata 13 agosto.

Il coordinamento contro l’inceneritore di Albano Laziale continua a gridare il suo secco «no».

Da parte sua Montino, in visita due giorni fa al termovalorizzatore di S. Vittore, assicura che «la Regione vuole essere certa che quell’impianto non peggiori ma migliori le condizioni di vita dei residenti».

Un impianto che, secondo il vicegovernatore del Lazio, è fondamentale, insieme a quello di Malagrotta.

Su Albano storce il naso l’assessore all’ambiente Filiberto Zaratti che tiene la sua posizione: «Secondo me l’impianto di Albano non serve. Non solo è situato in un posto sbagliato dal punto di vista ambientale».Da “Il Tempo” di Michela Galuppo

Veleni, rincari e regole truccate

Questa gestione dei rifiuti è una bomba ad orologeria. E i prezzi salgono

Ormai ci siamo abituati: le rassicurazioni di Marrazzo vengono sempre e puntualmente smentite, in particolare dalla Magistratura. È storico l’intervento pronunciato dal Governatore nella Commissione Consiliare Ambiente il 29 ottobre scorso: «… il Lazio presenta da oltre 10 anni una situazione di mercato stabile, con società ed imprenditori facilmente individuabili, sia pubblici che privati, che hanno avviato programmi di investimento importanti e che, fino ad ora, hanno dato garanzia sia per il servizio reso che per le azioni poste in essere per garantire la salvaguardia dell’ambiente».

I GIUDICI SMENTISCONO MARRAZZO…

Società ed imprenditori che garantiscono la salvaguardia dell’ambiente? Dal 29 ottobre 2008 Marrazzo

è stato più volte smentito dalla Magistratura:

• il responsabile della discarica di Malagrotta è stato condannato ad un anno di carcere per aver smaltito in discarica rifiuti pericolosi come i fanghi di depurazione provenienti dall’ACEA;

• l’inceneritore di Malagrotta è stato sequestrato dalla Magistratura.

• 13 persone, tra cui dirigenti dell’AMA, sono state arrestate per le gravi irregolarità verificatesi nell’inceneritore di Colleferro.

È importante segnalare che il Pubblico Ministero, Dott. Giuseppe Corasaniti, ha emesso un ennesimo provvedimento a carico del responsabile della Discarica di Malagrotta «perché in assenza di autorizzazione effettuava miscelazione di rifiuti non consentita (fanghi provenienti dagli impianti di depurazione delle acque reflue ACEA di Roma)». L’udienza già è fissata per il 2 febbraio 2010.

… E L’ANTITRUST LO BACCHETTA

A queste società ed imprenditori (Cerroni, AMA, ACEA), così attenti alla cura e alla salvaguardia dell’ambiente, il governatore Marrazzo vuole affidare, rigorosamente a trattativa privata e senza alcuna gara pubblica, l’inceneritore di Albano.

Il Lazio presenta da oltre 10 anni una situazione di mercato stabile? Anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust) ha denunciato, rispetto alla gestione dei rifiuti nel Lazio, le regole “inquinate” da “distorsioni nelle dinamiche concorrenziali”. Risultato: “peggioramento del servizio offerto e – sottolinea l’Antitrust – un maggior costo del servizio stesso”. L’Autorità ha chiesto ed auspicato un nuovo piano regionale di gestione dei rifiuti che possa veder applicati i “principi concorrenziali’”.

Danilo Ballanti

Ai Castelli è vera emergenza ambientale

Un accerchiamento di impianti che aggrediscono aria, acqua e territorio: inceneritore, turbogas, amianto, radioattività…

In agosto, nuovo colpo di mano della Regione che autorizza l’inceneritore di Albano – Gli ecomostri trovano complicità nei Sindaci e nei politici regionali.

L’estate 2009 è stata ricca di eventi che hanno messo a nudo il livello di emergenza ambientale – ed istituzionale – nei territori a sud di Roma, dai Castelli Romani fino al litorale, compresa la martoriata Aprilia. La crisi idrica, l’inceneritore di Albano (e quello in programma a Latina, a 25 km in linea d’aria da quello castellano), la turbogas a Campo di Carne sulla Nettunese, la discarica di amianto di Valle Caia a Pomezia: molti nodi sono venuti al pettine.

Realtà che vanno a rincarare la già massiccia dose di aggressioni che la popolazione e la natura subiscono da anni e anni, tra discariche, stabilimenti che spargono veleni (in aria ed acqua), scorie nucleari (a Latina, vicinissimo a Nettuno, è in costruzione il primo deposito atomico d’Italia presso la vecchia centrale ancora da smantellare e per smantellarla si prevede il rilascio in aria e acqua di ulteriore radioattività).

Poco più giù, l’inceneritore che Acea-Electrabel vuol fare a Pontinia. E neppure in campo agricolo c’è da  scherzare, tra far west di pozzi idrici che desertificano le falde, microclimi minacciati, acque contaminate, pesticidi (uno studio dell’Asl di Latina documenta la dimezzata fertilità e i rischi tumorali all’utero per le donne di chi lavora nelle serre)… In merito all’inceneritore di Albano, il 13 agosto 2009 la Regione Lazio ha effettuato un colpo di mano concedendo un’altra autorizzazione per la costruzione dell’ecomostro: l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Quest’autorizzazione è necessaria per costruire l’impianto, ma va ricordato che per l’inceneritore di Malagrotta (che vanta lo stesso proprietario di quello di Albano: il signor Cerroni Manlio) la Regione Lazio ha prodotto analoga autorizzazione negli ultimi mesi, anche se l’impianto di Malagrotta è in fase di costruzione da molti anni, è stato ultimato nel 2008 ed è già sotto sequestro da parte della Magistratura, che sta preparando un processo penale.

Nel caso dell’inceneritore dei Castelli, la sorpresa dei comitati e dei cittadini deriva delle ampie assicurazioni fornite dal Presidente della Regione Piero Marrazzo nelle riunioni del 23 giugno 2009 e del 16 luglio 2009 avute con il “Coordinamento contro l’inceneritore di Albano”.

Il governatore Marrazzo aveva categoricamente escluso possibili “sorprese” in pieno agosto provenienti dalla Pisana. Una promessa con le gambe cortissime, questa, grave come il rilascio dell’AIA. La data di questo atto è esemplare: il 13 agosto 2009. La Regione Lazio ormai produce i suoi documenti di nascosto, durante i periodi di ferie? Certe date la dicono lunga sull’approvazione degli atti in materia di rifiuti.

Danilo Ballanti


San Francisco, capitale mondiale del riciclaggio

SAN FRANCISCO. Riciclare è un’arte. E per chiarire che non si tratta dell’ennesima, pigra metafora pubblicitaria alla Norcal Waste Systems ti fanno entrare in una galleria, ammirare le opere e conoscere gli artists in residence, creativi a busta paga con il compito di cavare sangue estetico dall’immondizia. Sculture di lamiera neo-giacomettiane, serie fotografiche sui cromatismi di un’arancia che va a male, vasi fatti con vetrine rotte. Fuori si sentono le grida dei gabbiani che spolpano, con certosina ferocia, i rimasugli di cibo dalla spazzatura non riciclabile. “Non dovrebbero essercene” ringhia il portavoce Robert Reed, capelli a spazzola e sguardo che fa sbiadire un addestratore di West Point, “gli alimenti devono andare nel bidone verde non in quello nero. Ma gli esseri umani sbagliano”. In verità qui poco e sempre meno. Al punto che, con una quota del 70 per cento, San Francisco è – nella categoria metropoli – la capitale mondiale del riciclaggio dei rifiuti.

Non c’entra necessariamente l’ambientalismo e la mania macrobiotica, nipoti della controcultura love and peace anni ‘70. Il record è più prosaicamente figlio di un senso civico non innato (sul versante cittadini) e di un beninteso capitalismo (sul lato dell’azienda incaricata di raccolta e cernita). «Ci sono 600 mila piccoli cassonetti in città: blu per plastica, metalli e carta, verde per l’organico e nero per il resto». Li trovi se non sotto ogni palazzo, ogni due. Niente assurdi orari di raccolta e tutto il riciclabile va nello stesso sacchetto («se è complicato non può funzionare»). I camion della Norcal passano ogni mattina, ingollano il rusco come la balena di Jona e lo risputano in uno dei due stabilimenti nella prima periferia cittadina. L’«impianto di recupero materiali» del Pier 96, con vista sull’oceano, è costato 38 milioni di dollari a cui vanno aggiunti i costi di gestione. Metà l’azienda li recupera rivendendo i materiali a chi li ricicla. Il resto viene coperto dalla tasse, 25 dollari al mese, dei contribuenti. Ma a differenza di Napoli, dove la concessione a Fibe-Impregilo le garantiva tanti più soldi  tante più ecoballe produceva (tagliando ogni incentivo alla differenziata), qui vale esattamente il contrario. Così, di anno in anno, più virtù significa migliori fatturati.

In questo enorme hangar arrivano i camion, tappezzati sulle fiancate da grandi immagini didascaliche, che fanno capire come gli avanzi della cena possano diventare concime per le vigne della Napa Valley. Sembra niente ma la voce di Reed si impenna: «È un modello, questo di spiegare visivamente il rapporto di causa-effetto, che ci hanno copiato tante altre città. Prima era la campagna che dava alla città, ora noi invertiamo il ciclo e restituiamo il favore». Insiste sulla comunicazione: «Sui cassonetti ci sono anche le immagini di cosa ci va dentro e le spiegazioni in 16 lingue diverse». Non si può pretendere che un vietnamita o un pachistano appena arrivati capiscano dove mettere cosa. Però se non lo fanno dopo aver visto le figurine non hanno alibi e gli addetti alla raccolta segnalano i condòmini inadempienti e contattano gli amministratori. Nel contempo alla Norcal hanno reclutato un sacco di star per spiegare perché riciclare è bello. E dal laboratorio artistico passano circa 4000 bambini all’anno per capire perché è importante.

L’alleanza tra uomini e macchine è strettissima. I materiali rovesciati dalle vetture su un nastro trasportatore vengono incolonnati verso una selezione automatica. Il primo bivio è costituito da un enorme magnete che attira a sé i materiali ferrosi. D’incanto lattine e simili prendono un’altra strada. Restano carta e plastica a ballare su nastri inclinati dove dei dischi rotanti, sfruttando in maniera incomprensibile ma efficace la gravità, spingono in alto le cose leggere lasciando cadere in basso quelle pesanti. I pezzi metallici sopravvissuti vengono espunti con un meccanismo, l’eddy current separator, che fa letteralmente saltare alluminio e rame, indirizzandoli verso un’altra linea di smaltimento. Però ci sono vetri bianchi, verdi e ambrati. Idem per le plastiche. E la carta spessa e plastificata che fine fa? Sulla sintonizzazione fine intervengono gli uomini. Ogni addetto, chino sul nastro come un viaggiatore ansiosamente in attesa del proprio bagaglio, ha un bersaglio specifico. C’è chi prende le bottiglie di birra e le fa cadere in un’apposita botola, chi separa i libri rilegati dai fogli da ufficio. Alla fine i diversi affluenti del fiume del pattume trovano uno sbocco separato nel delta dell’impianto. Carta, plastica e lattine vengono compattate in cubi da un metro e mezzo. I muletti li impilano per poi trasportarli nei container che i tir porteranno via, verso il riciclaggio vero e proprio. «Ogni giorno» calcola Reed «entrano in media 650 tonnellate di rifiuti ed escono 32 containers pieni di balle di carta, lattine, plastica. Un quarto resta negli Usa, il resto va verso i paesi asiatici».

Il compost ha un altro indirizzo. Viene prodotto in un impianto vicino al Monster Park. Se non bastasse la segnaletica per trovarlo si potrebbe seguire i gabbiani oversize, nuovi avvoltoi della rumenta. È qui che finiscono anche i rifiuti straordinari, mobili, biciclette, lavatrici: tutto quanto non può essere riciclato ma magari smontato e riutilizzato. Ed è questa la tana degli artisti-residenti. Bill Basquin, che da contratto deve trascorrere qui almeno 20 ore alla settimana, ci mostra orgoglioso una strisciata di fotogrammi sulla metamorfosi degli escrementi di elefante («ce li porta lo zoo»). Sta preparando una nuova installazione. Una grossa scatola di legno e plexiglas, tutto di risulta, dove il visitatore potrà entrare e accomodarsi su un letto di compost di due mesi, circa a metà ciclo. Dice: «È un modo per rientrare in contatto con la natura, sentire il calore che sprigiona, l’odore». Un barattolo di «Merda d’artista» di Piero Manzoni è stato battuto da Sotheby’s a oltre 120 mila euro. Prima di ghignare, rifletteteci

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